Chiesa di San Francesco d'Assisi (Palermo)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Chiesa di San Francesco d'Assisi
Basilica San Francesco d'Assisi, Palermo.jpg
La facciata
Stato Italia Italia
Regione Sicilia Sicilia
Località Palermo-Stemma da Il blasone in Sicilia (Tav 86).pngPalermo
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Francesco d'Assisi
Diocesi Arcidiocesi di Palermo
Stile architettonico gotico, barocco
Inizio costruzione XIII secolo
Completamento XIII secolo

Coordinate: 38°07′N 13°22′E / 38.116667°N 13.366667°E38.116667; 13.366667

L'interno

La Basilica di San Francesco d'Assisi è un luogo di culto cattolico del Centro storico di Palermo ubicato nel mandamento della Kalsa o Tribunali nei pressi di Corso Vittorio Emanuele.[1]

Il complesso monumentale nelle prime guide cittadine è noto come Real Chiesa di San Francesco d'Assisi e Convento francescano dei Frati Minori Conventuali localmente detti «de' Chiodari».[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini epoca sveva[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1224, lo storiografo, biografo, letterato Vadingo riporta la fondazione del primo convento in prossimità delle mura della città, san Francesco d'Assisi è ancora vivente. Gli ecclesiastici locali col sostegno dei Saraceni cacciano i frati da Palermo. I francescani riparano in continente e riferiscono l'episodio a Papa Gregorio IX a Viterbo. Con un breve apostolico il Papa ordina la riedificazione della struttura all'arcivescovo Landone di Messina, approfittando dell'assenza temporanea del titolare palermitano Berardo di Castagna, amico intimo e fedele dell'imperatore Federico II di Svevia, impegnato ad accompagnare il sovrano in Germania.[3]

Epoca aragonese[modifica | modifica wikitesto]

Gli interventi relativi le tre absidi comportano l'allungamento e il conseguente ingrandimento delle navate e del corpo centrale dell'edificio. Sono realizzati i portali e le diverse cappelle in stile gotico e rinascimentale, tra cui la "Cappella Mastrantonio", prima manifestazione del Rinascimento siciliano. Numerosi sono gli esponenti, presenti in basilica con capolavori, appartenenti alle correnti lombardo-ticinese, toscano-carrarese, veneto-dalmata e alle scuole siciliane che hanno avuto la ventura di formarsi e operare presso le rinomate corti delle città d'arte italiane e straniere: Antonio di Belguardo, Antonio Scaglione, Giuseppe Giacalone, Francesco Laurana, Pietro de Bonitate, Gabriele di Battista, Domenico Pellegrino, Iacopo de Benedetto, Domenico Gagini, Antonello Gagini, Antonio Gagini, Giacomo Gagini, Giuliano Mancino, Antonio Berrettaro, Antonello Crescenzio, Cesare da Sesto, Mariano Smiriglio e Vincenzo da Pavia.

Epoca spagnola[modifica | modifica wikitesto]

  • XVIII secolo, Barocco siciliano e Rococò:
    • 1723, Lo spazio è diviso in tre navate suddivise da 14 colonne. Di alcune di esse, per assicurare maggiore stabilità alle strutture è praticata la parziale conversione o inglobamento in pilastri quadrati. È netta la separazione delle campate supplementari derivante dall'allungamento longitudinale della costruzione. Gli intradossi delle arcate ogivali presentano cornici contenenti affreschi raffiguranti figure bibliche e santi. Giacomo Serpotta adorna l'interno con le statue delle "Virtù francescane" e decorazioni in stucco.
    • 1735, Rifacimento della facciata, all'interno è ripristinato il misto gotico.

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Il rosone restaurato della facciata.
  • XX secolo, Restauro, la riscoperta e la rivalorizzazione di molteplici tesori d'arte:
    • 1943 1º marzo, Ordigni colpiscono l'area compresa la parte mediana della navata sinistra e le aree dell'adiacente Convento.
    • 1943 9 maggio, Ordigni colpiscono l'area delle absidi. Tutti i monumenti limitrofi sono gravemente danneggiati. La primitiva copertura a capriate, poi sostituita con volte a crociera, per essere trasformata in volte a botte limitatamente alla navata centrale, è ampiamente squarciata. Ogni superficie si presentava riccamente e totalmente adorna di fregi, stucchi, decorazioni e affreschi, le colonne trasformate in pilastri quadrati o rettangolari; desolatamente rovinata ed esposta alle intemperie dopo i pesanti bombardamenti. Con la lunga fase di ricostruzione e di restauri, la chiesa è spogliata da tutti gli orpelli ottocenteschi. Recuperata e restituita al primitivo splendore medievale è dotata di un tetto a falde.
    •  ?, È ripristinato l'aspetto originario della facciata con la ricostruzione del rosone danneggiato nel terremoto. Il restauro è diretto da Giuseppe Patricolo.
    •  ?, Negli ultimi tre decenni numerose campagne di restauro hanno interessato le numerose cappelle.

