Festa di santa Rosalia

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Festa di santa Rosalia
Santuario Santa Rosalia (Palermo).JPG
Tipo di festa religiosa
Data 15 luglio
Periodo 10/15 luglio
Celebrata in Palermo
Religione cattolicesimo
Oggetto della celebrazione scomparsa della peste
Tradizioni trasporto del carro, spettacolo teatrale, fuochi d'artificio
Tradizioni profane spettacoli teatrali, concertistici e pirotecnici
Tradizioni culinarie pasta con le sarde, babbaluci
Data d'istituzione secolo XVII
Altri nomi u fistinu

Il Festino di Santa Rosalia (u fistinu in siciliano) si svolge nel mese di luglio a Palermo. È una delle celebrazioni religiose siciliane ad essere ufficialmente riconosciuta come patrimonio immateriale d'Italia dall'Istituto centrale per la demoetnoantropologia (IDEA)[1], ente istituito con decreto del presidente della Repubblica del 26 novembre 2007 n. 233

(La Festa liturgica invece si svolge il 4 di settembre e si festeggia al Santuario di Santa Rosalia sul Monte Pellegrino a Palermo, dove la Santa morì nel 1170 all'interno della grotta).

La nascita del Festino di Santa Rosalia[modifica | modifica wikitesto]

Nell'anno 1624 il viceré di Sicilia, Emanuele Filiberto di Savoia, residente a Palermo, fece entrare nel porto cittadino un vascello proveniente da Tunisi e guidato da Maometto Calavà, moro tunisino, sospetto di peste, contente innumerevoli doni, ricchi e preziosi, e schiavi cristiani liberati. Il morbo si diffuse così tra i topi, nei mercati, nelle aree periferiche ed infine nel centro cittadino. La popolazione, martoriata dalla peste, continuava ad ammalarsi e a morire e si affidava invano alle sante protettrici della città e dei quattro mandamenti cittadini: Sant'Agata, Santa Cristina, Sant'Oliva e Santa Ninfa. (Anche Santa Lucia era patrona della città, ma non aveva assegnato nessun mandamento). Non si ottenne però nessun miracolo. Girolama La Gattuta, donna ciminnese di 47 anni, ricamatrice e sarta, era inferma di forte febbre maligna all'Ospedale Grande di Palermo. Il 15 di ottobre del 1623, mentre era sofferente, una giovane fanciulla dal viso d'angelo le apparve in abito da infermiera accarezzandole il viso e rinfrescandole la fronte con un fazzoletto umido. Era Santa Rosalia. La santa disse alla donna di andare sul Monte Pellegrino ad adempiere ad un voto. Girolama guari' miracolosamente dopo tre giorni, ma non andò sul Monte Pellegrino e non fece il suo voto; così ritornò inferma all'arrivo della peste in città, che avvenne il 7 di maggio del 1624. Il 26 di maggio del 1624, giorno di Pentecoste, Girolama, inferma di peste, sale sul Monte Pellegrino insieme al marito Benedetto Lo Gattuto, all'amico Vito Amodeo, marinaio trapanese di 37 anni, e alla moglie di quest'ultimo, che era anche lei malata di peste. La donna beve dell'acqua limpida che gocciola dalle pareti rocciose di una grotta ricoperta all'esterno da vegetazione e che si trovava nelle vicinanze dell'antica chiesa di Santa Rosolea, e guarisce miracolosamente. In quel momento va in dormizione e sogna la Madonna vestita di bianco, con il Bambin Gesù in braccio e con al collo una collana di coralli. In fondo alla grotta le appare la stessa fanciulla che aveva visto all'Ospedale Grande, vestita con una lunga tunica di arbraxo (stoffa di sacco vecchio) cinta alla vita da un corda, che, in ginocchio, pregava davanti ad un crocifisso di legno posizionato su di un masso posto a rustico altare. Risvegliatasi Girolama vede ancora Santa Rosalia, che le indica nella grotta un punto dove scavare, dove avrebbe trovato un "tesoro", una "Santa". Vede quindi una grande pietra, e con grande insistenza, fa iniziare gli scavi. Li conduce lei stessa, insieme al marito, ai contadini dei dintorni e ai monaci francescani del vicino convento. Nei primi giorni del mese di giugno, iniziano gli scavi. Nel frattempo il Senato, dopo la morte del viceré Emanuele Filiberto di Savoia avvenuta per mano di peste il 3 di agosto del 1624, vieta ai cittadini di lasciare le proprie dimore e soprattutto la città senza il proprio "bollettino", rilasciato dal maestro notaio. Il 15 luglio del 1624, nel punto precedentemente indicato da Girolama La Gattuta, terminano gli scavi e sotto una grande lastra di marmo e calcarenite, molto piatta, vengono ritrovate delle ossa umane bianchissime (inserite in concrezioni calcaree) e mischiate a delle altre di colore scuro, probabilmente appartenenti ad un frate secolare e ad un novizio, oltre a delle ossa di capra. Le ossa bianche, per via del loro candido colore e delle delicate dimensioni del cranio, vengono assolutamente definite ossa di donna, ed emanano un fortissimo e gradevolissimo profumo di fiori; inoltre, secondo le testimonianze, scritte peraltro, fu necessario soltanto un uomo a sollevare le ossa (27 in tutto) poiché erano leggerissime. Le ossa vennero ripulite e portate nella cappella del Palazzo Arcivescovile, dove risiedeva il Cardinale e Arcivescovo di Palermo, Giannettino Doria, che dopo una vista delle ossa da parte dei Padri medici Gesuiti, guidati da Padre Giordano Cascini, che scrisse inoltre la prima biografia di Santa Rosalia raccogliendo prove storiche e tradizioni orali tramandate nel tempo, che dissero che le ossa erano di giovane donna, si convinse e decise di far portare in processione per le vie della città di Palermo le ossa, tramite il giovane Vincenzo Bonello. Ecco la storia.

