Antonio d'Aragona Moncada

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Antonio d'Aragona Moncada
Antonio d'Aragona Moncada.JPG
IV Principe di Paternò
XI Conte di Adernò, XV Conte di Caltanissetta, V Duca di Bivona, VII Duca di Montalto, XI Conte di Caltabellotta, , Conte di Collesano, Conte di Sclafani, Grande di Spagna
Stemma
In carica 1593-1627
Investitura 30 aprile 1593
Predecessore Francesco II Moncada
Successore Luigi Guglielmo I Moncada
Nome completo Antonio Cesare Giovanni d'Aragona Moncada
Trattamento Don
Altri titoli Barone di Melilli, di Motta Sant'Anastasia, di San Bartolomeo, Signore di Biancavilla, di Centorbi, di Nicolosi, delle Due Petralie, di Scillato e di Caltavuturo.
Nascita Palermo, 1587
Morte Napoli, 15 aprile 1631
Luogo di sepoltura Basilica di San Domenico Maggiore
Dinastia Moncada di Paternò
Padre Francesco II Moncada
Madre Maria d'Aragona La Cerda
Consorte Juana de la Cerda y de la Cueva
Figli Francesco
Religione Cattolicesimo

Antonio d'Aragona Moncada de Luna, principe di Paternò (Palermo, 1587Napoli, 15 aprile 1631), è stato un nobile e diplomatico italiano del XVII secolo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Palermo nel 1587 da Francesco, III principe di Paternò, e dalla nobildonna Maria d'Aragona La Cerda dei duchi di Montalto. Secondogenito di quattro figli, gli fu imposto come primo cognome quello materno in osservanza delle tavole dotali stabilite dai genitori, essendo sua madre erede universale di Antonio d'Aragona Cardona, duca di Montalto.[1]

Per la morte prematura del padre, il 30 aprile 1593 ricevette investitura al titolo di principe di Paternò.[2] Nel 1595 fu insignito del Grandato di Spagna di prima classe.[3] Il 23 settembre 1600, il 3 marzo 1611 e 26 novembre 1622, fu investito degli altri titoli e feudi tra cui figurò quello di Duca di Montalto, di cui fu il primo del suo casato.[2] Educato dalla madre, e soprattutto dalla nonna paterna, la duchessa Aloisia de Luna[4], visse l'infanzia nella dimora di famiglia a Caltanissetta: da bambino, caduto in una cisterna mentre giocava con il fratello Cesare, rischiò la vita, e le grida del fratello fecero accorrere sul luogo la madre e la nonna che così lo poterono salvare.[5]

Dal 1607 al 1613, visse in Spagna con la sua famiglia, dove venne organizzato il suo matrimonio con la nobildonna Juana de la Cerda y de la Cueva (1591-1667), figlia di Juan de la Cerda y Aragón, duca di Medinaceli, avvenuto nel 1607, da cui nacquero i figli Francesco, Luigi Guglielmo, Ignazio, Marianna e Ferdinando.[6]

A differenza dei suoi antenati, il Principe-Duca Antonio non svolse un'attività politica di grande rilievo, e non ebbe neppure incarichi di tipo militare. Svolse perlopiù attività diplomatica presso in ambito ecclesiastico tra Roma, Napoli, Palermo e Madrid.[6] Fu governatore della Compagnia della Pace di Palermo dal 1616, e nella stessa capitale siciliana fondò nel 1625 il Monastero dell'Ordine delle carmelitane scalze.[2]

Nel 1626, gli morì adolescente il figlio primogenito Francesco, a causa di un incidente accadutogli nel bosco di Mimiano, presso Caltanissetta. Segnato dal dolore, assieme alla consorte maturò la decisione di aderire a vita religiosa.[7] Ordinato sacerdote dall'arcivescovo di Monreale, entrò a far parte della Compagnia di Gesù e svolse le sue funzioni nella chiesa gesuitica di Palermo.[8] La moglie Juana si monacò al Monastero di San Giuseppe di Napoli ed assunse il nome di Suor Teresa del Santo Spirito[9]; successivamente passò al monastero fondato tempo prima dal Principe di Paternò, di cui divenne badessa.[10]

In conseguenza dell'abbandono dell'abito secolare, il Moncada lasciò tutti i titoli e feudi in favore del figlio Luigi Guglielmo, che ne ricevette investitura nel 1627. Passò i suoi ultimi anni di vita nella Casa Professa dei Padri Gesuiti di Napoli, dove morì il 15 aprile 1631.[11]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro
— 15 agosto 1609[12]

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Francesco Moncada de Luna, principe di Paternò Antonio Moncada, conte di Adernò  
 
Eleonora Giovanna de Luna Rosso  
Cesare Moncada, principe di Paternò  
Caterina Pignatelli Carafa Camillo Pignatelli, conte di Borrello  
 
Giulia Carafa Saracena  
Francesco Moncada de Luna, principe di Paternò  
Pietro de Luna Salviati, duca di Bivona Sigismondo de Luna Moncada, conte di Caltabellotta  
 
Luisa Salviati Medici  
Aloisia de Luna  
Isabella de Vega y Osorio Juan de Vega Enríquez, signore di Grajal  
 
Eleonora Osorio Sarmiento  
Antonio d'Aragona Moncada, principe di Paternò  
Antonio d'Aragona Folch de Cardona Ferdinando d'Aragona, duca di Montalto  
 
Castellana de Cardona Requesens  
Antonio d'Aragona Cardona  
Giulia Antonia Cardona Gonzaga Pietro Cardona Ventimiglia, conte di Collesano  
 
Susanna Gonzaga  
Maria d'Aragona La Cerda  
Juan de la Cerda y de Silva, duca di Medinaceli Juan de la Cerda y Vique, duca di Medinaceli  
 
María de Silva y Toledo  
María de la Cerda y Manuel de Portugal  
Joana Manuel de Noroña y Fabra Sancho de Noroña, conte di Faro  
 
Angela Fabra y Centelles  
 

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ R. Pilo, Luigi Guglielmo Moncada e il governo della Sicilia (1635-1639): gli esordi della carriera di un ministro della monarquía católica, Sciascia, 2008, p. 28.
  2. ^ a b c Spreti, p. 640.
  3. ^ LINEE GENERALE MONCADA DI PATERNÒ, su mariomoncadadimonforte.it. URL consultato il 18-07-2018.
  4. ^ Lengueglia, pp. 624-625.
  5. ^ Lengueglia, pp. 626-627.
  6. ^ a b Scalisi.
  7. ^ Lengueglia, pp. 645-646.
  8. ^ Lengueglia, pp. 651-652.
  9. ^ Lengueglia, p. 649.
  10. ^ R. La Duca, La città passeggiata: taccuino palermitano, L'epos, 2003, p. 184.
  11. ^ Lengueglia, p. 667.
  12. ^ F. Emanuele Gaetani, marchese di Villabianca, Della Sicilia nobile, vol. 2, Stamperia de' Santi apostoli, 1756, p. 27.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. A. della Lengueglia, Ritratti della prosapia et heroi Moncadi nella Sicilia, vol. 1, Valenza, Sacco, 1657.
  • G. Savasta, Memorie storiche della città di Paternò, Catania, Galati, 1905.
  • V. Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, vol. 5, Bologna, Forni, 1981.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]