Artale I Alagona

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Artale I Alagona o d'Alagona (... – Catania, 5 febbraio 1389[1]) fu un nobile, militare e politico catalano del XIV secolo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Artale succedette al padre Blasco II nel 1355, quando costui morì, alla guida della Fazione dei Catalani, opposta alla Fazione dei Latini capeggiata da Francesco Ventimiglia. Fu investito della contea di Mistretta, delle terre di Butera, Naro e Delia.

Gli Alagona erano molto legati alla Casa d'Aragona e da questa loro fedeltà riuscirono ad ottenere diversi privilegi, fra cui l'assunzione da parte di Artale della carica di Maestro Giustiziere con Federico IV d'Aragona; successivamente divenne tutore dei successori Ludovico e Maria.

Questa loro potenza, fece degli Alagona la famiglia più influente a Catania e nella Sicilia orientale del XIV secolo. Ciò nonostante, però, Artale decise di adottare una politica estera più distaccata dagli Aragonesi, cercando una soluzione italiana all'instabilità politica della Sicilia, ed in politica interna combatté gli Angioini e i Chiaramontani.

Diverse furono le imprese militari compiute da Artale: nel 1356 il governatore di Messina, Niccolò Cesareo, nemico di Enrico Rosso conte di Cerami, uno dei signori "latini" avversi agli aragonesi, chiamò l'Alagona per combattervi contro. Ma a seguito del tradimento ordito dal Cesareo, quest'ultimo richiese rinforzi a Ludovico d'Angiò, che inviò il maresciallo Acciaiuoli. Le truppe, assistite dal mare da ben cinque galee angioine saccheggiarono nuovamente il territorio di Aci, assediando il castello. Proseguirono in direzione di Catania cingendola d'assedio. Artale uscì con la flotta ed affrontò le galere angioine, affondandone due, requisendone una terza, e mettendo in fuga le truppe nemiche. La battaglia navale, che si svolse fra la borgata marinara di Ognina ed il Castello di Aci, fu detta «Lo scacco di Ognina»[2].

Nel 1358 assediò Lentini, Vizzini, Noto ed Avola, ma i suoi nemici vennero ad assalire Catania dalla parte di ponente con quattrocento armati, guidati da Manfredi Chiaramonte[3], ribelle agli Aragonesi. La guerra si prolungò e solo nel 1359 Artale riuscì ad occupare la città ed infine il 25 marzo 1360 grazie al tradimento di alcuni soldati a prendere possesso del castello.

Dopo i successi conseguiti nei campi di battaglia, l'Alagona nel tentativo di portare un po' di stabilità nel regno, divise la Sicilia in quattro viceregni, assegnati a Francesco Ventimiglia, Manfredi Chiaramonte e Guglielmo Peralta, mossa che portò sull'isola un breve periodo di pace, durato tuttavia finché Artale non iniziò a pensare al matrimonio della Regina.

Artale I assunse la carica di tutore di Maria di Sicilia, figlia di Federico, morto nel 1377 ed inoltre acquisì vasti possedimenti, specie a Catania: Salemi nel 1360, Francavilla, Paternò, Mineo e Motta Sant'Anastasia nel 1365, Aci e Calatabiano nel 1382, la contea di Agosta nel 1384 e il castello di Mongialino nel 1386[4]. Gli Alagona erano fortemente interessati a che Maria si unisse in sposa al duca di Milano Giangaleazzo Visconti, ma molto tenace era l'opposizione di alcuni baroni (fra cui i Palizzi ed i Moncada), che preferivano la corte catalana.

Artale morì nel febbraio del 1389, e prima di morire lasciò testamento in cui designava erede universale la figlia Maria, minore, sotto tutela dello zio Manfredi, fratello di Artale stesso[5].

La potenza di Artale aveva probabilmente salvaguardato il Regno di Sicilia, dalle ingerenze della corte di Pietro IV d'Aragona, e solo con la sua scomparsa la fazione catalana in Sicilia ebbe via libera per organizzare le nozze di Maria di Sicilia con l'aragonese Martino.

Matrimoni e discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Artale Alagona sposò in prime nozze Eleonora Lancia, figlia di Pietro, conte di Caltanissetta, in seconde nozze Agata Moncada, figlia di Guglielmo Raimondo III ed in terze nozze, Marchisia Abbate, figlia del conte Enrico[6].

Ebbe solo una figlia legittima, Maria, e due figli naturali, Maciotta e Giovanni[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ I. La Lumia, Storie siciliane vol. 2, Virzì, 1882, p. 307
  2. ^ N. Palmeri, Somma della Storia di Sicilia vol. 4, Spampinato, 1840, pp. 152-157
  3. ^ V. Pavone, Storia di Catania: Dalle origini alla fine del secolo XIX, S.S.C., 1969, p. 52
  4. ^ I FEUDI (PDF), storiamediterranea.it. URL consultato il 25-03-2012.
  5. ^ I. La Lumia, Studi di storia Siciliana vol. 1, Lao, 1870, p. 573
  6. ^ a b Le famiglie feudali (PDF), storiamediterranea.it. URL consultato il 25-03-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • C. Argegni - Condottieri, capitani, tribuni - Milano, EBBI, 1936.
  • V. D'Alessandro - Politica e societa nella Sicilia aragonese - Palermo, Manfredi, 1963.
  • F. Giunta - Aragonesi e Catalani nel Mediterraneo vol. 1 - Palermo, Manfredi, 1953.
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