Moncada di Paternò

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Principe di Paternò
Corona araldica
Stemma
Stemma dei Moncada principi di Paternò
ParìaParìa di Sicilia
Data di creazione8 aprile 1565
Creato daFilippo II di Spagna
Primo detentoreFrancesco I Moncada
Ultimo detentoreUgo Moncada
TrasmissioneMaschio primogenito
Titoli sussidiariDuca di San Giovanni, Conte di Adernò, Conte di Caltanissetta, Conte di Cammarata
Predicato d'onorePrincipe infeudato
Famiglia
Feudi detenuti
  • Baronie della Motta Sant'Anastasia, di Melilli, di Grottarossa, delle Foreste di Troina, della Meldola
  • Signorie di Nicolosi, di Belpasso, di Stella d'Aragona, di Fenicia Moncada, di Gulfo, di Campisotto, di Malpertuso o Nuova Fenice, di Graziano, di Gallidoro, di Deliella, del Cugno
DimorePalazzo Ajutamicristo, Palazzo Moncada, Palazzo Moncada di Paternò

I Moncada di Paternò sono una famiglia nobile italiana, principale ramo dei Moncada di Sicilia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Francesco Moncada, I principe di Paternò, tratta dalla opera del Lengueglia

Il ramo deriva da quello principale dei conti di Adernò, e capostipite fu il conte Francesco I Moncada, che, con privilegio concessogli l'8 aprile 1565 da re Filippo II di Spagna per i servizi politici e militari resi al Regno, e reso esecutivo il 3 giugno 1567, fu investito del titolo di I Principe di Paternò, e contestualmente la terra di Paternò, feudo di proprietà della sua famiglia dal 1456, di cui esercitava la signoria, fu elevata a principato.

Il Lengueglia nel suo scritto Ritratti della prosapia et heroi Moncadi nella Sicilia del 1627, attribuisce l'elevazione della terra di Paternò da semplice terra baronale a rango di stato principesco da parte del monarca spagnolo - pur essendo uno dei feudi minori dei Moncada - a ragioni storico-politiche e alle caratteristiche naturali del suo territorio, nonché al fatto che vi risiedevano molte famiglie nobili.[1]

Nel 1568, il principe Francesco Moncada morì e gli succedette il figlio primogenito Cesare. Questi sposò Aloisia de Luna, figlia di Pietro, duca di Bivona, e questo matrimonio portò in dote alla famiglia Moncada il Ducato di Bivona, la Contea di Caltabellotta, la Contea di Sclafani, e le baronie di Caltavuturo, Gulfo, Misilcassimo, San Bartolomeo.[2] Nel 1571, Don Cesare Moncada morì, e l'amministrazione di tutte le proprietà e feudi della famiglia furono assunti dalla vedova Donna Aloisia, che successivamente attraverso abili politiche matrimoniali, contribuì ad accrescere il loro patrimonio[3]: nel 1577, la principessa Aloisia sposò Antonio d'Aragona Cardona, duca di Montalto, che portò in dote ai Moncada il Ducato di Montalto, la Contea di Collesano, la baronia di Bilici, e le signorie di Scillato e delle Due Petralie.[4] Di detti feudi appartenuti agli Aragona, nel 1586 ebbe investitura Francesco II Moncada, III principe di Paternò, figlio di Cesare e di Aloisia, attraverso il matrimonio con Maria d'Aragona La Cerda, figlia di primo letto del Duca di Montalto.[2]

Il vasto patrimonio feudale, ottenuto attraverso queste acquisizioni dotali, sul finire del XVI secolo consentì ai Moncada del ramo dei principi di Paternò - già al vertice del potere politico nel Regno di Sicilia[5] - di diventare la famiglia feudale più ricca dell'isola e tra le prime in Europa, contando su un reddito annuale di 50.800 onze.[6]

Nel 1592 a soli 23 anni morì il principe Francesco II, e l'amministrazione dei beni e degli Stati feudali fu nuovamente assunta dalla madre Aloisia, che si occupò anche dell'educazione e della formazione del nipote Antonio d'Aragona Moncada, figlio primogenito di Francesco, che divenne IV principe di Paternò e sposò la nobildonna spagnola Juana de la Cerda y de la Cueva, figlia di figlia di Juan de la Cerda y Aragón, duca di Medinaceli. Attraverso questo imparentamento con i Duchi di Medinaceli, i Moncada acquisirono così maggiore importanza e si imposero alle corti spagnole. Nel 1626, il principe Antonio e la consorte si ritirarono a vita religiosa, e lo stesso nominò suo successore il figlio Luigi Guglielmo, che ottenne numerosi importanti incarichi politici e titoli da parte della Corona spagnola, quali presidente del Regno di Sicilia (1635-39), viceré di Sardegna (1644-1649), ambasciatore presso l'imperatore Leopoldo I d'Asburgo, Grande di Spagna, per poi diventare cardinale (1667).

