Storia della Sicilia ebraica

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Il Miqwè di Siracusa

La storia della Sicilia ebraica tratta della presenza delle comunità ebraiche sull'isola, numerose fino al XVI secolo.

Storia degli ebrei in Sicilia[modifica | modifica sorgente]

La presenza degli ebrei in Sicilia è attestata dai reperti archeologici a partire dai primi secoli dopo Cristo: alla fine del VI secolo tale presenza venne confermata da alcune lettere di papa Gregorio Magno. Fu solo in seguito alla conquista dell'Isola da parte degli arabi che in Sicilia si stabilirono "civiltà giudaiche di espressione arabo-magrebina". Grazie all'avvento dei normanni, gli ebrei ottennero "la protezione e la salvaguardia regia", terminando così il periodo di sottomissione e assoggettamento da parte degli arabi e dei cristiani che caratterizzò i secoli precedenti.

Ma nel 1310 il re di Sicilia Federico II di Aragona adottò una politica restrittiva nei confronti degli ebrei, costretti a contrassegnare le loro vesti e le loro botteghe con la "rotella rossa". Inoltre vietò loro qualsiasi rapporto con i cristiani.

Nel 1470 si ha notizia di un provvedimento restrittivo nei confronti degli ebrei residenti in Savoca, avente per oggetto la sinagoga di quella città. Poiché detto edificio di culto sorgeva in un quartiere abitato da cristiani, perdipiù vicino a chiese ed all'edificio dove si curavano l'amministrazione e la giustizia cittadine, nell'agosto 1470, venne confiscato su ordine del Viceré di Sicilia Lope III Ximénez de Urrea y de Bardaixi. Lo stesso viceré dispose che la sinagoga venisse edificata in altro luogo. La ragione di tale severo provvedimento è da ricercare nel fatto che i giudei savocesi, nell'officiare i loro riti, cantavano inni a voce talmente alta da disturbare le attività dei cristiani che da lì a pochi passi si svolgevano. La sinagoga confiscata venne venduta ad un privato cittadino del luogo che la trasformò in civile abitazione. Ancora oggi nel borgo medievale di Savoca sono presenti i ruderi di detta sinagoga. Un altro provvedimento vicereale, avente ad oggetto i giudei residenti a Savoca, porta la data del 16 marzo 1490, con esso il Viceré di Sicilia Ferdinando de Acuña invitava gli ufficiali della città di Savoca a prevenire i tumulti di cristiani ai danni dei giudei durante la Settimana Santa; negli anni immediatamente precedenti, in occasione di detti tumulti, le case di numerosi giudei savocesi erano state fatte bersaglio di lancio di pietre che avevano infranto finestre e tetti.

Gli ebrei furono rivalutati da re Alfonso, che concesse loro diritti rimasti in vigore fino al momento della loro espulsione dalla Sicilia, decretata da Ferdinando d'Aragona e da Isabella di Castiglia nel 1492.

La presenza ebraica in Sicilia era molto ampia e si pensa che alla fine del XV secolo fosse composta da circa 37.000 unità. Nel 1454 si contavano 44 comunità e tra queste vi erano alcune molto ampie come quella di Palermo e Siracusa, che avevano circa 5000 ebrei ciascuna, Catania, Trapani, Marsala, Sciacca e Messina, che contavano più di 2000 ebrei ciascuna[1][2] e tra 100 e 1000 ebrei le comunità ebraiche di Caltagirone, Modica, Ragusa, Randazzo, Savoca, Limina, Piazza Armerina, Mineo ed altre.

Decreto di Alhambra di espulsione degli ebrei dai regni spagnoli.

Ciascuna comunità ebrea della Sicilia era chiamata aliama o giudaica (Judaica) o giudecca. Tali comunità, nel tardo medioevo, godevano di una propria autonomia politica, amministrativa, giudiziaria e patrimoniale; provvedevano all'imposizione e alla riscossione delle imposte, e svolgevano servizi fondamentali (come la scuola, il notariato, l'ospedale, il cimitero, il macello e l'assistenza ai più bisognosi). Ogni giudaica aveva un organo deliberativo rappresentato dal consiglio regionale, che a sua volta eleggeva i proti (che formavano l'organo esecutivo) e il comitato delle imposte (che ripartiva tra le famiglie l'onere dei donativi da versare all'erario). Altri ruoli venivano esercitati dallo shochet (addetto al macello), dal mohel (colui che operava la circoncisione) e dagli shammashim (che si curavano della sinagoga). Il re Martino, nel 1396, nominò un giudice universale ebreo con l'intento di centralizzare il governo di tutte le comunità ebree siciliane. Ma la carica del dienchelele venne soppressa nel 1447: in seguito a questa data la giurisdizione degli ebrei venne affidata dapprima al Mastro Secreto del Regno (conferita nel 1474 al signore di Bivona Sigismondo de Luna), poi al Consiglio Generale ebraico. Nel 1492 gli ebrei non convertiti furono espulsi dall'isola con il Decreto di Alhambra.