Nel dicembre del 1924 papa Pio XI conferisce all'insigne luogo di culto la dignità di basilica minore.[4]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Arte e architettura[modifica | modifica wikitesto]

Volte Navata sinistra

La facciata principale dell'edificio, di impianto gotico, presenta tre portali del XIV secolo. Il grande portale centrale è sormontato da un elegante rosone ricostruito nel XX secolo.

Nel timpano del portale sovrastante l'arco chiaramontano è presente una trifora cieca, le superfici interne delle aperture ospitano gli affreschi della "Vergine in trono" collocata tra le figure di "San Francesco" e "Santa Chiara".

Il portale, espressione del gotico, fiorito presenta decorazioni a zig zag su tre ordini di ghiere o strombature originate da altrettanti ordini di colonne in progressione concava. Sono presenti i simboli degli Evangelisti, ai lati due formelle simmetriche con altorilievi raffiguranti l'Annunciazione, un Ecce Homo é collocato sul portale sinistro e lo stemma dei Francescani.

L'interno dell'edificio è composto dal vano basilicale, suddiviso in tre navate da archi acuti su pilastri, dall'abside maggiore quadrangolare e da sedici cappelle. Le navate laterali sono coperte ancora con le volte a crociera originarie, mentre la navata centrale è coperta dal soffitto a capriate realizzato dopo i restauri del XX secolo. Le navate laterali conservano ancora le bifore gotiche originali.

Fra le cappelle laterali, di notevole rilievo è la Cappella Mastrantonio (1468-1469), opera realizzata in collaborazione da Francesco Laurana e Pietro de Bonitate, che irrompe con le prime forme del Rinascimento siciliano in un clima ancora tardo gotico.

Nella tribuna della chiesa si trova il monumento di Atanasio Speciale, realizzato nel 1473 da Domenico Gagini e nella "Cappella del Sacro Cuore" una scultura della "Madonna del Soccorso", opera dello stesso artista.

La Cappella dell'Immacolata è decorata con marmi policromi seicenteschi. Le volte sono decorate a stucchi e affreschi da Pietro Novelli (prima metà del XVII secolo).

La chiesa è inoltre adornata da un ciclo di dieci statue raffiguranti le Virtù francescane realizzate nel 1723 e considerate tra le opere migliori di Giacomo Serpotta[5]: la "Carità", la "Teologia", la "Fortezza", la "Verità", la "Fede", la "Mansuetudine", la "Modestia", l'"Umiltà", nell'andito che conduce alla sagrestia le statue della "Castità" e "Vittoria".

La navata destra lato sud[modifica | modifica wikitesto]

"Cappella di San Giorgio" e "Arco di San Ranieri di Pisa".
  • I robusti pilastri centrali segnano la linea di demarcazione tra la preesistente chiesa e l'edificio a noi pervenuto. L'allungamento della struttura oltre alla realizzazione delle cappelle dell'attuale presbiterio comporta l'ingrandimento delle volte delle navate che, nel lato sinistro assomigliano a degli incavi alle pareti, al contrario sul lato destro, sono costituite da vani coperti da proprie volte e viceversa. La dissimmetria è dovuta alle continue interruzioni dei lavori in epoche differenti dettate da logistiche, vicende politiche e impedimenti verificatisi durante le varie dominazioni.

Controfacciata destra: Portale della «Cappella Chirco», la primitiva cappella oggi ingloba la porta laterale destra ovvero uno degli accessi della facciata principale della basilica. Luogo patrocinato e destinato ai monumenti sepolcrali della famiglia di Giacomo De Chirco giureconsulto dal 1465[6][7][8][9]. Area già deputata alla sepoltura dei «Disciplinati francescani di San Niccolò lo Reale». Il manufatto marmoreo è attribuito a Domenico Gagini e alla sua bottega datato 1473, i medaglioni dei pennacchi recano i profili dei committenti.

  • XVII secolo terza decade, la realizzazione delle entrate laterali del prospetto della basilica ha comportato lo smembramento parziale di alcuni manufatti successivamente disposti nella «Cappella Alliata» e nella «Cappella Reggio».

Sulla parete della navata destra sono presenti le seguenti Cappelle:

