Biagio Rossetti

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L'opera più celebre di Rossetti, il Palazzo dei Diamanti
La Chiesa di San Cristoforo nel Cimitero della Certosa

Biagio Rossetti (Ferrara, 1447 circa – Ferrara, 1516) è stato un architetto italiano.

Fortuna critica[modifica | modifica wikitesto]

La figura di Biagio Rossetti necessita, ancora oggi, di esaustivi approfondimenti che facciano chiarezza sulla sua formazione e sui contesti culturali che hanno influenzato la sua mentalità di architetto[1].

Non sono noti progetti o disegni attribuibili alla sua mano, ma le testimonianze archivistiche, spesso frammentarie a causa dello smembramento dell’archivio ducale, trasmettono informazioni sulla sua presenza in numerosi cantieri, prevalentemente ubicati nella capitale del Ducato Estense[2].

È documentato, poco più che ventenne, come membro della corporazione dei “muradori”[3]; nei decenni successivi, come uomo di corte, Biagio Rossetti diffonderà nel contesto estense la figura dell’architetto-capomastro rinascimentale introdotta a Firenze dal Brunelleschi: i documenti attestano il suo ruolo di coordinamento in contemporanea su più cantieri e la presenza di una cerchia di artigiani e aiuti che lo affianca nelle realizzazioni, tra cui Alessandro Biondo e Bartolomeo Tristano[4].

Biagio Rossetti conosce le novità formali dell’architettura tosco-emiliana mediate dalla cultura veneziana e le rielabora secondo una cifra personale profondamente radicata nella tradizione architettonica locale: l’architettura rossettiana ferrarese mantiene saldamente le caratteristiche dell’architettura padana ma viene reinterpretata secondo il linguaggio dei nuovi modelli rinascimentali e collocata in una relazione dimensionale del tutto innovativa con il contesto urbano. Le trasformazioni a scala urbanistica coordinate dal Rossetti si caratterizzano per una straordinaria modernità che è sempre in grado di dialogare con la morfologia urbana preesistente.

La fortuna critica di Biagio Rossetti ha avuto una risonanza su scala internazionale, sebbene la sua produzione sia circoscritta al solo contesto ferrarese, con sporadiche eccezioni. Sulla base delle anticipazioni di Venturi di fine Ottocento[5], il contributo critico di Bruno Zevi con il giudizio di valore espresso sull’opera di Biagio Rossetti e sull’ampliamento della città costituito dall’Addizione Erculea ha avviato una serie di riflessioni che hanno portato la città di Ferrara ad essere uno degli episodi più significativi della storia della città del Rinascimento[6];ne hanno poi scritto Aby Warburg[7], Werner Gundersheimer[8], Thomas Tuohy[9], Charles Rosenberg[10]. Importanti, anche se caratterizzati da un taglio localistico, i contributi monografici di Padovani[11] e Marcianò[12].

Il riconoscimento di Ferrara come “Città del Rinascimento Patrimonio dell’Umanità” UNESCO avvenuto nel 1995[13] è testimonianza di quanto la produzione rossettiana abbia contribuito nel costruire a Ferrara una cultura architettonica e urbanistica di rilievo internazionale.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Campanile di San Giorgio, Ferrara, 1473-1475

