Palazzina di Marfisa d'Este
| Palazzina di Marfisa d'Este | |
|---|---|
| Ubicazione | |
| Stato | |
| Località | Ferrara |
| Indirizzo | Corso Giovecca, 170, corso Giovecca 170 ‒ Ferrara (FE), Corso della Giovecca 170, 44121 Ferrara e Corso Della Giovecca 170, 44121 Ferrara |
| Coordinate | 44°49′59.53″N 11°37′47″E |
| Caratteristiche | |
| Tipo | storico |
| Istituzione | 1938 |
| Apertura | 1938 |
| Visitatori | 10 113 (2022) |
| Sito web | |
La Palazzina di Marfisa d'Este è un palazzo storico di Ferrara, tra i migliori esempi cittadini di residenza signorile del XVI secolo.
Storia
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Venne costruita a partire dal 1559 come parte di un vasto complesso di edifici in un'area adibita in parte a giardini. Questo complesso, proprietà di Francesco d'Este, passò in eredità alla figlia Marfisa, sposata prima con Alfonsino d'Este e poi con Alderano Cybo-Malaspina.[1] Marfisa visse qui fino alla sua morte, rifiutandosi di lasciare la città anche dopo la devoluzione di Ferrara allo Stato Pontificio, quando la famiglia estense si trasferì a Modena.
Alla scomparsa di Marfisa la palazzina divenne sede dell'amministrazione Cybo fino alla metà del XVIII secolo; da allora cominciò un lento degrado dell'immobile, destinato per un secolo e mezzo a usi impropri.
Dopo l'acquisto nel 1861 da parte del Comune[2] - il quale, tra i vari usi, pensò anche di collocarvi, senza concludere tale intenzione, la Scuola speciale degli Ingegneri[3] - tra il 1910 e il 1915 la palazzina venne restaurata e anni dopo, nel 1938, divenne sede museale.[4]
Descrizione
[modifica | modifica wikitesto]L'interno è decorato da affreschi sui soffitti riconducibili alla bottega del Filippi;[5] soprattutto le grottesche sono di notevole inventiva e raffinatezza. Il mobilio risale al XVI e XVII secolo ed è in parte ferrarese, in parte proveniente da acquisti sul mercato antiquario. Gli affreschi furono in parte rifatti durante i restauri del XX secolo, ad opera di Giuseppe Mazzolani prima[6] ed Errico Giberti, Luigi Guerresi ed Augusto Pagliarini poi.[2][7][8]
- Sala delle Imprese (o Sala Rossa)
All'interno di questo ambiente si trova uno splendido soffitto a grottesche attribuito a Bastianino che contiene, fra le altre figure, molte imprese di Francesco d'Este. Inoltre sono qui conservate alcune medaglie e monete riconducibili a Francesco d'Este. Sulla parete è visibile il ritratto Alfonso I d'Este, padre di Francesco. Il dipinto è di autore ignoto della metà del XVI secolo e proviene dalla collezione di Donà delle Rose di Venezia.[9]
- Loggetta dei Ritratti
Anticamente aperto verso il giardino, questo ambiente è dominato da un'elegante decorazione a grottesche, nella quale sono inclusi due ovali con i ritratti delle figlie di Francesco d'Este, Marfisa e Bradamante d'Este, ancora bambine. In una parete è esposto il presunto Ritratto di Marfisa d'Este, copia novecentesca di Mario Capuzzo da un originale conservato a Mantova.[10]


- Sala di Fetonte
In questa sala le decorazioni originali sono andate completamente perdute. Una parete è occupata da un elegante lavabo in pietra scolpita del Cinquecento; nella sala sono esposti diversi esempi di ceramica ferrarese. Al centro del soffitto una tela raffigurante Apollo che guida il carro del sole erroneamente interpretato come il carro di Fetonte che precipita nelle acque dell'Eridano. Il dipinto riprende in parte un affresco del Primaticcio che si conserva a Mantova a palazzo Te.
- Sala dei Banchetti
Presenta l'arredamento tipico di una sala da pranzo. Sulle pareti si trovano scene di una Battaglia delle Amazzoni entro sontuose cornici alla sansovina intagliate e dorate. Il soffitto è il più complesso dell'intera palazzina, con vari scomparti divisi da motivi vegetali e contenenti le imprese di Francesco d'Este e scene delle Metamorfosi di Ovidio.
