Ordine dei carmelitani scalzi

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Lo stemma dell'ordine

I Carmelitani scalzi (in latino Ordo Fratrum Discalceatorum Beatae Mariae Virginis de Monte Carmelo) sono un istituto religioso maschile di diritto pontificio. I frati di questo ordine mendicante pospongono al loro nome la sigla O.C.D.[1]

L'ordine deriva dalla riforma scalza introdotta nel 1562 nel monastero femminile di San Giuseppe d'Ávila da santa Teresa di Gesù ed estesa al ramo maschile dell'ordine carmelitano a opera di san Giovanni della Croce con la fondazione del conventino di Duruelo nel 1568.[2] Gli scalzi furono riconosciuti prima come provincia (1580)[3] e poi come congregazione (1587)[4] all'interno dell'ordine carmelitano, dal quale si separarono definitivamente nel 1593.[5] Dopo la separazione dal ramo "calzato" i religiosi si divisero in due congregazioni autonome (di San Giuseppe in Spagna e di Sant'Elia in Italia),[6] riunite da papa Pio IX nel 1875.[7]

L'abito dei frati è di colore bruno ed è costituito da veste talare stretta alla vita da una cintura, scapolare e cappuccio; nelle occasioni solenni si aggiungono cappa e cappuccio bianchi.[8]

I carmelitani scalzi sono innanzitutto dediti alla vita contemplativa e, secondariamente, alle attività pastorali (direzione spirituale, predicazione) e al lavoro missionario.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Teresa di Gesù in un dipinto di Rubens (1615)

Teresa di Gesù, già religiosa carmelitana nel monastero dell'Incarnazione di Ávila, elaborò con alcune compagne il progetto di un nuovo monastero riformato, sul tipo di quelli delle clarisse "scalze" che seguivano lo spirito di Pietro d'Alcántara. Trovata una sede, la adattò e, ottenuto il permesso della Penitenzieria Apostolica, il 24 agosto 1562 la eresse in monastero (secondo la regola senza mitigazioni del 1247, senza rendite) con il titolo di San Giuseppe: nel 1563 Teresa fu eletta priora e fissò le prime norme di vita.[9]

Maturò poi l'idea di istituire una famiglia di religiosi dello stesso stile per la direzione spirituale delle monache e, per mezzo del vescovo d'Ávila Álvaro de Mendoza, sottopose il progetto al priore generale dei carmelitani.[2] Nel 1567 Teresa ricevette la visita del priore generale Giovanni Battista Rossi, che apprezzò e incoraggiò la sua opera, invitandola a fondare altri monasteri; dopo un iniziale rifiuto, il generale concesse anche il permesso di erigere due conventi maschili di "carmelitani contemplativi" posti sotto l'obbedienza del provinciale di Castiglia.[9]

Nell'autunno 1567 Teresa incontrò Giovanni di San Mattia, giovane carmelitano del convento di Medina del Campo, studente di teologia e filosofia a Salamanca e da poco sacerdote, che stava meditando di passare ai certosini. Teresa lo convinse a diventare la pietra fondamentale della riforma che intendeva realizzare tra i frati dell'ordine.[10]

Per iniziarlo al nuovo stile di vita, Teresa volle con sé Giovanni alla fondazione del monastero delle scalze di Valladolid. Dopo averlo rivestito per primo dell'abito da lei ideato per i suoi frati, lo invitò a preparare il primo conventino a Duruelo.[2]

Fondazione[modifica | modifica wikitesto]

La vita comune ebbe inizio il 28 novembre 1568 con Giovanni, che prese il nome di Giovanni della Croce, Antonio di Gesù, già priore del convento di Medina del Campo, e il fratello laico Giuseppe di Cristo.[2]

Teresa diede ai suoi frati quella che lei definiva la "Regola primitiva" dell'ordine carmelitano, cioè quella emanata da papa Innocenzo IV con la bolla Quem honorem conditoris del 1º ottobre 1247, senza le successive mitigazioni relative al silenzio, al raccoglimento e all'astinenza approvate dai papi Eugenio IV, Pio II e Sisto IV.[11] I frati univano alla vita di preghiera un fervente apostolato tra gli abitanti dei vicini villaggi.[12]

