Chiesa del Gesù (Palermo)

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Chiesa del Gesù
Casa Professa (Palermo) - Facciata1.JPG
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Sicilia Sicilia
Località Palermo-Stemma uff.png Palermo
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Gesù
Diocesi Arcidiocesi di Palermo
Stile architettonico barocco
Inizio costruzione 1590
Completamento 1636

Coordinate: 38°06′46.53″N 13°21′41.98″E / 38.112925°N 13.361661°E38.112925; 13.361661

La chiesa del Gesù nota anche come Casa Professa, è una delle più importanti chiese barocche di Palermo e dell'intera Sicilia. L'aggregato monumentale della Compagnia di Gesù è ubicato nel centro storico di Palermo nel mandamento di Palazzo Reale o Albergaria, con pertinenze e dipendenze ingloba numerosi altri edifici di culto.[1]

Dopo quasi due anni di restauro conservativo, il 24 febbraio 2009, la chiesa è stata inaugurata con una messa solenne presieduta dall'arcivescovo di Palermo mons. Paolo Romeo e partecipata da numerosi gesuiti e autorità civili e militari.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio dopo la guerra
L'interno della chiesa
Cappella del Sacro Cuore

Epoca araba[modifica | modifica wikitesto]

Epoca normanna[modifica | modifica wikitesto]

Epoca sveva[modifica | modifica wikitesto]

Epoca spagnola[modifica | modifica wikitesto]

I Gesuiti iniziarono nel tardo Cinquecento la costruzione della chiesa annessa alla casa madre (Casa Professa), una delle più spettacolari chiese della Sicilia.

La grande costruzione venne ideata dall'architetto gesuita Giovanni Tristano, in un primo momento si presentava ad unica navata con ampio transetto e ampie cappelle laterali. Agli inizi del XVII secolo per adeguarla alle esigenze di grandiosità tipiche dell'architettura gesuita, su progetto di Natale Masuccio e Tommaso Blandino furono abbattuti i muri divisori delle cappelle, ottenendo così tre navate.

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

  • 1767, Soppressione della Compagnia di Gesù. A Palermo ai gesuiti è riconosciuto il solo compito dell'insegnamento scolastico.
  • 1781 20 febbraio - 1801 3 giugno, Durante i restauri della cattedrale di Palermo il Capitolo metropolitano e gli uffici parrocchiali sono trasferiti presso Casa Professa che in tale frangente assume il titolo e ricopre le funzioni di Concattedrale.
  • 1805, Ristabilimento della Compagnia e restauro della chiesa. Nello stesso anno un incendio distrugge il quadro e l'altare maggiore. Una copia sostituisce l'originale.
  • 1860, La nuova immagine è custodita nella cappella del Convitto Nazionale stabilito nel Collegio Massimo. I Gesuiti sono cacciati da Palermo.
  • 1866, Leggi eversive. Trasferimento al demanio di tutti i beni. Gran parte dei quadri e degli arredi sono asportati e collocati nel museo nazionale.
  • 1874, Tra le opere sottratte sono documentati il dipinto raffigurante San Pantaleone e la Comunione di San Luigi Gonzaga di Giuseppe Velasquez.
  • 1892, Il cavaliere Salvatore Di Pietro rettore di Casa Professa, ottiene tramite il ministro della pubblica istruzione Paolo Boselli che il tempio sia dichiarato monumento nazionale.

Il complesso è utilizzato come biblioteca nazionale col trasferimento del patrimonio librario custodito nell'Abbazia benedettina di San Martino delle Scale.

  • 1930, L'utilizzo degli spazi per la nuova funzione comporta lo smantellamento di cappelle e altari con svariate nuove dislocazioni. Il dissennato accumulo di materiale cartaceo e l'installazione di pesanti scaffalature causa il collasso di determinate parti del complesso.
  • 1937, Causa infiltrazioni è decretata la distruzione della volta pericolante e del ricchissimo ciclo di affreschi.
  • 1943 9 maggio, I bombardamenti della Seconda guerra mondiale pongono fine all'uso scriteriato dell'insigne monumento. Durante un'incursione una bomba s'abbatté proprio sulla cupola della chiesa causandone il crollo che danneggiò i manufatti interni adiacenti. Andò perduta gran parte delle pitture del presbiterio e del transetto. La cupola fu interamente ricostruita con tecniche moderne che prevedevano l'utilizzo del calcestruzzo armato realizzando una struttura a doppia calotta nervata, dissimulata dai rivestimenti esterni.
  • 1954, Conclusione ciclo di restauri.

