Giuliano Mancino

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Ancona marmorea 1513, altare maggiore, duomo della Vergine Assunta di Erice.

Giuliano Mancino (Carrara, fine XV secolo – Palermo, 1519) è stato uno scultore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Madonna del Soccorso o Madonna della Mazza, Cattedrale di San Tommaso di Canterbury di Marsala.

Nasce a Carrara alla fine del XV secolo. Altrimenti detto Almanchino, figlio di Simone "del Manchino". Appartiene alla corrente toscano-carrarese già attiva presso la Corte Partenopea. I componenti in cerca di nuove committenze si spingono più a Sud stabilendosi in parte a Messina, a Palermo e relative province. La corrente introduce in Sicilia lo stile Rinascimentale con opere d'arte sacra e profana che spaziano dai monumenti celebrativi a quelli commemorativi. Dedito alla statuaria in qualità di sculptores o magistri marmorarii, anche come costruttori e architetti fabricatores, il Mancino è annoverato nell'elenco del Privilegium pro marmorariis et fabricatoribus stilato in Palermo il 18 settembre 1487 e spesso citato nella monumentale opera di Gioacchino Di Marzo negli anni 1868 - 1880 circa la scultura e gli artisti operanti in Sicilia a cavallo del XIV, XV e XVI secolo.

Nipote o fratello minore di Andrea Mancino, genero di Gabriele di Battista. Gran parte della formazione è merito dell'immensa fucina costituita dalla bottega dei Gagini. Come tanti altri artisti giunti dal settentrione anche Giuliano Mancino e Bartolomeo Berrettaro creano un sodalizio artistico e nel 1513 costituiscono una società per tre anni con lo scopo di comprar grani, formaggi e altri generi a Palermo ed in tutta Sicilia e mandarli in Toscana reinvestendo i proventi per l'acquisto di marmi per nuove commissioni in Sicilia. Il 19 di ottobre del 1517 la società fra i due scultori è sciolta.

Non è pervenuta la data della scomparsa, il 30 giugno del 1519, avvertendo essere prossimo alla morte, detta le ultime volontà.

Giuliano Mancino giace nello spazio antistante l'altare dei "Quattro Santi Martiri Coronati" nel Convento di San Francesco d'Assisi a Palermo, luogo deputato alla sepoltura degli appartenenti alla corporazione degli scultori e dei marmorari di quel tempo.

Parecchie opere autografe sono presenti in città e nel comprensorio di Palermo: Caltavuturo, Geraci, Petralia Soprana, Polizzi Generosa, Termini Imerese. Inoltre a Castanea delle Furie, Erice, Enna, Marsala, Trapani, Sciacca.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Agrigento e provincia[modifica | modifica wikitesto]

Enna e provincia[modifica | modifica wikitesto]

Messina e provincia[modifica | modifica wikitesto]

Palermo e provincia[modifica | modifica wikitesto]

Palermo[modifica | modifica wikitesto]