Il 13 luglio 1569 fu fondato a Pastrana il secondo convento dei carmelitani scalzi, nel quale abbracciarono la vita religiosa i primi italiani: Ambrogio Azzaro (Mariano di San Benedetto) e Giovanni Narducci (Giovanni della Miseria). La comunità di Duruelo nel 1570 si trasferì a Mancera de Abajo; lo stesso anno, a causa del fiorire delle vocazioni, fu inaugurato ad Alcalá de Henares il primo collegio della riforma e Giovanni della Croce ne fu il primo rettore.[12] A queste prime tre comunità, si aggiunsero presto i conventi di Altamira (1571) e di Roda (1572).[13]

Conflitti tra "scalzi" e "calzati"[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal 1572 si aprirono numerose case in Andalusia (San Juan del Puerto, Granada, La Peñuela...) non autorizzate dal priore generale; inoltre nel 1574 fu eletto superiore provinciale di Andalusia Gerolamo della Madre di Dio Gracián, che aveva professato tra gli scalzi di Pastrana. Ciò creò un attrito tra gli scalzi e il resto dell'ordine.[13]

Il capitolo generale dei carmelitani celebrato a Piacenza nel 1575 condannò gli scalzi come "disobbedienti, contumaci e ribelli" e impose loro di lasciare i conventi andalusi fondati senza il consenso del priore generale.[13] Il nunzio apostolico in Spagna, Nicolò Ormaneto, favorevole agli scalzi, rese inefficaci le decisioni del capitolo generale, ma ciò servì solo a inasprire il conflitto con i "calzati", tanto che nel 1577 Giovanni della Croce fu arrestato ad Ávila e incarcerato a Toledo: riuscì a fuggire dal carcere conventuale solo nove mesi dopo.[3]

Gli scalzi, inoltre, convocarono illegittimamente un capitolo ad Almodóvar del Campo ed elessero un loro provinciale: il nuovo nunzio apostolico Filippo Sega, meno favorevole agli scalzi rispetto al suo predecessore, reagì destituendo il provinciale, abrogando gli atti del capitolo e scomunicando i partecipanti. I conventi degli scalzi vennero sottomessi a due carmelitani della comune osservanza: Juan Gutiérrez e Diego de Cárdenas.[3]

Ma nel 1579 il nunzio Sega, su pressione di un consiglio di quattro assistenti nominati da Filippo II, revocò i poteri a Gutiérrez e de Cárdenas e nominò per le comunità della riforma scalza un vicario generale nella persona di Angelo de Salazar, già provinciale di Castiglia al tempo della fondazione del monastero di San Giuseppe.[3]

A istanza di Filippo II, con il breve Pia consideratione di papa Gregorio XIII del 22 giugno 1580, gli scalzi furono separati dai carmelitani "calzati" ed eretti in provincia. Il capitolo degli scalzi celebrato ad Alcalá il 3 marzo 1581 rese esecutivo il breve papale ed elaborò un primo corpo completo di costituzioni.[3]

Il primo provinciale fu Gerolamo della Madre di Dio Gracián: sotto il suo provincialato, gli scalzi fondarono il loro primo convento fuori dal territorio spagnolo, a Genova (1584);[3] il 10 aprile 1584 fu aperta la prima missione in Congo e l'11 luglio 1585 un gruppo di frati partì per il Messico.[4]

Ordine indipendente[modifica | modifica wikitesto]

Il successore di Gracián, Niccolò di Gesù-Maria Doria, fu eletto il 10 maggio 1585. Egli mise un freno all'attività missionaria degli scalzi e agli sviluppi fuori della Spagna, concentrandosi sul consolidamento della riforma: organizzò le case esistenti in distretti o province, ottenne un procuratore generale per gli scalzi a Roma (breve Quae a praedecessoribus di papa Sisto V del 20 settembre 1586), fece abbandonare agli scalzi il rito gerosolimitano in favore di quello romano e, con il breve Cum de statu del 10 luglio 1587, ottenne l'erezione degli scalzi in congregazione con un proprio vicario generale. Nel 1588 Doria fu eletto vicario generale e formò un governo collegiale di sei consiglieri generali (la consulta), orientato a un controllo minuto di tutta la congregazione.[4]

