Alfonso II d'Este

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Alfonso II d'Este
Cesare Aretusi Retrato de Alfonso II de Este, duque de Ferrara.jpg
Alfonso II d'Este ritratto da Cesare Aretusi
Duca di Ferrara, Modena e Reggio
Stemma
In carica 3 ottobre 1559 - 27 ottobre 1597
Predecessore Ercole II d'Este
Successore Cesare d'Este (Duca di Modena e Reggio)

Stato Pontificio (Ducato di Ferrara)

Nascita Ferrara, 22 novembre 1533
Morte Ferrara, 27 ottobre 1597
Luogo di sepoltura Monastero del Corpus Domini, Ferrara
Casa reale Coat of arms of the House of Este (1239).svg Este
Padre Ercole II d'Este
Madre Renata di Francia
Consorte Lucrezia de' Medici
Barbara d'Austria
Margherita Gonzaga
Ducato di Ferrara
Este
Coat of arms of the House of Este (1535).svg

Borso
Ercole I
Alfonso I
Figli e nipoti
Ercole II
Figli
Alfonso II
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Alfonso II d'Este (Ferrara, 22 novembre 1533Ferrara, 27 ottobre 1597) fu il quinto duca di Ferrara, Modena e Reggio e l'ultimo a reggere il Ducato di Ferrara dal 1559 sino alla morte. Non ebbe figli legittimi e Ferrara, sino ad allora capitale del ducato estense, alla sua morte ritornò (quale antico feudo papale) sotto la sovranità dello Stato Pontificio, mentre Modena e Reggio passarono invece ad un ramo cadetto legittimato della casa d'Este. Fu la devoluzione a favore del Papa[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Alfonso II d'Este, ritratto da Girolamo da Carpi, Museo del Prado Madrid.

Figlio di Ercole II d'Este e di Renata di Francia, fu sempre legato alla famiglia d'origine della madre e, sin da piccolo, visse per lunghi periodi presso la corte francese, ospite dello zio, Enrico II. Quando, il 3 ottobre 1559, morì il padre Ercole II, si trovava in Francia. Alfonso partì subito per tornare a Ferrara e scelse un percorso che lo portò ad imbarcarsi, arrivare a Livorno e poi attraversare la Garfagnana, gli Appennini, passare per Modena ed arrivare infine a Ferrara, dove prese ufficialmente il potere.

Una delle prime decisioni che prese come duca fu quella di graziare Giulio d'Este, che era tenuto prigioniero ormai da 53 anni nel castello estense. Un secondo atto importante, su precisa richiesta del Papa Pio IV che non gradiva le sue posizioni calviniste, fu l'allontanamento della madre, Renata di Francia dalla corte estense, nel 1560.

Al momento dell'investitura era sposato con Lucrezia de' Medici, che morì nel 1561 lasciandolo senza figli. In seguito pensò di prendere in moglie Barbara d'Austria, ma le nozze furono ritardate a causa della morte del padre di lei, Ferdinando I d'Asburgo. Quando finalmente furono celebrate, nel 1565, Alfonso aveva ormai stretto una forte alleanza con l'Austria e l'anno successivo andò con le sue forze in sostegno dell'imperatore Massimiliano II d'Asburgo, impegnato nella guerra austro-turca.

Alla morte di Barbara, nel 1572, ancora senza una discendenza, cercò una nuova moglie, e la scelta cadde su Margherita Gonzaga, di 31 anni più giovane ed appartenente ad una casata tradizionalmente vicina agli estensi. Ancora una volta Alfonso non ebbe eredi, e fu quindi chiaro che il problema dipendeva da lui, e non dalle sue mogli[2].

Il ducato[modifica | modifica wikitesto]

Il duca gestì il potere in un periodo di sostanziale staticità di equilibri, in Italia, in attesa di occasioni di affermazione per il suo Stato che non arrivarono, ormai stretto tra impero asburgico e dominio spagnolo[3]. Al suo servizio, come già era avvenuto col suo predecessore Ercole II, lavorò Annibale Borgognoni, uno dei più famosi maestri delle artiglierie del 1500[4].

