Mamiliano di Palermo

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San Mamiliano di Palermo
Duomo di sovana, int., tomba di san mamiliano 02.JPG
Sepolcro di San Mamiliano nel Duomo di Sovana

Vescovo

Nascita Palermo
Morte Montecristo, 15 settembre 460
Venerato da Chiesa cattolica
Ricorrenza 15 settembre e 16 giugno
Patrono di Diocesi di Pitigliano, Isola del Giglio
San Mamiliano di Palermo
vescovo della Chiesa cattolica
Incarichi ricoperti Vescovo di Palermo
Deceduto 15 settembre 460, Montecristo

Mamiliano di Palermo (Palermo, ... – Montecristo, 15 settembre 460) è stato un vescovo italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Monastero di San Mamiliano sull'Isola di Montecristo

Nato probabilmente a Palermo, ne divenne vescovo ma durante la persecuzione dei Vandali (450), attaccato dagli ariani, fu mandato in esilio da Genserico in Africa, a Cartagine. Ebbe numerosi compagni di esilio che vissero con lui la vita eremitica, tra cui la tradizione ricorda: santa Ninfa (da lui battezzata, che venne rinchiusa dal padre Aureliano, prefetto di Palermo, nella torre del Palazzo Reale che ancora oggi porta il suo nome) e tre suoi discepoli, Eustochio, Proculo e Gobuldeo (quest'ultimo è derivazione da Quod vult Deus), ai quali nella schiavitù africana si aggiunsero: Lustro, Vindemio, Teodosio, Aurelio, Rustico.[1] Di là riscattato o dalla pietà dei fedeli o da qualche vescovo africano (san Paolino da Nola), si ritirò in Sardegna e infine all'isola di Montecristo dove visse nella cosiddetta grotta di San Mamiliano. Secondo la leggenda, il santo sconfisse un drago alato (simbolo del paganesimo) facendo sgorgare una sorgente sul luogo dell'uccisione. Morì il 15 settembre 460 e il suo decesso si manifestò, secondo la leggenda, con una enorme colonna di fumo innalzatasi sui monti dell'isola.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Originariamente le spoglie di Mamiliano furono conservate all'isola del Giglio e a Civitavecchia. Nel 1658, per volere del papa Alessandro VII, le principali reliquie (parte della calotta cranica) furono traslate da Roma (Santa Maria in Monticelli) a Palermo, dove si trovano ancora, nella cappella delle Reliquie della cattedrale. Di fatto le reliquie del santo si trovano oggi sparse tra Palermo, Roma, Pisa, l'isola d'Elba, Sovana (della quale Mamiliano è protettore) e all'isola del Giglio (il 15 settembre si venera il braccio del patrono che nel 1799 salvò gli isolani dall'assalto dei Tunisini).

Il culto del santo sacerdote, presentato come vescovo e martire da leggende assai posteriori, è intimamente connesso con la diffusione del Vangelo nell'arcipelago toscano e nella bassa Maremma. È stato uno dei primi evangelizzatori della Toscana ed ancora oggi il suo culto è diffuso tra i marinai dell'arcipelago toscano, specialmente all'Elba ed al Giglio, ove è festeggiato al 15 settembre. È il patrono principale della diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello. Oltre che in tutto l'Arcipelago toscano, il santo è venerato anche in Sardegna, a Sestu e Samassi, e su tutta la costa e l'entroterra maremmano. Nell'arcidiocesi di Palermo è celebrato il 16 giugno, data dell'Invenzione delle reliquie a Sovana (per un errore del Mongitore). Dal 1976 è il patrono secondario dell'arcidiocesi di Palermo, dopo essere stato celebrato come patrono principale dal 1625 circa.

Il tesoro di San Mamiliano[modifica | modifica wikitesto]

Risale al 2004 la scoperta di un tesoro di monete auree sotto l'altare della chiesa di San Mamiliano a Sovana, composto da 498 solidi in fior di zecca databili agli imperatori Leone I e Antemio, tra il 457 e il 474, quindi poco dopo la morte di Mamiliano. Leggende popolari e tradizioni orali ricordavano la presenza di un tesoro sotto l'altare del monastero di San Mamiliano a Montecristo, isola dove morì il santo, che poi vennero riscritte da Alexandre Dumas nel celebre romanzo del Conte di Montecristo. Almeno due documenti antichi citano la memoria di un tesoro sull'isola: nel 1549 il granduca di Toscana Cosimo I vi sconsigliava di fare ricerche per la presenza di pirati, mentre una spedizione dalla Corsica nel 1670 scovò solo «alcuni pignatti e vasi pieni di cenere». Non appare quindi come un caso che un tesoro si trovasse effettivamente nella chiesa di San Mamiliano, non però in quella di Montecristo ma a Sovana.

Le monete sono state ordinate in un museo, inaugurato il 30 luglio 2012.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il martirologio dei Basiliani d'Italia e la Bibliotheca Sanctorum li vogliono appartenenti all'Ordine di San Basilio.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ugo Russo, San Mamiliano Vescovo e Martire del V secolo, Evangelizzatore della Toscana CD, Palermo, 2002
  • Michele Marinelli, San Mamiliano Monaco Vescovo di Palermo, Grosseto 2000
  • Gloria Peria e Silvestre Ferruzzi, L'isola d'Elba e il culto di San Mamiliano, Portoferraio 2010
  • Marco Gasperetti, Un museo per il tesoro del Conte di Montecristo, articolo del Corriere della Sera, 21 luglio 2012
  • Paolo Pisani, Santi, Beati e Venerabili nella provincia di Grosseto, Siena 1993

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