Nel 1593 Doria ottenne dal capitolo generale dell'ordine riunito a Cremona la completa separazione giuridica degli scalzi dal tronco principale dei carmelitani e papa Clemente VIII ratificò il voto del capitolo con la bolla Pastoralis officii del 20 dicembre 1593.[5]

Niccolò di Gesù-Maria Doria, nominato preposito generale fino alla celebrazione di un nuovo capitolo generale, morì pochi mesi dopo: nel 1594 fu eletto il primo vero generale dell'ordine, Elia di San Martino.[5]

Congregazioni di Spagna e Italia[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa del convento di Santa Maria della Scala, prima sede romana dell'ordine

Nonostante già da tempo si facesse strada il progetto di fondazioni a Roma e Napoli, l'erezione di conventi scalzi in Italia incontrava l'opposizione di Filippo II e dei superiori dell'ordine: da un lato perché si temeva che la diffusione dell'ordine fuori dalla Spagna avesse potuto nuocere all'ideale di orazione e penitenza che erano norma di vita per i frati, dall'altro perché si temeva la direzione e il potere di visita sulle case spagnole da parte di Roma.[14]

Il 20 marzo 1597, con la bolla Sacrarum Religionum, papa Clemente VIII concesse agli scalzi l'erezione di un convento a Roma, in Santa Maria della Scala. Subito dopo, il papa sottrasse i due conventi italiani (Genova e Roma) alla giurisdizione dei superiori spagnoli e li sottomise immediatamente alla Santa Sede: il 13 novembre 1600, con il breve In apostolicae dignitatis, eresse i conventi italiani in congregazione indipendente.[5]

Non ci sarebbe stata nessuna intercomunione tra i conventi spagnoli e quelli italiani. I carmelitani scalzi vennero, così, a essere costituiti da due congregazioni distinte, con governi e legislazioni proprie: la congregazione spagnola di San Giuseppe e la congregazione italiana di Sant'Elia; alle prime due si aggiunse, nel 1773, quella portoghese di San Filippo, che ebbe però vita effimera.[6]

La congregazione spagnola si caratterizzò per il ritiro, il raccoglimento e l'osservanza regolare. L'attività missionaria avviata in Congo fu presto abbandonata e ai religiosi in Messico fu proibito anche l'insegnamento del catechismo agli indigeni: tale atteggiamento, anche se non consentì l'irradiazione apostolica, favorì gli studi e l'attività letteraria.[15]

Dalla separazione della provincia portoghese (costituita nel 1588) dalla congregazione spagnola, ebbe origine la congregazione del Portogallo, eretta da papa Clemente XIV con il breve Paterna sedis del 28 aprile 1773. L'attività apostolica della congregazione portoghese fu notevole: si ebbero anche fondazioni nei possedimenti africani di Mozambico e Angola e, soprattutto, in Brasile. Fu soppressa nel 1834.[16]

Con l'atto di erezione, papa Clemente VIII diede alla congregazione italiana il potere di fondare case in tutto il mondo, a eccezione della Spagna e dei suoi possedimenti. La congregazione italiana si dotò di costituzioni proprie organizzando una forma di vita ben distinta da quella vigente in Spagna.[17]

I carmelitani scalzi della congregazione italiana conobbero una grande e rapida diffusione: nel 1614 i membri erano già più di 300 sparsi in tutta Europa e si procedette alla divisione della congregazione in province (3 in Italia e una rispettivamente in Francia, Polonia e Belgio-Germania);[17] nel 1650 i frati professi erano 2.326, con 149 conventi organizzati in 14 province e circa 100 missionari sparsi in Persia, India, Arabia, Siria, Libano, Inghilterra e Paesi Bassi (per la formazione dei missionari esistevano tre seminari a Roma, Lovanio e Malta).[18]

Soppressioni del Sette-Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

La Vergine del Monte Carmelo con santa Teresa di Gesù e altri santi carmelitani. Dipinto di Pietro Novelli, 1641.

