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Aby Warburg

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Aby Warburg

Abraham Moritz Warburg, detto Aby (Amburgo, 13 giugno 1866Amburgo, 26 ottobre 1929), è stato uno storico dell'arte e critico d'arte tedesco.

Si definì «amburghese di cuore, ebreo di sangue, d'anima fiorentino»[1].

Nato da una facoltosa famiglia di banchieri, la sua formazione avvenne prima a Bonn, con Karl Lamprecht e Carl Justi, poi a Monaco e Strasburgo con Hubert Janitschek[2]. Il suo primo viaggio a Firenze tra 1888 e 1889 segna l’inizio di un rapporto privilegiato con l’ arte e la cultura italiana[3].

Si addottora nel 1893, con una tesi sulla rappresentazione di soggetti mitologici antichi nei dipinti di Sandro Botticelli, pubblicata con il titolo La Nascita di Venere e La Primavera di Sandro Botticelli. Ricerche sull'immagine dell'antichità nel primo Rinascimento italiano[2].

Frequentò per due semestri lezioni di psicologia presso la facoltà di medicina dell'Università di Berlino. Nell'inverno 1895-96 compì un viaggio in America dove visitò la Smithsonian Institution, entrando in contatto con studiosi delle culture primitive; poté così soggiornare presso gli indiani Pueblo nel Nuovo Messico e in Arizona[4]. Nel 1897 sposò l'artista Mary Hertz e si stabilì a Firenze, dove visse per alcuni anni.

Durante i suoi studi ebbe come maestri anche il filologo Hermann Usener e gli esponenti del metodo storico-critico religioso[5]. In un'ottica comparativista, era convinto che la conoscenza delle civiltà del Nord America o dell'Africa sarebbe stata la chiave d'accesso ai primordi della civiltà europea[6].

Attività critica

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Tornato definitivamente ad Amburgo nel 1902, pubblicò Bildniskunst und Florentinisches Bürgertum, tradotto in italiano nel 1966 e pubblicato col titolo Arte del ritratto e borghesia fiorentina, in La rinascita del paganesimo antico[7]. In esso Warburg parla della ritrattistica medicea nell'affresco di Domenico Ghirlandaio della cappella Sassetti nella chiesa fiorentina di Santa Trinita[8].

Lo stesso argomento in dettaglio: Pathosformel.

In una conferenza del 1905, Dürer und die italienische Antike (Leipzig 1906), Warburg espone il paradigma delle Pathosformel, il principio della presenza nell'arte europea del gesto espressivo tratto dall'antichità pagana e quello di inversione: il gesto troppo espressivo non può ricomparire che tramutato nel proprio opposto.

Del 1907 è Francesco Sassettis letztwillige Verfügung, Leipzig, un'analisi delle formule antichizzanti presenti nel testamento di Francesco Sassetti[9]. Per il X Congresso Internazionale di Storia dell'Arte del 1912 a Roma, presentò Italienische Kunst und internationale Astrologie im Palazzo Schifanoja zu Ferrara (Roma, 1922), con cui inaugurò la moderna iconologia.

Internamento nel sanatorio di Kreuzlingen

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Dal 1918 al 1924 soggiornò ripetutamente nel sanatorio di Kreuzlingen a causa di una grave malattia mentale. Nel 1923, al termine di uno di questi soggiorni, per dimostrare la propria guarigione, rivolse un «discorso d'addio» a pazienti e medici del sanatorio: una conferenza sul rituale del serpente, partendo dalla sua esperienza presso gli indiani Pueblo del Nuovo Messico[4]. La prolusione fu discussa per la prima volta nell'articolo A Lecture on Serpent-Ritual, pubblicato sul Journal of the Warburg and Courtauld Institutes nel 1939[10].

Al suo ritorno ad Amburgo tenne una serie di conferenze sulla rilevanza dell'antichità per il primo Rinascimento italiano, sulle feste medicee, sullo storico Jacob Burckhardt e su problemi metodologici della storiografia.

Atlante Mnemosyne

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L'Atlante intitolato alla memoria – Bilderatlas Mnemosyne – è l’ ultimo progetto di Aby Warburg: una serie di tavole con montaggi di immagini in cui si possono visualizzare i meccanismi di trasmissione e tradizione di temi e figure dall’antichità – orientale e greco-romana – fino all’ attualità, con particolare riguardo alla ripresa formale dai modelli di moti, gesti, posture e schemi iconografici[11].