Facciata[modifica | modifica wikitesto]

La facciata rivolta a settentrione,[18] nella parte centrale è caratterizzata da un doppio ordine di lesene binate sovrapposte di colore scuro che esaltano il senso di profondità creato dal rilievo prospettico. Semplici lesene delimitano nel primo ordine gli ingressi minori sormontati da nicchie. I due ordini sono raccordati da volute con riccioli verso il basso. Chiude il frontone costituito da timpano ad archi spezzati sovrapposti e fregio centrale con cristogramma retto da volute in rilievo.

Il portale principale è costituito da colonne con capitelli corinzi sormontati da timpano spezzato ad archi sovrapposti, nella nicchia intermedia è collocata l'espressiva Madonna della Grotta[19], sul cartiglio la dicitura "JESUS VOCATVM EST NOMEN EIUS".

Il complesso prospettico è arricchito da statue raffiguranti santi della Compagnia di Gesù. Sul lato destro San Francesco Saverio[20] collocato sul portale, San Francesco Regis sul vertice, San Giacomo Kisai in secondo piano e San Giovanni Soan di Gotò sul cornicione laterale. Le statue delle nicchie sul lato sinistro raffigurano Sant'Ignazio di Loyola[21] collocato sul portale, San Francesco Borgia sul vertice, San Paolo Miki in secondo piano e San Francesco de Geronimo sul cornicione laterale.

Nella controfacciata fiancheggiano il portale due altorilievi o teatrini di Gioacchino Vitagliano coadiuvato dal discepolo Ignazio Marabitti raffiguranti Gesù e la Samaritana e Gesù ridà la vista al cieco.[22] Nel vestibolo sono collocate le statue di Giaele, Giuditta e Oloferne, Rebecca, Giacobbe e Esaù, Ruth.

L'inusuale timpano spezzato (sezione tronco sferica intersecata da archi ortogonali) del portale d'ingresso che immette alla navata principale è arricchito con pregevoli opere di Ignazio Marabitti: il Cristo fanciullo e Putti su nimbi posti sotto la piccola volta, le sime arricchite da angeli con ali spiegate, l'intero manufatto sormontato da monumentale cartiglio e stemma con cristogramma IHS, in alto la finestra con vetrata dedicata a Maria diametralmente opposta a quella di Gesù posta nell'abside.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Navata destra[modifica | modifica wikitesto]

La descrizione della disposizione delle cappelle fatta da Antonino Mongitore ricalca l'attuale ordine, fatta eccezione le cappelle dedicate a San Pantaleone, ai Sette Angeli, ai Martiri del Brasile.

  • Prima campata: Cappella delle Sante Vergini. Sull'altare delimitato da colonne in marmo nero con capitelli corinzi è presente il dipinto raffigurante le Vergini. Nelle nicchie laterali e nelle pareti adiacenti sono disposte statue marmoree.
  • Seconda campata: Cappella dei Santi Confessori. Sull'altare è collocato il quadro dei Santi martiri che ritrae il sacrificio di missionari gesuiti e francescani in Giappone. Sono presenti due quadroni di Pietro Novelli: San Filippo siriaco esorcizza l'indemoniato e San Paolo eremita e compagni.[23]
  • Terza campata: Cappella dei Santi Martiri. Sull'altare delimitato da colonne in marmo nero con capitelli corinzi sormontato da timpano ad arco spezzati con stemma coronato intermedio, è collocato un dipinto raffigurante una figura vescovile.
  • Quarta campata: Cappella della Madonna di Trapani.[25] La cappella decorata con marmi mischi, delimitata da colonne in marmo nero, capitelli corinzi, timpano ad arco spezzato e simmetrico con stemma intermedio, ospita nella nicchia la statua marmorea della Madonna di Trapani, opera attribuita a Antonello Gagini. Ai lati sull'esterno, gli intarsi in marmi policromi creano l'illusione prospettica di colonne tortili tridimensionali riccamente decorate, opere di Camillo Camilliani. Alle pareti affreschi di Rosalia Novelli: Annunciazione e Circoncisione di Gesù.