Le circostanze politiche e sociali della seconda metà del Settecento e dell'inizio dell'Ottocento causarono gravi perdite a tutte le congregazioni dell'ordine.[18]

In Francia i disordini iniziarono nel 1766, quando la Commission des réguliers impose delle nuove costituzioni ai carmelitani scalzi. Dopo lo scoppio della Rivoluzione, fu prima sospesa l'emissione dei voti e nel 1790 furono dissolti tutti gli ordini non dediti all'insegnamento o alle opere di carità: molti frati furono ghigliottinati, o fucilati, o deportati in Guyana.[19]

Nel 1767 il governo veneto pose limiti all'ammissione di nuovi religiosi e limitò il numero di frati per convento; le soppressioni vere e proprie in Italia, iniziate nel 1797 con la Repubblica cisalpina, si estesero presto al resto della penisola e culminarono nelle leggi eversive del 1866.[19]

Quasi tutti i conventi austriaci furono soppressi da Giuseppe II nel 1782 e nel 1783 iniziò la soppressione in Polonia e Lituania. Molti conventi tedeschi andarono persi nel 1802 e nel 1810 furono soppresse le case in Belgio.[19]

In Spagna Napoleone nel 1808 ordinò la chiusura di un terzo dei conventi e il fratello Giuseppe continuò la sua politica avversa agli ordini religiosi; la guerra d'indipendenza contro la Francia produsse un ulteriore indebolimento della congregazione spagnola. La timida ripresa ce si ebbe dopo il 1824 fu stroncata dalle leggi del 1835, che proibirono di accettare novizi e decretarono la chiusura dei conventi con meno di 12 frati, e dalla soppressione generale del 9 marzo 1836: qualche piccola comunità sopravvisse clandestinamente e molti carmelitani scalzi si trasferirono in Italia o in Francia.[20]

I 14 conventi portoghesi furono soppressi con il decreto legge emesso da Joaquim António de Aguiar del 28 maggio 1834 e i frati secolarizzati e dispersi.[16]

Unificazione e ripresa[modifica | modifica wikitesto]

Quando la situazione politica lo rese possibile, i frati ripresero ovunque la vita comune. Si ebbero però difficoltà in Spagna dove, per effetto del breve di Clemente VIII del 1600, ai religiosi della congregazione italiana era proibito fare fondazioni.[7]

I religiosi spagnoli, per superare il problema, si rivolsero al vescovo di Urgell e al cardinale Donnet di Bordeaux per chiedere alla Santa Sede l'unione delle congregazioni di Spagna e Italia. Papa Pio IX affidò lo studio della questione al procuratore generale della congregazione d'Italia, Girolamo dell'Immacolata Gotti, che sottolineò la validità della proposta e fece dei suggerimenti per superare le eventuali difficoltà.[7]

Pio IX, mediante il breve Lectissimas Christi turmas del 12 febbraio 1875, decretò la fusione delle congregazioni d'Italia e di Spagna in un unico ordine, soggetto all'autorità di un preposito generale residente a Roma, ed estese a tutto l'ordine le costituzioni già in vigore per la congregazione italiana.[7]

Grazie all'unione la ripresa dell'ordine fu rapida. Furono fondati conventi nei Paesi Bassi e negli Stati Uniti d'America a opera degli scalzi della Baviera, cacciati dalla Germania nel 1876 per il Kulturkampf;[21] i frati spagnoli si aprirono all'attività missionaria, che prima dell'unione era loro preclusa, e fecero fondazioni a Cuba, in Argentina, in Cile, in Perù, in Uruguay e in Brasile.[22]

Nel Novecento l'attività missionaria dei carmelitani scalzi ebbe un nuovo impulso: nel 1918 fu affidata loro la prefettura apostolica di Urabá, in Colombia; nel 1937 la prefettura apostolica di San Miguel de Sucumbíos, in Ecuador; nel 1945 la prefettura apostolica di Esmeraldas, ancora in Colombia; nel 1952 i frati espulsi dalla Cina presero a lavorare nella prefettura apostolica di Nagoya, in Giappone; nel 1953 fu loro affidata la prefettura apostolica di Kuwait; nel 1954 la prefettura apostolica di Tumaco, sempre in Colombia.[23]

Missioni[modifica | modifica wikitesto]

Teresa di Gesù e Giovanni della Croce, in un'opera d'arte contemporanea nel Teresianum.

