Chiesa del Gesù (Palermo)

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Chiesa del Gesù
Casa Professa (Palermo) - Facciata1.JPG
Facciata
StatoItalia Italia
RegioneSicilia Sicilia
LocalitàPalermo-Stemma uff.png Palermo
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareGesù
Arcidiocesi Palermo
Stile architettonicobarocco
Inizio costruzione1590
Completamento1636

Coordinate: 38°06′46.53″N 13°21′41.98″E / 38.112925°N 13.361661°E38.112925; 13.361661

Navata centrale.
Volta e controfacciata.

La chiesa del Gesù nota anche come Casa Professa, è una delle più importanti chiese barocche di Palermo e dell'intera Sicilia. L'aggregato monumentale della Compagnia di Gesù è ubicato nel centro storico di Palermo nel mandamento di Palazzo Reale o Albergaria, con pertinenze e dipendenze ingloba numerosi altri edifici di culto.[1][2]

Dopo quasi due anni di restauro conservativo, il 24 febbraio 2009, la chiesa è stata inaugurata con una messa solenne presieduta dall'arcivescovo di Palermo mons. Paolo Romeo e partecipata da numerosi gesuiti e autorità civili e militari.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio dopo la guerra.
L'interno della chiesa.

Epoca araba[modifica | modifica wikitesto]

Epoca normanna[modifica | modifica wikitesto]

Epoca sveva[modifica | modifica wikitesto]

Cappella del Sacro Cuore.

Epoca spagnola[modifica | modifica wikitesto]

I Gesuiti iniziarono nel tardo Cinquecento la costruzione della chiesa annessa alla casa madre (Casa Professa), una delle più spettacolari chiese della Sicilia.

La grande costruzione venne ideata dall'architetto gesuita Giovanni Tristano, in un primo momento si presentava ad unica navata con ampio transetto e ampie cappelle laterali. Agli inizi del XVII secolo per adeguarla alle esigenze di grandiosità tipiche dell'architettura gesuita, su progetto di Natale Masuccio e Tommaso Blandino furono abbattuti i muri divisori delle cappelle, ottenendo così tre navate.

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

  • 1767, Soppressione della Compagnia di Gesù. A Palermo ai gesuiti è riconosciuto il solo compito dell'insegnamento scolastico.
  • 1781 20 febbraio - 1801 3 giugno, Durante i restauri della cattedrale di Palermo il Capitolo metropolitano e gli uffici parrocchiali sono trasferiti presso Casa Professa che in tale frangente assume il titolo e ricopre le funzioni di Concattedrale.
  • 1805, Ristabilimento della Compagnia e restauro della chiesa. Nello stesso anno un incendio distrugge il quadro e l'altare maggiore. Una copia sostituisce l'originale.
  • 1860, La nuova immagine è custodita nella cappella del Convitto Nazionale stabilito nel Collegio Massimo. I Gesuiti sono cacciati da Palermo.
  • 1866, Leggi eversive. Trasferimento al demanio di tutti i beni. Gran parte dei quadri e degli arredi sono asportati e collocati nel museo nazionale.
  • 1874, Tra le opere sottratte sono documentati il dipinto raffigurante San Pantaleone e la Comunione di San Luigi Gonzaga di Giuseppe Velasquez.
  • 1892, Il cavaliere Salvatore Di Pietro, rettore di Casa Professa, ottiene tramite il ministro della pubblica istruzione Paolo Boselli che il tempio sia dichiarato monumento nazionale. Il complesso è utilizzato come biblioteca nazionale col trasferimento del patrimonio librario custodito nella basilica abbaziale di San Martino delle Scale.
  • 1930, L'utilizzo degli spazi per la nuova funzione comporta lo smantellamento di cappelle e altari con svariate nuove dislocazioni. Il dissennato accumulo di materiale cartaceo e l'installazione di pesanti scaffalature causa il collasso di determinate parti del complesso.
  • 1937, Causa infiltrazioni è decretata la distruzione della volta pericolante e del ricchissimo ciclo di affreschi.
  • 1943 9 maggio, I bombardamenti della seconda guerra mondiale pongono fine all'uso scriteriato dell'insigne monumento. Durante un'incursione una bomba s'abbatté proprio sulla cupola della chiesa causandone il crollo che danneggiò i manufatti interni adiacenti. Andò perduta gran parte delle pitture del presbiterio e del transetto. La cupola fu interamente ricostruita con tecniche moderne che prevedevano l'utilizzo del calcestruzzo armato realizzando una struttura a doppia calotta nervata, dissimulata dai rivestimenti esterni.
  • 1954 - 1956, Conclusione ciclo di restauri e riapertura al culto, l'esteso affresco della volta della navata centrale è opera di Federico Spoltore e Guido Gregorietti.