- Studiolo
Arredato con importanti mobili dei secoli XVI e XVII; sopra una porta si trova il Ritratto di Licia Martinengo di autore ignoto databile alla seconda metà del XVI secolo. Nella sala è esposta una mandola della seconda metà del XVIII secolo. Il soffitto ligneo, acquistato sul mercato antiquario, proviene da una residenza veneta della famiglia Donà.[11]
- Sala Grande
L'elegante soffitto culmina al centro con un padiglione sostenuto da putti. Alle pareti due grandi credenze da sacrestia del XVII secolo. Al centro della sala sono esposti alcuni esempi di ceramiche antiche provenienti da diverse aree geografiche.
- Sala del Camino
Dominata da un camino monumentale del XVI secolo, di ambito dei Lombardi. Sulle pareti si notano un pregevole Ritratto di gentiluomo della fine del XVI sec. e l'arazzo fiammingo Giuditta decapita Oloferne, del sec. XVII. Fra i mobili, notevoli il cassone veneto in noce lumeggiato in oro e soprattutto uno stipo toscano del Cinquecento a forma di studiolo, con cassettini e piccole sculture. Su una credenza si trova il busto classico dell'imperatore Lucio Vero fanciullo.
- Sala degli Armadi
La sala prende il nome da un armadio di area veneta che presenta alcune parti originali del XVI secolo.[12] In questa sala vi è conservato l'originale del Putto di Giuseppe Virgili lì posto in maniera precauzionale dopo il restauro del 1998,[13] lasciando disadorna la fontana sino al 2006 quando fu messa in posa una copia della statua. Completano il percorso museale alcune foto storiche della palazzina e un filmato dell'Istituto Luce che documenta l'inaugurazione del museo avvenuta il 22 giugno 1938.[14]
- Loggia e giardino

Nel giardino è stato collocata una vera da pozzo quattrocentesca, in parte restaurata, che presenta ai lati le imprese della famiglia d'Este.
Attraverso ciò che resta del grande giardino, si raggiunge la Loggia, affrescata a finto pergolato, anticamente usata come sede di concerti e piccoli spettacoli. Un'antica tradizione ipotizza che qui possa essere stata rappresentata per la prima volta l'Aminta di Torquato Tasso.[15]
Riguardo alla Fontana, costruita durante i massivi lavori di restauro alla fine degli Trenta del Novecento[16] rimase disadorna sino al 1951, anno in cui venne deciso di porvi il Putto del 1935 di Giuseppe Virgili[17] acquistato il 30 gennaio dello stesso anno dall'Amministrazione comunale di Ferrara, successivamente ad una delibera, decidendone la collocazione nel successivo dicembre. Necessitante di restauro già negli anni Novanta, fu soggetto di interventi nel 1998 grazie al finanziamento del Lions Club Ferrara Host sotto la direzione dei Civici Musei Arte Antica di Ferrara.[18] Nel 2006, grazie all'impegno del Garden Club di Ferrara, venne realizzata una copia, ad opera di Maurizio Bonora, scultore ferrarese allievo di Virgili, da porre sulla fontana rimasta disadorna dato che l'originale venne posto, dopo il restauro, prima nella Sala di Fetonte e successivamente nella Sala degli Armadi: contestualmente fu attuata la riqualificazione della fontana con il restauro della struttura, il ripristino delle aiuole e quello degli impianti idrico ed elettrico.[19] Solo nel giugno 2015, a cura degli Eredi di Virgili, venne infine posta la targa in onore dell'autore e dell'opera.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Simona Foà, Marfisa d'Este, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 43, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1993. URL consultato il 15 settembre 2018.
- 1 2 Palazzina Marfisa d'Este, su museiferrara.it. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Luigi Napoleone cav. Cittadella, Guida pel forestiero in Ferrara, a cura di Alberto Ferretti, Lecce, Youcanprint, 2022 [1873], p. 113, ISBN 979-12-21451-03-0.
- ↑ Barbantini, Si indica erroneamente Gustavo anziché Gualtiero, p. 11.
- ↑ Ranieri Varese, Ferrara - Palazzina Marfisa, collana Musei d'Italia - Meraviglie d'Italia, Bologna, Calderini, 1980, ISBN 88-7019-044-7.