La figura del Rossetti è documentata nei cantieri ducali a partire dagli anni Sessanta del XV secolo come aiuto di Pietro Benvenuti dagli Ordini (Ferrara, doc. 1448 – 1483) che verrà nominato “inzegnero” ducale da Borso d’Este (marchese, poi duca di Ferrara, Modena e Reggio dal 1450 al 1471) nel 1469[14]. Nel 1483, alla morte del maestro, viene nominato inzegnero ducale da Ercole I (duca di Ferrara, Modena e Reggio dal 1471 al 1505), carica che rivestirà anche durante il ducato di Alfonso I (duca di Ferrara, Modena e Reggio dal 1505 al 1534) e fino all’anno della sua morte[15]. Nel corso degli anni Settanta e Ottanta l’attività di Rossetti è documentata in diversi cantieri di Ferrara: quello del Campanile di San Giorgio, dell’abside di San Nicolò, delle mura medievali della città. È documentato per lavori di architettura a Rovigo, Argenta e a Venezia, dove si recherà diverse volte nel corso degli anni Ottanta[16]. Gli anni Novanta sono segnati da un’incessante attività edilizia, che vede l’architetto coinvolto in numerosi cantieri in città. Dall’agosto del 1492 è impegnato nel progetto di ampliamento della città verso nord, conosciuto come Addizione Erculea. La decisione di Ercole I di intraprendere questa straordinaria operazione urbanistica scaturisce da motivazioni politico-economiche ma soprattutto da motivazioni militari, al fine di costruire una linea difensiva più lontana dal centro abitato[17]. Tali motivazioni orientano le scelte pianificatorie in senso innovativo: alla tradizionale logica di espansione urbana basata su una dilatazione pluridirezionale per annessione di borghi già edificati, viene preferita un’addizione ex-novo basata sull’inclusione di un’area totalmente inedificata al di là del limite settentrionale. Le trasformazioni a scala urbanistica coordinate dal Rossetti si caratterizzano per una straordinaria modernità che è sempre in grado di dialogare con la morfologia urbana preesistente: la Terranova viene pensata secondo una nuova maglia viaria generata da due direttrici principali, la via degli Angeli e la via dei Prioni. Il tessuto viario di connessione tra l’Addizione Erculea e la città medievale non si impone con rigidità geometriche che mal si raccorderebbero ai tracciati preesistenti di quest’ultima ma si modula per adattarsi ad essi[18]. Lungo le nuove percorrenze dell’Addizione vengono edificati negli anni a cavallo tra XV e XVI secolo alcune tra le architetture più rappresentative della cultura architettonica ferrarese: lo spazio di Piazza Ariostea, i palazzi dei Diamanti, Prosperi Sacrati, Turchi di Bagno, Strozzi-Bevilacqua, Rondinelli e tutte le residenze nobili lungo la via degli Angeli[19]. Oltre ai lavori per la nuova cinta muraria della città, il Rossetti lavora ai più importanti cantieri di architettura religiosa ferrarese: le chiese di Santa Maria in Vado (su disegno del pittore Ercole de' Roberti), San Francesco, San Benedetto, San Vito, San Gabriele, San Silvestro, San Niccolò, la Certosa di San Cristoforo e l’abside della Cattedrale[20]. Nei primi anni del Cinquecento la sua presenza è documentata in alcuni cantieri di edilizia residenziale come palazzo Costabili (noto anche come palazzo di Ludovico il Moro) della cui costruzione venne incaricato Rossetti insieme al tagliapietra Gabriele Frisoni[21], palazzo di Giulio d’Este e palazzo Roverella[22]. Diversi gli incarichi affidati all’architetto fuori dalla città: Carpi, Milano e Firenze[23].

Con la morte di Ercole I nel 1505, a cui succede il figlio Alfonso I (duca di Ferrara, Modena e Reggio dal 1505 al 1534), parallelamente all’attività a servizio del duca, Rossetti inizia a lavorare anche per Ippolito d'Este (cardinale dal 1493 al 1520), fratello di Alfonso I e continua a lavorare sul progetto di ampliamento delle mura.

Biagio Rossetti muore a Ferrara il 16 settembre del 1516[24]. L’epitaffio a lui dedicato affisso nella chiesa di Sant'Andrea a Ferrara, recita: D.O.M. /Biaxius Rossettus / languentis architecturae filii/ hoc monumentum/ in domino quiescens /posteros expectat/ 1516[25].