In seguito all'espulsione degli ebrei dalla Sicilia, decretata da Ferdinando d'Aragona e da Isabella di Castiglia nel 1492[3][4], una parte della comunità che si era rifugiata nell'Italia meridionale, trovò protezione sotto Ferdinando I di Napoli. Alla morte di quel sovrano e alla conseguente occupazione spagnola videro la propria sorte capovolgersi e lo stesso re di Spagna il 23 novembre 1510 emise un ulteriore atto di espulsione degli ebrei da tutta l'Italia del Sud evitabile solo con il pagamento di 300 ducati.

Di lì a poco neanche gli ebrei convertiti poterono rimanere in Sicilia e in Italia meridionale in quanto nel maggio 1515 un altro atto spingeva gli ebrei convertiti ad abbandonare il regno[5].

Oggi[modifica | modifica sorgente]

Dopo più di cinque secoli nel 2010 a Siracusa è nata una comunità ebraica con una sinagoga nel quartiere Tiche, la comunità è composta da circa 40 persone di religione ebraica che abitano in varie parti della Sicilia orientale e alcuni perfino in Calabria.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ L'espulsione degli ebrei da Messina
  2. ^ Comunità ebraica di Siracusa
  3. ^ Breve storia degli ebrei d'Italia - Dall’espulsione degli Ebrei dalla Sicilia e dalla Sardegna al Rinascimento
  4. ^ Parte dell'editto di espulsione del 1492
  5. ^ Marco Morselli, 500 anni dall'espulsione degli Ebrei dal Regno di Napoli

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • David Abulafia, EBREI in Enciclopedia Federiciana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2005. URL consultato il 01-05-2014.
  • Antonino Marrone, Ebrei e Giudaismo a Bivona (1428-1547), Bivona, Circolo Leonardo da Vinci, 2000.
  • Viviana Mulè, Gli ebrei di Caltabellotta e la famiglia de Luna in Mauro Perani (a cura di), Guglielmo Raimondo Moncada alias Flavio Mitridate: un ebreo converso siciliano. Atti del convegno internazionale, Caltabellotta (Agrigento), 23-24 ottobre 2004, Palermo, Officina di Studi Medievali, 2005, ISBN 8888615679.
  • (EN) Nadia Zeldes, The Former Jews of This Kingdom: Sicilian Converts After the Expulsion 1492-1516, Leida, Brill Publishers, 2003, ISBN 9004128980.
  • Jacob ben Abba Mari ben Samson Anatoli, Il pungolo dei discepoli (Malmad ha-talmidim). Il sapere di un ebreo e Federico II, Palermo, Officina di Studi Medievali, 2004, ISBN 8888615474.
  • Francesco Ereddia, Ebrei, luterani, omosessuali e streghe nella contea di Modica, Palermo, Sellerio Editore, 2009, ISBN 9788838924453.
  • Isidoro La Lumia, Gli Ebrei siciliani, 2ª ed., Palermo, Sellerio Editore, 1984, ISBN 8838903379.
  • Giosuè Musca (a cura di), Terra e uomini nel Mezzogiorno normanno-svevo. Atti delle settime Giornate normanno-sveve, Bari, 15-17 ottobre 1985, Bari, Edizioni Dedalo, 1987, ISBN 8822041348.
  • (EN) Kevin Ingram (a cura di), The Conversos and Moriscos in Late Medieval Spain and Beyond: Departures and Change, Leida, Brill Publishers, 2009, ISBN 9004175539.
  • Francesco Renda, La fine del giudaismo siciliano. Ebrei marrani e inquisizione spagnola prima, durante e dopo la cacciata del 1492, Palermo, Sellerio Editore, 1993, ISBN 9788838909870.
  • Santo Lombardo, La presenza ebraica nella Terra di Savoca e dintorni. Ed. Comune di Savoca. 2006.
  • Angelo Mancuso, Judaiche di casa nostra. Siti e caratteri costruttivi dell’antica giudecca in Santa Lucia del Mela, Alcamo, Edizioni Istituto Internazionale di Cultura Ebraica “SLM”, 2002.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]