- ↑ Rosanna Ruscio, MAZZOLANI, Giuseppe, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 72, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2008. URL consultato il 16 febbraio 2026.
- ↑ Lucio Scardino, Giuseppe Mazzolani, in Bottega Medini - La decorazione murale nel Ferrarese dall'età umbertina a metà Novecento, Ferrara, Liberty house, 2004, pp. 278, 284.
- ↑ Barbantini, pp. 14, 28.
- ↑ Palazzina Marfisa d'Este, 1996, pp. 250-251.
- ↑ Ritratto di nobildonna (Marfisa d'Este), su museiferrara.it. URL consultato il 9 aprile 2026.
- ↑ Palazzina Marfisa d'Este, 1996, pp. 248-250.
- ↑ Palazzina Marfisa d'Este, 1996, p. 281.
- ↑ Fornasari, p. 38, p. 63 note 58-59.
- ↑ Palazzo Marfisa d'Este, su patrimonio.archivioluce.com. URL consultato il 10 aprile 2026.
- ↑ Palazzina Marfisa d'Este, 1996, p. 78.
- ↑ Delibere approvate nella riunione di Giunta di martedì 4 aprile, su cronacacomune.it, 4 aprile 2006. URL consultato il 16 febbraio 2026.
- ↑ Fornasari, pp. 38-40, p. 63-64 note 58-62
- ↑ Indicazioni tecniche sul restauro in Civici Musei Arte Antica - Ferrara, Dalle Chiese alle Delizie - un percorso di restauro, VIII Edizione del Salone dell'arte del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali e Ambientali, Ferrara-Fiere, 29 marzo - 1 aprile 2001, pp. 2, 15; Lions Club Ferrara Host, 50 anni di lionismo 1956-2006, Distretto 108Tb, Ferrara, 2006, pp. 72, 80 e a p. 99 l'indicazione della conferenza del 16/3/1999 in onore dello scultore, relatore Ottorino Bacilieri.
- ↑ Il ritorno agli antichi splendori del giardino di Palazzina Marfisa d'Este. Inaugurato il ripristino della fontana e il nuovo arredo floreale, su cronacacomune.it, 26 maggio 2006. URL consultato il 16 febbraio 2026.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Nino Barbantini, Il restauro della Palazzina di Marfisa 1938 XVI, Nel I Centenario della Cassa di Risparmio, Venezia, Officine Grafiche Carlo Ferrari, 1938 XVI.
- Ranieri Varese (a cura di), Musei d'Italia - Meraviglie d'Italia - Ferrara - Palazzina Marfisa, Bologna, Roma, Milano, Edizioni Calderini, luglio 1980, ISBN 88-7019-044-7.
- Anna Maria Visser Travagli, Palazzo Schifanoia e Palazzina Marfisa a Ferrara, Electa, 1994, ISBN 88-435-4604-X.
- Anna Maria Visser Travagli (a cura di), Palazzina di Marfisa d'Este a Ferrara. Studi e catalogo, Ferrara, Roma, Gabriele Corbo Editore, 1996, ISBN 88-85325-62-9. Per le integrazioni bibliografiche a tale volume, si veda AA. VV. Palazzina di Marfisa d'Este a Ferrara - Studi e catalogo, (Corbo editore, Ferrara, 1996) in Lucio Scardino, Estro e accanimento - Inediti scritti d'arte (1980-1996), Liberty house, Ferrara, 1997, pp. 31-32.
- Maria Rosaria Di Fabio (a cura di), I giardini di Ferrara tra immaginario e realtà, Ferrara, TLA editrice, 1998, pp. 146-147, ISBN non esistente.
- Arianna Fornasari, Giuseppe Virgili - Prima ipotesi di catalogo completo, Ferrara, Liberty house, 2014, pp. 38-40, 63-64, ISBN non esistente. Ripubblicato in Independently published, 2025, ISBN 979-8317232856.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su museiferrara.it.
- Palazzina di Marfisa d'Este, su TourER - portale del patrimonio culturale dell'Emilia-Romagna, Segretariato regionale del Ministero della cultura per l'Emilia-Romagna.
- Palazzina Marfisa, su bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 13 settembre 2018.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 141902070 · ISNI (EN) 0000 0001 1013 6911 · SBN TO0V002006 · LCCN (EN) n81056271 |
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