  • 1504, Arco marmoreo, manufatto marmoreo, commissione con la collaborazione di Bartolomeo Berrettaro raffigurante Dio Padre Onnipotente, l'Annunciazione, la Madonna del Soccorso e Sant'Agostino, figurine di Sante e Santi, la pala d'altare sorretta dalle figure delle Virtù Cardinali e Sarcofago di Giorgio Bracco con raffigurate le Virtù Teologali. Due portali comunicanti rispettivamente con la sacrestia e col convento. Manufatti scomposti nel 1672 col rifacimento della chiesa e con la costruzione del nuovo cappellone. Gli inserti superstiti sono posti all'esterno della porta laterale della chiesa di Sant'Agostino.[6]
  • 1508, Sarcofago, manufatto marmoreo, commissione di sepolcro per Violante di Francesco decorato con le raffigurazioni di Fede, Speranza e Carità, figura di donna giacente sul coperchio e Calvario, gli stemmi delle famiglie Di Francesco e Spadafora, opera documentata contigua e al di fuori della primitiva Cappella Mastrantonio nella basilica di San Francesco d'Assisi.[7]
  • 1508, Monumento sepolcrale, manufatto marmoreo realizzato in collaborazione con Bartolomeo Berrettaro commissionato da Carlo d'Aragona, barone di Avola. Il monumento consta di arco, pilastri con capitelli, architrave arricchito da fregi, scudi recanti le armi di casa Alliata, sarcofago con figura femminile giacente sul coperchio e angeli. L'opera è collocata lato vangelo in prossimità dell'altare maggiore della chiesa di Santa Maria di Gesù.[8]
  • 1509, Tribuna, decorazione marmorea realizzata in collaborazione con Bartolomeo Berrettaro, realizzata con pilastri, capitelli e tre arcate poste nel cappellone, decorazioni fitomorfi, scudi con le armi del casato patrocinante, statue e busti di santi, scene raffiguranti episodi di vita di San Francesco d'Assisi, l'Annunciazione e il Cristo Risorto. Altare con raffigurazioni delle Virtù Cardinali, stemmi con armi e tondo nella chiave dell'arco con figura di Vergine con bambino in rilievo. Manufatti commissionati da Carlo Villaraut, barone di Prizzi. Antonio Mongitore[9] riporta che il 2 di aprile del 1672 collassò in questa chiesa il cappellone e due cappelle contigue. La Madonna con bambino sedente, le statue di Sant'Antonio di Padova e San Bernardino da Siena, i tondi in marmo raffiguranti l'Annunziata e Arcangelo Gabriele, San Bernardino da Siena e San Ludovico da Tolosa in rilievo, ritrovati in seguito e oggi posti ai lati del cappellone secondo la tesi di Giovan Battista Filippo Basile sono verosimilmente componenti superstiti della primitiva tribuna. Opere documentate nella chiesa di Santa Maria degli Angeli detta la «Gancia».[10]
  • XVI secolo, Abside, manufatto marmoreo e stucchi, con la collaborazione di Bartolomeo Berrettaro, raffigurante la Vergine con bambino in Gloria su nimbi, schiere di putti alati e San Francesco, opera custodita in fondo all'altare maggiore della chiesa di Santa Maria degli Angeli detta la Gancia.
  • 1511, Lapide sepolcrale, manufatto marmoreo commissionato da Gregorio Cipollina, cappellano. Opera documentata nella chiesa di Santa Maria della Grotta, poi dispersa con la costruzione di Casa Professa della Compagnia di Gesù.[11]
  • 1511, Finestre, manufatti marmorei, bifore con colonnina intermedia. Opere documentate per l'abitazione del magnifico Vitale di Vitale.[5]
  • 1513, Colonne, manufatti marmorei. Opere documentate nel Palazzo Steri.[5]
  • 1516, Altare, manufatto marmoreo commissionato per il magnifico Francesco de' Bracci, opera documentata.[2]
  • 1517 - 1519, Sepolcro, manufatto marmoreo, commissione di monumento funebre per la moglie di Bernardino Perdicaro, opera documentata.[12]
  • 1517 - 1519,"Sepolcro, manufatto marmoreo, commissione di monumento funebre per di Bartolomeo Settimo 3º barone di Giarratana e Signore di Fitalia, opera documentata.[12]

Petralia Soprana[modifica | modifica wikitesto]

Duomo dei Santi Apostoli Pietro e Paolo:

  • 1498, Pietà, gruppo scultoreo, commissionata da Giovanni de Macaluso, con raffigurazioni del Cristo Risorto affiancato a sinistra da Maria Maddalena, a destra da San Giovanni Evangelista.
  • XVI secolo, Santi Pietro e Paolo Apostoli, statue marmoree, opere custodite nella bifora del campanile normanno.
    • San Giovanni Battista, statua marmorea, con le precedenti costituiva un trittico, opera documentata presso il fonte battesimale.
  • XVI secolo, Fonte Battesimale, manufatto marmoreo.