Il 13 di febbraio del 1625 Santa Rosalia apparve sul Monte Pellegrino ad un saponaio di nome Vincenzo Bonello (o Bonelli), che abitava nel mandamento Monte di Pietà, in Via Pannaria, che voleva suicidarsi per via della morte della giovane moglie quindicenne per via della peste. La santa lo fermò e gli disse che solo se i propri resti fossero stati portati in processione e si sarebbe cantato il "Te Deum Laudamus" la peste sarebbe terminata, così come le aveva detto e promesso la Madonna. Vincenzo chiamò il suo confessore (parroco della Chiesa di Sant'Ippolito Martire al Capo), come gli disse Santa Rosalia, e gli raccontò tutto quello che vide. Dopo tre giorni, Vincenzo si ammalò di peste e mori', poiché aveva già ricevuto il suo miracolo. Nel mese di febbraio del 1625 l'arcivescovo di Palermo, Giannettino Doria, seguito da tutto il clero, dal senato palermitano e da alcuni cittadini eminenti fece una processione attraverso le strade della città con le reliquie della santa. In pochi giorni la città venne liberata dalla peste. Inoltre Santa Rosalia protegge la città di Palermo da terremoti, tempeste e temporali, da cui ha difeso la città stessa in tempi recenti.

Il rito nel passato[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1625 le reliquie vennero poste all'interno di uno scrigno in argento e vetro, custodito all'interno del Palazzo Arcivescovile, e dallo stesso anno vennero portate in processione per ricordare il miracolo compiuto, inaugurando una tradizione che in più di tre secoli ha subito ben poche interruzioni.