Sin dal principio la congregazione italiana di Sant'Elia si caratterizzò per l'impegno missionario: i primi missionari partirono per la Persia nel 1604 e nel 1607 si stabilirono a Esfahan (da Esfahan i carmelitani scalzi partirono per fondare stazioni missionarie di Hormuz, Sindh, Shiraz, Bassora, Jolfa, Mascate e altrove); nel 1627 fu fondata una missione ad Aleppo, che ebbe presto succursali a Tripoli e sul Monte Libano.[24]

Nel 1631 il missionario Prospero dello Spirito Santo penetrò in Palestina e riuscì a recuperare all'ordine il convento del Monte Carmelo e a fondare residenze ad Haifa e a San Giovanni d'Acri.[24]

Nel 1642 i carmelitani scalzi di Persia fondarono un convento a Goa, dove fecero il noviziato i missionari Dionigi della Natività e Redento della Croce, i primi martiri dell'ordine. Da Goa i religiosi scesero nel Kerala per lavorare presso i malabaresi: inizialmente la missione fallì, ma nel 1656 papa Alessandro VII affidò ai carmelitani scalzi la Serra del Malabar e nel 1659 inviò il primo missionario-vescovo dell'ordine, Giuseppe di Santa Maria Sebastiani.[25] Nel 1696 ai carmelitani scalzi fu affidato il governo del vicariato apostolico del Gran Mogol, nell'India del Nord, che ressero fino al 1854, e nel 1721 il vicariato apostolico di Babilonia. I missionari dell'ordine penetrarono anche in Cina.[23]

Oltre che nelle missioni ad gentes, sin dalle origini i carmelitani scalzi della congregazione di Sant'Elia lavorarono presso i cristiani non cattolici: nel 1615 ebbe inizio la missione in Inghilterra, durata fino al 1850; nel 1625 in Irlanda, dove i frati subirono gravi perdite per le persecuzioni dei puritani; nel 1648 nei Paesi Bassi, durata fino al 1853. Furono importanti centri missionari anche Nauplia e Patrasso, per l'apostolato presso i greco-ortodossi, e, in Polonia, Berdyczów, Głębokie e Wiśniowiec, presso i ruteni.[26]

Terz'ordine[modifica | modifica wikitesto]

Il terz'ordine regolare è costituito dai membri delle congregazioni religiose aggregate all'ordine. Per ottenere l'aggregazione all'ordine, una congregazione deve accettarne una parte tipica dell'abito (lo scapolare) e la regola, ma deve essere soprattutto animata dallo spirito del Carmelo (accentuazione della vita di orazione, nota mariana).[27]

Tra le congregazioni aggregate si ricordano (tra parentesi, la data di aggregazione): quelle maschili dei Carmelitani della Beata Vergine Maria Immacolata (1860) e dei Servi del Paraclito (1956); quelle delle suore carmelitane maricole (1672), teresiane di Veroli (1761), della Provvidenza (1825), della Madre del Carmelo (1866), del Carmelo Apostolico (1868), di Lussemburgo (1886), latine di Trivandrum (1892), di Santa Teresa di Firenze (1903), del Divin Cuore (1904), missionarie di Santa Teresa (1905), missionarie (1906), di Santa Teresa di Torino (1907), di San Giuseppe di Saint-Martin (1908), della Carità (1911), di San Giuseppe di Barcellona (1915), povere bonaerensi di San Giuseppe (1918), Ancelle di Maria Immacolata (1919), di San Giuseppe del Salvador (1920), del Sacro Cuore (1920), missionarie teresiane (1930), del Bambino Gesù (1936), Piccole Suore di Santa Teresa del Bambin Gesù (1936), teresiane di San Giuseppe (1941), teresiane di Verapoly (1956); l'istituto secolare di Nostra Signora della Vita (1947).[28]