  • Prima campata: "Cappella di Santa Rosalia" o primitiva "Cappella del Rosario" o «Cappella Scavuzzo». Luogo già patrocinato e destinato ai monumenti sepolcrali della famiglia Scavuzzo[10]. È presente un altare, nella sopraelevazione campeggia la tela della "Santuzza" di Gaetano Mangano. Sotto la mensa è collocata la statua della santa.
  • Seconda campata: Cappella di San Giorgio già primitiva Cappella di San Giuseppe o «Cappella Lambardi». Luogo patrocinato e destinato ai monumenti sepolcrali della famiglia del nobile pisano Paolo Lambardi.
    • 1503 - 1505, Il Portale di San Ranieri di Gabriele di Battista realizzato in collaborazione con Domenico Pellegrino e Iacopo de Benedetto, raffigura otto episodi della vita del santo patrono pisano (La spoliazine dalle ricche vesti, San Ranieri penitente, La liberazione dell'indemoniata, San Ranieri resuscita la figlia di un medico, Il viaggio di ritorno dalla Terra Santa, Il miracolo di Messina, Il transito di San Ranieri, Le campane a stormo, La burrasca di San Ranieri), gli stemmi della città sorretti da putti ricavati nei piedistalli, i medaglioni nei pennacchi dell'arco, l'animata serie di scene sulla trabeazione, i ricchi fregi nell'intradosso. Il culto di San Ranieri, Santo al quale è dedicato l'arco istoriato d'accesso alla cappella, è riconducibile al luogo di culto della comunità pisana presso la Chiesa di San Ranieri dei Pisani e della Compagnia dei Santi Quaranta Martiri al Casalotto, luogo di culto edificato sulle catacombe dei primi martiri cristiani. Lo stesso culto è condiviso nella città di Messina.[9]
    • 1526, Altare e altorilievo marmoreo, opere di Antonello Gagini raffiguranti San Giorgio, il drago e la principessa. L'opera proviene dalla primitiva Cappella di San Giorgio commissionata dalla comunità genovese, anticamente ubicata approssimativamente nei locali in corrispondenza l'attuale vestibolo della sacrestia, con accesso dal chiostro settentrionale del Convento. Nei sei medaglioni sono raffigurati San Giovanni Battista, Santo Stefano, San Girolamo, San Lorenzo, San Cristoforo, San Sebastiano e gli stemmi della Repubblica di Genova. Sul timpano sorretto da colonne è raffigurata una Madonna con Bambino e putti.
    • 1975, Nell'attuale rifacimento, consistente nell'assemblaggio delle due opere d'arte, troviamo i riferimenti alle due diverse comunità della storia di Palermo: la genovese e quella pisana. Esternamente il portale delimita la cappella ove campeggia l'altare contenente l'altorilievo. Si giunge a questa felice combinazione dopo una serie di tentativi di trasferimenti dell'opera gaginiana, sottoposta per la specifica sistemazione, a necessari quanto minuziosi interventi di restauro.
  • Terza campata: "Cappella di Santa Maria degli Angeli".[9]
Sarcofago di Elisabetta Amodei "Cappella del Sacro Cuore".
  • Quarta campata: "Cappella del Sacro Cuore" o «Cappella Amodei». Luogo patrocinato e destinato ai monumenti sepolcrali della famiglia Federici - Amodei - Agostino.
  • Quinta campata: "Cappella del Beato Gerardo Gagnoli" o «Cappella Grimaldi». Luogo patrocinato e destinato ai monumenti sepolcrali della famiglia Grimaldi.
    • L'ambiente contiene due sarcofagi della famiglia Grimaldi. La primitiva cappella è segnalata presso il vestibolo della sacrestia ubicata nella navata opposta. L'area delimita la porzione d'edificio dopo l'allungamento delle navate effettuato nel XV secolo.
  • Sesta campata: "Cappella dell'Ecce Homo" o «Cappella Lampugnano». Luogo patrocinato e destinato ai monumenti sepolcrali della famiglia Lampugnano. Rivestita con marmi mischi, con bassorilievi di Ignazio Marabitti: la "Flagellazione" e "Viaggio al Calvario". Dello stesso autore il paliotto con bassorilievo della "Pietà".
  • Settima campata: "Cappella del Santissimo Crocifisso" o «Cappella Calvello» o Caravello. Luogo patrocinato e destinato ai monumenti sepolcrali della famiglia di Giovanni Calvello. È considerata dal punto di vista documentale la parte più antica della chiesa. Nella campata è presente la stele di Giuseppe Dominici presidente del Concistoro.
    • XIII secolo, La cappella absidata con costoloni presenta decorazioni e tarsie di lava riproducenti lo stemma della famiglia Calvello e dei Chiaramonte.
    • XVIII secolo, "Crocifisso" alla parete. I manufatti sono stati riportati all'aspetto originario nel 1931 da Francesco Valenti liberandola dagli orpelli barocchi dovuti alle manomissioni del 1734.
  • Ottava campata: "Cappella della Madonna delle Grazie" o «Cappella Afflitto». Luogo patrocinato e destinato ai monumenti sepolcrali delle famiglie Afflitto - La Grua, mercanti, amministratori reali e vicari generali presso la curia arcivescovile.


  • "Cappella di San Bernardo" documentata in prossimità della quarta colonna destra.
  • "Cappella di Dio Padre" documentata in prossimità del campanile.
  • "Cappella Renda" documentata esternamente alla primitiva "Cappella Mastrantonio".
  • "Cappella delle Stimmate" documentata lungo la navata sinistra.
  • "Cappella Di Francesco - Spadafora", documentata contigua e al di fuori della primitiva "Cappella Mastrantonio".[12]

La navata sinistra lato nord[modifica | modifica wikitesto]

Statua della Madonna col Bambino e San Giovannino "Cappella della Madonna della Neve".
"Portale Mastrantonio".
Sepolcro Alliata "Cappella della Madonna della Neve".
"Madonna della Neve" e Sepolcro Alliata "Cappella della Madonna della Neve".