La processione[modifica | modifica wikitesto]

Un'effigie della santa

La prima celebrazione del 1625 fu particolarmente breve: le reliquie vennero spostate per pochi metri, dal Palazzo Arcivescovile fino alla cattedrale. Il percorso divenne sempre più lungo e complesso con i passare degli anni, fino a coinvolgere buona parte della città. Alla processione partecipano di diritto molte confraternite costituite nel corso dei secoli, la più antica e famosa è la Confraternita di Santa Rosalia dei Sacchi, costituita nel 1635 e formata da barbieri e calzolai (varberi e scarpari).

La confraternita, che prende il nome dall'abbigliamento usato durante la processione, ha il compito di trasportare l'effigie della santa che durante l'anno viene conservata nella chiesa di Casa Professa. Tutte le confraternite dovevano portare un mantello con l'effigie della santa e grossi ceri in processione. In occasione della festa, sin dal XVII secolo, il Cassaro veniva addobbato con fastose architetture temporanee. Nel 1674 la confraternita dell'annunziata sotto il titolo di Santa Rosalia dei Muratori, ottenne dal senato Palermitano, il privilegio del porto e riporto delle sacre reliquie di Santa Rosalia. privilegio mantenuto e curato nel corso dei secoli fino ad oggi.

Il carro[modifica | modifica wikitesto]

Carro trionfale del 1850

I quattro piccoli carri utilizzati per le prime processioni vengono sostituiti nel 1686 da un grosso carro trionfale. Il carro, metafora del trionfo della santa, diventa ben presto il centro della celebrazione, assume subito dimensioni notevoli ed è stato più volte sostituito, nella ricerca di effetti scenografici sempre più solenni. Tra il Settecento e l'Ottocento molti famosi architetti palermitani si cimentarono nella sua progettazione.
Nel 1701 ad opera dell'architetto Paolo Amato, assunse per la prima volta la forma di vascello, idea ripresa anche in tempi moderni. Durante il periodo borbonico, fino al 1860 si mantenne a lungo il carro settecentesco, che mostrava l'opulenza della corte. In occasione dell'unificazione dell'Italia venne creato un nuovo carro, una grande vasca ornata da puttini. Nel 1896, su ispirazione di Giuseppe Pitrè, venne costruito un carro di dimensioni tali da non potere passare attraverso le strade del centro, ma dalle vie più esterne della città. Nel 1924, in occasione del terzo centenario del ritrovamento delle reliquie, venne costruito un carro fisso con una torre centrale alta 25 metri.[2]

Il rito nel presente[modifica | modifica wikitesto]

Ancora adesso il "festino" è un grande evento popolare del 14 luglio, che precede le celebrazioni religiose del giorno dopo. Rinnovato nel 1995 da Pino Caruso (chiamato da Leoluca Orlando, sindaco, a dirigere "Palermo di scena" manifestazione d'arte 14 luglio/14 settembre) che ne curò le edizioni dal '95 al '97, affidandone la realizzazione a Valerio Festi, Monica Maimone, Sandro Tranchina; Edizioni memorabili per modernità e spettacolarità.[3], 15 luglio. Da allora, ogni anno viene sviluppato un tema differente, mantenendo però di base la storia del miracolo della vittoria sulla peste.

La processione[modifica | modifica wikitesto]

La statua di Sant'Oliva di fronte alla Cattedrale di Palermo

La notte del 14 luglio i festeggiamenti artistico-popolari giungono all'apice: una grande "processione popolare", partendo dalla Cattedrale procede lungo l'antico asse viario del Cassaro fino al mare, passando attraverso porta Felice, secondo un itinerario ideale dalla morte (la peste) alla vita (la luce dei fuochi d'artificio in riva al mare).
Tra musiche, canti e varie coreografie vien trainato un carro grande trionfale (a forma di barca), nuovo di anno in anno, con al di sopra una statua della santa, anch'essa sempre nuova di anno in anno. Ai Quattro Canti vi è un momento in cui, tradizionalmente, il sindaco in carica depone dei fiori ai piedi della statua della Santa gridando "Viva Palermo e Santa Rosalia!" e poi vi è il momento alla Marina (zona del Foro), dove ha luogo un grande spettacolo pirotecnico.

