Trattato di Anagni

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Trattato di Anagni
Facade et campanile cathédrale Santa-Maria d'Anagni.JPG
Cattedrale di Anagni
Tipo trattato di pace
Contesto guerre del Vespro
Firma 20 luglio 1295
Luogo Anagni
Parti Carlo II d'Angiò
Giacomo II di Aragona
Mediatori C o a Bonifacio VIII.svg Papa Bonifacio VIII
Flag of France (XII-XIII).svg Filippo IV di Francia
Firmatari Aragon Arms-crown.svg Giacomo II d'Aragona
Image-Blason Sicile Péninsulaire.svg Carlo II di Napoli.
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Il trattato di Anagni fu un trattato di pace stipulato il 12 giugno del 1295 fra Giacomo II di Aragona il Giusto e Carlo II d'Angiò lo Zoppo, re di Napoli, a seguito della contesa tra angioini e aragonesi sull'eredità degli Hohenstaufen.[1]

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Con questo compromesso, che fu avviato su proposta del papa Celestino V e concluso dal papa Bonifacio VIII, Giacomo II il Giusto acconsentì di restituire alla Chiesa il Regno di Sicilia ritirandosi definitivamente dai Vespri siciliani.
In cambio il papa gli avrebbe tolto la scomunica e accordato la licentia invadendi, ossia il consenso papale a conquistare la Sardegna e la Corsica,[2] ancora governati dai Giudicati sardi, e dare così origine al Regno di Sardegna e Corsica.

Il trattato prevedeva l'unione di Giacomo II con Bianca d'Angiò sorella di Roberto d'Angiò ed il matrimonio di quest'ultimo con Iolanda d'Aragona, figlia di Pietro III d'Aragona e sorella a sua volta di Giacomo II stesso. Inoltre il trattato prevedeva la remissione in libertà degli angioini catturati.

La cerimonia di investitura del regno di Sardegna e Corsica si svolse nella basilica di San Pietro a Roma il 4 aprile 1297[3].

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Non ci fu però tregua fra le due casate e i baroni siciliani la rifiutarono (il Parlamento Siciliano lo rifiutò), eleggendo re il fratello di Giacomo, Federico III d'Aragona.[4]
La guerra che ne seguì si chiuse con la definitiva separazione della Sicilia (ora Regno di Trinacria) dal Regno di Napoli (ancora Regno di Sicilia) e in base alla pace di Caltabellotta, stipulata nel 1302, gli Angioini persero definitivamente l'isola.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mestre 1998, p. 40
  2. ^ (CA) Crònica de Ramon Muntaner, ca.wikisource.org. URL consultato il 17 marzo 2014.
  3. ^ A tal proposito lo storico Francesco Cesare Casula scrive: "Quel giorno, Giacomo II il Giusto ricevette dalle mani del pontefice la simbolica coppa d'oro che lo faceva, di nome, Dei gratia rex Sardiniae et Corsicae. L'atto di infeudazione, datato 5 aprile 1297, (uguale a quello concesso a Perugia nel 1265 da Clemente IV a Carlo I d'Angiò per il regno di Sicilia) era di tipo ligio, e specificava che il regno - non le isole fisiche - apparteneva alla Chiesa che l'aveva istituito, che era dato in perpetuo ai re della Corona di Aragona in cambio del giuramento di vassallaggio, del servizio di cinquecento fanti e cento cavalieri, del pagamento di duemila marchi di argento. Le condizioni, sotto pena di reversibilità (regnum ipsum ad Romanam Ecclesiam integre et libere revertatum), erano che il regno non potesse essere mai diviso (regnum ipsum Sardiniae et Corsicae nullatenus dividatis) e che i suoi re fossero sempre gli stessi che regnavano in Aragona (quod unus et idem sit rex regni Aragonum et regni Sardiniae et Corsicae)". Francesco Cesare Casula, Breve storia di Sardegna, pag 178.
  4. ^ Luigi Mezzadri, vol. 1 Dalla crisi della Cristianità alle riforme (1294-1492), in Storia della Chiesa tra medioevo ed epoca moderna, 2ª edizione, Roma, Edizione, 2001, p. 48, ISBN 88-86655-64-9.
  5. ^ (ES) Martínez Ruíz Enrique e Maqueda Abreu Consuelo, vol. 1, in Atlas histórico de España, Madrid, Itsmo S.A., 2003, p. 127, ISBN 84-7090-349-7.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]