Facciata[modifica | modifica wikitesto]

Intarsi marmorei.

La facciata rivolta a settentrione,[11][2] nella parte centrale è caratterizzata da un doppio ordine di lesene binate sovrapposte di colore scuro che esaltano il senso di profondità creato dal rilievo prospettico. Semplici lesene delimitano nel primo ordine gli ingressi minori sormontati da nicchie. I due ordini sono raccordati da volute con riccioli verso il basso. Chiude il frontone costituito da timpano ad archi spezzati sovrapposti e fregio centrale con cristogramma retto da volute in rilievo.

Il portale principale è costituito da colonne con capitelli corinzi sormontati da timpano spezzato ad archi sovrapposti, nella nicchia intermedia è collocata l'espressiva Madonna della Grotta,[11] sul cartiglio la dicitura "JESUS VOCATVM EST NOMEN EIUS".

Il complesso prospettico è arricchito da statue raffiguranti santi della Compagnia di Gesù. Sul lato destro San Francesco Saverio[11] collocato sul portale, San Francesco Regis sul vertice, San Giacomo Kisai in secondo piano e San Giovanni Soan di Gotò sul cornicione laterale. Le statue delle nicchie sul lato sinistro raffigurano Sant'Ignazio di Loyola[11] collocato sul portale, San Francesco Borgia sul vertice, San Paolo Miki in secondo piano e San Francesco de Geronimo sul cornicione laterale.

Nella controfacciata fiancheggiano il portale due altorilievi o teatrini di Gioacchino Vitagliano coadiuvato dal discepolo Ignazio Marabitti raffiguranti Gesù e la Samaritana e Gesù ridà la vista al cieco.[12] Nel vestibolo sono collocate le statue di Giaele, Giuditta e Oloferne, Rebecca, Giacobbe e Esaù, Ruth.

L'inusuale timpano spezzato (sezione tronco sferica intersecata da archi ortogonali) del portale d'ingresso che immette alla navata principale è arricchito con pregevoli opere di Ignazio Marabitti: il Cristo fanciullo e Putti su nimbi posti sotto la piccola volta, le sime arricchite da angeli con ali spiegate, l'intero manufatto sormontato da monumentale cartiglio e stemma con cristogramma IHS, in alto la finestra con vetrata dedicata a Maria diametralmente opposta a quella di Gesù posta nell'abside.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Cappella della Madonna di Trapani.

Navata destra[modifica | modifica wikitesto]

La descrizione della disposizione delle cappelle fatta da Antonino Mongitore ricalca l'attuale ordine, fatta eccezione le cappelle dedicate a San Pantaleone, ai Sette Angeli, ai Martiri del Brasile.

  • Prima campata: Cappella delle Sante Vergini. Sull'altare delimitato da colonne in marmo nero con capitelli corinzi è presente il dipinto raffigurante le Vergini. Nelle nicchie laterali e nelle pareti adiacenti sono disposte statue marmoree.
  • Seconda campata: Cappella dei Santi Confessori. Sull'altare è collocato il quadro dei Santi martiri Giapponesi che ritrae il sacrificio di missionari gesuiti e francescani in Giappone. Dal 1629 compatroni della città di Palermo. Sono presenti due quadroni di Pietro Novelli: San Filippo siriaco esorcizza l'indemoniato e San Paolo eremita e compagni.[13][2]
  • Terza campata: Cappella dei Santi Martiri. Sull'altare delimitato da colonne in marmo nero con capitelli corinzi sormontato da timpano ad arco spezzati con stemma coronato intermedio realizzato da Francesco Scuto nel 1663, è collocato un dipinto raffigurante San Clemente Papa ritratto tra Santo Stefano Protomartire e San Lorenzo. Sulla parete destra campeggia il dipinto raffigurante la Strage degli Innocenti, sulla sinistra il Martirio dei tre Santi Martiri Giapponesi, opera di Giuseppe Spatafora realizzata nel 1655. Gli affreschi delle volte sono opere di Antonio Grano del 1704.
  • Quarta campata: Cappella della Madonna di Trapani.[13] La cappella decorata con marmi mischi, delimitata da colonne in marmo nero, capitelli corinzi, timpano ad arco spezzato e simmetrico con stemma intermedio, ospita nella nicchia la statua marmorea della Madonna di Trapani, opera attribuita a Antonello Gagini. Ai lati sull'esterno, gli intarsi in marmi policromi creano l'illusione prospettica di colonne tortili tridimensionali riccamente decorate, opere di Camillo Camilliani. Alle pareti affreschi attribuiti a Rosalia Novelli: Annunciazione e Purificazione di Maria.