Controfacciata sinistra: Arco della "Cappella di Santa Elisabetta" o «Cappella Del Tignoso», già "Cappella di Santa Lucia" e primitiva "Cappella dei Tre Re". Luogo patrocinato e destinato ai monumenti sepolcrali della famiglia Del Tignoso.[9]

Sulla parete della navata sinistra sono presenti le seguenti cappelle:

  • Prima campata: 1488, "Cappella della Madonna della Neve" o «Madonna ad Nives» o «Cappella Alliata». Luogo patrocinato e destinato ai monumenti sepolcrali delle famiglie Alliata - Platamone.
    • XV secolo, Il "Portale" e il gruppo marmoreo della "Madonna col Bambino e San Giovannino" sono attribuiti a Domenico Gagini (controversa attribuzione a Pietro de Bonitate), anche la "Madonna della Neve" presente nel tabernacolo marmoreo sovrastante il sarcofago della parete sinistra. Tra le decorazioni campeggiano gli stemmi delle famiglie detentrici del patronato della cappella. I sepolcri di Mariano e di Sigismondo Alliata sono di bottega gaginiana.[13]
    • 1819, Gaspare Palermo documenta una statua della "Santissima Vergine" e una statua sulla sinistra, oggi collocata altrove, identificandola come della "Madonna della Grazia" o "Vergine in trono" proveniente dalla "Cappella Chirco". La nota permette di ricostruire in parte le disposizioni delle primitive cappelle e l'esatta denominazione delle opere d'arte nell'attuale rimodulazione.
  • Terza campata: "Cappella di Sant'Antonio di Padova". È presente un altare con decorazioni in marmi mischi.
  • Quinta campata: "Cappella in stile Chiaromontano". Luogo patrocinato e destinato ai monumenti sepolcrali della famiglia fiorentina di Antonio di Mastrantonio - Bardi, mercanti e banchieri toscani.[13][15]
    • L'arco d'ingresso restaurato presenta decorazioni a zig-zag tipiche dello stile Chiaromontano. Nell'intradosso di tale arco sono presenti tracce di affreschi giotteschi di "San Gregorio" e "San Girolamo".[15]
    • È documentata come primitiva "Cappella Mastrantonio" fino al secondo conflitto mondiale. La tomba del committente è scampata alle rovine insieme altri sepolcri interrati o preventivamente protetti, il "Portale Mastrantonio" minuziosamente ricomposto, in seguito al fortuito rinvenimento dei reperti medievali, è rimontato e costituisce l'arcata della quarta campata.[16]
    • XVII secolo, "Visione di San Francesco d'Assisi", dipinto, costituisce la sopraelevazione dell'altare, opera di Pietro Novelli.[15] Durante i bombardamenti del secondo conflitto mondiale la stabilità della cappella e dei locali adiacenti al convento è stata seriamente compromessa. Questa cappella costituiva il termine della navata sinistra, quindi la più vicina al primitivo presbiterio, prima dell'ingrandimento della chiesa del XV secolo. Le cappelle sono costituite da vani singoli con relativa volta.
  • Ingresso sacrestia. Sull'arco l'immagine del Beato Gerardo Gagnoli per indicare l'esistenza della primitiva "Cappella del Beato Gerardo Gagnoli" ad esso dedicata, attualmente trasferita nella quinta cappella della navata opposta. L'accesso delimita la porzione d'edificio dopo l'allungamento delle navate effettuato nel XV secolo. Le cappelle sono addossate o appena rientranti nelle pareti, il soffitto delle navate è costituito da grandiose volte a crociera.
  • Settima campata: "Cappella di San Giovanni Evangelista" o «Cappella Reggio». Luogo patrocinato e destinato ai monumenti sepolcrali della famiglia Reggio. In una piccola nicchia sotto un baldacchino marmoreo riproducente panneggi è custodito il busto in terracotta di "San Giovanni Evangelista" opera di Antonello Gagini. Ai lati le statuette delle "Virtù" provenienti dallo smantellamento parziale della «Cappella Chirco».
  • Ottava campata: "Cappella della Madonna del Rosario" o «Cappella Campo». Luogo patrocinato e destinato ai monumenti sepolcrali della famiglia Campo, Barresi e Speciale.[15]
    • 1464, "Sarcofago" di Antonello Speciale, monumento funerario. La lastra tombale con l'effige del giovane faceva parte del grande sepolcro della famiglia Speciale scolpita da Domenico Gagini, opera commissionata da Pietro Speciale, pretore di Palermo e presidente del regno. In seguito ai danneggiamenti a causa del secondo conflitto mondiale, del grande manufatto sono pervenuti, dopo lunghi restauri, la lapide e la figura giacente del giovinetto.[17]


  • "Cappella dell'Assunta" documentata nella navata sinistra.

Abside[modifica | modifica wikitesto]

{Sezione in aggiornamento}

  • Altare maggiore. Dall'ogiva dell'arco trionfale pende il "Crocifisso" su tavola, opera moderna di padre Antonio Cianci.