Accompagnano la processione canti di devozione in rima:

"Uno. Nutti e jornu farìa sta via!
Tutti. Viva Santa Rusulia!
U. Ogni passu e ogni via!
T. Viva Santa Rusulia!
U. Ca ni scanza di morti ria!
T. Viva Santa Rusulia!
U. Ca n'assisti a l'agunia!
T. Viva Santa Rusulia!
U. Virginedda gluriusa e pia
T. Viva Santa Rusulia!”

ed ogni tanto il grido “E chi semu muti? Viva viva Santa Rusulia”.

Il 15 luglio, giorno solenne in città, è il culmine della festa estiva e si festeggiano insieme sia il giorno del ritrovamento delle spoglie mortali della Santuzza (il 15 di luglio del 1624) sia il giorno in cui queste furono portate per la prima volta per la città con una Solenne Processione (il 9 di giugno del 1625) durante la quale, al canto del "Te Deum Laudamus", ci fu il "blocco della peste" con il regredire del contagio e l'inizio delle guarigioni pubbliche degli appestati. Durante la giornata varie messie solenni in cattedrale e poi nel pomeriggio, verso le 18,00, inizia la processione con le Sacre Reliquie di Santa Rosalia contenute in un'artistica Arca argentea. La processione, dopo una sosta a Piazza Marina, dove il vescovo di Palermo dà un messaggio alla città, prosegue per le vie antiche fino al rientro in Cattedrale dove, con la benedizione e i fuochi d'artificio si concludono i solenni festeggiamenti.