Navata sinistra[modifica | modifica wikitesto]

Il pulpito.
  • Prima campata: Cappella di Santa Rosalia. Sull'altare delimitato da colonne tortili in marmo nero arricchite da fregio fitoforme, con capitelli corinzi sormontate da timpano ad arco spezzato, è presente il dipinto raffigurante Santa Rosalia con l'abito di monaca basiliana, opera di Vito D'Anna. Peculiarità della cappella sono i pilastri - paraste e le lesene intermedie recanti fregi e decorazioni perfettamente simmetrici e speculari.
  • Seconda campata: Cappella dell'Immacolata Concezione. Parimenti dedicata a San Francesco Borgia, realizzata da Mariano Quaranta e Giovanni Travaglia nel 1670. Sull'altare il dipinto raffigurante l'Immacolata e San Francesco Borgia, tela di Rosalia Novelli realizzata nel 1663.
  • Terza campata: Cappella del Sacro Cuore di Gesù. Un tempo primitiva Cappella dei Santi martiri giapponesi. Sull'altare delimitato da colonne tortili ornate da delicate ghirlande in rilievo, con capitelli corinzi e stemma intermedio è presente il dipinto raffigurante il Sacro Cuore di Gesù, opera di Maria Salmeri Lojacono del 1965. L'ovale contenente la sacra immagine è incastonato su lastre di marmo libeccio che formano motivi simmetrici.
  • Quarta campata: Cappella del Crocifisso.[13] Sull'altare delimitato da colonne in marmo nero con capitelli corinzi sormontato da doppio timpano ad archi sovrapposti e spezzati, è collocato un Crocifisso ligneo su reliquiario barocco. Urna funeraria realizzata da Ignazio Marabitti contenente il cuore di Eustachio di Viefeuille viceré di Sicilia nel 1747.[13] Sulle pareti adiacenti sono presenti i dipinti della Crocifissione, Invenzione della Santa Croce, Deposizione, Esaltazione della Santa Croce, opere di Orazio Ferraro. L'affresco delle volte raffigura il Trionfo della Croce.

Transetto[modifica | modifica wikitesto]

Cappella di Sant'Ignazio.

La cupola sorretta da quattro pilastri ornati da Giuseppe Musca e Antonio Candia. La realizzazione originale completata nel 1683 era affrescata da Gaspare Serenari.[15] Collocate su mensole le statue degli apostoli coi rispettivi simboli: San Pietro, San Paolo, San Filippo, San Giacomo,[15] esternamente le raffigurazioni dei quattro elementi: Terra, Acqua, Fuoco, Aria.

  • Parete destra: Cappella di San Francesco Saverio. Sull'altare delimitato da colonne in marmo nero con capitelli corinzi sormontato da doppio timpano ad archi sovrapposti e spezzati con statua vescovile intermedia, il quadro raffigurante San Francesco Saverio di Federico Spoltore del 1953, in sostituzione del dipinto distrutto dal bombardamento. Sulla mensa un piccolo tempietto in marmo bianco con parti in agata custodisce le reliquie del santo. Realizzata nel 1622[15] e decorata nel 1677 da Paolo Amato, Antonio Grano e Giovanni Battista Ferreri. Nelle nicchie laterali sono presenti le statue di Santa Ninfa e Santa Oliva.
  • Parete sinistra: Cappella di Sant'Ignazio di Loyola.[15] Proclamato patrono di Palermo nel 1624. Sull'altare delimitato da colonne in marmo nero con capitelli corinzi sormontato da doppio timpano ad archi sovrapposti e spezzati con statua vescovile intermedia opera di Salvatore Valenti, è custodita la statua di Sant'Ignazio di Loyola raffigurato nell'atto di scacciare l'Eresia, opera di Giovanni Maria Benzoni realizzata nel 1856. Nelle nicchie laterali sono presenti le statue di Sant'Agata e Santa Rosalia, insieme alle altre due disposte simmetricamente nella cappella opposta, completano il ciclo delle Sante Vergini Patrone di Palermo. L'ambiente custodisce i sepolcri di Giovanna Aragona Ventimiglia, marchesa di Giarratana e di Anna Balsamo Aragona.

