Chiesa di San Cristoforo alla Certosa

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Coordinate: 44°50′43.5″N 11°37′36.48″E / 44.845417°N 11.6268°E44.845417; 11.6268

Chiesa di San Cristoforo alla Certosa
Ferrara - Chiesa di San Cristoforo alla Certosa 1.jpg
Facciata della chiesa
Stato Italia Italia
Regione Emilia-Romagna
Località Ferrara
Religione cattolica
Titolare San Cristoforo
Diocesi Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio
Architetto Attribuita a Biagio Rossetti
Inizio costruzione 1498
Completamento 1551
Sito web Sito ufficiale


La chiesa di San Cristoforo alla Certosa si trova a Ferrara in via Borso d'Este 50, a ridosso del cimitero monumentale della Certosa di Ferrara.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa apparteneva a un grande monastero certosino, voluto da Borso d'Este nel 1452. Come tradizione per l'ordine certosino, il luogo sul quale venne edificata la Certosa era lontano dal centro cittadino, ma pochi decenni dopo, con l'Addizione Erculea, il complesso venne a trovarsi vicino al nuovo baricentro del centro, venendo incluso nella cerchia muraria. La chiesa attuale risale al 1498, quando ne venne iniziata la costruzione accanto alla primitiva chiesa. Nei documenti pervenuti non è stata trovata nessuna indicazione dell'architetto responsabile dei lavori. Tuttavia progetto è stato attribuito a Biagio Rossetti. L'apertura al culto fu possibile solo nel 1551[1]

I monaci vennero espropriati della chiesa e del monastero con le soppressioni napoleoniche. Acquistata dal comune di Ferrara venne riaperta al culto nel 1813; l'area adiacente fu destinata a cimitero pubblico monumentale. La chiesa primitiva e il chiostro vennero in seguito abbattuti per costruire un portico, che caratterizza la piazza antistante. Gravemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale dove andarono distrutti il campanile, la copertura dell'abside e il frontone sud del transetto, dal primo dopoguerra ad oggi ha subito diversi interventi di restauro e consolidamento [2].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Visione generale della chiesa

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Facciata[modifica | modifica wikitesto]

La facciata è incompiuta e pare fosse destinata ad accogliere un rivestimento marmoreo[3]. Nel Settecento fu aggiunto il monumentale portale marmoreo sormontato dallo stemma dell'ordine certosino, realizzato su disegno di Gaetano Barbieri dai veronesi Pietro Puttini e Francesco Zoppo (i due putti)[4].

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno è a navata unica, di proporzioni grandiose, con sei cappelle laterali. Di pregevole fattura risultano i bassorilievi marmorei dell'inizio del '500, collocati alle basi dei pilastri, raffiguranti imprese araldiche degli estensi. In particolare sono state individuate quelle di Borso d'Este (paraduro, pozzo, unicorno), Ercole I (diamante, quercia, idra), Alfonso I (granata) uniti a simboli religiosi certosini[5]. Nelle chiesa sono conservate opere di Nicolò Rosselli, del Bastianino e del Bastarolo e di altri pittori ferraresi del tardo '500[6]. Sull'altare maggiore è presente un pregevole ciborio ligneo, progettato dall’architetto Nicolò Donati e realizzato nel 1597 da Marc’Antonio Maldrato. Il coro ligneo da 56 stalli a tarsie prospettiche attribuito a Pier Antonio degli Abbati proviene dalla chiesa di Sant'Andrea.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ M. Tofanello, 2005, p. 94
  2. ^ L. Benini, 1985, p.32
  3. ^ M. Tofanello, 2005, p. 94
  4. ^ L. Benini, 1985, p. 33
  5. ^ B. Ghelfi, 2004, pp. 88-89
  6. ^ M. Tofanello, 2005, p. 94

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Laura Benini, La Certosa di Ferrara - Note storiche e descrittive in Roberto Roda e Renato Sitti (a cura di), La Certosa di Ferrara, Padova, Interbooks, 1985, pp. 31-38.
  • Barbara Ghelfi, Ferrara estense. Guida storico-artistica, Silvana editoriale, 2004 pp. 88-89, ISBN 88-8215-751-2.
  • Marcello Toffanello, Ferrara. La città rinascimentale e il delta del Po, Libreria dello Stato, Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, 2005 pp. 92-95, ISBN 88-240-1113-6.

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