Il carro[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1974 viene costruito un carro di ispirazione settecentesca, a forma di vascello, che raggiunge i dieci metri d'altezza e i nove metri di lunghezza ed è trasportato da buoi. Da questo momento il carro in sé diviene un piccolo palcoscenico coreografico. Nel 2000 e 2001 viene fatto sfilare il carro dalle ali d'argento dell'anno 1998 disegnato dallo scenografo palermitano Fabrizio Lupo che vi inserisce una nuova prua in forma di saraceno, il carro attraversa l'oceano e sfila per il Columbus Day nel 2003 e nel 2004 ed è attualmente conservato presso la città di New York. Nel 2002 viene riproposto il carro del 1974, sui disegni di Paolo Amato e ricostruito dalle mestranze del Teatro Massimo dirette dall'architetto greco Rodo Santoro, direttore artistico del Festino 2002; era stato egli infatti ha costruire il carro trionfale e i carri minori che lo accompagnavano nel 1974. Nel 2003 (direzione artistica di Davide Rampello), viene costruito un nuovo carro barocco a forma di vascello dipinto con motivi marmorei color verde ramarro e con particolari in foglia d'oro zecchino e con un Monte Pellegrino ricoperto di rose dorate, con al di sotto il mar Mediterraneo popolato da tritoni a forma di biscione e alla sommità la statua della Santa, un manichino di legno con mani e viso di porcellana dipinta a mano ed ispirata all'iconografia del noto stuccatore e scultore del seicento Giacomo Serpotta, con la mano sinistra e il dolce sguardo rivolti verso l'alto, a Dio, e nella mano destra sorregge la bandiera dorata della vittoria sulla peste. I capelli sono una parrucca teatrale professionale scura e gli abiti raffinati sono stati creati in sartoria. Nel 2004, sempre condotto da Davide Rampello come nei due anni successivi, viene riproposto il carro del 2003, ma con una nuova scenografia e con una nuova statua. Il carro è di tipo barocco e viene dipinto di un bianco candido con decorazioni dorate e al posto del Monte Pellegrino viene costruito un candelone, una torre, che al di sopra, nel suo "Tabernacolo", contiene quattro nicchie movibili con le statue delle quattro Sante compatrone della città: Agata, Cristina, Ninfa e Oliva. In cima al candelone si trova la statua di Santa Rosalia, alta 2, 50 m, realizzata dallo scultore Maurizio Montaina dal bozzetto dello scenografo Fabrizio Lupo, ispirata a tre diverse sculture seicentesche realizzate dai componenti della famiglia degli scultori Serpotta, all'interno degli oratori cittadini. Dolce e classica, la statua, realizzata in resina, rappresenta una Rosalia fanciulla con il mantello e l'abito d'oro zecchino. La Santa ha il viso, le braccia e i piedi bianchi ed ha i capelli legati con una raffinata coda sulle spalle con sopra la corona di roselline, ha il viso ovale e dai tratti dolci, con occhi semi chiusi e un delicato e leggero sorriso a labbra chiuse, indossa un abito (legato sotto il petto da una cinturina sottile) che termina alle caviglie, inoltre indossa una mantella a rocchino, decorata con stelle e spicchi di luna, così come anche il drappeggio del mantello, chiusa da una spilla circolare. Con la mano destra tiene il libro dei Vangeli e una piccola croce, con la sinistra sorregge il drappo e un teschio, simbolo della peste. Con il piede sinistro, scalzo come anche quello destro, schiaccia due serpenti, anch'essi simbolo della peste che affliggeva Palermo. (I simboli della peste sono dunque il teschio, anche senza mandibola, che è inoltre uno degli innumerevoli attributi iconografici della Santa, il serpente e il dragone sconfitti). Nel 2005 viene mandato in corteo lo stesso carro ma sempre con una nuova scenografia barocca. Lo scafo viene ridipinto di oro con decorazioni in argento, vengono costruite statue di angeli e putti posizionate sopra il carro, vengono costruite anche le nuove statue delle sante Cristina, Oliva, Agata e Ninfa, ispirate alle omonime sculture seicentesche dello splendido Oratorio di Santa Caterina d'Alessandria all'Olivella realizzate dallo scultore Procopio Serpotta, figlio di Giacomo, viene posizionato anche un organo. La statua anche in quell'anno è nuova di zecca, realizzata sempre da Maurizio Montaina e dipinta da Fabrizio Lupo, noto scenografo di Palermo, realizzatore e progettatore del carro del 1998, utilizzato fino all'anno 2001; ispirata alla statua marmorea seicentesca realizzata dallo scultore Giovanni Battista Ragusa, conservata presso la Cappella Reale - Senatoriale dedicata all'Immacolata Concezione nella Basilica di San Francesco d'Assisi a Palermo. La scultura, scolpita in legno, rappresenta una giovane Rosalia, dal leggero sorriso e dagli occhi dolcemente semi socchiusi, dai capelli sciolti che ricadono sulle spalle, dando l'impressione di formare una treccia, guarda il suo popolo e si staglia da una nuvola e da una raggiera dorata, e sorregge con la mano destra una piccola croce in ferro battuto ricoperta d'oro zecchino, mentre con la mano sinistra, dolcemente poggiata sul petto, sorregge invece il suo ampio drappeggio; col piede sinistro schiaccia il serpente, simbolo della peste. Nel 2006, in seguito ad un incendio al carro dell'anno precedente (avvenuto nel mese di novembre del 2005), lo scafo è rimasto lo stesso ma il resto è cambiato. Il carro si presenta come un armadio enorme che può aprirsi