Enzo Assenza

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

Enzo Assenza, all'anagrafe Vincenzo Assenza (Pozzallo, 8 ottobre 1915Roma, 22 novembre 1981), è stato uno scultore, pittore e ceramista italiano che ha operato a cavallo della metà del XX secolo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato in un ambiente in cui erano già presenti i temi dell'arte e della cultura visiva (il padre era un decoratore di chiese e occasionalmente scultore, lo zio materno, un canonico, valente pittore di scuola ottocentesca), Enzo Assenza ebbe insieme ai fratelli Beppe e Valente, anch'essi divenuti pittori, un forte impulso a intraprendere la carriera artistica. Trasferitasi la famiglia a Siracusa dalla cittadina d'origine (Modica) nel 1927, ebbe modo giovanissimo di entrare in contatto con i capolavori dell'arte greca (il Museo archeologico di Siracusa, il teatro, ecc.) e di compiere i primi passi come scultore in un piccolo locale da lui adibito a studio, dove già a sedici anni ebbe la ventura di fare un ritratto in marmo di un grande attore del teatro greco, Annibale Ninchi (fratello degli attori Carlo ed Ave).[1]

A soli diciassette anni, nel 1932, attratto dalle promesse della capitale, Enzo Assenza si trasferisce a Roma insieme al fratello Valente.[1] Riesce a mantenersi grazie a saltuarie collaborazioni con alcuni famosi scultori dell’epoca utilizzando, insieme al fratello Valente, come alloggio e studio un vecchio fabbricato in campagna offertogli da un amico. Comincia a frequentare i cenacoli culturali più importanti dell’epoca fra i quali i salotti letterari di Margherita Sarfatti (scrittrice, giornalista e critica d'arte) e di Tatiana Tolstoi (seconda figlia del famoso scrittore russo). È proprio in tali ambienti che iniziò la sua fortuna nel mondo dell’arte. I contatti avuti in tale ambito gli consentono di organizzare una prima mostra personale, che si terrà in una villa di via Gregoriana di un'ereditiera statunitense, Marion Kemp. La mostra, visitata da importanti personaggi dell’epoca, tra cui lo scultore Pietro Canonica, la Regina Elena e il suo seguito, ha un immediato e enorme successo. Tutte le opere vennero vendute.

Nel frattempo, Enzo Assenza frequenta i corsi dell’Accademia di belle arti di Roma, quelli dell’Accademia di Francia e quelli della Accademia libera del Nudo. Vince una borsa di studio (primo in graduatoria) per la Scuola dell’Arte della Medaglia. Nel 1934, a soli 19 anni, espone le sue opere in una mostra personale che si tiene a palazzo Torlonia.[2] L’anno seguente viene invitato (il più giovane scultore presente) alla Biennale di Venezia dove l'opera La signorina Marta viene acquistata dal re Vittorio Emanuele III.[2] Nel 1935 gli viene assegnata una borsa di studio biennale e un grande studio attrezzato sulla via Flaminia.[2] Con il diffondersi della sua fama le mostre, i concorsi e gli incarichi si moltiplicano fino a quando cominciano a spirare venti di guerra in Europa e in Italia. Nel 1939, poco dopo essersi sposato con Lydia Battistone, viene chiamato alle armi e destinato a varie sedi. All’entrata in guerra dell’Italia, viene inviato al fronte francese dove per fortuna l’armistizio lo coglie dopo pochi giorni.

Nel dopoguerra, Enzo Assenza si inserisce a pieno titolo nei circoli artistici più importanti della capitale dove viene in contatto con i personaggi della cultura romana dell’epoca: già nel 1956 in seguito alla partecipazione alla XXVIII Biennale d'arte di Venezia la sua opera Il Gatto è acquistata dal Ministero della Pubblica Istruzione per la Galleria nazionale d’Arte Moderna di Roma. Sensibile ai fermenti culturali tipici del secolo ventesimo non si è tuttavia lasciato travolgere dalle mode correnti e per dirla con un suo critico (R. Civello) «Non si trattava solo di rompere con dei modelli esercitando sulle forme una forzatura differenziatrice, ma di trovarne il punto giusto di sutura con la problematica militante». I successi di critica e di pubblico si susseguono come gli incarichi per l’esecuzione di opere monumentali di carattere sia civile che religioso. A tale proposito vanno ricordati la realizzazione dell’enorme abside (27x12m, il più grande bassorilievo in ceramica della storia dell'arte)[3] in ceramica e delle porte in bronzo (5,5 tonnellate) della cattedrale di Hartford (Connecticut - USA)[4], la statua della Giustizia situata davanti al Palazzo di giustizia di Bari e il monumento equestre dell'eroe eponimo del Libano collocata in una delle piazze principali di Beyrut. Nel 1969 vince poi un Concorso Internazionale per la realizzazione delle opere di scultura da collocare a Kinshasa nel Monumento all'Indipendenza del Congo; la parte architettonica è vinta da tre architetti cileni, ma il monumento, di dimensioni enormi, non fu poi realizzato per i disordini che afflissero il paese negli anni seguenti. Non sono inoltre da dimenticare la statua in bronzo L'Immacolata, per la Cattedrale di Manila (Filippine), la statua di S. Lucia per la chiesa di S. Giovanni evangelista a Buenos Aires[5], o il San Bartolomeo in marmo per il Duomo di Messina. Per i suoi meriti in campo artistico, nel 1970 vince il Sileno d'Oro e nel 1976 il premio Artefici del Lavoro Italiano nel Mondo. La morte lo coglie senza preavviso il 22 novembre 1981, mentre firmava alcune opere di grafica appena terminate.