Absidiola destra[modifica | modifica wikitesto]

Cappella di San Luigi Gonzaga.
Cappella del Santissimo Crocifisso.
  • Cappella della Sacra Famiglia.[16] Nella lunetta il Padreterno Benedicente fra putti e angeli seduti sul timpano, stucchi di Procopio Serpotta. Le colonne delimitano il dipinto di Antonio Grano raffigurante la Sacra Famiglia.
    • Esterna: Cappella di San Luigi Gonzaga.[16] Al centro dell'altare costituito da coppie di colonne con disposizione prospettica convessa, il pregevole altorilievo San Luigi Gonzaga opera di Ignazio Marabitti del 1762. Le colonne, architrave, fregio, cornice e frontespizio superiore, parimenti in marmo bianco, lavorati ad arabesco, richiamano alla memoria la preesistente opera di Antonello Gagini.[17][18][19]

Nel biennio 1745 - 1747 un ulteriore trasferimento vede la Congregazione olivetana occupare le strutture della chiesa di San Giorgio in Kemonia, determinando di fatto, il completo abbandono dell'aggregato monumentale della chiesa del Santo Spirito detta «del Vespro».

Nel 1782, assenti i gesuiti da Palermo cacciati cinque anni prima in seguito alla soppressione della Compagnia di Gesù, l'altare di Antonello Gagini è disassemblato per essere destinato al Collegio dei Padri Gesuiti sul Cassaro, ed essere ricomposto nella Cappella di San Luigi Gonzaga. L'altare è privato dei sei tondi laterali con i rilievi dei Profeti, lo scultore Giosuè Durante lo arricchisce con una cornice attorno a rilievo, una fascia scolpita a riquadri, un fregio tra le basi delle colonne e due elementi a completare l'altare in basso. La parte sotto la mensa dell'altare fu modificata da Angelo Italia.[20]

L'altare marmoreo era stato commissionato nel 1516 dal giureconsulto Giacomo Basilicò per chiesa di Santa Maria di Monteoliveto detta «dello Spasimo». L'opera ultimata prima del 1519, incorniciava nella sopraelevazione la tela di Raffaello Sanzio intitolata Andata al Calvario e universalmente conosciuta come Spasimo di Sicilia, nome derivato dal titolo della chiesa. L'opera destinata ad abbellire l'altare maggiore per la Settimana Santa della Pasqua del 1517, dopo un rocambolesco arrivo, finì per adornare la cappella gentilizia patrocinata dalla famiglia Basilicò dopo la scomparsa del committente.

Le nuove fortificazioni della cinta difensiva di Palermo imposero il trasferimento della comunità olivetana presso la chiesa del Santo Spirito detta «del Vespro» nel 1573, identica sorte seguiranno il dipinto e il monumentale aggregato marmoreo. Entrambi i capolavori saranno alloggiati nella Cappella del Santissimo Sacramento dopo l'iniziale ostensione del dipinto sull'altare maggiore. Dopo la collocazione al Cassero nel 1928, con l'intento di trasformare la sede dei Gesuiti in Biblioteca Nazionale, molte delle opere d'arte e altari presenti nel Collegio furono smembrati. Nel 1951 il manufatto gaginiano fu sparpagliato fra il Museo archeologico regionale Antonio Salinas e Bagheria, nella sede della Compagnia di Gesù di villa San Cataldo dei principi Galletti, sede adibita a noviziato e liceo per i giovani studenti gesuiti della provincia religiosa di Sicilia e successivamente in Seminario per le Missioni Estere.

Nel 1986 si completò il censimento dei frammenti, nel 1997 molte parti tornarono allo Spasimo, con l'intento d'essere rimontato nella collocazione originaria, nel 2004 fu definito il progetto per la struttura di supporto, nel marzo 2007 il comune annunziò il via libera ai lavori di restauro. Il capolavoro giace scomposto in circa cinquanta pezzi e conservato nei magazzini del complesso monumentale. Ai giorni nostri il riassemblaggio non è stato ancora posto in essere.

L'attuale altare della Cappella di San Luigi Gonzaga, ripristinato coi restauri post bellici, ricalca verosimilmente le strutture del precedente.

