Principato di Calvaruso

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Principato di Calvaruso
Coa fam ITA trigona.jpg
Informazioni generali
Capoluogo Calvaruso
Dipendente da Regno di Sicilia
Amministrazione
Principe Moncada
Evoluzione storica
Inizio 1628 con Cesare Moncada Saccano
Causa Investitura a Principe di Monforte di Giuseppe Moncada Saccano da parte di re Filippo IV di Spagna
Fine 1812 con Vincenzo Moncada Di Giovanni
Causa Abolizione del feudalesimo con la promulgazione della Costituzione siciliana
Preceduto da Succeduto da
Val Demone Distretto di Messina
Principe di Calvaruso
Corona araldica
Stemma
ParìaParìa di Sicilia
Data di creazione20 gennaio 1628
Creato daFilippo IV di Spagna
Primo detentoreCesare Moncada Saccano
Ultimo detentoreAntonio Trigona Dusmet de Smours
TrasmissioneMaschio primogenito
Titoli sussidiariBarone di Mandrascati
Predicato d'onoreDon

Il Principato di Calvaruso fu uno stato feudale esistito tra gli inizi del XVII secolo e gli inizi del XIX secolo, che corrispondeva al territorio di Calvaruso, frazione di Villafranca Tirrena, comune della città metropolitana di Messina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La terra di Calvaruso, nel Val Demone fu infeudata in epoca aragonese da Perrone Gioeni, appartenente alla nobile dinastia di derivazione angioina, su concessione del re Federico III di Sicilia.[1] Il nipote omonimo Perrone, nel 1397 la vendette a Giovanni di Taranto, giudice della Gran Corte.[2] Il figlio di questi, anch'egli nominato Giovanni, permutò la baronia di Calvaruso con Niccolò Castagna, tesoriere del Regno, che gli assegnò altri feudi e divenne nuovo feudatario nel 1399.[2]

Dai Castagna, il possesso della terra di Calvaruso passò per via ereditaria ai Ventimiglia, ai La Grua, ai Pollicino e infine ai Moncada.[3] A metà XVI secolo, la famiglia Pollicino, titolare del feudo di Calvaruso, si estinse in linea maschile diretta con Giliberto.[3] Erede fu la sorella Agnese che sposò Federico Moncada dei conti di Adernò, il quale poi ereditò a sua volta il feudo per la morte della consorte avvenuta nel 1534, divenendo così barone di Calvaruso, di Monforte, di Saponara e di Tortorici.[1]

La baronia di Calvaruso fu elevata a principato per investitura al titolo di I principe di Calvaruso di Cesare Moncada Saccano (1588-1648), con privilegio concessogli il 20 giugno 1628 da parte del re Filippo IV di Spagna, ed escutoriato l'11 settembre dell'anno medesimo.[1][4] Nel 1805, morì senza eredi il principe Vincenzo Moncada Di Giovanni, la cui unica figlia, Elisabetta, gli era premorta nel 1775; il 2 ottobre 1808, il giudice della Regia Gran Corte, il dott. Demetrio Carpinteri, assunse la carica di amministratore giudiziario per il legittimo successore da dichiararsi.[4]

Con la promulgazione della Costituzione siciliana del 1812 concessa dal re Ferdinando III di Borbone, che sancì la fine del feudalesimo nel Regno di Sicilia, il Principato di Calvaruso venne soppresso. Malgrado la mancata dichiarazione del successore del Moncada, il Principe di Calvaruso ebbe un seggio di rappresentanza alla Camera dei pari del Regno di Sicilia nel 1812-16.[5]

Il titolo di Principe di Calvaruso passò ai Trigona dei baroni di Mandrascati, con Orietta Stella Moncada sposata a Benedetto Trigona, figlia di Antonio, duca di Castel di Mirto e marchese di Bonagria, e di Maria Amalia Moncada Natoli, sorella maggiore di Francesco, principe di Montecateno, e genero dell'ultimo Principe di Calvaruso, che non ebbe figli. Avendo la Stella ereditato il feudo di Calvaruso[6], il titolo venne riabilitato con il Regno d'Italia da Antonino Trigona Notarbartolo, suo discendente, il quale ne fece richiesta, e gli fu concesso con Regio Decreto del 16 maggio 1912.[7]

Cronotassi dei Principi di Calvaruso[modifica | modifica wikitesto]

Epoca feudale[modifica | modifica wikitesto]

Epoca post-feudale[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonino Trigona Notarbartolo (1912-1918)
  • Benedetto Trigona Maurici (1918-1934)
  • Antonio Trigona Dusmet de Smours (1934-1946)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Amico, p. 217.
  2. ^ a b Villabianca, p. 86.
  3. ^ a b Abate F. Sacco, Dizionario geografico del Regno di Sicilia, vol. 1, Reale Stamperia, 1800, p. 85.
  4. ^ a b V. Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, vol. 5, Forni, 1981, p. 643.
  5. ^ Costituzione del Regno di Sicilia stabilita dal Parlamento dell'anno 1812, Stamperia De Marco, 1848, pp. 165-166.
  6. ^ Raccolta di ordinanze sulla promiscuità rese dall'intendente di Messina, vol. 1, Fiumara, 1843, p. 220.
  7. ^ Rivista del Collegio Araldico, vol. 32, Collegio Araldico, 1933, p. 219.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • F. M. Emanuele e Gaetani, marchese di Villabianca, Della Sicilia nobile, vol. 1, Palermo, Stamperia de' Santi Apostoli, 1757.