Navata sinistra[modifica | modifica wikitesto]

  • Prima campata: Cappella di Santa Rosalia. Sull'altare delimitato da colonne tortili in marmo nero arricchite da fregio fitoforme, con capitelli corinzi sormontate da timpano ad arco spezzato, è presente il dipinto raffigurante Santa Rosalia con l'abito di monaca basiliana, opera di Vito D'Anna. Peculiarità della cappella sono i pilastri - paraste e le lesene intermedie recanti fregi e decorazioni perfettamente simmetrici e speculari.
  • Seconda campata: Cappella dell'Immacolata Concezione. Parimenti dedicata a San Francesco Borgia, realizzata da Mariano Quaranta. Sull'altare il dipinto raffigurante l'Immacolata e San Francesco Borgia, tela di Rosalia Novelli.
  • Terza campata: Cappella del Sacro Cuore di Gesù. Un tempo primitiva Cappella dei Santi martiri giapponesi. Sull'altare delimitato da colonne tortili ornate da delicate ghirlande in rilievo, con capitelli corinzi e stemma intermedio è presente il dipinto raffigurante il Sacro Cuore di Gesù. L'ovale contenente la sacra immagine è incastonato su lastre di marmo libeccio che formano motivi simmetrici.
  • Quarta campata: Cappella del Crocifisso.[26] Sull'altare delimitato da colonne in marmo nero con capitelli corinzi sormontato da doppio timpano ad archi sovrapposti e spezzati, è collocato un Crocifisso ligneo su reliquiario barocco. Urna funeraria realizzata da Ignazio Marabitti contenente il cuore di Eustachio di Viefeuille viceré di Sicilia nel 1747.[27] Sulle pareti adiacenti sono presenti i dipinti della Crocifissione, Invenzione della Santa Croce, Deposizione, Esaltazione della Santa Croce, l'affresco delle volte raffigura il Trionfo della Croce.

Transetto[modifica | modifica wikitesto]

La cupola sorretta da quattro pilastri ornati da Giuseppe Musca e Antonio Candia. La realizzazione originale completata nel 1683 era affrescata da Gaspare Serenari.[28] Collocate su mensole le statue degli apostoli coi rispettivi simboli: San Pietro, San Paolo, San Filippo, San Giacomo,[29] esternamente le raffigurazioni dei quattro elementi: Terra, Acqua, Fuoco, Aria.

Absidiola destra[modifica | modifica wikitesto]

Absidiola sinistra[modifica | modifica wikitesto]

  • Cappella di Sant'Anna. Al centro dell'altare costituito da coppie di colonne con disposizione prospettica convessa, il dipinto raffigurante la Sacra Famiglia con l'Apoteosi della Sacra Famiglia. Cupola affrescata da Pietro Novelli.[35] Gruppo scultoreo su marmi mischi la Supplica di Gioacchino e Anna e volta prospettica con Padre Eterno e angeli. Similmente sulla parete opposta il gruppo scultoreo Ringraziamento di Gioacchino e Anna con Maria, volta prospettica con raggiera dello Spirito Santo e putti.

Abside[modifica | modifica wikitesto]

Altare maggiore. Dietro l'artistico tabernacolo, su un alto piedistallo è collocata la statua di Cristo Risorto. Sull'architrave dell'ingresso che conduce in sagrestia è inserito un tondo raffigurante Annunciazione. Sulle mensole le figure allegoriche della Fede e della Carità. Nella calotta una bellissima Trinità marmorea con globo crucigero sormontata da ricco stemma inserito sul cornicione. Al secondo ordine, delimitati da lesene con busti, due angeli decorano una vetrata raffigurante Cristo benedicente. Una raggiera con l'Agnus Dei e l'affresco delle Vergine chiudono la maestosa calotta absidale.

  • Quadroni documentati dell'abside Trasfigurazione e Gesù Cristo (parabola del fanciullo).
  • Gruppi statuari:
    • a sinistra Achab, la moglie Gezabele e la vigna di Nabot di Izreel;
    • a destra Achimelech offre i pani sacri a Re Davide di Gioacchino Vitagliano.[37] Sull'arco la Santa Vergine con Giovanni e Marco.
  • Ornati e arabeschi di Nicastro di Giovanni e Matteo Ferreri.[38]
  • Deposizione e Discesa di Cristo al limbo nel presbiterio.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

L'addobbo interno – “le cui pareti sono coperte da marmi, da tarsie, da statue e da arabeschi senza fine, che debbono aver costata immensa copia di danaro agli ambiziosi Lojolei (da Ignazio di Lojola) i quali ogn'altro tempio vollero mai sempre offuscare nella città colle loro magnifiche chiese” (C. Castone, Viaggio della Sicilia, 1793) – costituisce un importante esempio di fusione tra architettura, pittura e decorazione plastica. Particolarmente vivace è la decorazione a mischio, cioè a tarsie marmoree pregiate, composte a motivi floreali o figurati. Nel romanzo Il Gattopardo viene ricordata una visita a Casa Professa di don Pirrone, il prete di casa Lampedusa, durante una passeggiata palermitana in carrozza del Principe.