Polizzi Generosa[modifica | modifica wikitesto]

Termini Imerese[modifica | modifica wikitesto]

  • 1495, Natività di Cristo, gruppo scultoreo, opera commissionata dalla Confraternita dell'Annunziata della chiesa dell'Annunziata.[15]
  • 1504, Polittico, manufatto marmoreo, commissione in collaborazione con Bartolomeo Berrettaro concepita per i procuratori della Cappella del Sacramento di Termini Imerese. L'opera è consegnata in modo scomposito e in tempi successivi all'ingrandimento dell'edificio, la Nostra Donna del Soccorso seduta col bambino in grembo è documentata al presente nell'abside, dietro l'altare maggiore. Le figure di San Pietro Apostolo, San Paolo Apostolo, San Giacomo Maggiore e San Giovanni Battista, sono documentate da Gioacchino di Marzo malposte nel prospetto. Nelle ultime due figure si riconosce la mano del Giuliano Mancino. La commissione è completata con lo scioglimento della società dopo il 1517. I manufatti disassemblati della facciata sono al presente sostituiti con copie, gli originali sono posti all'interno del tempio. Gli elementi superstiti del polittico destinato alla primitiva chiesa di Santa Maria la Nova sono custoditi nel duomo di San Nicola di Bari.[16][17]

Ragusa e provincia[modifica | modifica wikitesto]

Trapani e provincia[modifica | modifica wikitesto]

Polittico marmoreo all'interno della chiesa madre San Silvestro Papa di Calatafimi.

Trapani[modifica | modifica wikitesto]

Attribuzioni[modifica | modifica wikitesto]

  • 1495, Portale, manufatto marmoreo di stile rinascimentale.[27] L'architrave reca scolpita l'immagine di Gesù benedicente circondato da cherubini e angeli in adorazione. Gli stipiti, delimitati da esili colonne tortili e suddivisi in riquadri, mostrano i busti degli apostoli che recano i cartigli contenenti i passi del Credo. Ogni personaggio è identificabile per il nome inciso sull'aureola mentre l'inclinazione dei rotoli cartacei crea l'illusione di elaborate colonne tortili e di un lungo documento recante il sacro testo scritto. L'opera costituisce l'ingresso principale della chiesa di Santa Maria di Gesù del convento nell'omonima località presso il Monte Grifone di Palermo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 106.
  2. ^ a b Gioacchino di Marzo, pp. 127.
  3. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 119.
  4. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 120.
  5. ^ a b c Gioacchino di Marzo, pp. 118.
  6. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 108, 109 e 110.
  7. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 110.
  8. ^ Pagina 289, Francesco San Martino De Spucches, Mario Gregorio, "La Storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalle loro origini ai giorni nostri" [1], Volume IX, Palermo, 1940.
  9. ^ "Le chiese e case de' Regolari in Palermo".
  10. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 113, 114 e 115.
  11. ^ a b c Gioacchino di Marzo, pp. 117.
  12. ^ a b c d e Opera completata dopo lo scioglimento della società con lo scultore Bartolomeo Berrettaro. Post 19 ottobre 1517.
  13. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 60 - 62.
  14. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 111.
  15. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 103.
  16. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 106, 107 e 108.
  17. ^ Touring Club Italiano, pp. 443.
  18. ^ a b Touring Club Italiano, pp. 570.
  19. ^ Touring Club Italiano, pp. 557.
  20. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 132.
  21. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 128 e 129.
  22. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 122.
  23. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 125.
  24. ^ Touring Club Italiano, pp. 287.
  25. ^ a b Gioacchino di Marzo, pp. 131.
  26. ^ a b c Gioacchino di Marzo, pp. 124.
  27. ^ Pagina 230, "Guida d'Italia" - "Sicilia" [2], Touring Club Italiano.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gioacchino di Marzo, Delle belle arti in Sicilia dai Normanni alla fine del sec. XVI, Palermo, 1858 - 1862.
  • Gioacchino di Marzo, Memorie storiche di Antonello Gagini e dei suoi figli e nipoti, scultori siciliani del secolo XVI, Palermo, 1858.
  • Gioacchino di Marzo, I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI. Memorie storiche e documenti, 2 voll., Palermo, 1880-1883.

(IT) "Guida d'Italia" - "Sicilia", Touring Club Italiano.

(IT) Gioacchino di Marzo, "I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI; memorie storiche e documenti", Conte Antonio Cavagna Sangiuliani di Gualdana Lazelada di Bereguardo, Volume I e II, Palermo, Stamperia del Giornale di Sicilia.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]