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Casa Rossetti, Ferrara, 1490-1498 e 1503-04
San Francesco, Ferrara, 1494-1495
Santa Maria in Vado, Ferrara, 1494-1495
Abside del Duomo, Ferrara, 1498-1499
  • Palazzo Schifanoia (Zevi 1960, pp. 31-37, 57-62, 75-85), 1466 e 1493
  • Campanile di Santa Maria degli Angeli (Zevi 1960, pp. 67-68), 1470-1483
  • Campanile di San Giorgio (Zevi 1960, pp. 38-41, 62-64, 86-95), 1473-1475
  • Palazzo per Teofilo Calcagnini (Zevi 1960, pp. 64-65), 1474
  • Chiostrino di San Bartolomeo, Rovigo (Zevi 1960, pp. 53-55, 65-66), 1474
  • Palazzo Pareschi, già San Francesco (Zevi 1960, pp. 51-52, 69-71), 1475
  • Palazzo Roverella, Rovigo (Zevi 1960, pp. 53-55, 65-66), 1475-1476
  • Fontana in piazza delle Erbe (Zevi 1960, pp. 66-67), 1481
  • Palazzo Estense, Venezia (Zevi 1960, p. 69), 1485
  • Palazzo di Ghiara (Zevi 1960, pp. 52-53, p. 71), 1487-1491
  • Casa Rossetti (Zevi 1960, pp. 42-47, 64) , 1490-1498 e 1503-04
  • Archi trionfali effimeri per le nozze di Alfonso d'Este (Zevi 1960, pp. 71-72), 1491
  • Casa Guarnieri presso la Chiesa di San Niccolò del cortile (Zevi 1960, p. 72), 1491
  • Loggia di Piazza (Zevi 1960, pp. 53, 72-74), 1491-1492
  • Palazzo dei Diamanti (Zevi 1960, pp. 165-174, 194-97), 1492 e 1503-1504
  • Palazzo Prosperi-Sacrati (Zevi 1960, pp. 197-199), 1493
  • Lavori alla Delizia di Belriguardo (Zevi 1960, p. 69), 1493
  • Palazzo Bevilacqua-Pallavicino (Zevi 1960, pp. 199-200), 1493
  • Palazzo Turchi di Bagno (Zevi 1960, p. 199), 1493-1494
  • Mura urbane (Zevi 1960, pp. 150-157, 189-192), 1493-94 e 1510
  • San Michele in Bosco, Bologna (Zevi 1960, pp. 328-333, 349), 1493-1500
  • Palazzo Mosti (Zevi 1960, p. 200), 1494
  • Ampliamento della «Delizia» di Belfiore (Zevi 1960, p. 68), 1494
  • San Francesco (Zevi 1960, pp. 303-305, 335-337), 1494-1495
  • Santa Maria in Vado (Zevi 1960, pp. 306-308, 337-340), 1494-1495
  • San Gabriele (Zevi 1960, pp. 328-333, 348), 1494-1497 e 1510
  • Palazzo Strozzi-Bevilacqua (Zevi 1960, pp. 192-193), 1494-1499 e 1500
  • San Benedetto (Zevi 1960, pp. 309-312, 340-342), 1496
  • San Giovanni Battista (Zevi 1960, pp. 328-333, 348), dal 1496
  • San Silvestro (Zevi 1960, pp. 328-333, 348-349), 1497
  • Abside della Cattedrale (Zevi 1960, pp. 317-319, 343-344), 1498-1499
  • Abside di San Nicolò (Zevi 1960, pp. 50-51, 65), 1498-1500
  • San Cristoforo alla Certosa (Zevi 1960, pp. 313-316, 342-343), dal 1498
  • Palazzo di Giulio d'Este (Zevi 1960, pp. 200-201), fine XV secolo
  • Chiostro di San Paolo (Zevi 1960, pp. 328-333, 349-350), fine XV secolo
  • Loggetta del Castello (Zevi 1960, pp. 328-333, 350), inizio XVI secolo
  • Palazzo Ronchegalli-Rondinelli (Zevi 1960, pp. 193-194), 1500
  • Palazzo Costabili detto di Ludovico il Moro (Zevi 1960, pp. 320-324, 344-346), 1500 (1495-1498) – 1504 (abbandono dei lavori)
  • Palazzo dei Principi, Correggio (Zevi 1960, pp. 328-333, 351), 1500-1507
  • Santa Maria della Consolazione (Zevi 1960, pp. 328-333, 353-354), 1501-1516
  • Sopraelevamento della via Coperta (Zevi 1960, pp. 328-333, 350), 1505-1506
  • Arsenale (Zevi 1960, pp. 328-333), 1506-1507
  • Palazzo Roverella (Zevi 1960, pp. 325-327, 346-347), 1506-1508
  • Palazzo Montecatino (Zevi 1960, pp. 328-333, 351-352), 1514 c.
Palazzo Ronchegalli-Rondinelli, Ferrara, 1500

