Guglielmo Raimondo VI Moncada

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Guglielmo Raimondo VI Moncada Ventimiglia
VI Conte di Adernò
X Conte di Caltanissetta
Stemma
In carica 1501-1510
Investitura 24 settembre 1501
Predecessore Giovanni Tommaso Moncada
Successore Antonio III Moncada
Altri titoli Barone di Serradifalco, delle 164 onze annuali sopra i caricatori del Regno e del Grano Uno sopra le salme, Signore di Augusta, di Biancavilla, di Centorbi, di Nicolosi e di Paternò.
Morte 1510
Dinastia Moncada
Padre Giovanni Tommaso Moncada
Madre Raimondetta Ventimiglia Chiaramonte
Consorte Contissella Moncada Esfar
Figli Elisabetta
  • Diana
  • Emilia
  • Antonio
  • Ferdinando
  • Alfonso
  • Federico
  • Laura
  • Raimondetta
  • Marchisia
Religione Cattolicesimo

Guglielmo Raimondo Moncada Ventimiglia, conte di Adernò (... – Adernò, 1510), è stato un nobile, politico e militare italiano del XV e XVI secolo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque nella seconda metà del XV secolo da Giovanni Tommaso, conte di Adernò e da Raimondetta Ventimiglia Chiaramonte dei marchesi di Geraci. Sposò Contissella Moncada Esfar, unica figlia di Antonio, conte di Caltanissetta, il quale gliela diede in sposa allo scopo di evitare una lite di successione per la Contea di Caltanissetta, che si sarebbe delineata al momento della sua morte.[1] Poiché vi era un legame di parentela tra i due sposi, per celebrare questo matrimonio fu necessario prima ottenere la dispensa papale dalla Chiesa, e da questa unione nacquero dieci figli.[2]

Nominato governatore generale delle armi del Regno di Sicilia nel 1492, per organizzare la difesa delle coste minacciate dalle scorrerie turche, dopo la morte del padre, succedette a questi nei titoli e nei feudi, di cui ebbe investitura il 24 settembre 1501.[3] Nel 1502, il re Ferdinando II di Aragona gli assegnò la carica a vita di maestro giustiziere del Regno, e nello stesso anno gli concesse l'esenzione di un importante tributo, la decima del tarì, per averlo soccorso con 15.000 fiorini in un momento di bisogno.[4]

Nel 1504-1505, fu Strategoto di Messina.[4] Membro del Parlamento, nel 1505 fu eletto a rappresentare il braccio baronale nella Deputazione del Regno.[4] Fu infine presidente del Regno insieme con l'arcivescovo di Palermo, Giovanni Paternò, per due mesi, dall'ottobre al 7 dicembre 1509, nell'intervallo tra la partenza di Raimondo de Cardona, che era stato chiamato a Napoli, e l'arrivo del nuovo viceré Hugo de Moncada.[4]

Morì in Adernò, capitale dell'omonima contea della famiglia, nel Val Demone, negli ultimi mesi del 1510.[4][5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lengueglia, p. 362.
  2. ^ Lengueglia, pp. 499-500.
  3. ^ Spreti, p. 639.
  4. ^ a b c d e Zapperi.
  5. ^ Lengueglia, p. 503.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. A. della Lengueglia, Ritratti della prosapia et heroi Moncadi nella Sicilia, vol. 1, Valenza, Sacco, 1657.
  • F. M. Emanuele Gaetani, marchese di Villabianca, Della Sicilia nobile, vol. 1, Palermo, Stamperia de' Santi Apostoli, 1754.
  • G. E. Di Blasi, Storia cronologica dei Viceré, Luogotenenti e Presidenti del Regno di Sicilia, Palermo, Pensante, 1867.
  • G. Savasta, Memorie storiche della città di Paternò, Catania, Galati, 1905.
  • F. San Martino de Spucches, La Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari di Sicilia dalla loro origine ai nostri giorni, Palermo, Boccone del povero, 1924.
  • V. Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, vol. 5, Bologna, Forni, 1981.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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