Addizione Erculea

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Palazzo dei Diamanti e il quadrivio dell'Addizione Erculea
Palazzo dei Diamanti visto dal Quadrivio degli Angeli

L'Addizione Erculea è un'opera urbanistica che si ebbe a Ferrara tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento, la prima nel suo genere, per estensione e organicità, in Europa.

La città medievale[modifica | modifica wikitesto]

Ferrara era essenzialmente una città medievale, con un nucleo di strette e tortuose stradine, privo di piazze e chiuso a sud dal Po di Volano e a nord dal canale della Giovecca, con le uniche emergenze nel Duomo, l'antistante residenza estense e, poco più a nord, il Castello di San Michele. L'edilizia era dominata dalla tradizione tardo-trecentesca con l'uso del cotto decorato[1].

Un primo ampliamento si ebbe con Borso d'Este a metà del XV secolo, consistente nella creazione dell'attuale via XX Settembre, a sud del nucleo originario, con alcune strade ortogonali.

L'Addizione di Ercole I[modifica | modifica wikitesto]

L'impianto[modifica | modifica wikitesto]

Fu soprattutto Ercole I a mettere in atto un ambizioso progetto urbanistico, un vero e proprio raddoppio della città su principi razionali, affidandone la realizzazione all'architetto Biagio Rossetti. I progetti avviarono nel 1484 in seguito all'assedio di Ferrara da parte della Repubblica di Venezia. Gli scopi principali erano essenzialmente quello di espandere l'area cittadina e quello di rinforzare il sistema difensivo delle mura che, per esempio col Baluardo del Barco, sono fra i più arcaici esempi di fortificazione alla moderna.

L'opera, che fu realizzata tra il 1492 e il 1510, esaltava il prestigio della corte estense e la metteva in competizione con le più importanti corti europee.

Innanzitutto fu interrato il fosso della Giovecca, facendone una larga strada che facesse da cerniera con la parte antica della città: in corrispondenza degli sbocchi delle vie medievali fece infatti prolungamenti regolari, fondendo organicamente il vecchio e il nuovo. La nuova parte, rifacendosi all'urbanistica romana nelle descrizioni di Vitruvio, aveva una rete viaria ortogonale che si articolava su due assi principali:

  • Un lungo viale, detto via degli Angeli, che correva da Sud verso Nord e collegava il Castello Estense con la Porta degli Angeli alle mura verso Belfiore (l'attuale Corso Ercole I d'Este).
  • Una via lunghissima che correva da Est a Ovest collegando Porta Po e Porta a Mare presso i bastioni delle mura, chiamata via dei Prioni e via degli Equinozi (oggi divisa, da ovest ad est, Corso Porta Po, Corso Biagio Rossetti e Corso Porta Mare).

Il secondo asse, in particolare, era completamente nuovo e dal sapore pienamente "pubblico" (a fronte dell'altro asse che restava legato al passaggio dei duchi) e venne particolarmente enfatizzato con una grande piazza alberata, l'attuale piazza Ariostea[1].

La parte "nuova" della città venne (ed è) chiamata Arianuova. Per integrare l'addizione con il resto della città e stemperarne la possibile rigidità dello schema, Rossetti lasciò zone verdi che fungessero da "pausa" nel tessuto edilizio e, per gli edifici da lui progettati, continuò ad usare il tradizionale cotto. Ed è proprio aggirandosi in questa nuova città, ancora priva di case e di abitanti, fatta appunto d'aria, che Torquato Tasso portò a termine il primo moderno poema europeo, La Gerusalemme liberata.

Il quadrivio[modifica | modifica wikitesto]

Le due arterie si incrociavano, e si incrociano tutt'oggi nel celebre "Quadrivio degli Angeli" dove si affacciano il Palazzo dei Diamanti, il Palazzo Turchi di Bagno e il Palazzo Prosperi-Sacrati. Qui era evidente la scelta di Rossetti di non caricare questo spazio cruciale con un elemento statico come una piazza, né di caratterizzarlo con vedute monumentali, preferendo vedute di scorcio delle architetture[1].

Palazzo Prosperi-Sacrati, sul quadrivio

L'edificio di maggior pregio era il palazzo dei Diamanti, affacciato sul quadrivio, che deve il nome al rivestimento a bugne appuntite, che creano un suggestivo effetto di chiaroscuro. Esso presenta lastre decorate da candelabre in corrispondenza dell'angolo sul quadrivio, dove si imposta anche un balcone. Gli altri edifici sul quadrivio non ne eguagliarono l'imponenza, concentrandosi piuttosto sulla ricerca di effetti di variazione, con grandi portali o pilastrate d'angolo (rivestimenti marmorei decorati, posti sugli spigoli degli edifici)[1].

Il risultato urbanistico, una struttura ortogonale composta da angoli retti e linee dritte, è rimasto ad oggi intoccato nella sua logistica e razionalità moderna. La nuova situazione urbanistica ferrarese fu infatti, nel panorama italiano ed europeo del tempo, la più moderna e anche la più duratura: vi mancava una netta scissione tra città dei signori e città dei sudditi (come avveniva a Mantova), né era presente un rapporto di sudditanza tra le due (come nell'urbanistica di Pienza), ma piuttosto era presente un'integrazione armonica tra le parti, ciascuna con la propria caratterizzazione. Un completo sviluppo dell'Addizione si sarebbe infatti completato nel tempo, anche se la mancata crescita demografica e la successiva caduta della dinastia bloccarono il progetto[1].

Nel 1995 ciò è valso al centro storico di Ferrara la nomina da parte dell'UNESCO nella lista dei Patrimoni dell'umanità quale mirabile esempio di città progettata nel Rinascimento, che conserva il suo centro storico intatto che fa di Ferrara la "prima città moderna d'Europa".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 113.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Architettura Portale Architettura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Architettura