I membri del terz'ordine secolare, riformato dopo il Concilio Vaticano II, emettono la promessa di tendere alla perfezione evangelica e di vivere secondo l'orientamento spirituale del carisma teresiano. La promessa è emessa dopo due anni di formazione e dopo tre anni di vita nel terz'ordine i membri hanno la facoltà di emettere i voti di castità e obbedienza.[29]

Abito[modifica | modifica wikitesto]

L'abito dei frati carmelitani scalzi è essenzialmente lo stesso dei religiosi dell'antica osservanza, ma più povero. Il primo fu confezionato da Teresa di Gesù e dalle sue monache per Giovanni della Croce nell'estate del 1568.[30]

La forma dell'abito fu delineata definitivamente nel capitolo di Alcalá de Henares nel 1581: in sargia o tessuto rozzo, del colore bruno-grigio della lana non tinta, costituito da una tunica lunga fino alle caviglie con le maniche strette, cappuccio corto e stretto, scapolare più corto di un palmo rispetto alla tunica, cappa bianca di un palmo più corta dello scapolare; la cintura, in origine larga due dita e pelosa, fu presto sostituita da una cinghia di cuoio nero con fibbia di ferro o osso; i piedi dovevano essere scalzi (calze e scarpe erano ammesse solo in caso di viaggio o malattia), ma si potevano indossare le alpargatas, calzature con suola di corda e tomaia di canapa (nel 1605 in Italia furono sostituite da sandali di cuoio).[30]

Con le costituzioni del 1928 si aggiunsero alcuni dettagli: crocifisso da portare sul lato sinistro del petto, sotto allo scapolare; cintura lunga terminante a una ventina centimetri da terra; corona del rosario alla cintura.[8]

Nel 1986 la legislazione relativa all'abito è stata notevolmente semplificata: di colore bruno, costituito da veste talare, cintura, scapolare, cappuccio e, nelle occasioni solenni, cappa e cappuccio bianchi.[8]

Attività e diffusione[modifica | modifica wikitesto]

Il cortile interno del Teresianum

L'ordine dei carmelitani scalzi accentua fortemente il primato della vita contemplativa sull'azione apostolica.[31] Oltre che alla preghiera e alla meditazione, i carmelitani scalzi si dedicano alla predicazione, all'amministrazione del sacramento della penitenza, alla guida di corsi di spiritualità, all'organizzazione di esercizi e ritiri spirituali.[32] Il ministero parrocchiale è, di norma, escluso dalle forme di apostolato consentiti ai frati, ma è accettato in base alle esigenze delle Chiese locali.[33] I carmelitani scalzi si dedicano anche all'attività missionaria e al lavoro ecumenico.[23]

Il principale centro di studi dell'ordine è il collegio internazionale Teresianum (già dei Santi Teresa di Gesù e Giovanni della Croce), fondato il 16 luglio 1935, con facoltà teologica (decorata con il titolo di "pontificia" nel 1963) e istituto di spiritualità (riconosciuto nel 1964). Al Teresianum sono aggregati anche lo Studium Notre-Dame de Vie di Venasque e l'Institute of Theology at Jyotir Bhavan del Kerala.[34]

La sede generalizia è in corso d'Italia a Roma. Il governo centrale è costituito da un preposito generale (che porta anche i titoli di priore del convento del Monte Carmelo e di gran cancelliere del Teresianum) e da quattro consiglieri (o definitori) che costituiscono il definitorio generale: preposito e definitori sono eletti con un mandato di sei anni dal capitolo generale, costituito dai padri provinciali e da un religioso eletto da ogni capitolo provinciale. Il capitolo provinciale è triennale ed elegge sia il provinciale con i suoi consiglieri che i priori dei singoli conventi.[11]

Organo ufficiale per gli atti dell'ordine è la rivista Acta Ord. Carmel. Discalceatorum, fondata nel 1956.[11]