Absidiola sinistra[modifica | modifica wikitesto]

  • Cappella di Sant'Anna.[2] Al centro dell'altare costituito da coppie di colonne con disposizione prospettica convessa, il dipinto raffigurante la Sacra Famiglia con l'Apoteosi della Sacra Famiglia. Cupola affrescata da Pietro Novelli[16][2] e restaurata con duplice intervento da Antonio Grano rispettivamente nel 1697 e 1700. Completa l'ambiente il gruppo scultoreo su marmi mischi raffigurante la Supplica di Gioacchino e Anna e la volta prospettica con Padre Eterno e angeli. Similmente sulla parete opposta il gruppo scultoreo Ringraziamento di Gioacchino e Anna con Maria, volta prospettica con raggiera dello Spirito Santo e putti.

Abside[modifica | modifica wikitesto]

  • Abside circolare. Titolare del patrocinio del cappellone la famiglia Moncada dei duchi di Bivona e Montalto erede della famiglia Luna. In seguito titolare del patrocinio la famiglia del Bosco. Le opere sono di Ottavio Melante.[14] Manufatto consacrato da Pietro Galletti vescovo di Patti il 30 settembre 1725.

Altare maggiore.[2] Dietro l'artistico tabernacolo, su un alto piedistallo è collocata la statua del Cristo Risorto. Sull'architrave dell'ingresso che conduce in sagrestia è inserito un tondo raffigurante Annunciazione. Sulle mensole le figure allegoriche della Fede e della Carità. Nella calotta una bellissima Trinità marmorea con globo crucigero sormontata da ricco stemma inserito sul cornicione. Al secondo ordine, delimitati da lesene con busti, due angeli decorano una vetrata raffigurante Cristo benedicente. Una raggiera con l'Agnus Dei e l'affresco delle Vergine chiudono la maestosa calotta absidale.

  • Quadroni documentati dell'abside Trasfigurazione e Gesù Cristo (parabola del fanciullo).[2]
  • Gruppi statuari:[2]
    • a sinistra Achab, la moglie Gezabele e la vigna di Nabot di Izreel;
    • a destra Achimelech offre i pani sacri a Re Davide di Gioacchino Vitagliano.[21] Sull'arco la Santa Vergine con Giovanni e Marco.
  • Ornati e arabeschi di Nicastro di Giovanni e Matteo Ferreri.[16]
  • Deposizione e Discesa di Cristo al limbo nel presbiterio.

La parte più spettacolare dell'edificio è forse la tribuna dell'abside, ornata dall'Adorazione dei Pastori (1710-1714) e dall'Adorazione dei Magi (1719-1721), bassorilievi marmorei posti sulla tribuna, di Gioacchino Vitagliano su modelli di Giacomo Serpotta.

HistoireDesMétéores - p120.jpg Gruppo emiciclo sx Catino absidale Gruppo emiciclo dx
Casa Professa PA 09 10 2017 20.jpg Casa Professa PA 09 10 2017 18.jpg Casa Professa PA 09 10 2017 21.jpg
Achab e Gezabele
Santissima Trinità
Achimelech e Re Davide

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

L'addobbo interno – “le cui pareti sono coperte da marmi, da tarsie, da statue e da arabeschi senza fine, che debbono aver costata immensa copia di danaro agli ambiziosi Lojolei (da Ignazio di Lojola) i quali ogn'altro tempio vollero mai sempre offuscare nella città colle loro magnifiche chiese” (C. Castone, Viaggio della Sicilia, 1793) – costituisce un importante esempio di fusione tra architettura, pittura e decorazione plastica. Particolarmente vivace è la decorazione a mischio, cioè a tarsie marmoree pregiate, composte a motivi floreali o figurati. Nel romanzo Il Gattopardo viene ricordata una visita a Casa Professa di don Pirrone, il prete di casa Lampedusa, durante una passeggiata palermitana in carrozza del Principe.

Riguardo alla decorazione a marmo mischio dell'abside di Casa Professa, rappresenta indubbiamente l’apporto più significativo e originale della cultura artistica siciliana alla civiltà del barocco europeo; integrazione dinamica tra architettura, scultura e pittura, secondo la prassi e l'estetica secentesche, animazione ipertrofica di colori e immagini (“in guisa che senza pennello sembra opera di pennello” scrive il Mongitore). Addobbo teatrale articolato attraverso ricchi e complessi sistemi concettuali, la decorazione a mischio e a tramischio (con parti a rilievo) è anche il genere dove con maggiore chiarezza si coglie il carattere distintivo del barocco siciliano: una collaborazione tra architettie scultori, marmorari e pittori che spesso stabilisce confini assai labili tra le diverse categorie d'artigiani, e che anzi su questa ininterrotta continuità di mestieri fonda la dimensione trionfante del grande cantiere della Palermo barocca, dalla seconda metà del Seicento ai primi decenni del Settecento.