Dal secondo matrimonio del principe Luigi Guglielmo con la nobildonna spagnola Caterina Moncada de Castro, figlia di Francisco de Moncada, marchese di Aitona, nacque Ferdinando. Investito del titolo di VI principe di Paternò e degli altri titoli, sposò María Teresa Fajardo y Toledo y Portugal dei marchesi di Los Velez, da cui ebbe una sola figlia, Caterina. Con la morte di Ferdinando avvenuta nel 1713, si estinse in linea maschile il tronco principale del ramo dei Principi di Paternò.

In quello stesso anno, Luigi Guglielmo Moncada Branciforte, duca di San Giovanni e conte di Cammarata, nipote agnatico di Ignazio, fratello minore del principe Luigi Guglielmo e zio di Ferdinando, promosse una lite giudiziaria contro la cugina Caterina, sposata con Giuseppe Alvarez de Toledo, duca di Ferrandina, per ottenere l'investitura del Principato di Paternò e di tutti gli altri feudi della famiglia. Nel 1747, Francesco Rodrigo Moncada Ventimiglia, figlio di Luigi Guglielmo, ottenne l'investitura a VIII principe di Paternò, e la vertenza si concluse con sentenza definitiva emessa dal Tribunale della Regia Gran Corte nel 1752, che attribuì agli Alvarez de Toledo tutti gli Stati feudali appartenuti ai Duchi di Bivona e ai Duchi di Montalto, mentre al ramo collaterale dei Duchi di San Giovanni attribuì il Principato di Paternò, la Contea di Caltanissetta e feudi come le baronie di Motta Sant'Anastasia e di Melilli.[7][8]

Avverso alla sentenza emessa dalla Gran Corte, Giovanni Luigi Moncada Ruffo, IX principe di Paternò, presentò ricorso e nel 1797 il Tribunale del Concistoro gli assegnò la Contea di Adernò, le signorie di Biancavilla e Centuripe, e le baronie delle onze 164 annuali sopra i caricatori del Regno, e del Grano Uno del tarì di frumento. Nella stessa sentenza, il Duca di Ferrandina fu condannato a pagare al Principe di Paternò un cospicuo risarcimrento di 40.000 scudi, per gli introiti maturati sulle terre che a questi restituiva.[9][7] Il principe Giovanni Luigi Moncada, avendo ottenuto tutti quei beni e feudi, divenne il più ricco nobile siciliano e di tutta la famiglia.[10]

I Moncada del ramo dei principi di Paternò, svolsero un ruolo attivo anche dopo la fine del feudalesimo avvenuta nel 1812, quando il Regno di Sicilia adottò la costituzione concessa dal re Ferdinando III di Borbone, che portò all'istituzione del Parlamento siciliano, in cui ottennero di diritto un seggio ereditario.[11] Dopo l'annessione dell'isola al Regno delle Due Sicilie, furono attivi nelle insurrezioni del 1821 e del 1848.

Dopo il 1861, con la nascita del Regno d'Italia, tre esponenti dei Moncada di Paternò ebbero incarichi politici: il primo fu Corrado Moncada Bajada, XI principe di Paternò, che nel 1895 fu nominato senatore alla XVIII legislatura, poi fu la volta del figlio il conte Francesco Paolo Moncada Starrabba, deputato alla XX legislatura, ed infine del nipote Ugo Moncada Valguarnera, XIII principe di Paternò, deputato alla XXIX legislatura. Il titolo di Principe di Paternò e degli altri ad esso collegati, vennero riconosciuti ufficialmente dallo Stato monarchico italiano di Casa Savoia con il D.M. del 16 ottobre 1900 al principe Pietro Moncada Starrabba.[12]

Arma[modifica | modifica wikitesto]

I principi di Paternò hanno nel loro stemma un simbolo che unisce quelli delle famiglie Moncada e Aragona, con attorno i colori della Baviera, che rappresenta il luogo d'origine del capostipite, e due leoni rampanti:

