Castello di Castroreale

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Castello di Castroreale
Torre - Castroreale 16 02 2018.jpg
Torre e campanile del Santissimo Salvatore, dettaglio da Piazza delle Aquile
Ubicazione
StatoItalia Italia
RegioneSicilia Sicilia
CittàCastroreale-Stemma.png Castroreale
Coordinate15°12′40″N 38°05′52″E / 15.211111°N 38.097778°E15.211111; 38.097778Coordinate: 15°12′40″N 38°05′52″E / 15.211111°N 38.097778°E15.211111; 38.097778
Informazioni generali
TipoCastello
Inizio costruzioneXI secolo
Condizione attualeAgibile
Informazioni militari
Azioni di guerraNessuna
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Il castello di Castroreale si trova a Castroreale, comune italiano della città metropolitana di Messina. Le vestigia pervenute sorgono sulla sommità del rilievo ove era documentato l'abitato dell'antica "Crizzina" o "Cristina",[1][2] a poca distanza dall'attuale centro storico.

Elemento peculiare della fortificazione è il Mastio o maschio o dongione costituito da un torrione circolare raccordato con edifici di varie epoche. Una delle costruzioni cronologicamente più recenti ad esso aggregata, è destinata a ostello della gioventù.

Premessa sulla vie di comunicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio è attraversato dalla Via Consolaria Valeria sulla direttrice Messina - Palermo - Marsala Lilibeo (con gli insediamenti romani di Gala e Terme Vigliatore).
Nelle varie epoche successive i collegamenti con le capitali del regno sono assicurati da:

  1. ) Una diramazione attraverso Mandanici, costeggiava nell'immediate vicinanze Savoca, Roccalumera, Scaletta Zanclea, Calonerò, e consentiva l'ingresso da meridione alla città di Messina.
  2. ) Da Novara di Sicilia e Montalbano Elicona deviando per Floresta, attraverso Randazzo, Moio Alcantara, Castiglione e Francavilla, si raggiungevano le alture di Castelmola e Taormina, per poi risalire lungo la litoranea Via Consolare Pompeia, alla città dello Stretto. In alternativa, attraversando il fiume Alcantara, scendere in direzione di Catania.
  3. ) Da Randazzo costeggiando i versanti dell'Etna in senso antiorario attraverso Maniace, Bronte, Adrano, Biancavilla e Belpasso, per giungere infine a Catania.

Di non facile determinazione quante e quali tratte coincidessero, si sovrapponessero o ne ricalcassero il tracciato col primitivo impianto romano, e quali fossero le interconnessioni tra esse. È certo che nelle varie epoche la combinazione e i raccordi tra varianti, portarono a preferire, piuttosto che ad escludere, il centro cittadino dai circuiti commerciali. In epoca spagnola con la realizzazione di nuove e veloci strade rotabili, il tiepido decollo delle attività manifatturiere e industriali sulla piana, il progressivo inurbamento degli insediamenti costieri (corrispondenti ai fondachi sulla litoranea e ai caricamenti sulle spiagge), determinarono lo spopolamento delle campagne, il ribaltamento dei ruoli nei confronti delle nuove entità amministrative e il lento declino del borgo, relegandolo a funzioni di appendice satellite in epoca contemporanea.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Primitiva fortificazione araba[modifica | modifica wikitesto]

Torre.
Ingresso.
Castello, Monte di Pietà e chiesa del Santissimo Salvatore.

Fortificazione normanna[modifica | modifica wikitesto]

Esclusi gli insediamenti satelliti, il primitivo nucleo di Castroreale nasce a partire dall'età normanno - sveva. All'epoca l'abitato originario è un semplice casale con la denominazione di Cristina o Crizzina.

Fortificazione angioina[modifica | modifica wikitesto]

Fortificazione aragonese[modifica | modifica wikitesto]

  • 1324, Federico III d'Aragona col "Privilegium Regis" premia la fedeltà dimostratagli dalla città durante la lotta contro gli Angioini, pertanto, promuove la ricostruzione e il potenziamento di un "castrum et fortilicium", concede agevolazioni per popolare il territorio, costituendo un insediamento stabile intorno al fortilizio ricostruito. L'intendimento è quello di creare una piazzaforte di difesa della Piana di Milazzo, prospiciente al litorale tirrenico, idonea al controllo delle vie interne di accesso alla catena peloritana, verso i centri fortificati della costa ionica.
  • 1330 ca., Federico III d'Aragona, concentrando gli abitanti di molti villaggi Curatio, Nasari, Protonotario, Bilichi, Rudi, ricostruisce e potenzia il castello come riferisce lo storico documentatore Tommaso Fazello.

Al toponimo di Castro, riconosciuto al ricostruito abitato, è aggiunto l'appellativo Reale. La nuova denominazione sta a indicare la città ospitante una delle "domus solaciorum" regie, ovvero l'insieme di attrattive ove effettuare le lunghe battute di caccia, gli ozii, i sollazzi e i diletti del sovrano, alla stessa stregua dell'avo Federico II di Svevia o Federico II di Sicilia.

Sotto il regno di Federico III d'Aragona o Federico III di Sicilia il borgo è assegnato a Ferrario de Abellis;

Epoca spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Fortificazione spagnola

Epoca borbonica[modifica | modifica wikitesto]

  • 1750 ca., La fortificazione è menzionata come " ... rocca di figura orbicolare con preposte fortificazioni'".
  • 1860, È teatro d'azioni militari dell'epopea garibaldina inseriti nell'ambito degli scontri della Battaglia di Milazzo per la liberazione dai Borboni della cittadella fortificata di Milazzo.[5]
  • ?, Gli ultimi signori investiti della castellania sono stati i Paratore, baroni di Tripi.
  • 1875 ca., Destinazione della struttura a carcere mandamentale.
  • 1813, Castroreale è elevato a capoluogo di distretto.
  • 1848, Con la resa di Messina ai Borboni, Castroreale diviene sede di istituzioni provinciali.

Il castello oggi[modifica | modifica wikitesto]

Il castello è di proprietà comunale.

Cappella Palatina[modifica | modifica wikitesto]

In epoca aragonese costituiva cappella palatina l'adiacente chiesa della Candelora.

Personaggi legati al castello[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Castroreale 23 02 2018 04.jpg Castroreale 23 02 2018 01.jpg Castroreale 23 02 2018 03.jpg Castroreale 23 02 2018 05.jpg

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pagina 564, Capitolo VIII Tommaso Fazello, "Della storia di Sicilia, Deche due del r.p.m. Tommaso Fazello siciliano ...", Volume 6 [1] Archiviato il 1º ottobre 2015 in Internet Archive.
  2. ^ Pagina 126, Abate Francesco Sacco, "Dizionario geografico del Regno di Sicilia", [2] Archiviato il 12 giugno 2018 in Internet Archive., Volume primo, Palermo, Reale Stamperia, 1800
  3. ^ Pagine 134, 135, 136 e 137 del libro di Di Francesco San Martino De Spucches, Mario Gregorio, "La Storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalle loro origini ai nostri giorni", Palermo, volume sesto.
  4. ^ Pagina 323, Vito Maria Amico, "Storia di Sicilia dal 1556 al 1750, per servire di continuazione a quella del Fazello" [3][collegamento interrotto], volgarizzata da Giuseppe Bertini, con note ed aggiunte, Palermo, Stamperia D'Antonio Muratori, 1836.
  5. ^ Pagine 38, 39 del libro di Pietro Cono Terranova, "I castelli peloritani del versante tirrenico", Milazzo, 1990 - 1991.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]