Un'attività così intensa e prolungata esigeva la specializzazione d'intere botteghe spesso a conduzione familiare, e un'organizzazione del lavoro dove il programma concettuale fosse affidato, con una distinzione menzionata nei documenti, a marmorari, a scultori e architetti. Ma al di là dell’animazione brulicante e della ripetizione a moduli verticali derivata dalle grottesche rinascimentali e manieriste, la decorazione a mischio trovava, proprio nella composizione simbolica e dottrinale, la propria unità e il controllo di una vasta iconografia che recepiva ed elaborava un repertorio a cui l’ordine dei Gesuiti aveva dato, lungo tutto il Seicento, un contributo fondamentale recuperando il valore didascalico di molte figure ed episodi dell’arte medievale ed elaborando i modelli proposti da Ripa nella sua Iconologia. La chiesa dei Gesuiti di Casa Professa rappresenta in questo senso l'esempio più complesso e grandioso, il più unitario nella volontà di sottoporre l'intera decorazione a mischio, gli scultori e gli architetti che negli stessi anni prestavano la loro opera ad altre chiese e cappelle, sono chiamati ad approntare il ripetitivo ma variegato repertorio d’immagini ed ornamenti all’esaltazione dottrinale e a ribadire la potenza dell’ordine”.[senza fonte]

HistoireDesMétéores - p120.jpg Navata Navata sx Mischi Mischi Mischi Mischi Mischi Navata dx Navata
Casa Professa PA 09 10 2017 03.jpg Casa Professa PA 09 10 2017 28.jpg Casa Professa PA 09 10 2017 32.jpg Casa Professa PA 09 10 2017 05.jpg Casa Professa PA 09 10 2017 34.jpg Casa Professa PA 09 10 2017 27.jpg Casa Professa PA 09 10 2017 22.jpg Casa Professa PA 09 10 2017 06.jpg Casa Professa PA 09 10 2017 35.jpg

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Sulle due cantorie ai lati dell'altare maggiore, entro le casse lignee antiche, si trova l'organo a canne, costruito nel 1954 dalla ditta organaria cremasca Tamburini, uno dei più importanti della città. A trasmissione elettrica, ha quattro tastiere di 61 note ed una pedaliera concavo-radiale di 32 per un totale di oltre 4000 canne. Di seguito, la sua disposizione fonica:

Prima tastiera - Positivo Espressivo
Principale 8'
Bordone 8'
Viola 8'
Dolce 8'
Ottava 4'
Flauto a camino 4'
Nazardo 2.2/3'
Flautino 2'
Terza 1.3/5'
Ripieno 5 file
Cornetto combinato
Clarinetto 8'
Unda maris 8'
Campane
Tremolo
Seconda tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale Dolce 8'
Principale Forte 8'
Dulciana 8'
Flauto traverso 8'
Ottava Dolce 4'
Ottava Forte 4'
Flauto a camino 4'
Decimaseconda 2.2/3'
Decimaquinta 2'
Ripieno 3 file
Ripieno 7 file
Cornetto 3 file
Tromba 16'
Tromba 8'
Chiarina 4'
Voce umana 8'
Terza tastiera - Espressivo
Bordone 16'
Principale 8'
Bordone 8'
Gamba 8'
Salicionale 8'
Principalino 4'
Flauto armonico 2'
Flauto in XII 2.2/3'
Ottavino 2'
Ripieno 5 file
Oboe 8'
Tromba armonica 8'
Tromba clarion 4'
Voci corali 8'
Concerto Viole 8'
Campane
Tremolo
Quarta tastiera - Solo
Principale Dolce 8'
Principale Forte 8'
Bordone 8'
Salicionale 8'
Ottava 4'
Flauto 4'
Decimaquinta 2'
Ripieno 5 file
Viola Celeste 8'
Tremolo
Pedale
Acustico 32'
Contrabbasso 16'
Violone 16'
Subbasso 16'
Bordone in Eco 16'
Gran Quinta 10.2/3'
Basso 8'
Bordone 8'
Armonica 8'
Cello 8'
Quinta 5.1/3'
Ottava 4'
Flauto 4'
Flautino 2'
Bombarda 16'
Trombone 8'
Oboe 8'
Clarone 4'
Trombina armonica 4'
Campane
Tremolo
Pedale Solo
Subbasso 16'
Bordone 8'
Basso 8'

Oratorio del Sabato[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Oratorio di Santa Maria delle Grazie (Palermo).

