Chiesa di Santa Teresa alla Kalsa

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Santa Teresa alla Kalsa
Santa Teresa kalsa.jpg
La facciata barocca
StatoItalia Italia
RegioneSicilia
LocalitàPalermo
Religionecattolica di rito romano
TitolareTeresa d'Avila
Arcidiocesi Palermo
ArchitettoGiacomo Amato
Stile architettonicobarocco
Inizio costruzione1686
Completamento1700

Coordinate: 38°06′56.88″N 13°22′21.72″E / 38.1158°N 13.3727°E38.1158; 13.3727

Navata.
Controfacciata.
Simulacro.

La chiesa delle Sante Anna e Teresa d'Avila alla Kalsa è un edificio barocco che si affaccia sulla Piazza Kalsa dell'omonimo quartiere di Palermo.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Epoca spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Beghe, diatribe, ripicche, ritorsioni, veti incrociati col monastero dell'Assunta, l'opposizione del monastero benedettino dell'Immacolata Concezione segnano la nascita dell'istituzione al punto di indurre la costruzione del Conservatorio di San Pietro o "Ritiro" a «Porta Sant'Agata».

Epoca borbonica[modifica | modifica wikitesto]

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Facciata[modifica | modifica wikitesto]

La facciata consta di due ordini scanditi da elementi verticali paraste, semicolonne, colonne libere la cui plasticità aumenta progressivamente in corrispondenza dell'asse centrale. Coppie di paraste binate delimitano la parte centrale aggettante sormontata da timpano ad arco raccordato al cornicione. Sei colonne con capitelli corinzi con prospettiva convessa incorniciano il portale che reca nel timpano un tondo con bassorilievo, circondato da putti raffigurante la Sacra Famiglia e lo Spirito Santo, scultura assai pregevole del trapanese Cristoforo Milanti fine XVII secolo.[1][5] Quattro nicchie con altrettante statue marmoree arricchiscono le pareti. Il secondo ordine è la riproposizione della parte aggettante del primo in formato lievemente ridotto. Delimitano il grande portale centrale le statue di Santa Teresa d'Avila e Sant'Anna. L'animato frontone si chiude con un timpano spezzato e sovrapposto, contenente lo stemma dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi (al quale apparteneva il monastero femminile annesso alla chiesa) arricchito da fregi. Volute e riccioli raccordano la sopraelevazione alle terrazze laterali con balaustre.

Nella controfacciata è addossato il coro sostenuto da otto colonne in marmo di Billiemi.[7]

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Parete destra[modifica | modifica wikitesto]

Lungo la navata sono collocati quattro altari con bellissime opere d'arte:[7]

  • Prima campata: Cappella della Sacra Famiglia. L'altare è impreziosito dal dipinto su tela La Sacra Famiglia autore il pittore romano Giovanni Odazzi in stile barocco. Raffigura la Sacra Famiglia allargata a San Gioacchino e Sant'Anna dominati dall'Eterno Padre e molti angeli. Nella teca sotto la mensa è posta la Dormienza di Santa Teresa di Lisieux.
    • Cantoria di con intarsi dorati ed applicazioni in stucco.
  • Seconda campata: Cappella del Santissimo Crocifisso. Sulla sopraelevazione dell'altare è presente il capolavoro dello scultore Ignazio Marabitti che eseguì l'opera in due anni e mezzo. Il manufatto è in marmo di Carrara, eccetto il Cristo che è di legno del 1781. La scena è arricchita con le figure di Maria Vergine, la Maddalena, San Giovanni e il Padre eterno fra schiere d'angeli.

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Parete sinistra[modifica | modifica wikitesto]

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Altare maggiore[modifica | modifica wikitesto]

Altare maggiore.

L'altare maggiore è tappezzato di agate, ametiste, lapislazzuli, il tutto legato da cornici di rame dorato, tanto sul davanti, quanto sui tre gradini. Il tabernacolo al centro presenta sei colonnine foderate di ametiste e sei angeli con sei rose. Una grande tela di Gaspare Serenari campeggia sull'altare maggiore. Il quadro raffigura la Maternità della Santa Vergine ovvero la proclamazione della maternità divina di Maria Santissima al concilio di Efeso nel 431. L'altare proviene dalla demolita chiesa della Madonna delle Raccomandate in via Maqueda e pure il portale assemblato sulla parete di sinistra. Sull'elevazione la magnifica raffigurazione dello Spirito Santo. Dalla colomba, partono numerosi raggi dorati simbolo dei sette doni e dei dodici frutti dello Spirito Santo, il tutto allietato da sedici testine di angioletti festanti.

Alle pareti del presbiterio sono presenti quattro piccoli quadri che rappresentano i simboli eucaristici: il Profeta Elia e la donna di Sarepta che porta un pane al profeta, La vendemmiatrice di uva, La Pia Rut nell'atto di raccogliere le spighe di grano nei campi di Booz, La profanazione del sacrificio raffigurante i figli del sacerdote Eli mentre profanano il sacrificio togliendo dal fuoco le carni immolate, opere di Antonio Grano che sovrastano medaglioni sorretti da angeli in stucco e festoni.

Ai lati due statue in stucco opera di Giacomo Serpotta raffiguranti Sant'Anna e Santa Teresa d'Avila il cui volto è misticamente ispirato, tiene in mano una penna e un libro in quanto Dottore della Chiesa. Tutte le decorazioni in stucco dell'aula, opere di Giuseppe Serpotta e Procopio Serpotta, rispettivamente fratello e figlio naturale di Giacomo Serpotta, furono realizzate nei primi anni del Settecento.

  • Pavimento straordinario con marmo policromo[7] disegnato da Frà Giacomo Amato progettista della stessa Chiesa.[5]

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Sacrestia[modifica | modifica wikitesto]

Interno della chiesa.
Altarino ingresso.

Sono inoltre presenti:

Monastero carmelitano di Santa Teresa alla Kalsa[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'emanazione delle leggi eversive il patrimonio librario confluì parzialmente nelle strutture della Biblioteca comunale di Casa Professa.

Chiese correlate[modifica | modifica wikitesto]

Chiese dell'Ordine carmelitano:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Vincenzo Mortillaro, pp. 20.
  2. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 339.
  3. ^ a b Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 340.
  4. ^ a b Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 344.
  5. ^ a b c Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 345.
  6. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 347.
  7. ^ a b c d e f g Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 346.
  8. ^ Pagina 38, Antonio Mongitore, "Palermo divoto di Maria Vergine e Maria Vergine protettrice di Palermo ..." [1] Archiviato il 16 ottobre 2017 in Internet Archive., Tomo primo, Palermo, Gaspare Bayona, 1719, pp. 45.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]