Il Comune di Modica, nel 1999, istituisce una galleria intitolata a Enzo Assenza nella quale, grazie ad una scelta antologica delle sculture presenti, viene mostrato il percorso stilistico dell'autore.[6] Sue opere figurano in musei e Gallerie di Arte Moderna (Roma, Firenze, Stoccolma, etc.) e in collezioni private italiane e straniere.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

L'opera di Enzo Assenza è stata analizzata da un punto di vista critico negli scritti di: Michele Biancale, Raffaele Carrieri, Giacomo Etna, Ottavio Profeta, Giuseppe Pacchioni, Giuseppe Pensabene, Giuseppe Luongo, Corrado Maltese, Paolo Catalano, Lionello Fiumi, Virgilio Guzzi, Giulio Monteverde, Ugo Ojetti, Ercole Patti, Margherita Sarfatti, Antonello Trombadori, Marcello Venturoli, Leonardo Borghese, Luciano Budigna, Doda Ballardini, Dandolo Bellini, Libero Belgiorno, Pia Bruzzichelli, Toni Bonavita, Nino Borghi, Renato Civello, Ferdinando Caioli, Nicola Ciarletta, Enrico Contardi, Vladimiro Caioli, Alberto Colangeli, Giovanni Calendoli, Aldo Carratore, Maria Concogni, Marcello Camillucci, Guido de Virgilio, Giuseppe Grillo, Jo Di Benigno, Alfredo Entità, Giovanni Fallani, Guido Guida, Pietro Girace, Ernesto Galdi, Francesco Lustri, Maria Lazzaro, Franco Miele, Valerio Mariani, Ettore Maselli, Enzo Maganuco, Ugo Moretti, Salvatore Maugeri, Giulio Madurini, Alberto Neppi, Arturo Pejrot, Mario Portalupi, Elvo Puccinelli, Salvatore Quattrocchi, Claudia Refice, Rino Riva, Aldo Romiti, Paolo Rio, Francesco Sapori, Piero Scarpa, Giuseppe Sciortino, Alfredo Schettini, Vittorio Scorza, Carlo Segala, Carlo Tridenti, Lorenza Trucchi, Walter Trillini, Luciano Tempesta, Maurizio Valitutti, G. L. Versellesi.

Premi[modifica | modifica wikitesto]

  • 1934 - Primo in graduatoria per l'assegnazione di una Borsa di Studio per la Scuola dell'Arte della Medaglia.
  • 1934 - Premio di Primo Grado nel concorso di scultura Omaggio agli Eroi, Palazzo del Quirinale, Roma.
  • 1935 - Assegnazione di una Borsa di Studio al merito e di un grande studio di scultura per un periodo di due anni, Roma.[1]
  • 1939 - Vince il concorso per le opere di scultura da collocarsi nella nuova stazione di Roma-Termini (Progetto Mazzoni).
  • 1940 - Premio per la scultura in pietra Meditazione. Mostra Sindacale “Mercato di Traiano”, Roma.
  • 1946 - Vince il concorso per l’esecuzione di una grande statua in marmo di S. Bartolomeo per il Duomo di Messina.
  • 1950 - Mostra della Ricostruzione, Roma. Vince un concorso con il premio ex aequo.
  • 1955 - Primo Premio alla Mostra-Concorso del Presepio, Palazzo Braschi, Roma.
  • 1959 - Concorso Internazionale d’Arte Sacra per la Cattedrale di Manila (Filippine).
  • 1961 - Prescelto dall’Istituto Internazionale di Arte Liturgica per la realizzazione dell’della cattedrale di Hartford (Connecticut - USA).
  • 1963 - Vince un concorso nazionale per la realizzazione di una grande statua in bronzo della “Giustizia” da collocare nella piazza dei Tribunali a Bari.
  • 1963 - Due sue sculture vengono prescelte e acquistate dell’I.N.P.S. per la sua collezione artistica.
  • 1964 - Primo premio di Scultura alla “Mostra del Soldato”, Palazzo Barberini, Roma.
  • 1968 - Vince un concorso per la realizzazione di un grande altorilievo in bronzo per l’Ospedale Civile di Terni.
  • 1969 - Vince un concorso internazionale per la realizzazione delle opere di scultura da collocare a Kinshasa nel Monumento all’Indipendenza del Congo.
  • 1970 - Vince il concorso per la realizzazione di un altorilievo in bronzo destinato alla facciata del palazzo dell’I.N.P.S.. di Palermo.
  • 1970 - Vince il Premio Sileno d’Oro, Gela.
  • 1974 - Vince in concorso per la realizzazione di quattro bassorilievi in bronzo per il Cimitero Monumentale del Verano, Roma.
  • 1975 - Vince un concorso per la realizzazione di un monumento equestre dell’eroe nazionale del Libano, Beyruth.