Riguardo alla decorazione a marmo mischio dell'abside di Casa Professa, rappresenta indubbiamente l’apporto più significativo e originale della cultura artistica siciliana alla civiltà del barocco europeo; integrazione dinamica tra architettura, scultura e pittura, secondo la prassi e l'estetica secentesche, animazione ipertrofica di colori e immagini (“in guisa che senza pennello sembra opera di pennello” scrive il Mongitore). Addobbo teatrale articolato attraverso ricchi e complessi sistemi concettuali, la decorazione a mischio e a tramischio (con parti a rilievo) è anche il genere dove con maggiore chiarezza si coglie il carattere distintivo del barocco siciliano: una collaborazione tra architettie scultori, marmorari e pittori che spesso stabilisce confini assai labili tra le diverse categorie d'artigiani, e che anzi su questa ininterrotta continuità di mestieri fonda la dimensione trionfante del grande cantiere della Palermo barocca, dalla seconda metà del Seicento ai primi decenni del Settecento.

Un'attività così intensa e prolungata esigeva la specializzazione d'intere botteghe spesso a conduzione familiare, e un'organizzazione del lavoro dove il programma concettuale fosse affidato, con una distinzione menzionata nei documenti, a marmorari, a scultori e architetti. Ma al di là dell’animazione brulicante e della ripetizione a moduli verticali derivata dalle grottesche rinascimentali e manieriste, la decorazione a mischio trovava, proprio nella composizione simbolica e dottrinale, la propria unità e il controllo di una vasta iconografia che recepiva ed elaborava un repertorio a cui l’ordine dei Gesuiti aveva dato, lungo tutto il Seicento, un contributo fondamentale recuperando il valore didascalico di molte figure ed episodi dell’arte medievale ed elaborando i modelli proposti da Ripa nella sua Iconologia. La chiesa dei Gesuiti di Casa Professa rappresenta in questo senso l'esempio più complesso e grandioso, il più unitario nella volontà di sottoporre l’intera decorazione a mischio, gli scultori e gli architetti che negli stessi anni prestavano la loro opera ad altre chiese e cappelle, sono chiamati ad approntare il ripetitivo ma variegato repertorio d’immagini ed ornamenti all’esaltazione dottrinale e a ribadire la potenza dell’ordine”.[senza fonte]

La parte più spettacolare dell'edificio è forse la tribuna dell'abside, ornata dall'Adorazione dei Pastori (1710-1714) e dall'Adorazione dei Magi (1719-1721), bassorilievi marmorei posti sulla tribuna, di Gioacchino Vitagliano su modelli di Giacomo Serpotta.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Sulle due cantorie ai lati dell'altare maggiore, entro le casse lignee antiche, si trova l'organo a canne, costruito nel 1954 dalla ditta organaria cremasca Tamburini, uno dei più importanti della città. A trasmissione elettrica, ha quattro tastiere di 61 note ed una pedaliera concavo-radiale di 32 per un totale di oltre 4000 canne. Di seguito, la sua disposizione fonica:

Prima tastiera - Positivo Espressivo
Principale 8'
Bordone 8'
Viola 8'
Dolce 8'
Ottava 4'
Flauto a camino 4'
Nazardo 2.2/3'
Flautino 2'
Terza 1.3/5'
Ripieno 5 file
Cornetto combinato
Clarinetto 8'
Unda maris 8'
Campane
Tremolo
Seconda tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale Dolce 8'
Principale Forte 8'
Dulciana 8'
Flauto traverso 8'
Ottava Dolce 4'
Ottava Forte 4'
Flauto a camino 4'
Decimaseconda 2.2/3'
Decimaquinta 2'
Ripieno 3 file
Ripieno 7 file
Cornetto 3 file
Tromba 16'
Tromba 8'
Chiarina 4'
Voce umana 8'
Terza tastiera - Espressivo
Bordone 16'
Principale 8'
Bordone 8'
Gamba 8'
Salicionale 8'
Principalino 4'
Flauto armonico 2'
Flauto in XII 2.2/3'
Ottavino 2'
Ripieno 5 file
Oboe 8'
Tromba armonica 8'
Tromba clarion 4'
Voci corali 8'
Concerto Viole 8'
Campane
Tremolo
Quarta tastiera - Solo
Principale Dolce 8'
Principale Forte 8'
Bordone 8'
Salicionale 8'
Ottava 4'
Flauto 4'
Decimaquinta 2'
Ripieno 5 file
Viola Celeste 8'
Tremolo
Pedale
Acustico 32'
Contrabbasso 16'
Violone 16'
Subbasso 16'
Bordone in Eco 16'
Gran Quinta 10.2/3'
Basso 8'
Bordone 8'
Armonica 8'
Cello 8'
Quinta 5.1/3'
Ottava 4'
Flauto 4'
Flautino 2'
Bombarda 16'
Trombone 8'
Oboe 8'
Clarone 4'
Trombina armonica 4'
Campane
Tremolo
Pedale Solo
Subbasso 16'
Bordone 8'
Basso 8'