Absidiola destra[modifica | modifica wikitesto]

{Sezione in aggiornamento}

"Cappella dell'Immacolata Concezione" o "Cappella Senatoria".
"Cappella di San Francesco d'Assisi".
  • Absidiola destra: "Cappella dell'Immacolata Concezione" o «Cappella Senatoria», (1650c. - fine XVIII secolo).

Il 1441 annovera la costruzione della "Cappella Senatoria" dell'Immacolata Concezione eretta da Giovanni Filangieri e Giovanni Ventimiglia con diritto di sepoltura per le famiglie Filangieri, Ventimiglia, Migliacci.[19],[20] Risale al 1624 il voto[21] solenne del Senato Palermitano fatto al Cardinale Giannettino Doria consistente in varie promesse formali e al versamento di 100 onze annuali da destinare alle varie necessità, in primis il finanziamento dei lavori per l'abbellimento della cappella che hanno uno sviluppo determinante a partire dal 1653.[22]

L'ipogeo e la cappella si prestano a ricevere anche le sepolture dei Capitani di giustizia, Pretori, Senatori e Maestri Notari.

  • 1792, È innalzato l'attuale altare che contiene il quadro mosaico dell'"Immacolata Concezione" eseguito a Roma nel 1772 su bozzetto di Vito D'Anna. L'altare è ornato di marmi mischi, presenta due colonne tortili intarsiate, sulle cimase del timpano sono presenti figure d'angelo opere di Ignazio Marabitti.

Di Salvatore Valenti il paliotto intarsiato riproducente un prospettiva. È presente uno stendardo di Gaetano Bonanno e Filangieri 1739.

Absidiola sinistra[modifica | modifica wikitesto]

{Sezione in aggiornamento}

  • Absidiola sinistra: "Cappella di San Francesco d'Assisi", XVII secolo.

Nel 1475 segue la costruzione della Cappella di San Francesco di Cristofaro de Benedetto. L'attuale simulacro sostituisce la statua antica opera di Simone Greppi Genovese. L'altare è ornato di marmi mischi e presenta due coppie di colonne tortili intarsiate e poste in prospettiva: degradanti verso l'esterno (convessa).

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Nella chiesa di trova l'organo a canne Tamburini opus 436, costruito nel 1961[24]. Esso è situato sulla parete fondale dell'abside maggiore, sopra una cantoria lignea appositamente costruita, ed ha la facciata composta dalle canne del registro di Principale 16'. Lo strumento, composto da tre tastiere di 61 note ciascuna ed un pedaliera concavo-radiale di 32, ha la seguente disposizione fonica:

Prima tastiera - Positivo
Principale 8'
Flauto a camino 8'
Ottava 4'
Flauto 4'
Decimaquinta 2'
Decimanona 1.1/3'
Cornetto 2 file 2.2/3'-1.3/5'
Ripieno 5 file 2'
Clarinetto 8'
Campane
Tremolo
Seconda tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale 8'
Flauto traverso 8'
Ottava 4'
Flauto 4'
Decimaseconda 2.2/3'
Decimaquinta 2'
Gran ripieno 7 file 2'
Tromba 8'
Voce umana 8'
Terza tastiera - Espressivo
Bordoncino 16'
Corno di notte 8'
Salicionale 8'
Viola di gamba 8'
Principalino 8'
Flauto ottaviante 4'
Nazardo 2.2/3'
Silvestre 2'
Terza 1.3/5'
Pieno 5 file 2'
Cornetto combinato 8'
Oboe 8'
Voce celeste 8'
Campane 8'
Tremolo
Pedale
Acustico 32'
Contrabbasso 16'
Subbasso 16'
Bordone 16'
Gran Quinta 10.2/3
Basso 8'
Bordone 8'
Amabile 8'
Corno 4'
Trombone 16'
Trombone 8'
Claroncino 4'

Convento francescano[modifica | modifica wikitesto]

Il Convento francescano dei Frati Minori Conventuali detto «de' Chiodari» sorge presso la chiesa di San Francesco d'Assisi alla Kalsa.

Nel passato centro di attività intellettuale e sede del centro di Studio Generale di Teologia, il convento annovera tra i suoi ministri:

La struttura possiede 2 chiostri:

Nel XVIII secolo è aggiunta l'ala meridionale e prolungata l'ala settentrionale, è inoltre costruito il noviziato ove oggi risiedono i frati. La scala d'accesso ai dormitori costituisce elemento artistico d'importante rilevanza.

Per le dimensioni il convento è stato mira del governo borbonico prima e in seguito di quello italiano. Trasformato in caserma e ospedale dalle truppe borboniche, nel 1848 vi si riuniscono le Camere del Parlamento Siciliano. Il 18 ottobre 1863 è occupato da truppe militari, nel 1865 è destinato a Corte di Assise, nel 1866 tutti i religiosi sono costretti ad abbandonarlo.

Alcuni locali sono attualmente occupati dall'Archivio storico Comunale, dalla Biblioteca Francescana, dalla Pinacoteca Provinciale e dall'Officina di studi medievali.

