Contea di Cammarata

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Contea di Cammarata
Informazioni generali
Capoluogo Cammarata
Dipendente da Regno di Sicilia
Evoluzione storica
Inizio 1453 con Federico Abbatelli Chiaramonte
Causa Investitura a Conte di Cammarata di Federico Abbatelli Chiaramonte da parte del re Alfonso V d'Aragona
Fine 1812 con Giovanni Luigi Moncada
Causa Abolizione del feudalesimo con la promulgazione della Costituzione siciliana
Preceduto da Succeduto da
Val di Mazara Distretto di Bivona

La Contea di Cammarata fu uno stato feudale esistito in Sicilia tra la fine del XVI secolo e gli inizi del XIX secolo. Il suo territorio corrispondeva all'odierno comune di Cammarata, in provincia di Agrigento.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del feudo di Cammarata risalgono alla fine dell'XI secolo, con l'inizio della dominazione normanna. Nel 1087, il normanno Ruggero I d'Altavilla, dopo aver cacciato i Saraceni dalla zona, concedette il castello e il contado di Cammarata in feudo alla sua congiunta Lucia, normanna anch'ella, cognomatasi de Camerata.[1] Nei periodi successivi fu in possesso di diversi signori feudali o del demanio; tra costoro vi furono Manfredi Maletta, Vinciguerra Palizzi, Sancio d'Aragona, Corrado Doria.[2]

Nel 1431, la terra di Cammarata, posseduta da Guglielmo Raimondo IV Moncada, conte di Caltanissetta, fu acquistata assieme alla baronia di Motta Sant'Agata e la fortezza di Pietra d'Amico per 40 mila fiorini da Giovanni Abbatelli detto Patella, di facoltosa famiglia di origine lucchese.[3][4] Ridimensionata con la costruzione del casale di San Giovanni avvenuta nel 1451, fu elevata a rango di contea a seguito di privilegio concesso il 25 settembre 1453 dal re Alfonso V d'Aragona a Federico Abbatelli Chiaramonte, investito del titolo di conte.[5]

Nel 1523, la Contea di Cammarata, cui titolare era Federico Abbatelli Cardona, fu confiscata a quest'ultimo per fellonia dalle autorità, essendo stato tra i nobili che organizzarono la rivolta del 1516 contro il viceré Ugo di Moncada, e che perciò fu giustiziato.[6] La vedova dell'Abbatelli, Margherita, riuscì a recuperare il possesso dello stato, che passò in dote ai Branciforte nel 1536, avendo contratto matrimonio con Blasco Branciforte, barone di Tavi.[7]

Con i Branciforte quali nuovi feudatari, l'abitato di Cammarata registrò un importante sviluppo urbanistico e demografico, maggiore che negli altri periodi della sua storia, con la costruzione di numerosi edifici civili e religiosi, e l'afflusso di artisti e maestranze da altre località siciliane.[4] Un ulteriore riduzione territoriale avvenne con la creazione del Ducato di San Giovanni nel 1587 con il conte Ercole Branciforte Settimo.

Nel 1669, a seguito del matrimonio di Giovanna Branciforte Moncada (1645-1680), unica figlia del duca-conte Girolamo, con Ferdinando Moncada Gaetani, figlio di Ignazio dei principi di Paternò, i due stati feudali di Cammarata e di San Giovanni passarono in dote ai Moncada, che ne furono titolari fino al 1812, con l'abolizione del feudalesimo in Sicilia avvenuta in quell'anno, sancita con la promulgazione della Costituzione siciliana, concessa dal re Ferdinando III di Borbone in risposta alla rivolta scoppiata nell'isola e all'avanzata napoleonica.

Cronotassi dei Conti di Cammarata[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ G. Di Giovanni, Notizie storiche su Casteltermini e suo territorio, vol. 1, Stamperia provinciale-commerciale, 1869, p. 225.
  2. ^ CASTELLO DI CAMMARATA (Cammarata - Agrigento), su castelli-sicilia.com. URL consultato il 05-07-2018.
  3. ^ V. Palizzolo Gravina, Il blasone in Sicilia, vol. 1, Visconti e Huber, 1875, p. 47.
  4. ^ a b Studio del centro storico (art. 3 L.R.13/2015) (PDF), su comune.cammarata.ag.it. URL consultato il 01-07-2018.
  5. ^ F. M. Emanuele e Gaetani, marchese di Villabianca, Della Sicilia nobile, vol. 2, Stamperia de' Santi Apostoli, 1757, p. 103.
  6. ^ Giornale araldico-genealogico-diplomatico, vol. 1, 1874, pp. 377-378.
  7. ^ F. Mugnos, Teatro genologico delle Famiglie Nobili di Sicilia, vol. 1, Coppola, 1647, p. 8.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • S. Laudani, Lo stato del principe: i Moncada e i loro territori, Palermo, Sciascia, 2008, ISBN 8882412849.
  • E. Mazzarese Fardella, I feudi comitali di Sicilia dai Normanni agli Aragonesi, Catania, Giuffrè, 1997.