  • Blasonatura: inquartato di nero al leone coronato d'oro e fusato in banda d'argento e di azzurro, che è di Baviera e sul tutto partito, di Moncada, che è di rosso, ad otto bisanti d'oro, due su due e di Aragona, che è d'oro, a quattro pali di rosso.
  • Cimiero: leone coronato d'oro, illeopardito, col capo rivoltato.
  • Motto: ET SIMILI SEMPER.[13]

Albero genealogico[modifica | modifica wikitesto]

 Francesco, I principe di Paternò († 1566)
Caterina Pignatelli dei conti di Borrello
 
        
Ferdinando
Camillo
Fabrizio († 1579)
Sofonisba Anguissola
Giulia
Pietro Barresi, principe di Pietraperzia
Giovanna
Pietro Gaetani, barone di Sortino
Cesare, II principe di Paternò († 1571)
Aloisia de Luna dei duchi di Bivona
Isabella
Lucrezia
I Orazio Branciforte, conte di Raccuja, II Michele Spatafora, barone di Roccella
 
  
 Isabella
Francesco, III principe di Paternò († 1592)
Maria d'Aragona La Cerda dei duchi di Montalto
 
    
 Luisa
Eugenio de Padilla Manrique, conte di Santa Gadea
Antonio, IV principe di Paternò (1589-1631)
Juana de la Cerda y de la Cueva dei duchi di Medinaceli
Cesare
Giovanni († adolescente)
 
     
 Francesco (1613-1626)
Luigi Guglielmo, V principe di Paternò (1614-1672)
I María Enríquez de Ribera y de Moura dei duchi di Alcalá, II Catalina de Moncada y Castro dei marchesi di Aitona
 Marianna (1616-?)
Francisco de Moura y Contereal, duca di Nocera
 Ferdinando (1618-1628)
 Ignazio (1619-1689)
Anna Maria Gaetani dei marchesi di Sortino
  
          
 I Antonio (1630-?)
II Ferdinando, VI principe di Paternò (1644-1713)
María Teresa Fajardo y Toledo y Portugal dei marchesi di Los Vélez
II Giovanni († infante)
II Federico († infante)
Luisa (1637-1708)
I Girolamo Branciforte, duca di San Giovanni, II Lorenzo Lanza, conte di Mussomeli, III Giuseppe Branciforte, principe di Butera
Giovanna (1643-1651)
Caterina (1644-1645)
Ferdinando (1646-1712)
Giovanna Branciforte dei duchi di San Giovanni
Giuseppe, principe di Collerale (1648-?)
Teresa (*† 1649)
  
  
 Caterina, VII principe di Paternò (1665-1727)
Giuseppe Alvarez de Toledo, duca di Ferrandina
 Luigi Guglielmo, duca di San Giovanni († 1743)
I Giovanna Ventimiglia dei principi di Castelbuono, II Giovanna Beccadelli di Bologna dei principi di Camporeale
 
   
 I Caterina († 1693)
I Ferdinando (1694-1726)
Agata Branciforte dei principi di Leonforte
I Francesco Rodrigo, VIII principe di Paternò (1696-1763)
Giuseppina Ruffo dei marchesi della Scaletta
 
     
 Maria Giovanna (*† 1736)
Luigi Guglielmo (*† 1737)
Maria Benedetta (*† 1738)
Bernardino Castrense, cavaliere dell'Ordine di Malta (1742-1761)
Giovanni Luigi, IX principe di Paternò (1745-1761)
I Agata Branciforte dei principi di Scordia, II Giovanna del Bosco dei principi di Belvedere
 
            
 I Francesco Rodrigo (1762-1816)
Maria Giovanna Beccadelli di Bologna dei principi di Camporeale
I Maria Giuseppa (1764-1823)
I Fabrizio Alliata, principe di Villafranca, II Thaddäus Lich
I Salvatore (1765-1824)
I Beatrice (1766-1769)
I Giovanna (*† 1767)
I Caterina Teresa (1768-1769)
I Maria Teresa (1770-1837)
Giuseppe Bonanno, principe della Cattolica
I Guglielmo (1773-1847)
Concetta Spinelli
I Andrea (1774-1831)
II Caterina (1795-1878)
I Giuseppe Moncada, II Alphonse de Bauffremont, duca di Bauffremont
II Matteo (1797-?)
II Maria Agata (1803-1862)
Carlo Filangieri, principe di Satriano
 