Nelle strutture avevano sede:

Personalità e famiglie sepolte o ricordate in San Francesco[modifica | modifica wikitesto]

{Sezione e elenco in aggiornamento}

Alla stessa stregua della Chiesa di San Domenico che dalla metà del XIX secolo è adibita a Pantheon dei siciliani illustri, anche la basilica e le dipendenze dei francescani alla Kalsa si prestano ad ospitare le sepolture delle potenti famiglie committenti. Sin dalle origini nel XIII secolo ogni singolo spazio è deputato alla costruzione di memoriali per la celebrazione dei potenti, insigni, influenti insediatisi a Palermo, nuclei giunti in epoca normanna e incrementatisi durante le vicende politiche e gli intensi scambi commerciali nelle epoche svevo - angioino - aragonese - spagnola.

In tutti gli ambienti sono allocate intere cappelle, ipogei, lapidi, tombe, sarcofagi, cenotafi, stemmi, raffigurazioni di blasoni e targhe che ne commemorano e perpetuano il patrocinio, il ricordo, la posizione, la fama e le opere.

Si possono ammirare tra le già citate opere architettoniche, opere scultorie di Antonio di Belguardo, Antonio Scaglione, Giuseppe Giacalone, Francesco Laurana, Pietro de Bonitate, Gabriele di Battista, Domenico Pellegrino, Iacopo de Benedetto, Domenico Gagini, Antonello Gagini, Antonio Gagini, Giacomo Gagini, Giuliano Mancino, Antonio Berrettaro, Antonello Crescenzio, Cesare da Sesto, Mariano Smiriglio e Vincenzo da Pavia, molto spesso, espressioni artistiche d'altissimo pregio. Un'escursione tra le navate, fra gli stemmi presenti nel coro, capitelli sparsi nei chiostri e negli ambienti del convento consente di stilare il seguente elenco:

  • Abbate nucleo storico familiare d'origine napoletana;
  • Abatelli o Patella nucleo storico familiare d'origine lucchese;
  • Afflitto nucleo storico familiare d'origine napoletana;
  • Ages o Liages o Lisages nucleo storico familiare d'origine catalana;
  • Agostino nucleo storico familiare d'origine pisana, insieme ai nuclei dei Federico e degli Omodei detiene il patrocinio della terza cappella;
  • Aiutamicristo o Ajutamicristo nucleo storico familiare d'origine pisana;
  • Arrighetti detiene il patrocinio della "Cappella della congregazione del Porto e Riporto";
  • Bardi alias Mastrantonio nucleo storico familiare d'origine fiorentina. Il portale costituisce l'arco d'ingresso della quarta cappella sinistra. Antonio Mastrantonio barone di Calcusa o Fontanamurata e Aci è sepolto nella quinta cappella. L'arco è stato spostato dalla quinta alla quarta cappella dopo il periodo bellico per via delle distruzioni apportate dai bombardamenti del secondo conflitto mondiale;
  • Barresi, insieme ai nuclei dei Campo detiene il patronato dell'ottava cappella sinistra;
  • Basadone nucleo storico familiare d'origine genovese, sepolture nella primitiva "Cappella di San Giorgio" ubicata nell'area del Convento;
  • Bellacera nucleo storico familiare d'origine pisana, detiene il patronato della "Cappella di San Francesco d'Assisi";
  • Bologna o Beccadelli di Bologna nucleo storico familiare d'origine bolognese, titolare del patrocinio della "Cappella di San Bernardo" localizzata nelle adiacenze della quarta colonna destra. Ottengono la quarta cappella sinistra denominata "Cappella dei Tre Re" divenuta "Cappella di Santa Elisabetta";
  • Bonanno nucleo storico familiare d'origine pisana, titolari del patrocinio della "Cappella di Sant'Antonio" addossata al pilastro sinistro, titolare successivamente della "Cappella di Dio Padre" documentata sotto il campanile;
  • Branci o Branchi titolari della "Cappella dei Tre Re" divenuta "Cappella di Santa Elisabetta" e passata ai Crispo quindi ai Beccadelli di Bologna;
  • Calvello o Caravello nucleo storico familiare d'origine veneziana, titolari del patrocinio della "Cappella del Santissimo Crocifisso";
  • Campo nucleo storico familiare d'origine pisana, titolari del patrocinio dell'ottava cappella di sinistra o "Cappella della Madonna del Rosario";
  • Caprona o La Caprona nucleo storico familiare d'origine pisana, titolari del patrocinio della "Cappella di San Paolo", segue il patronato della "Cappella della Madonna degli Angeli" terza cappella destra passata in seguito ai Rivarola;
  • Castrone;
  • Chiaromonte nucleo storico familiare d'origine francese;
  • Chirco titolari del patrocinio della cappella posta nella controfacciata;
  • Di Francesco titolari assieme alla famiglia Spadafora o Spatafora del patrocinio della cappella contigua e al di fuori della primitiva "Cappella Mastrantonio";[12]
  • Federico;
  • Filangieri nucleo storico familiare insediatosi a Palermo in epoca normanna, titolari del patrocinio del chiostro e andito sacrestia;
  • Galletti nucleo storico familiare d'origine pisana;
  • Grua o La Grua nucleo storico familiare d'origine pisana;
  • Grutta o La Grutta, titolari del patrocinio della terza cappella destra condivisa coi Rivarola;
  • Henriquez o Cabrera-Henriquez nucleo storico familiare d'origine catalana; la miyor vida es aquilla dol el fine es comienzo della.....
  • Imperatore titolari del patrocinio della seconda cappella sinistra;
  • Luna nucleo storico familiare d'origine asturiana;
  • Migliaccio coi Filangieri titolari del patrocinio della "Cappella dell'Immacolata Concezione";
  • Moncada
  • Napoli;
  • Omodei;
  • Paruta nucleo storico familiare d'origine veneziana;
  • Platamone con gli Alliata nucleo storico familiare d'origine pisana, detentori del patrocinio della prima cappella sinistra o "Cappella della Madonna della Neve";
  • Porto o Lo Porto;
  • Ram o Ramo nucleo storico familiare d'origine catalana, detentori del patrocinio della "Cappella delle Stimmate di San Francesco" divenuta "Cappella del Beato Gerardo Gagnoli" sesta cappella della navata sinistra;
  • Reggio o Riggio detentori del patrocinio della settima cappella sinistra o "Cappella di San Giovanni Evangelista";
  • Renda cappella esterna alla primitiva "Cappella Mastrantonio" o Bardi, già patrocinata dai Di Francesco e Spatafora;
  • Ribasaltes nucleo storico familiare d'origine catalana;
  • Rivarola;
  • Spadafora o Spatafora rappresentato da Gugliemo Spadafora capitano di giustizia, titolari assieme alla famiglia Di Francesco del patrocinio della cappella contigua e al di fuori della primitiva "Cappella Mastrantonio";[12]
  • Spinola nucleo storico familiare d'origine genovese;
  • Spucches nucleo imparentato coi Filangieri titolare del patrocinio della "Cappella dell'Immacolata Concezione";
  • Tignoso o Del Tignoso nucleo storico familiare d'origine pisana;
  • Vanni nucleo storico familiare d'origine pisana; titolare del patrocinio della quarta cappella sinistra che titoleranno "Cappella dell'Angelo Custode".