e chiudersi ispirato alla pittura seicentesca, la statua di Santa Rosalia è la stessa dell'anno precedente, ma viene ridipinta da Stefano Canzoneri; nel 2007 viene costruito un nuovo carro, per il quale si abbandonano le forme barocche in favore di una più semplice forma di nave da pesca con una vela interamente intarsiata di cristalli Swarowsky realizzata da Jannis Kounellis[4]. Nel 2008 il simbolo del carro trionfale divengono le rose rosse. Sia nel 2007 che nel 2008 la statua di Santa Rosalia è quella di Maurizio Montaina, realizzata e utilizzata nel 2005 e riutilizzata nel 2006. Nel 2009 viene costruito un carro - nave di legno marino ricoperto con foglia d'oro zecchino con al di sopra la statua di Santa Rosalia del 2004, ridipinta di argento. Nel 2010 e nel 2011 il carro è rappresentato da un roseto barocco a bordo di un carretto siciliano tradizionale con pitture artigianali raffiguranti scene di vita della Santa, la statua è quella del 2004, ridipinta con un bianco cristallizzato e con i serpenti, il teschio ed il Vangelo d'oro. Dal 2012 fino al 2014 il carro è stato realizzato e progettato dallo scenografo Renzo Milan. Nel 2012 viene costruito un nuovo carro rappresentante un vascello di legno dai colori pastello mediterranei lungo 12 m, con sopra un Monte Pellegrino a gradoni; la statua della Santa è realizzata dallo scultore Salvatore Rizzuti con resina e plastilina e raffigura una Rosalia fuori dai canoni classici, con l'aspetto di un'adolescente e con capelli sciolti, dinamica, non è policroma. Con una mano indica il Carro e quindi Palermo e i suoi cittadini, con l'altra tiene una rosa rossa. Nel 2013 il Carro viene ridipinto d'oro e vengono montate decorazioni di legno e resina raffiguranti coralli rossi; nella parte posteriore viene montato un paliotto di legno ispirato ai marmi policromi della Chiesa monumentale dell'Immacolata Concezione al Capo. Il Monte Pellegrino scompare e al suo posto vi è un palchetto a gradinata con una prospettiva accelerata, vi sono balaustre con colonnine e il piedistallo per la statua della Santa, realizzata dal giovane Giacomo Rizzo, anch'essa dal volto adolescenziale, ma questa volta è policroma, ha colori tenui. Ha i capelli sciolti e i piedi scalzi, un abito cinto sotto il petto e un mantello ai piedi. Con la mano destra, aperta, accoglie le anime e le preghiere dei cittadini e dei fedeli, la mano sinistra è poggiata sul cuore. Nel 2014 vengono eliminati i coralli e vengono montate nuove decorazioni e nuovi elementi scenografici più delicati. Il Carro viene "marmorizzato" con splendidi motivi geometrici e colori pastello delicati. Il palchetto viene arricchito con altre balaustre e dipinto con motivi marmorei, così come tutto il Carro. Il paliotto non viene asportato ma viene ridipinto con motivi geometrici marmorei. Al posto dei coralli vi sono dei costoloni rotondi rossi con motivi marmorei. La statua in polvere di marmo e ispirata al Serpotta e alla statua di Santa Ninfa nell'Oratorio seicentesco di Santa Caterina D'Alessandria all'Olivella, è realizzata dal giovane scultore palermitano Domenico Pellegrino e rispecchia i canoni classici. Ha i capelli raccolti e costellati da roselline, un viso dai lineamenti dolci e lo sguardo rivolto in alto verso Dio, con la mano sinistra poggia il Vangelo sul cuore con l'altra regge un giglio d'argento realizzato, così come la piccola croce che la Santa tiene in mano insieme al Vangelo, dal maestro argentiere Benedetto Gelardi. La Santa, scalza e con un campo di rose e un teschio ai piedi, ha un abito di merletti scolpiti in polvere di marmo. Nel 2015, il carro è stato progettato dal pittore Sergio Pausig con l'approvazione del direttore artistico, il regista palermitano Lollo Franco. Il carro è riciclato ed è quello del 2012, viene ricoperto interamente con juta e poi dipinto d'oro e viene ulteriormente decorato con lastre lignee con stucchi e resine. La statua della Santa è realizzata dallo scultore Gabriele Venanzio, dipinta e disegnata dallo stesso Pausig ed è alta 2, 40 m. Ha uno sguardo dolce e le labbra formano un leggero sorriso e indossa la tipica corona di rose rosse sul capo, nella mano destra, innalzata rispetto alla sinistra, regge un crocifisso, con la mano sinistra regge il libro dei Vangeli, chiuso da due fibbie. La Santa indossa un saio da eremita di tela di juta, semplice ed elegante e cinto alla vita da una cintola, ed è ornata da un mantello blu lungo 4 m con tessere atee di mosaico color oro. Nel 2016 il carro e la statua sono ideati da Lollo Franco, che dirige nuovamente lo spettacolo. Il carro viene totalmente rivoluzionato per poter avere nuove costruzioni. Parte della prua viene asportata per poi rimontare una nuova struttura che da simmetria al carro, sulla quale è posizionata una colomba bianca, simbolo di purezza e di Spirito Santo. Le centine circolari del 2014 vengono smontate così come il palchetto e le balaustre, nonché i festoni di rose sul carro. Esso viene ricoperto con carta specchiante e viene costruito una torre di 10 metri con due rampe di scale e temi marini a tompe l'oeil dipinti sopra. Il carro è realizzato dallo scenografo palermitano di origine boliviana Rudy Laurinavicius e dall'architetto Salvatore Lombardo. La statua è realizzata in polistirolo dalla EngiMark, società bagherese, e da Rudy Laurinavicius.