       
 Agata (1781-?)
Giovanni Luigi (1782-?)
Giovanna (1783-1784)
Stefania (1786-1832)
Antonio Naselli, principe del Cassaro
Giuseppe (1787-1814)
Caterina Moncada
Pietro, X principe di Paternò (1789-1861)
Giuseppa Bajada dei marchesi di Napoli
Maria Costanza (1792-1876)
Pietro Notarbartolo, duca di Villarosa
 
   
 Maria Giovanna (1816-1904)
Giuseppe d’Ayala Valva dei marchesi di Valva
Marianna (1818-1891)
Fabrizio Alliata, duca di Pietratagliata
Corrado, XI principe di Paternò (1820-1895)
Stefania Starrabba dei principi di Giardinelli
 
   
 Maria Giuseppina (1860-1945)
I Nicola Gaetani dell’Aquila d’Aragona, principe di Piedimonte, II Pietro Giovanni Battista Gallone, principe di Tricase e Moliterno
Pietro, XII principe di Paternò (1862-1920)
Caterina Valguarnera dei principi di Niscemi
 Francesco Paolo (1863-1940)
Cristina Archinto dei marchesi di Parona
  
       
 Corrado (*† 1888)
Ugo, XIII principe di Paternò (1890-1974)
Giovanna Lanza Branciforte dei principi di Trabia
Stefania (1891-1973)
Paolo Taverna, conte di Landriano
Maria Giulia (1894-1964)
Giacomo Carrega Bertolini
Corrado (1895-1983)
Teresa Patrizi Naro Montoro
Giovanni (1898-?)
Corrado (1896-1984)
  
  
 (con discendenza)
 (con discendenza)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lengueglia, pp. 552-553-554.
  2. ^ a b Spreti, p. 640.
  3. ^ F. Benigno, C. Torrisi, Città e feudo nella Sicilia moderna, Sciascia, 1995, p. 256.
  4. ^ G. Giugno, Architetti e maestranze negli Stati feudali dei Moncada, in Arte e storia delle Madonie. Studi per Nico Marino, Voll. IV-V, Ass. Cult. Nico Marino, 1995, p. 279.
  5. ^ S. Bottari, Rosario Romeo e Il Risorgimento in Sicilia: bilancio storiografico e prospettive di ricerca, Rubbettino, 2002, p. 225.
  6. ^ S. Condorelli, Le macchine dell'ingegno. Luisa de Luna e l'espansione territoriale dei Moncada (1571-1586), in La Sicilia dei Moncada: le corti, l'arte e la cultura nei secoli XVI-XVII, Domenico Sanfilippo Editore, 2006, pp. 265-266.
  7. ^ a b Spreti, p. 641.
  8. ^ Rivista del Collegio Araldico, vol. 32, Collegio Araldico, 1933, p. 12.
  9. ^ Laudani, p. 85.
  10. ^ Savasta, pp. 242-243.
  11. ^ S. Policastro, La Sicilia "dall'êra paleolitica al 1960 d.C.", le sue città "dal 15000 a.C. al 1960 d.C.", la regione siciliana "dal 1946 al 1960 d.C.", Tipografia Idonea, 1960, p. 110.
  12. ^ Spreti, p. 642.
  13. ^ NOBILIARIO DI SICILIA (da Moli a Monforte), su regione.sicilia.it. URL consultato il 20 settembre 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. A. della Lengueglia, Ritratti della prosapia et heroi Moncadi nella Sicilia, vol. 1, Valenza, Sacco, 1657.
  • G. Savasta, Memorie storiche della città di Paternò, Catania, Galati, 1905.
  • F. Spadaro di Passanitello, Le mastre nobili, Bologna, Forni, 1938.
  • V. Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, vol. 5, Bologna, Forni, 1981.
  • L. Scalisi, La Sicilia dei Moncada: le corti, l'arte e la cultura nei secoli XVI-XVII, Catania, Domenico Sanfilippo Editore, 2006, ISBN 88-85127-44-4.
  • S. Laudani, Lo stato del principe: i Moncada e i loro territori, Palermo, Sciascia, 2008, ISBN 88-8241-284-9.
  • Annuario della Nobiltà Italiana, vol. 2, Teglio, SAGI, 2010, ISBN 88-8241-284-9.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]