Urbanistica romana

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L'urbanistica romana era il modo di impiantare la struttura di una città nel mondo romano. Ancora oggi molte città europee e del bacino del Mediterraneo mostrano il retaggio dello schema romano nel loro nucleo più antico.

« Mentre i Greci consideravano di aver raggiunto la perfezione con la fondazione di città, preoccupandosi della loro bellezza, della sicurezza, dei porti e delle risorse naturali del paese, i Romani pensarono soprattutto a quello che i Greci avevano trascurato: il pavimentare le strade, l'incanalare le acque, il costruire fogne che potessero evacuare nel Tevere tutti i rifiuti della città. Selciarono le vie che percorrevano tutti i territori [conquistati], tagliando colline e colmando cavità, in modo che i carri potessero raccogliere le mercanzie provenienti dalle imbarcazioni; le fogne coperte con volte fatte di blocchi uniformi, a volte lasciano il passaggio a vie percorribili con carri di fieno. Tanta è poi l'acqua che gli acquedotti portano, da far scorrere interi fiumi attraverso la città ed i condotti sotterranei, tanto che ogni casa ha cisterne e fontane abbondanti, grazie soprattutto al gran lavoro e cura di Marco Vipsanio Agrippa, il quale abbellì Roma anche con molte altre costruzioni. »
(Strabone, Geografia, V, 3,8.)

Schema ellenistico[modifica | modifica wikitesto]

Nelle nuove colonie fondate dai Romani si assiste a varie fasi nell'evoluzione dell'impianto urbanistico. Le città fondate nel periodo della repubblica romana, almeno nella fase iniziale e centrale, presentano uno schema ancora legato al retaggio greco-ellenistico, come a Cosa o Norba latina.

Queste città hanno l'impianto con una rete stradale ortogonale, che divide lo spazio in isolati quadrangolari regolari, ma che non dispone di un preciso centro cittadino, con una o talvolta due aree sacre sopraelevate (acropoli). Questo schema urbanistico richiamava quello di Ippodamo. In questo tipo di impianto, mancando un centro, i singoli quartieri e isolati avevano tutti un'importanza equivalente.

Schema con Foro centrale[modifica | modifica wikitesto]

Schema di un castrum/città nel mondo romano: (1) Principia; (2) Via Praetoria/Decumanus maximus (est-ovest); (3) Via Principalis/Cardo maximus (nord-sud); (4) Porta Principalis Dextra; (5) Porta Praetoria (est); (6) Porta Principalis Sinistra; (7) Porta Decumana.

Più diffuso è lo schema organizzato su due assi principali ortogonali, il cardo maximus (asse nord-sud) e il decumanus maximus (est-ovest), che si incontrano al centro della città dove si trova il Forum. La forma della città poteva essere quadrangolare o anche, a seconda del territorio, irregolare, ma lo schema dell'impianto era piuttosto fisso. Un esempio ben conservato è Silchester in Gran Bretagna.[1]

Questo schema urbanistico era probabilmente derivato dalla centuriazione romana. Nel foro si svolgevano le riunioni politiche, veniva amministrata la giustizia, si esercitava il commercio e si svolgevano le cerimonie religiose.

Schema decentrato[modifica | modifica wikitesto]

Un altro tipo di schema urbanistico era quello dove il cardus e il decumanus non si incontravano al centro della città, ma in posizione più laterale, come a Julia Augusta Taurinorum (Torino) e ad Augusta Prætoria (Aosta). In questo caso il modello derivò dall'accampamento romano degli eserciti.

Roma[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Roma antica.

Roma, come tutte le città di fondazione molto antica, non aveva alcuno schema preordinato e molte delle sue caratteristiche urbane erano state dovute alla forma del territorio (compresi i torrenti, i piccoli rilievi e gli acquitrini poi fatti scomparire col tempo) e ad ancestrali usi.

Il centro della vita sociale si svolgeva al Foro Romano, che si estendeva tra il Campidoglio e il Palatino ed era in comunicazione stretta con l'area mercantile del Foro Olitorio, dove si trovava il porto fluviale sul Tevere e il Ponte Sublicio, che permetteva l'attraversamento del fiume all'altezza dell'Isola Tiberina.

Col tempo il Foro Romano, affiancato dagli altri Fori Imperiali, perse la funzione commerciale per divenire un luogo prettamente monumentale e di rappresentanza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Franco Cardini e Marina Montesano, Storia Medievale, Firenze, Le Monnier Università/Storia, 2006, p. 124, ISBN 88-00-20474-0.
    «Oltre che per la loro posizione geografica, le città antiche -e in particolare quelle di fondazione romana- si riconoscono immediatamente per il loro impianto grosso modo quadrangolare, derivato dagli accampamenti legionari (castra) che in più casi ne costituiscono il primo nucleo urbano. Si ha quindi una città caratterizzata da vie dritte che si intersecano regolarmente, in modo ortogonale, attorno all'intersezione cruciforme di due grandi strade: una nord-sud (cardo) e una est-ovest (decumano).».

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti antiche
Fonti storiografiche moderne
  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, vol. 1, Milano, Bompiani, 1999, ISBN 88-451-7107-8.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]