Chiesa di Santa Maria Assunta (Polizzi Generosa)

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Chiesa di Santa Maria Assunta
Madonie 4 0047.jpg
StatoItalia Italia
RegioneSicilia Sicilia
LocalitàPolizzi Generosa-Stemma.png Polizzi Generosa
Religionecattolica
TitolareMaria Santissima Assunta
Diocesi Cefalù
Inizio costruzioneXI secolo
Completamento1791

La chiesa di Santa Maria Assunta o chiesa di Santa Maria Maggiore è il principale luogo di culto di Polizzi Generosa. Appartenente alla Diocesi di Cefalù sotto il patrocinio di Gandolfo da Binasco, arcipretura di Polizzi Generosa.

Cenni al culto[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio sorge nella parte alta della città ai piedi del colle denominato «Castello» con prospetto rivolto a levante. Le prime strutture risalgono all'epoca normanna[1] erette per volontà della contessa Adelasia di Adernò, nipote del Gran Conte Ruggero, consorte di Rinaldo dell'Aquila e signora di Polizzi. La costruzione è ingrandita sotto i Ventimiglia[1] in stile gotico e varie volte rimaneggiata nel corso dei secoli, profondamente modificata nel 1690,[1] fino alla parziale riedificazione del 1794. I caratteri originali normanni sono riconoscibili sotto il cinquecentesco portico laterale[1], nella finestra lunga e stretta e nell'antico portale denominato di «San Cristoforo».

A Gandolfo Buongiorno spettano le modifiche del prospetto e la demolizione del primitivo campanile.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'impianto è di tipo basilicale a tre navate[1] suddivise da pilastri con capitelli e archi a sesto acuto. Giurati, nobili, confraternite hanno contribuito ad arricchirla dopo il passaggio al demanio regio dotandola di cappelle, coro, organo, il Crocifisso e la cona grande, polittico realizzato da Antonello Crescenzio.

Sulla porta d'ingresso sono poste La Strage degli Innocenti e Il Martirio dei Diecimila Martiri, opere di Johannes de Matta, rispettivamente tempera e olio su tela, ambedue collocabili nel quarto decennio del XVI secolo.

Navata destra[modifica | modifica wikitesto]

In prossimità dell'ingresso è collocato il fonte battesimale, manufatto marmoreo attribuito a Giorgio da Milano, l'opera rinascimentale reca sull'esterno della conca raffigurate in rilievo l'Annunciazione, la Natività, l'Adorazione dei Magi, il Battesimo di Gesù. Le pareti delle prime campate sono impreziosite da dipinti su tela di Giuseppe Salerno, lo «Zoppo di Gangi», raffiguranti rispettivamente Il trionfo dell'eucaristia e La Natività del Signore (1616 - 1617), provenienti dalla chiesa di San Giuseppe.

Tra i manufatti più importanti la Cappella di San Gandolfo ospitante l'Urna di San Gandolfo. Quest'ultima opera degli argentieri Andrea Di Leo, Nibilio Gagini, Giuseppe Gagini, Giovanni Zuccaro, realizzata tra il XVI e XVII secolo su incarico dei Giurati e dell'Università di Polizzi nel 1549, con successivi interventi su una preesistente cassa di legno del 1320. Il primitivo involucro è interamente rivestito da lamine d'argento, suddiviso in nicchie intervallate da paraste, contenenti le statuette degli Apostoli, San Francesco d'Assisi, Sant'Antonio di Padova e l'Annunciazione. Il mezzobusto sormonta il manufatto caratterizzato dalle pregevoli fattezze del volto argenteo di San Gandolfo, opera magistrale di Nibilio Gagini.

Altra espressione del rinascimento il Trittico marmoreo di Bartolomeo Berrettaro e Giuliano Mancino realizzato con la collaborazione di Francesco del Mastro. Attente analisi suggeriscono l'intervento di Antonello Gagini nella realizzazione delle fattezze del realistico Poverello. L'opera raffigura la Vergine con bambino tra San Francesco d'Assisi e Sant'Antonio di Padova, commissione nel 1524, proveniente dalla chiesa di San Francesco.

Cappella di San Giuseppe: nell'ambiente è collocata la Custodia del Sacramento, manufatto commissionato a Giorgio da Milano dalla Compagnia del Sacramento per la Cappella del Sacramento nel 1496. L'opera è realizzata e completata in tempi successivi da Bartolomeo Berrettaro, Pier Paolo di Paolo Romano, Luigi di Battista, infine decorata da Johannes de Matta. Raffigura la Trasfigurazione di Cristo, Mosè, Elia e gli Apostoli. Il Cristo trasfigurato dopo il disassemblaggio, assieme ad altre figure è stato collocato all'esterno della facciata nel portico, più tardi, nell'attuale cappella. I Profeti sono stati inseriti nei pilastri del cappellone, le figure degli Apostoli confinate in un magazzino.[2]

Transetto destro[modifica | modifica wikitesto]

Cappella di San Gandolfo. Il manufatto contiene l'arca marmorea del santo. Opera commissionata dai Giurati di Città e dal Procuratore della Cappella a Domenico Gagini nel 1482. La lastra tombale di copertura raffigura la figura giacente di San Gandolfo, nella predella sono raffigurati gli Apostoli con Maria Vergine, quattro angeli e le scene della Predica nella matrice per la Quaresima, il Trasporto dell'Arca, la Venerazione dei fedeli scolpite attorno al cuscino.[1][3] Documentata una "Ultima Cena", bassorilievo marmoreo realizzato dalla stesso autore.[1]

Transetto sinistro[modifica | modifica wikitesto]

Altare maggiore[modifica | modifica wikitesto]

Madonna con bambino, statua marmorea opera documentata di Giuliano Mancino del 1508.[4]

Tesoro[modifica | modifica wikitesto]

Feste religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Festa di San Gandolfo, terza domenica di settembre.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h Touring Club Italiano, pp. 464
  2. ^ Pagine 60 - 62, Gioacchino di Marzo (Conte Antonio Cavagna Sangiuliani di Gualdana Lazelada di Bereguardo), "I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI; memorie storiche e documenti." [1], Volumi I e II, Stamperia del Giornale di Sicilia, Palermo.
  3. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 77 / 85
  4. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 111

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]