Elenco dei personaggi illustri commemorati nella basilica: [28]

Chiostro[modifica | modifica wikitesto]

Altre personalità sepolte o celebrate nel Convento e nei Chiostri:

Chiesa di San Niccolò lo Reale[modifica | modifica wikitesto]

Arciconfraternita di San Niccolò lo Reale[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa antica[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Opera Navarro[modifica | modifica wikitesto]

  • 1468, Fondazione caritatevole istituita dal regio algozirio (Ufficiale di Giustizia) Andrea Navarro.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Funzioni religiose[modifica | modifica wikitesto]

La basilica ricopre un ruolo di elevata importanza nella cultura religiosa palermitana. In essa, infatti, risiede il simulacro dell'Immacolata Concezione.[33]

  • 4 ottobre, "Solennità di San Francesco d'Assisi" «Patrono d'Italia». Le cronache riferiscono della conduzione del simulacro del santo al Monastero di Santa Chiara ove risiede per otto giorni.[38]
  • 7 dicembre, Le cronache riportano il corteo processionale mattutino delle Compagnie di Nobili («Bianchi», «Carità» e «Pace») dalla Chiesa di San Giuseppe dei Teatini fino alla Basilica. Dopo i riti e le offerte è rinnovato il solenne giuramento. In serata il Senato Palermitano ripete la formula ottemperando al versamento pattuito delle 100 onze. A mezzanotte presente la Congregazione dell'Immacolata Concezione segue la solenne Messa Cantata secondo la bolla di Clemente XIV del 18 maggio 1770. Il digiuno per voto fatto dalla Città e dal Regno conclude le manifestazioni della giornata.[39],[40]
  • 8 dicembre, In epoca contemporanea è il sindaco a compiere la tradizionale offerta, a rinnovare il giuramento di fedeltà e a elevare la supplica con la quale impetrare la protezione della Beata Vergine per l'intera città e l'isola. Il simulacro è poi portato in processione fino alla Cattedrale passando per le vie del centro cittadino. La statua resta esposta in Cattedrale alla pubblica devozione fino alla domenica infra l'ottava.[41]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pagina 102, Abate Francesco Sacco, "Dizionario geografico del Regno di Sicilia", , Palermo, Reale Stamperia, 1800
  2. ^ Gaspare Palermo, pp. 45
  3. ^ Gaspare Palermo, Date ed eventi tratti da pp. 45 a 75
  4. ^ (EN) Catholic.org Basilicas in Italy
  5. ^ Fotografie di opere d'arte nella chiesa di San Francesco d'Assisi. URL consultato il 27 febbraio 2011.
  6. ^ Pagina 39, Cataldo Roccaro, "Palermo Medievale" Palermo Medievale - Cataldo Roccaro - Google Libri
  7. ^ Pagina 30, Cataldo Roccaro, "La Biblioteca Francescana di Palermo" La Biblioteca Francescana di Palermo - Google Libri
  8. ^ Pagina 372, Cataldo Roccaro, "Schede Medievali" Schede Medievali - Google Libri
  9. ^ a b c d Pagina 48, Diego Ciccarelli, "La Biblioteca Francescana di Palermo" [1]
  10. ^ Pagina 48, Diego Ciccarelli, La Biblioteca Francescana di Palermo [2]
  11. ^ Pagina 99, Gioacchino di Marzo (Conte Antonio Cavagna Sangiuliani di Gualdana Lazelada di Bereguardo), "I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI; memorie storiche e documenti." [3], Volumi I e II, Stamperia del Giornale di Sicilia, Palermo.
  12. ^ a b c Gioacchino di Marzo, pp. 110
  13. ^ a b Pagina 39, Cataldo Roccaro, "Palermo Medievale" [4]
  14. ^ Gaspare Palermo, pp. 59
