Ducato di Bivona

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Estensione della ducea di Bivona

«[...] il 16 giugno 1554, Carlo V elevava la baronia di Bivona alla dignità di Ducato ed il paese, che era il più popoloso di quelli del dominio del Luna ed uno dei più popolosi centri feudali dell'Isola, acquisì da allora il diritto ad assumere il titolo di città [...]»

(Antonino Marrone, Bivona città feudale, 1987[1])

Il Ducato di Bivona fu un feudo istituito da Carlo V nel 1554, quando elevò la baronia di Bivona a ducato (la massima dignità feudale del tempo), il primo in Sicilia[1], con la concessione del titolo di duca a Pietro de Luna. Il titolo spagnolo di “Duca di Bivona” risale alla prima metà del XVI secolo ed è stato conferito a persone appartenenti alla potente famiglia medievale aragonese dei de Luna - a cui apparteneva, per esempio, un Antipapa della Chiesa Cattolica Romana, Benedetto XIII (Pietro de Luna, 1328-1423), noto come “Papa Luna” – e appartenenti alla potente famiglia navarrese del XV secolo dei Peralta.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Rapporti tra Carlo V e Pietro de Luna[modifica | modifica wikitesto]

I primi legami tra Carlo V (1500-1558, re di Spagna, re d'Italia, arciduca d'Austria ed imperatore del Sacro Romano Impero Germanico) e la città di Bivona si ebbero nel 1520, quando Gianvincenzo de Luna (nonno di Pietro de Luna, futuro primo duca bivonese[2]), signore di Bivona, si recò a Roma presso papa Leone X per stringere gli accordi matrimoniali tra suo figlio Sigismondo ed una nipote del Papa, Luisa Salviati di Firenze, figlia di Jacopo e Lucrezia de' Medici[3]: il matrimonio tra i due, infatti, venne celebrato nel 1523 sotto gli auspici di Carlo V.

Carlo V tornò ad occuparsi degli affari dei signori di Bivona qualche anno dopo, nel 1530: Sigismondo de Luna, in seguito ai gravi crimini commessi durante il cosiddetto Secondo caso di Sciacca, giunse a Roma da suo zio, papa Clemente VII, per ricevere il perdono da parte del sovrano Carlo V[4].

Tale occasione si presentò il 24 febbraio 1530, giorno in cui Carlo V venne incoronato Imperatore proprio da papa Clemente VII. Tuttavia, Sigismondo non ricevette alcun perdono da parte dell'imperatore, e per questo motivo decise di suicidarsi, affogando nelle acque del Tevere[5]. Grazie all'insistenza del pontefice, Carlo V decretò che gli Stati paterni venissero reintegrati agli eredi di Sigismondo: fu così che alla morte di Gianvincenzo de Luna (1547) divenne signore di Bivona Pietro de Luna, figlio primogenito di Sigismondo[5].

Pietro de Luna si sposò con Isabella de Vega (1552)[2], figlia del viceré di Sicilia, Giovanni de Vega, che qualche anno prima ricoprì il ruolo di ambasciatore di Carlo V presso il Papa.

Carlo V a Bivona[modifica | modifica wikitesto]

Cronotassi dei duchi
  1. Pietro de Luna
  2. Giovanni de Luna
  3. Aloisia de Luna
  4. Francesco Moncada
  5. Antonio Moncada
  6. Luigi Guglielmo Moncada
  7. Ferdinando Moncada
  8. Teresa Caterina Moncada
  9. Federico Vincenzo Alvarez de Toledo
  10. Antonio Alvarez de Toledo
  11. Giuseppe Alvarez de Toledo
  12. Francesco Borgia Alvarez de Toledo
  13. Francesco Alvarez de Toledo
  14. Giuseppe Maria Alvarez de Toledo (e Palafox)
  15. Giuseppe Maria Alvarez de Toledo (e Acuña)
  16. Tristano Alvarez de Toledo
  17. Manuel Falcò e Anchorena

Le dinastie[modifica | modifica wikitesto]

Falco y AnchorenaAlvarez de ToledoMoncada (famiglia)De Luna d'Aragona

Dinastia dei “de Luna” (1554-1620)[modifica | modifica wikitesto]

Pietro de Luna[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Pietro de Luna (duca).

1. Il titolo di “Duca di Bivona” è stato conferito con privilegio del 22 maggio 1554, esecutoriato a Palermo il 16 giugno di quello stesso anno, da Carlo V a Pietro de Luna (o Pietro de Luna-Peralta e Medici-Salviati, >1520-1575), 10 Conte di Caltabellotta. Da non confondere con qualcuno dei suo avi ancor oggi conosciuti come “Pietro de Luna”.Tra i suoi titoli nobiliari contava anche quello di Conte di Calatafimi e Sclafani e Barone di Caltavuturo. Nel settembre 1552, a Messina, sposò in prime nozze

Arme antico della famiglia de Luna d'Aragona completo di tutti i fregi

Isabella de Vega (e Osorio), figlia dell'Ambasciatore di Spagna presso il Papa a Roma di Re Carlo V, Giovanni de Vega (e Enríquez, 6 Signore del Grajal, Viceré di Navarra nel 1542, Viceré e Capitano Generale di Sicilia dal 1547 al 1557, presidente del Consiglio di Castiglia) e di Eleonora Perez-Osorio (e Sarmiento, morta a Palermo il 30 marzo 1550); da questo matrimonio ebbe quattro figli; nel 1563 sposò in seconde nozze Angela De la Cerda, figlia di Juan de la Cerda, nuovo Viceré di Sicilia, da cui ebbe un solo figlio, Giovanni.

Giovanni de Luna[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Giovanni de Luna (nobile).