Con lui la corte di Ferrara raggiunse livelli mai raggiunti prima di sfarzo e magnificenza, e le dimore degli estensi raggiunsero il massimo splendore. Ad esempio, su suo incarico, venne progettata e costruita dall'architetto Alessandro Balbi, nel Castello Estense, la Cappella detta di Renata di Francia[5]. Le grandi spese sostenute per tali opere e per le numerose celebrazioni di quel periodo produssero problemi alle casse pubbliche, che spesso si trovarono in difficoltà e costrinsero ad aumentare le tasse[6].

Ospitò poeti ed artisti proseguendo così nella tradizione estense. Fu protettore di Torquato Tasso e continuò nella politica di rafforzamento militare, anche se l'evoluzione politica internazionale non offriva molte occasioni per dimostrare la sempre temibile potenza delle artiglierie estensi. Ad Alfonso II alcuni storici attribuiscono la volontà di far costruire in un'ampia area scoperta che corrisponde circa all'attuale parcheggio in Contrada di Borgoricco il Teatro del Cortile. Secondo altri invece il teatro sarebbe stato costruito solo nel 1610, secondo un progetto dall'architetto Giovan Battista Aleotti[7].

Durante il ducato di Alfonso II Ferrara fu colpita da uno sciame sismico con picchi nel 1561, nel 1570 e nel 1591. A tal riguardo è interessante ricordare la presenza a Ferrara in quegli anni di Pirro Ligorio, che fu successore di Michelangelo nella Fabbrica di San Pietro, a Roma e che, trasferitosi nella capitale estense ed assistendo agli effetti devastanti del terremoto sugli edifici ebbe l'intuizione della prima casa edificata con criteri antisismici[8][9]

Nel 1593 tutto il territorio subì un periodo di carestia che ebbe effetti pesanti sulla popolazione[10].

La devoluzione[modifica | modifica wikitesto]

Il Monastero del Corpus Domini, a Ferrara, dove è sepolto Alfonso II.

Una Bolla pontificia emanata il 3 maggio 1567 da Papa Pio V (Prohibitio alienandi et infeudandi civitates et loca Sanctae Romanae Ecclesiae) richiamò ufficialmente il ducato sulle condizioni che sarebbero venute a mancare, in caso di assenza di eredi legittimi, al permanere degli estensi al potere[11].

Alfonso quindi, ancora in vita, prima tentò di avere eredi legittimi, e, in mancanza di questi, designò alla sua successione il cugino Cesare (figlio di Alfonso, fratello del padre Ercole II d'Este), e l'atto fu riconosciuto dall'Impero, ma non dalla Chiesa, in quanto lo zio Alfonso era figlio naturale del predecessore duca Alfonso I d'Este e di Laura Dianti. Quindi, alla sua morte, Papa Clemente VIII si riappropriò della città, antico feudo papale, riportando Ferrara sotto la diretta giurisdizione dello Stato Pontificio[12]. Tale passaggio di poteri viene definito devoluzione.

Dopo la sua morte venne sepolto a Ferrara nel Monastero del Corpus Domini.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Alfonso II è identificato nell'io parlante di My Last Duchess (La mia ultima duchessa), il monologo drammatico in versi di Robert Browning pubblicato per la prima volta con il titolo «Italy» nel 1842 nella raccolta Dramatic Lyrics (Liriche drammatiche)[13][14].


Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Alfonso II d'Este Padre:
Ercole II d'Este
Nonno paterno:
Alfonso I d'Este
Bisnonno paterno:
Ercole I d'Este
Trisnonno paterno:
Niccolò III d'Este
Trisnonna paterna:
Ricciarda di Saluzzo
Bisnonna paterna:
Eleonora d'Aragona
Trisnonno paterno:
Ferdinando I di Napoli
Trisnonna paterna:
Isabella di Chiaromonte
Nonna paterna:
Lucrezia Borgia
Bisnonno paterno:
Papa Alessandro VI
Trisnonno paterno:
Jofre de Borja Lanzol
Trisnonna paterna:
Isabel de Borja
Bisnonna paterna:
Vannozza Cattanei
Trisnonno paterno:
Giacomo Conte dei Cattanei
Trisnonna paterna:
Mencia Pinctoris
Madre:
Renata di Francia
Nonno materno:
Luigi XII di Francia
Bisnonno materno:
Carlo di Valois-Orléans
Trisnonno materno:
Luigi I di Valois-Orléans
Trisnonna materna:
Valentina Visconti
Bisnonna materna:
Maria di Clèves
Trisnonno materno:
Adolfo I di Kleve
Trisnonna materna:
Maria di Borgogna
Nonna materna:
Anna di Bretagna
Bisnonno materno:
Francesco II di Bretagna
Trisnonno materno:
Riccardo, conte d'Etampes
Trisnonna materna:
Margherita d'Orléans
Bisnonna materna:
Margherita di Foix
Trisnonno materno:
Gastone IV di Foix
Trisnonna materna:
Eleonora I di Navarra

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine di San Michele - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di San Michele

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ C.M.Goldoni, p.101
  2. ^ C.M.Goldoni, p.101
  3. ^ F.Locatelli, p.63
  4. ^ V.Zippel, p.3
  5. ^ L.Scardino, p.15
  6. ^ Alfonso II d'Este, su treccani.it, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 9 ottobre 2015.
  7. ^ F.Scafuri, p.24.
  8. ^ Ligòrio, Pirro, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 31 ottobre 2015.
  9. ^ Pirro Ligorio, LIBRO DI DIVERSI TERREMOTI (PDF), su culturaimmagineroma.it. URL consultato il 31 ottobre 2015.
    «LIBRI DELLE ANTICHITÀ•TORINO-Archivio di Stato di Torino, Codici ligoriani 19-30 bis».
  10. ^ Guida E.Romagna, p.659
  11. ^ Età del ghetto, su museoferrara.it, Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara. URL consultato il 4 novembre 2015.
  12. ^ C.Bassi 1, p.38
  13. ^ (EN) Philip V. Allingham, Applying Modern Critical Theory to Robert Browning's "My Last Duchess", victorianweb.org. URL consultato il 9 ottobre 2015.
  14. ^ T. Joseph, S. Francis, «Browning's My Last Duchess». In: Encyclopaedia of World Great Poets, New Delhi: Anmol Publications PVT. LTD., 2004, pp. 171-190. ISBN 978-81-261-2040-6 (Google books)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Bassi, Ferrara rara:Perché Ferrara è bella, Cernobbio, Archivio Cattaneo editore in Cernobbio, 2015, ISBN 978-88-98086-23-8.
  • Claudio Maria Goldoni, Atlante estense - Mille anni nella storia d'Europa - Gli Estensi a Ferrara, Modena, Reggio, Garfagnana e Massa Carrara, Modena, Edizioni Artestampa, 2011, ISBN 978-88-6462-005-3.
  • Francesco Locatelli, La fabbrica ducale estense delle artiglierie (da Leonello ad Alfonso II d'Este), Adriano Tassi (collaborazione e revisione), N 672 di serie numerata da 1 a 1000, opera realizzata con il contributo della Unione degli Industriali della Provincia di Ferrara, Bologna, Editrice Cappelli, 1985, OCLC 18349517, SBN IT\ICCU\CFI\0087435.
  • Francesco Scafuri, Alla ricerca della Ferrara perduta, Ferrara, Faust Edizioni, 2015, ISBN 978-88-98147-34-2.
  • Lucio Scardino, Conoscere Ferrara. Otto itinerari per scoprire la città, Ferrara, Tecnoproject, 1998, ISBN 88-86245-23 -8.
  • AAVV, Guida d'Italia:Emilia Romagna, Milano, Touring Club Italiano, 1991, ISBN 88-365-0010-2.
  • Vittorio Zippel, Un artista trentino del Rinascimento alla Corte di Ferrara : Annibale Borgognoni, Estr. da: Studi Trentini di scienze storiche. Rivista della Società di Studi per la Venezia Tridentina, a. 13, fasc. 1 (1932), Trento, Premiato Stabilimento d'Arti Grafiche, 1932, SBN IT\ICCU\RAV\1597455.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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