Il Carro Allegorico Minore di "Rosa oltre le Spine" dell'anno 2008, con alla sommità la statua di Santa Rosalia del Carro Trionfale del Festino del 2004, ridipinta d'oro zecchino.

Lo spettacolo[modifica | modifica wikitesto]

Dalla fine degli anni novanta lo spettacolo, un tempo una sfarzosa sfilata che includeva tutte le autorità civili, militari e religiose, è divenuto una rappresentazione teatrale a tutti gli effetti, con giochi di luce spettacolari e danze acrobatiche, che rappresentano gli ultimi giorni della peste a Palermo.

Lo spettacolo ha carattere itinerante, infatti dopo la rappresentazione cittadina viene rappresentato in vari parti del mondo, in modo da recuperare parte delle spese affrontate per l'intero festino.

Dal 1995 al 1997 la festa di santa Rosalia a Palermo su indicazioni di Pino Caruso è stata progettata, e curata da Studio Festi[5], su commissione di Leoluca Orlando[6].

Tradizioni culinarie[modifica | modifica wikitesto]

Durante le celebrazioni si consumano cibi che fanno parte della tradizione popolare palermitana: la Pasta con le sarde (la pasta chî sardi), i babbaluci (lumache bollite con aglio e prezzemolo), lo sfincione ( 'u sfinciuni), il polpo bollito ( 'u purpu), Calia e simenza ('u scacciu), la pannocchia bollita (pullanca) e l'anguria (detto 'u muluni).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.idea.mat.beniculturali.it/index.php?option=com_content&view=article&id=378:santa-rosalia-a-palermo&catid=82:santa-rosalia&Itemid=1411
  2. ^ Palermo: domani città in festa per la patrona Santa Rosalia italiaestera.net
  3. ^ Spettacolo 2005, travelnostop.com.
  4. ^ Puntata Il mito pop di Passepartout del 04/11/2007.
  5. ^ video 373°festino
  6. ^ Da "Corriere della Sera" 16 luglio 1996

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sara Cabibbo, Santa Rosalia tra cielo e terra. Storia, rituali, linguaggi di un culto barocco, Palermo, Sellerio, 2004.
  • Umberto Santino, I giorni della peste. Il festino di santa Rosalia tra mito e spettacolo, Palermo, Edizioni Di Girolamo, 2006.
  • Rodo Santoro, Il Festino di santa Rosalia, Palermo, Flaccovio, 2003.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]