2. Morto Pietro de Luna, il 26 settembre 1576 assunse l'investitura dei beni feudali paterni Giovanni de Luna (e De la Cerda), che, non essendo ancora maggiorenne, rimase per alcuni anni sotto la tutela materna. Fu 2 Duca di Bivona e 11 Conte di Caltabellotta dal 1575 al 1592 (il 13 novembre 1584 cedette tutte le sue proprietà alla sorellastra Aloisia e si riservò l'usufrutto). Sposò Belladama Settimo (e Valguarnera), ma non ebbe alcun figlio.

Aloisia de Luna[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Aloisia de Luna.

3. Morto Giovanni nell'agosto 1592, il 30 settembre ricevette l'investitura Aloisia de Luna (e de Vega), primogenita di Pietro de Luna (figlia avuta dal primo matrimonio, con Isabella de Vega). Fu 3 Duchessa di Bivona e 12 Contessa di Caltabellotta, Baronessa di Caltavuturo e di Castellammare del Golfo. Aloisia prese il nome di sua nonna, Luisa Salviati, figlia di Lucrezia De' Medici, sorella di Papa Leone X “Medici” (11 dicembre 1475 – 1º dicembre 1521). Entrambi, la bisnonna Lucrezia e il prozio Leone X, sono i figli che l'illustre Lorenzo de Medici detto “il Magnifico” ebbe dal suo matrimonio con Clarice Orsini, discendente dei Conti di Tagliacozzo e Piacentro. Nel 1567 Aloisia de Luna sposò Cesare Moncada-Aragona (e Pignatelli), 2 Principe di Paternò, Conte di Adernò, conte di Sclafani, Conte di Caltabellotta, Vicario Generale e Capitano d'Arme nelle città di Siracusa e Catania.
Cesare Moncada, Duca consorte, era figlio di don Francesco Moncada (Conte di Adernò, Conte di Sclafani, Conte di Caltanissetta, 1 Principe di Paternò, morto il 23 febbraio 1568) e di Caterina Pignatelli, figlia di Camillo Pignatelli (Conte di Borello, 3 Duca di Monteleone) e di donna Girolama Colonna (figlia del 2 Duca di Paliano). Cesare Moncada morì nel 1571.
Nel 1577 Aloisia de Luna, vedova, sposò in seconde nozze Antonio d'Aragona (e Folch de Cardona), anch'esso vedovo. Egli fu 4 Duca di Montalto, Conte di Collesano o Golisano.

Dinastia dei “Moncada” (1621-1728)[modifica | modifica wikitesto]

Stemma della famiglia Moncada in Sicilia

Francesco Moncada[modifica | modifica wikitesto]

4. Francesco Moncada (e de Luna), figlio primogenito di Aloisia de Luna e Cesare Moncada, morì giovane, a soli 23 anni (1572-1595). Ciononostante, essendogli morto il padre, ottenne i seguenti titoli: 4 Duca di Bivona, 3 Principe di Paternò, Conte di Adernò, Conte di Caltanissetta, Conte di Caltabellotta. Sposò donna Maria d'Aragona (e De la Cerda), 5 Duchessa di Montalto e Contessa di Collesano, figlia di Antonio d'Aragona, secondo marito di Aloisia de Luna, e nipote (dal lato materno) di Giovanni II de la Cerda, 4 Duca di Medinaceli.

Antonio Moncada[modifica | modifica wikitesto]

5. Nel 1620 morì anche la madre di Francesco, Aloisia de Luna, che, per la prematura scomparsa del figlio, nominò suo erede il nipote Antonio Moncada (e Aragona), figlio di Francesco. Nato nel 1591, ebbe l'investitura della Ducea di Bivona il 18 novembre 1621. Fu 5 Duca di Bivona, 4 Principe di Paternò, 6 Duca di Montalto, Conte di Adernò, Centorbi e Biancavilla, Conte di Sclafani, Conte di Caltanissetta, Conte di Caltabellotta, Conte di Collesano. Si sposò con donna Giovanna De la Cerda, unica figlia di Giovanni Luigi De la Cerda, Duca di Medinaceli. La coppia ebbe sette figli, sei maschi ed una femmina. Don Antonio Moncada, all'età di 37 anni, "ricevette la chiamata di Dio" e divenne un gesuita; morì cinque anni dopo, nel 1631, all'età di 42 anni.

Luigi Guglielmo Moncada[modifica | modifica wikitesto]

Ferdinando Moncada[modifica | modifica wikitesto]

Teresa Caterina Moncada[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Ducale[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo Ducale di Bivona in una foto di inizio Novecento
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Palazzo Ducale (Bivona).

Edificato intorno alla metà del XVI secolo, è sito nel centro del paese. Nel 1554 prese il nome di "palazzo ducale" in quanto venne abitato da Isabella de Vega e Pietro de Luna, che aveva acquisito il titolo di Duca[6]. Fu sede delle famiglie ducali che succedettero ai de Luna stanziatesi in Bivona, fino a quando, nel XIX secolo, venne utilizzato prima come sede di Sottintendenza, poi come sede di Sottoprefettura al primo piano, mentre il piano terra costituiva le carceri distrettuali e circondariali[7].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Marrone, 152.
  2. ^ a b Marrone, 151.
  3. ^ Marrone, 94.
  4. ^ Marrone, 148.
  5. ^ a b Marrone, 149.
  6. ^ Marrone, 1987, 152.
  7. ^ Marrone, 2001, 432.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonino Marrone, Bivona città feudale voll. I-II, Caltanissetta-Roma, Salvatore Sciascia Editore, 1987.ISBN non esistente

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Sito ufficiale del Comune di Bivona