Mnemosyne è il lascito più originale e la summa delle ricerche di Warburg. Progettato per essere pubblicato in un volume di grande formato, con un importante corredo di testi esplicativi e per una precisa destinazione editoriale, alla morte improvvisa dello studioso nell’ autunno del 1929, rimane incompiuto e inedito[12]. La scommessa concettuale dell’opera puntava all’autonomia semantica delle immagini: zum Bild das Wort, «la parola all’ immagine», è uno dei motti di Warburg.

Il Bilderatlas Mnemosyne, a quanto si ricava dall'ultima fase di elaborazione, è costituito da 63 tavole di grandi dimensioni, in ciascuna delle quali è imbastito un montaggio di immagini di diversa natura: fotografie di dipinti, miniature, incisioni, pagine di libri, mappe geografiche, carte da gioco; ma anche riproduzioni e disegni di reperti archeologici dell’antichità orientale, greca e romana; e ancora ritagli di giornale, etichette pubblicitarie, francobolli, come testimonianze della cultura contemporanea[13].

Al momento della morte nel 1929, Warburg lascia un menabò incompleto. Ciò che resta dell’ Atlante Mnemosyne è la riproduzione fotografica dell’ultima versione delle tavole, l’abbozzo di una introduzione, e una serie di lettere e appunti. Le tavole dovevano essere corredate da testi esplicativi e pubblicate dall’editore Teubner in una collana di atlanti tipologici, archeologici e scientifici, e nel 1930 l’opera era data come di “imminente pubblicazione” . Ma lo stato di incompletezza del lavoro, le vicende storiche – l’avvento al potere in Germania del partito nazionalsocialista nel 1933 e il conseguente trasferimento della Biblioteca e dei materiali fotografici a Londra – e, soprattutto, l'oggettiva difficoltà di portare a compimento l’opera senza la regia del suo ideatore, fanno cadere il progetto nell’oblio per molti decenni, nonostante il vivo interesse dei suoi eredi e collaboratori, Gertrud Bing, Fritz Saxl ed Edgar Wind in primis[11].

Kulturwissenschaftliche Bibliothek Warburg

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Lo stesso argomento in dettaglio: Warburg Institute.

In questi anni, grazie a un accordo col fratello minore cui lasciò il diritto di primogenitura sulla gestione della banca di famiglia, Warburg raccolse una biblioteca che contava alla sua morte 65.000 volumi e 80.000 fotografie. La notte del 13 dicembre 1933 l'allievo Fritz Saxl, ritenendo che con l'ascesa del nazismo sarebbe andata perduta, trasportò la biblioteca via nave a Londra, dove divenne il primo nucleo bibliotecario del Warburg Institute[14].

Edizioni dei suoi scritti

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Dopo la sua morte, gli scritti di Warburg sono stati raccolti nei due volumi Gesammelte Schriften pubblicati dall'editore Teubner nel 1932[15] e parzialmente tradotti in italiano nella raccolta La rinascita del paganesimo antico[16].