Mostre[modifica | modifica wikitesto]

Numerose mostre personali si sono svolte nelle seguenti città: Roma, Milano, Firenze, Catania, Francoforte (Germania), Messina, Ravenna, Spoleto, Bad Nauheim (Germania), Padova, Palermo, Belluno, Pescara, Cortona, Cosenza, Siracusa, Verona, ecc.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Opere monumentali (selezioni)[modifica | modifica wikitesto]

Ritrattistica (scultura e pittura)[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Pagina di Enzo Assenza, su Pozzallo.net. URL consultato il 23 settembre 2015.
  2. ^ a b c dalla pagina dell'artista nel sito della fondazione Grimaldi, su fondazionegrimaldi.it. URL consultato il 23 settembre 2015.
  3. ^ Notizia sul sito ufficiale della Cattedrale di Hartford, su cathedralofsaintjoseph.com. URL consultato il 23 settembre 2015.
  4. ^ Sito della Cattedrale di St. Joseph, Hartford, su cathedralofsaintjoseph.com. URL consultato il 23 settembre 2015 (archiviato dall'url originale il 23 settembre 2015).
  5. ^ Informazioni sull'opera nel sito ufficiale della città di Buenos Aires (PDF), su buenosaires.gob.ar. URL consultato il 23 settembre 2015.
  6. ^ Collezione Enzo Assenza all'interno del Museo Civico di Modica, su comune.modica.rg.it. URL consultato il 23 settembre 2015 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
  7. ^ Informazioni sull'opera dal sito del museo Pro Civitate, su procivitate.assisi.museum. URL consultato il 23 settembre 2015.
  8. ^ Deturpata dai vandali la statua di San Giovanni Battista, in Corriere di Ragusa. URL consultato il 23 settembre 2015.
  9. ^ Immagini del busto sul sito della Camera dei Deputati, su storia.camera.it. URL consultato il 23 settembre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Renato Civello, Enzo Assenza, Casa Editrice Maia, Siena, 1965.
  • Renato Civello e Valerio Mariani, Enzo Assenza, Thomson editore, Modica, 1968.
  • Dizionario Enciclopedico Treccani (Supplemento), 1974.
  • Vittorio Scorza, Enzo Assenza, Edizioni Galleria Canova, Roma, 1976.
  • Renato Civello, Enzo Assenza, Edizioni d'Arte Galleria Ghelfi, Verona, 1978.
  • Giovanni Bonanno, Novecento in Sicilia, Palermo, 1990.
  • Renato Civello, Artisti del Novecento a Roma, Rendina Editori, Roma, 2003.
  • Dizionario Biografico Treccani, 2004.
  • Luigi Rogasi, Pozzallesi del XX secolo - Cento nomi da non dimenticare, Comune di Pozzallo, 2003.
  • Valentina Ruta, Enzo Assenza, tesi di laurea – Università di Catania, 2009.
  • Chiara Romano, Enzo Assenza, tesi di laurea - Università del Salento - Lecce, 2009.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Su Enzo Assenza esistono alcuni servizi per cinegiornali, resi disponibili dall'Archivio dell'Istituto Luce:

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Assènza, Enzo, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 23 settembre 2015.
  • Pagina dell'artista, su GalleriaRoma.it. URL consultato il 23 settembre 2015 (archiviato dall'url originale il 18 luglio 2006).
  • Pagina dell'artista, su Pozzallo.net. URL consultato il 23 settembre 2015.
  • Pagina dell'artista, su FondazioneGrimaldi.it. URL consultato il 23 settembre 2015.
Controllo di autoritàSBN IT\ICCU\CFIV\046088