Chiesa di San Filippo di Agira[modifica | modifica wikitesto]

Badia di Santa Maria alla Grotta[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Pantaleone[modifica | modifica wikitesto]

  • 1586, Demolizione della Chiesa di San Pantaleone al Cassaro.

Confraternita dei Santi Cosma e Damiano[modifica | modifica wikitesto]

  • La chiesa della Confraternita costituiva una primitiva dipendenza della Compagnia di Gesù.


Chiesa della Madonna delle Raccomandate[modifica | modifica wikitesto]

Con la demolizione della chiesa, l'altare, il portale sono assemblati nella Chiesa di Santa Teresa alla Kalsa, altre suppellettili ivi trasferite.

Chiesa di San Michele Arcangelo[modifica | modifica wikitesto]

  • La Torre

Chiesa dei Santi Crispino e Crispiniano[modifica | modifica wikitesto]

  • prospetto settecentesco.

Collegio Massimo[modifica | modifica wikitesto]

Feste religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • 8 settembre, Festa di Maria sotto il titolo di «Madonna della Grotta».

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pagina 101, Abate Francesco Sacco, "Dizionario geografico del Regno di Sicilia", [1], Palermo, Reale Stamperia, 1800
  2. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 133
  3. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 134
  4. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 135
  5. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 135
  6. ^ Pagina 161, Giovanni Andrea Massa, "La Sicilia in prospettiva. Parte prima, cioe il Mongibello, e gli altri monti, caverne, promontori ... esposti in veduta da un religioso della Compagnia di Giesù ..", [2], Stamperia Fracesco Cichè, Palermo, 1709
  7. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 136
  8. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 136
  9. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 141
  10. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 141
  11. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 141
  12. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 143
  13. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 142
  14. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 143
  15. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 143
  16. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 144
  17. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 145
  18. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 144
  19. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 144
  20. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 144
  21. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 144
  22. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 145
  23. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 151
  24. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 146
  25. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 151
  26. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 151
  27. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 151
  28. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 149
  29. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 149
  30. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 149
  31. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 149
  32. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 148
  33. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 148
  34. ^ Gaspare Palermo Volume quinto, pp. 66
  35. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 148
  36. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 146
  37. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 147
  38. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 148
  39. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 134
  40. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 133
  41. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 135
  42. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 142

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Filiti S.J., La Chiesa della Casa Professa della Compagnia di Gesù in Palermo, Bondì Palermo, 1906.
  • D. Garstang, Giacomo Serpotta and the Stuccatori of Palermo, 1560-1790, A.Zwemmer Ltd. London 1984.
  • S. Barcellona, Gli scultori del Cassaro, Ingrana, Palermo 1971, riedito in Scritti d'arte: studi e interventi sulla cultura artistica in Sicilia, a cura di G. Bongiovanni, Brotto, Palermo 1992.
  • S. Piazza, I marmi mischi delle chiese di Palermo, Sellerio, Palermo 1992, (in part. pp. 37–44).
  • Maria Carla Ruggieri Tricoli, Costruire Gerusalemme. Il complesso gesuitico della Casa Professa di Palermo dalla storia al museo, Ed. Lybra, Milano 2001.
  • Luca Mansueto, I pilastri absidali della Chiesa del Gesù di Casa Professa in Palermo, in Karta, anno I (2006), num.4, pp. 10–11.
  • Gaspare Palermo, Guida istruttiva per potersi conoscere ... tutte le magnificenze ... della Città di Palermo, vol. 3, Palermo, Reale Stamperia, 1816.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Chiese legate alla Compagnia di Gesù:

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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