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Un esaustivo panorama della fortuna critica otto-novecentesca e della letteratura dedicata alla figura di Biagio Rossetti è in V. Franchetti Pardo, La città di Ferrara e la cultura urbanistica nell’Europa dei secoli XV e XVI in, La città di Ferrara: architettura e restauro, atti della Giornata di studi a cura di R. Dalla Negra e A. Ippoliti (Ferrara 26 settembre 2012), Roma 2014, pp. 25-48 e in particolare pp. 25-27 e relative note.
  2. ^ Sulle fonti documentarie che attestano la presenza di Biagio Rossetti si vedano in particolare i regesti di Adriano Franceschini, ripresi e ampliati da Andrea Marchesi: A. Franceschini, Artisti a Ferrara in età umanistica e rinascimentale: testimonianze archivistiche, 2.1-2.2, Ferrara 1995-1997; A. Marchesi, Delizie d'archivio. Regesti e documenti per la storia delle residenze estensi nella Ferrara del Cinquecento. Tomo I: dimore suburbane ed extraurbane, Tomo II: dimore urbane, Ferrara 2011-2015.
  3. ^ B. Zevi, Biagio Rossetti architetto ferrarese. Il primo urbanista moderno europeo, Torino 1960, pp. 57-62 e pp. 108, 127 e 308.
  4. ^ Cfr. con M. Toffanello, Le arti a Ferrara nel Quattrocento. Gli artisti e la corte, Ferrara 2010 e A. Marchesi, Delizie d'archivio. Regesti e documenti per la storia delle residenze estensi nella Ferrara del Cinquecento. Tomo I: dimore suburbane ed extraurbane, Tomo II: dimore urbane, Ferrara 2011-2015.
  5. ^ A. Venturi, I primordi del Rinascimento artistico a Ferrara, in “Rivista storica italiana”, 4, 1884.; A. Venturi, L'arte a Ferrara nel periodo di Borso d'Este, in “Rivista storica italiana”, II, IV, Torino 1885; A. Venturi, L'arte ferrarese nel periodo di Ercole I d'Este, in “Atti e memorie Deputazione Storia Patria province Romagna”, III, VI-VII, 1888-89; A. Venturi, Maestri ferraresi del Rinascimento, in "L'Arte", VI, 5-7, 1903 e soprattutto A. Venturi, L'architettura emiliana nel Rinascimento, in Id., Storia dell'arte italiana - VIII - L'architettura del Quattrocento parte II, Ulrico Hoepli, Milano 1924.
  6. ^ Cfr con V. Franchetti Pardo, La città di Ferrara, cit.
  7. ^ A. Warburg, Arte italiana e astrologia internazionale nel Palazzo Schifanoia di Ferrara (1912), in M. Bertozzi, La tirannia degli astri. Gli affreschi astrologici di Palazzo Schifanoia, Livorno 1999, pp. 84-111.
  8. ^ W. Gundersheimer, Art and life at the court of Ercole 1. d'Este: the De triumphis religionis of Giovanni Sabadino degli Arienti, edited with an introduction and notes by Werner L. Gundersheimer, Genève, Droz 1972 e W. Gundersheimer, Ferrara estense: lo stile del potere, Modena 1988.
  9. ^ T. Tuohy, Herculean Ferrara. Ercole d'Este (1471-1505) and the invention of a ducal capital, Cambridge 1996
  10. ^ C. Rosenberg, The Este monuments and urban development in Renaissance Ferrara, Cambridge 1997.
  11. ^ G. Padovani, Architetti ferraresi, Rovigo 1955 e precedenti.
  12. ^ A.F. Marcianò, L'età di Biagio Rossetti. Rinascimenti di casa d'Este, Ferrara-Roma 1991.
  13. ^ Questa la motivazione del World Heritage Committee nella 19esima sessione tenutasi a Berlino, Germania, dal 4 al 9 dicembre 1995: “The Committee decided to inscribe the property on the basis of criteria (ii), (iv) and (vi) considering that the site is of outstanding universal value, being a Renaissance city, remarkably planned, which has retained its urban fabric virtually intact. The developments in town planning expressed in Ferrara were to have a profound influence on the development of urban design throughout the succeeding centuries”. Vedi al link http://whc.unesco.org/archive/1995/whc-95-conf203-16e.pdf a p. 50.
  14. ^ S. Zamboni, ad vocem Benvenuti, Pietro, detto Pietro dagli Ordini, Dizionario Biografico degli Italiani, 8, 1966.
  15. ^ A. Franceschini, Op. cit., 2.1, doc. 477.
  16. ^ B. Zevi, Op. cit., pp. 566-568 e Franceschini, Op. cit., 2.1, docc. 489, 650-651, 653, 729.
  17. ^ B. Zevi, Op. cit., pp. 131-174 e in particolare pp. 144-149; T. Tuohy, Op. cit., pp. 121-141; C. Rosenberg, Op. cit., pp. 110-152.
  18. ^ B. Zevi, Op. cit., pp. 144-149.
  19. ^ B. Zevi, Op. cit., pp. 158-174 e Ferrara 1492-1992: la strada degli Angeli e il suo Quadrivio: utopia disegno e storia urbana, a cura di C. Bassi, M. Peron, G. Savioli, Ferrara, Corbo 1992.
  20. ^ B. Zevi, Op. cit., pp. 342-344, 600-601, 609-610, 651-652 e documenti relativi in Franceschini, Op. cit.
  21. ^ B. Zevi, Op. cit., pp. 637-638 e 646-649.
  22. ^ B. Zevi, Op. cit., pp. 294-298 e 474-483.
  23. ^ L.N. Cittadella, Notizie amministrative, storiche, artistiche relative a Ferrara ricavate da documenti, II, Ferrara 1868, p. 256; B. Zevi, Op. cit., p. 661.
  24. ^ L.N. Cittadella, Notizie amministrative, storiche, artistiche relative a Ferrara ricavate da documenti, II, Ferrara 1868, p. 262; A. Franceschini, Op. cit., 2.2, doc. 1120.
  25. ^ M.A. Guarini, Compendio historico dell'origine, accrescimento, e prerogative delie Chiese, e Luoghi pii della Città, e Diocesi di Ferrara, Ferrara: presso gli heredi di Vittorio Baldini 1621, p. 371; B. Zevi, Op. cit., p. 25.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Roverella, Ferrara, 1506-1508
Cortile Palazzo Costabili detto anche di Ludovico il Moro, Ferrara, 1500 (1495-98) - 1504
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