Cristina di Bolsena

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Santa Cristina di Bolsena
Vincenzo Catena 008.jpg
Visione di santa Cristina, Vincenzo Catena, Chiesa Santa Maria materdomini Venezia. Cristina, gettata nel lago di Bolsena legata ad una mola al collo, viene salvata dagli angeli inviati da Cristo.

Vergine e martire

Nascita III secolo
Morte IV secolo
Venerata da Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Ricorrenza 24 luglio
Attributi mola, serpenti, frecce, palma

Santa Cristina di Bolsena (III secoloIV secolo) secondo la tradizione agiografica, fu una credente cristiana martirizzata durante le persecuzioni avvenute sotto l'imperatore Diocleziano, agli inizi del IV secolo.

Le scoperte archeologiche a Bolsena indicano che la venerazione di santa Cristina, vergine e martire, risale almeno al IV secolo: presso quello che è indicato come sepolcro della santa, infatti, era sorto un cimitero sotterraneo.

Agiografia[modifica | modifica wikitesto]

La vicenda della martire è raccontata dalla cosiddetta Passione di Santa Cristina, uno scritto agiografico che risale almeno al VI secolo[1], quindi di epoca molto più tarda rispetto agli avvenimenti ed eccessivamente agiografico. Ciononostante, la venerazione popolare per la santa preadolescente è sempre stata molto grande in tutta la zona.

Il racconto narra di una giovane undicenne di nome Cristina, che, per la straordinaria bellezza, fu segregata in una torre dal padre Urbano, ufficiale dell'imperatore, in compagnia di dodici ancelle. A nulla sarebbero valsi i tentativi del padre di costringere la figlia, divenuta cristiana, a rinunciare alla sua fede; il padre passò allora dalle blandizie alle percosse: la fece flagellare e rinchiudere in carcere e, in seguito, la consegnò ai giudici che le inflissero vari e terribili supplizi. Nel carcere dove fu gettata a languire venne consolata e guarita da tre angeli. Fu poi condotta al supplizio finale: legatale una pesante pietra al collo, la gettarono nelle acque del lago; la pietra però, sorretta dagli angeli, galleggiò e riportò a riva la fanciulla.

A quella vista, Urbano non resse al dolore e morì. Cristina fu ricondotta in prigione e a Urbano successe un altro persecutore di nome Dione. I giudici tornarono a infierire su di lei condannandola a terrificanti quanto inefficaci torture fino a quando non la uccisero con due colpi di lancia.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Sante Peranda, Martirio di santa Cristina

La Chiesa cattolica la ricorda il 24 luglio: Dal Martirologio Romano: "A Bolsena nel Lazio, santa Cristina, vergine e martire".

Patronati[modifica | modifica wikitesto]

È patrona dei comuni di:

È anche la patrona del lago di Bolsena e di Cirimido (CO), dove nella Chiesa parrocchiale si trova l'urna con le reliquie della santa Cristina, una santa omonima di Roma. La Santa è Patrona Secondaria della città di Gallipoli per aver liberato la città stessa dal colera, il primo giorno del Triduo alla Santa ovvero il 20 luglio 1867.Da allora è divenuta Festa Patronale molto sentita e rispettata.

Autenticità delle reliquie[modifica | modifica wikitesto]

Il corpo della santa - secondo la tradizione - riposa nella cattedrale di Palermo, città di cui è compatrona, presso la Cappella delle reliquie in un ricco fercolo argenteo. Una reliquia della santa è stata donata dalla diocesi di Palermo alla chiesa madre del comune di Santa Cristina Gela nel 1991.

Un'altra tradizione, invece, vuole che il corpo della Santa riposi a Toffia, in Sabina (RI), in un'urna trasparente.

La tradizione vuole che nel 1099, al tempo delle crociate, alcuni pellegrini francesi in viaggio verso la Terra santa avessero fatto sosta a Bolsena e rubato lo scheletro della santa per portarlo con loro in Palestina; durante il viaggio, si fermarono a pernottare in un paesino del Molise, Sepino, dove furono scoperti dalla gente del posto durante la notte, cosicché lo scheletro della santa sarebbe rimasto in questo piccolo paese.

Alcune delle ossa della santa furono donate a privati mentre, alcuni decenni dopo, gran parte dello scheletro fu portato nella cattedrale di Palermo: a Sepino, però, rimase l'osso del suo avambraccio.

Ogni anno a Sepino, tra il 9 e il 10 gennaio, si festeggia la festa che commemora l'arrivo della santa in quel lontano 1099.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Si veda il papiro alla biblioteca Medicea Laurenziana BML 13747.

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