I carmelitani scalzi sono presenti in Africa (Burkina Faso, Burundi, Camerun, Centrafrica, Congo-Brazzaville, Congo-Kinshasa, Costa d'Avorio, Egitto, Kenya, Madagascar, Malawi, Mauritius, Nigeria, Reunion, Ruanda, Senegal, Seychelles, Sud Africa, Tanzania, Togo, Uganda), nelle Americhe (Argentina, Bolivia, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù, Porto Rico, Repubblica Dominicana, Stati Uniti, Uruguay, Venezuela), in Asia (Corea del Sud, Filippine, Giappone, India, Indonesia, Iraq, Israele, Libano, Singapore, Taiwan, Thailandia, Vietnam), in Europa (Albania, Austria, Belgio, Bielorussia, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Cechia, Croazia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lettonia, Malta, Monaco, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Romania, Russia, Serbia, Slovacchia, Spagna, Svezia, Svizzera, Ucraina, Ungheria) e in Australia.[35]

Alla fine del 2011, l'ordine contava 619 case e 3.994 religiosi, di cui 2.837 sacerdoti.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Ann. Pont. 2013, p. 1424.
  2. ^ a b c d Valentino Macca, DIP, vol. II (1975), col. 523.
  3. ^ a b c d e f Valentino Macca, DIP, vol. II (1975), col. 526.
  4. ^ a b c Valentino Macca, DIP, vol. II (1975), col. 527.
  5. ^ a b c d Valentino Macca, DIP, vol. II (1975), col. 528.
  6. ^ a b Valentino Macca, DIP, vol. II (1975), col. 529.
  7. ^ a b c d Valentino Macca, DIP, vol. II (1975), col. 538.
  8. ^ a b c Silvano Giordano, in La sostanza dell'effimero..., p. 480.
  9. ^ a b Ludovico Saggi ed Eulogio Pacho, DIP, vol. IX (1997), col. 954.
  10. ^ Valentino Macca, DIP, vol. IV (1977), col. 1256.
  11. ^ a b c Valentino Macca, DIP, vol. II (1975), col. 541.
  12. ^ a b Valentino Macca, DIP, vol. II (1975), col. 524.
  13. ^ a b c Valentino Macca, DIP, vol. II (1975), col. 525.
  14. ^ Valentino Macca, DIP, vol. II (1975), col. 533.
  15. ^ Valentino Macca, DIP, vol. II (1975), col. 530.
  16. ^ a b Valentino Macca, DIP, vol. II (1975), col. 537.
  17. ^ a b Valentino Macca, DIP, vol. II (1975), col. 534.
  18. ^ a b Valentino Macca, DIP, vol. II (1975), col. 535.
  19. ^ a b c Valentino Macca, DIP, vol. II (1975), col. 536.
  20. ^ Valentino Macca, DIP, vol. II (1975), col. 532.
  21. ^ Valentino Macca, DIP, vol. II (1975), col. 539.
  22. ^ Valentino Macca, DIP, vol. II (1975), col. 540.
  23. ^ a b c Valentino Macca, DIP, vol. II (1975), col. 580.
  24. ^ a b Valentino Macca, DIP, vol. II (1975), col. 577.
  25. ^ Valentino Macca, DIP, vol. II (1975), col. 578.
  26. ^ Valentino Macca, DIP, vol. II (1975), col. 581.
  27. ^ Valentino Macca, DIP, vol. II (1975), coll. 399-400.
  28. ^ Cfr. tabella in DIP, vol. II (1975), coll. 587-590.
  29. ^ Valentino Macca, DIP, vol. II (1975), col. 601.
  30. ^ a b Silvano Giordano, in La sostanza dell'effimero..., p. 479.
  31. ^ Valentino Macca, DIP, vol. II (1975), coll. 545-546.
  32. ^ Valentino Macca, DIP, vol. II (1975), col. 553.
  33. ^ Valentino Macca, DIP, vol. II (1975), col. 552.
  34. ^ Ann. Pont. 2013, p. 1901.
  35. ^ Indirizzi. URL consultato il 4 maggio 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Annuario pontificio per l'anno 2013, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2013. ISBN 978-88-209-9070-1.
  • Guerrino Pelliccia e Giancarlo Rocca (curr.), Dizionario degli Istituti di Perfezione (DIP), 10 voll., Edizioni paoline, Milano 1974-2003.
  • Giancarlo Rocca (cur.), La sostanza dell'effimero. Gli abiti degli ordini religiosi in Occidente, Edizioni paoline, Roma 2000.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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