  15. ^ a b c d e f Touring Club Italiano, pp. 160
  16. ^ Pagine 43 - 44 e 45, Gioacchino di Marzo (Conte Antonio Cavagna Sangiuliani di Gualdana Lazelada di Bereguardo), "I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI; memorie storiche e documenti." [5], Volumi I e II, Stamperia del Giornale di Sicilia, Palermo.
  17. ^ Pagina 27, Gioacchino di Marzo (Conte Antonio Cavagna Sangiuliani di Gualdana Lazelada di Bereguardo), "I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI; memorie storiche e documenti." [6], Volumi I e II, Stamperia del Giornale di Sicilia, Palermo.
  18. ^ Pagina 72, Gioacchino di Marzo
  19. ^ Gaspare Palermo, pp. 60
  20. ^ Pagina 63, Antonio Mongitore, "Palermo divoto di Maria Vergine e Maria Vergine protettrice di Palermo ..." [7], Tomo primo, Palermo, Gaspare Bayona, 1719, pp. 697.
  21. ^ Pagine 70 e 71, Antonio Mongitore, "Palermo divoto di Maria Vergine e Maria Vergine protettrice di Palermo ..." [8], Tomo primo, Palermo, Gaspare Bayona, 1719, pp. 697.
  22. ^ Gaspare Palermo, pp. 62
  23. ^ Pagina 97, Antonio Mongitore, "Palermo divoto di Maria Vergine e Maria Vergine protettrice di Palermo ..." [9], Tomo primo, Palermo, Gaspare Bayona, 1719, pp. 697.
  24. ^ L'organo a canne. URL consultato il 18 marzo 2013.
  25. ^ a b Gaspare Palermo, pp. 74
  26. ^ Pagina 50, Gioacchino di Marzo.
  27. ^ Gaspare Palermo, pp. 69, 70, 71, 72, 73, 74 e 75
  28. ^ Gaspare Palermo, pp. 52
  29. ^ Pagina 99, Gioacchino di Marzo
  30. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 40
  31. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 41
  32. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 42
  33. ^ Culto dell'Immacolata a Palermo. URL consultato il 27 febbraio 2011.
  34. ^ Gaspare Palermo Volume primo, pp. 17
  35. ^ Pagina 132, 232 e seguenti, Antonio Mongitore, "Palermo divoto di Maria Vergine e Maria Vergine protettrice di Palermo ..." [10], Tomo primo, Palermo, Gaspare Bayona, 1719, pp. 697.
  36. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 69
  37. ^ Gaspare Palermo Volume primo, pp. 20
  38. ^ Gaspare Palermo Volume primo, pp. 45
  39. ^ Gaspare Palermo Volume primo, pp. 47
  40. ^ Nota bene: Nell'epoca di istituzione del voto l'offerta delle 100 onze annuali, secondo le «lettere di commissione» pubblicate da Gioacchino di Marzo, è grossomodo equivalente al costo per la realizzazione e messa in opera di due statue marmoree di ottima fattura commissionate a insigni artisti del calibro di Domenico Gagini o Antonello Gagini o Francesco Laurana.
  41. ^ Gaspare Palermo Volume primo, pp. 48

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., La basilica di San Francesco d'Assisi a Palermo: Storia delle trasformazioni e dei restauri, Fondazione Salvare Palermo, Palermo 2005

(IT) Gaspare Palermo, "Guida istruttiva per potersi conoscere ... tutte le magnificenze ... della Città di Palermo", Volume primo, Palermo, Reale Stamperia, 1816.

(IT) Gaspare Palermo, "Guida istruttiva per potersi conoscere ... tutte le magnificenze ... della Città di Palermo", Volume Secondo, Palermo, Reale Stamperia, 1816.

(IT) "Guida d'Italia" - "Sicilia", Touring Club Italiano.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Luoghi legati alla presenza della comunità genovese a Palermo e in Sicilia:

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]