Forte del Santissimo Salvatore

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Forte del Santissimo Salvatore
Forte del SS.mo Salvatore 1.jpg
La pianta della fortezza
Ubicazione
Stato attualeItalia Italia
RegioneSicilia
CittàMessina
Coordinate38°11′49.47″N 15°33′51.56″E / 38.197076°N 15.564321°E38.197076; 15.564321Coordinate: 38°11′49.47″N 15°33′51.56″E / 38.197076°N 15.564321°E38.197076; 15.564321
Informazioni generali
TipoFortezza Costiera
Inizio costruzione1546
CostruttoreAntonio Ferramolino
Primo proprietarioDon Ferrante Gonzaga
VisitabileSolo di mattina con servizio bus navetta dal terminal Cavallotti[1].
Informazioni militari
Funzione strategicaDifesa del porto di Messina da attacchi via mare in epoca spagnola,ora arsenale militare
Termine funzione strategicaTuttora base militare, arsenale militare e sede del Reparto Supporto Navale di Messina.
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Il Forte del Santissimo Salvatore è una fortezza posta all'ingresso del porto di Messina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sorge sulla stretta penisola di San Raineri che con la sua caratteristica forma a falce caratterizza il grande porto naturale di Messina. Fu fatto costruire intorno al 1540, dal condottiero Don Ferrante Gonzaga, Viceré di Sicilia nell'ambito della realizzazione di un imponente sistema difensivo esteso all'intera città, ordinata dall'Imperatore Carlo V d'Asburgo quando aveva visitato la città nel 1535, con grandi festeggiamenti, durante il suo viaggio in Italia.[2] La progettazione della fortezza è attribuita all'architetto militare Antonio Ferramolino che portò nell'isola le nuove forme della fortificazione alla moderna.

Il suo nome deriva dal fatto che fu costruito nel luogo in cui esisteva l'antica sede dell'Archimandritato del Santissimo Salvatore. [3] Per ordine di Carlo V il monastero fu demolito per poter fortificare l'accesso al porto e ricostruito nell'area oggi occupata dal Museo Regionale[4].

La costruzione inglobò inoltre la torre medievale di sant'Anna, la cui base è ancora riconoscibile all'interno del forte.

La fortezza venne espugnata dagli insorti messinesi durante la rivolta antispagnola del 1674.

Nel 1861 la fortezza venne espugnata dall'esercito garibaldino.

La struttura subì gravi danni e successive modifiche per l'esplosione del deposito delle polveri nel XVII secolo e poi a causa dei terremoti del 1783 e del 1908.

Nel 1934 venne inaugurata la Stele della Madonna della Lettera, dedicata alla santa patrona della città, dal pontefice Pio XI che da Roma azionò un congegno costruito da Guglielmo Marconi per comandare a distanza l'illuminazione elettrica. L'opera fu voluta dall'allora arcivescovo di Messina Mons. Angelo Paino.

Con Decreto Dirigenziale nº1 del 5 gennaio 2004 del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto è stato costituito il Reparto Supporto Navale G.C. con sede nella Base Navale della Marina Militare di Forte san Salvatore[5]

Il Forte appartiene ancora oggi al Demanio Militare.

Caratteristiche architettoniche[modifica | modifica wikitesto]

La struttura difensiva, costruita per difendere l'ingresso al porto, presenta una sagoma bassa ed una forma allungata essendo posta sulla punta della penisola di cui ne asseconda la conformazione. Sul culmine della fortezza si trova un bastione semicilindrico detto forte "Campana" sul quale si trova la stele dedicata alla Madonna della Lettera, alta 35 metri, costruita in cemento armato e rivestita in pietra di Trapani, sormontata dalla statua bronzea alta 7 metri raffigurante la Madonna benedicente, che è diventata uno dei simboli della città.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 7 corse giornaliere al mattino con un bus navetta da piazza Cavallotti a Forte San Salvatore
  2. ^ Denis MackSmith, Storia della Sicilia medioevale e moderna, vol. I, pag.176 e sgg, 1976, Laterza, Bari
  3. ^ Pagina 76. Giuseppe La Farina, "Messina e i suoi monumenti". [1]
  4. ^ Comune di Messina, Forte S. Salvatore, su comune.messina.it. URL consultato l'11/05/2015.
  5. ^ Capitanerie di porto - Guardia Costiera, REPARTO SUPPORTO NAVALE MESSINA, su guardiacostiera.it. URL consultato l'11/05/2015 (archiviato dall'url originale il 26 giugno 2015).

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