Congregazione degli Artefici[modifica | modifica wikitesto]

  • 1587, Congregazione degli Artefici sotto il titolo della «Purificazione della Vergine»: sodalizio cattolico fondato presso il primitivo oratorio ubicato a sinistra della Casa Professa.

Compagnia dell'Immacolata e di San Francesco Borgia[modifica | modifica wikitesto]

  • 1646, Compagnia dell'Immacolata e di San Francesco Borgia: sodalizio cattolico fondato dai Gesuiti.

Chiesa di San Filippo di Agira[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Pantaleone[modifica | modifica wikitesto]

  • 1586, Demolizione della Chiesa di San Pantaleone al Cassaro.

Chiesa della Madonna delle Raccomandate[modifica | modifica wikitesto]

Con la demolizione della chiesa, l'altare, il portale sono assemblati nella Chiesa di Santa Teresa alla Kalsa, altre suppellettili ivi trasferite.

Ospedale di Santa Maria la Raccomandata[modifica | modifica wikitesto]

Altrimenti noto come Ospedale dei Convalescenti. Nel 1431 l'ospedale è accorpato all'Ospedale Grande e Nuovo.[22]

Le quattro chiese[modifica | modifica wikitesto]

Torre.
Torre.

Chiesa di San Michele Arcangelo[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Michele Arcangelo o chiesa di San Michele de' Indulciis,[24] luogo di culto edificato sulla medievale chiesa di Santa Maria la Grotta. In epoca normanna in questa parte lambita dall'insenatura meridionale sono documentati i cantieri navali.[24]

Per questo edificio è documentata la commissione della Confraternita di San Michele de' Indulciis ad Antonello Gagini per la realizzazione di una statua marmorea raffigurante San Michele Arcangelo del 1513.[25] Proveniente da questa chiesa la statua lignea del medesimo arcangelo scolpita dal trapanese Antonino Rallo, oggi documentata presso la chiesa di San Francesco Saverio.[26]

Portale rococò, impianto basilicale a tre navate con abside semicircolare. Struttura utilizzata come deposito dei libri della Biblioteca comunale.

  • Cappella dei Sett'Angeli, ambiente ubicato a destra dell'altare maggiore. Attraverso una botola si accede alle catacombe.
  • Torre.

Catacombe[modifica | modifica wikitesto]

Catacomba di San Michele Arcangelo d'epoca paleocristiana.

Confraternita di San Michele de' Indulciis[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Leonardo de' Indulciis[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Leonardo de' Indulciis o chiesa di San Leonardo dei Greci

Confraternita di San Leonardo de' Indulciis[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa dei Santi Cosma e Damiano[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa antica dei Santi Cosma e Damiano.[27]

Confraternita dei Santi Cosma e Damiano[modifica | modifica wikitesto]

  • La chiesa della Confraternita costituiva una primitiva dipendenza della Compagnia di Gesù.

Badia di Santa Maria alla Grotta[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santa Maria de Crypta o Badia di Santa Maria alla Grotta

Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo[modifica | modifica wikitesto]

Grotta di San Calogero[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa ipogea.[29]

Chiesa di San Dionisio[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa dei Santi Crispino e Crispiniano[modifica | modifica wikitesto]

  • Prospetto settecentesco. Sede della maestranza dei Calzolai.

Collegio Massimo[modifica | modifica wikitesto]

  • L'area preposta alla costruzione era occupata da edifici preesistenti ovvero i palazzi di Pietro Ventimiglia, di Antonio Montalto e quello di Anna Ventimiglia, moglie di Montalto.

Il chiostro costituito da 36 colonne, 28 archi, due fonti negli angoli settentrionali. Gli ambienti che vi si affacciano ospitavano le scuole di Grammatica, Belle Lettere e Retorica. Al piano superiore le facoltà scientifiche e la Biblioteca.

Fra i personaggi illustri a dirigere l'istituzione:


  • Collegio;
  • Refettorio;
  • Officine;
  • Seminario Real Ferdinando;
  • Congregazione di Ciechi.

Libreria[modifica | modifica wikitesto]

  • XVIII secolo, Ritratto, bassorilievo marmoreo raffigurante Gabriele Lancellotto Castelli, principe di Torremuzza e regio deputato, opera documentata nell'antilibreria, realizzata da Ignazio Marabitti.[30]

Collegio Massimo al Cassaro[modifica | modifica wikitesto]

Feste religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • 8 settembre, Festa di Maria sotto il titolo di «Madonna della Grotta».

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pagina 101, Abate Francesco Sacco, "Dizionario geografico del Regno di Sicilia", [1], Palermo, Reale Stamperia, 1800
  2. ^ a b c d e f g h Vincenzo Mortillaro, pp. 39
  3. ^ a b Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 133
  4. ^ a b Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 134
  5. ^ a b c Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 135
  6. ^ Pagina 161, Giovanni Andrea Massa, "La Sicilia in prospettiva. Parte prima, cioe il Mongibello, e gli altri monti, caverne, promontori ... esposti in veduta da un religioso della Compagnia di Giesù ..", [2], Stamperia Francesco Cichè, Palermo, 1709
  7. ^ a b Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 136
  8. ^ a b c Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 141
  9. ^ a b c d Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 143
  10. ^ a b Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 142
  11. ^ a b c d e f Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 144
  12. ^ a b Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 145
  13. ^ a b c d Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 151
  14. ^ a b Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 146
  15. ^ a b c d Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 149
  16. ^ a b c d Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 148
  17. ^ Gaspare Palermo Volume quinto, pp. 66
  18. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 278
  19. ^ Pagina 13, Agostino Gallo, "Elogio Storico di Antonio Gagini scultore ed architetto palermitano" [3], Reale Stamperia, Palermo, 1821.
  20. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 278 e 277bis
  21. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 147
  22. ^ a b Pagina 361, "Opere storiche inedite sulla città di Palermo pubblicate su' manoscritti della Biblioteca comunale precedute da prefazioni e corredate di note per cura di Gioacchino Di Marzo" [4], Volume 5, nello specifico la parte tratta da Francesco Maria Emanuele Gaetani, marchese di Villabianca, "Il Palermo d'oggigiorno", 5 maggio 1874, Palermo.
  23. ^ Gaspare Palermo Volume terzo, pp. 174
  24. ^ a b Vincenzo Mortillaro, pp. 40
  25. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 267 e 268
  26. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 268
  27. ^ Pagina 311, Antonino Mongitore, "Della Sicilia ricercata" [5], Arnaldo Forni editore, Volume due, Palermo, ristampa 1742 - 1743.
  28. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 117
  29. ^ Pagina 311 e 312, Antonino Mongitore, "Della Sicilia ricercata" [6], Arnaldo Forni editore, Volume due, Palermo, ristampa 1742 - 1743.
  30. ^ Gaspare Palermo Volume quarto, pp. 192

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Filiti S.J., La Chiesa della Casa Professa della Compagnia di Gesù in Palermo, Bondì Palermo, 1906.
  • D. Garstang, Giacomo Serpotta and the Stuccatori of Palermo, 1560-1790, A.Zwemmer Ltd. London 1984.
  • S. Barcellona, Gli scultori del Cassaro, Ingrana, Palermo 1971, riedito in Scritti d'arte: studi e interventi sulla cultura artistica in Sicilia, a cura di G. Bongiovanni, Brotto, Palermo 1992.
  • S. Piazza, I marmi mischi delle chiese di Palermo, Sellerio, Palermo 1992, (in part. pp. 37–44).
  • Maria Carla Ruggieri Tricoli, Costruire Gerusalemme. Il complesso gesuitico della Casa Professa di Palermo dalla storia al museo, Ed. Lybra, Milano 2001.
  • Luca Mansueto, I pilastri absidali della Chiesa del Gesù di Casa Professa in Palermo, in Karta, anno I (2006), num.4, pp. 10–11.
  • (IT) Gaspare Palermo, Guida istruttiva per potersi conoscere ... tutte le magnificenze ... della Città di Palermo, vol. 3, Palermo, Reale Stamperia, 1816.
  • (IT) Vincenzo Mortillaro, "Guida per Palermo e pei suoi dintorni del barone V. Mortillaro", Palermo, Tipografia del giorn. Letterario, 1836.
  • (IT) Gioacchino di Marzo, "I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI; memorie storiche e documenti", Conte Antonio Cavagna Sangiuliani di Gualdana Lazelada di Bereguardo, Volume I e II, Palermo, Stamperia del Giornale di Sicilia.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Chiese legate alla Compagnia di Gesù:

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