  • La rinascita del paganesimo antico. Contributi alla storia della cultura (Gesammelte Schriften, 1932), traduzione di Emma Cantimori, Introduzione e cura di Gertrud Bing, Collana "Il pensiero storico", Firenze, La Nuova Italia, 1966.
  • Il rituale del serpente. Una relazione di viaggio, con una Postfazione di Ulrich Raulff, Collana "I peradam" n. 5, Milano, Adelphi, 1998, ISBN 978-88-459-1385-3. [conferenza tenuta nel 1929]
  • Mnemosyne. L'Atlante delle immagini, Aragno, Torino, 2002.
  • Botticelli (La 'Nascita di Venere' e la 'Primavera' di Sandro Botticelli. Ricerche sull'immagine dell'antichità nel primo Rinascimento italiano, 1893), trad. Emma Cantimori, con uno scritto di Pierluigi De Vecchi, Abscondita, Milano, 2003, ISBN 978-88-841-6577-0.
  • A. Warburg-Ernst Cassirer, Il mondo di ieri. Lettere, a cura di Maurizio Ghelardi, Aragno, Torino, 2003, ISBN 978-88-841-9144-1.
  • Opere I. La rinascita del paganesimo antico e altri scritti (1889-1914), Aragno, Torino, 2004, ISBN 978-88-841-9158-8.
  • A. Warburg-Gertrud Bing, Diario romano (1928-1929), Aragno, Torino, 2005.
  • Ludwig Binswanger-A. Warburg, La guarigione infinita. Storia clinica di Aby Warburg, trad. Chantal Marazia e Davide Stimilli, Vicenza, Neri Pozza, 2005, ISBN 978-88-5450-040-2.
  • Arte e Astrologia nel Palazzo Schifanoia di Ferrara, Abscondita, Milano, 2006.
  • Gli Hopi. La sopravvivenza dell'umanità primitiva nella cultura degli Indiani dell'America del Nord, Aragno, Torino, 2006.
  • Opere II. La rinascita del paganesimo antico e altri scritti (1917-1929), Aragno, Torino, 2007.
  • Per monstra ad sphaeram, a cura di Davide Stimilli e Claudia Wedepohl, Abscondita, Milano 2009 ISBN 978-88-8416-209-0.
  • Frammenti sull'espressione, a cura di Susanne Müller, trad. Maurizio Ghelardi e Giovanna Targia, Edizioni della Normale, Pisa, 2011.
  • Immagini permanenti. Saggi su arte e divinazione, a cura di Stefano Calabrese e Sara Uboldi, Archetipolibri, Bologna 2011 ISBN 978-88-6633-022-6.
  • Il primo Rinascimento italiano. Sette conferenze inedite, a cura di Giovanna Targia, Aragno, Torino, 2013.
  • Arte del ritratto e borghesia fiorentina, seguito da Le ultime volontà di Francesco Sassetti, Milano, Abscondita, 2015, ISBN 978-88-8416-411-7.
  • Maurizio Ghelardi (a cura di), Astrologica. Saggi e appunti 1908-1929, Collezione I Millenni, Torino, Einaudi, 2019, ISBN 978-88-06-24201-5.
  • Maurizio Ghelardi (a cura di), Fra antropologia e storia dell'arte. Saggi, conferenze, frammenti, Collezione I Millenni, Torino, Einaudi, 2021, ISBN 978-88-06-24729-4.
  1. Gertrud Bing, Rivista storica italiana 71, 1960, S. 113.
  2. 1 2 Warburg, Aby, su Enciclopedia on line, Treccani. URL consultato il 6 maggio 2026.
  3. Aby Warburg, una biografia, su engramma.it. URL consultato il 6 maggio 2026.
  4. 1 2 Federico Giannini, Storia della critica d'arte: Aby Warburg e le origini dell'iconologia, su finestresullarte.info. URL consultato il 6 maggio 2026.
  5. Monica Ferrando, Warburg: una ‘teologia senza nome’?, su engramma.it. URL consultato il 6 maggio 2026.
  6. Camere con vista, 2024 (miscellanea di saggi). Come citato in Maurizio Cecchetti, Warburg fra memoria e forme perturbanti, su avvenire.it, 30 gennaio 2024.
  7. Katia Mazzucco, La rinascita del paganesimo antico (Erneuerung der heidnischen Antike), su engramma.it. URL consultato il 6 maggio 2026.
  8. Aby Warburg, Bildniskunst und florentinisches Bürgertum, in Verlag von Hermann Seemann Nachfolger, Liepzig, 1902, DOI:10.11588/diglit.57091.
  9. Alessandra Pedersoli, Riemersione, infezione/affezione, invasione/protagonismo, ritorno. Figure en grisaille nel Bilderatlas Mnemosyne di Aby Warburg (tavole 37, 44, 45 e 49), su engramma.it, settembre/ottobre 2012. URL consultato il 6 maggio 2026.
  10. Aby Warburg, A lecture on serpent ritual (PDF), in Journal of the Warburg and Courtauld Institutes, II, 1938/1939, pp. 277-292, DOI:10.11588/artdok.00008387.
  11. 1 2 L’Atlante Mnemosyne, su engramma.it. URL consultato il 6 maggio 2026.
  12. Giulia Zanon, Una storia dell'Atlante Mnemosyne di Aby Warburg, collana Engramma saggi, Ronzani editore, 2025, ISBN 979-12-5997-246-0. URL consultato il 1º aprile 2026.
  13. L'Atlante Mnemosyne di Aby Warburg ne "La Rivista di Engramma", su engramma.it.
  14. L’Istituto Warburg (1946), su engramma.it. URL consultato il 6 maggio 2025.
  15. I due volumi sono liberamenti consultabili su Gallica: Gesammelte Schriften (tomo 1) Gesammelte Schriften (tomo 2)
  16. Recentemente riediti dalla casa editricne Aragno nel 2004 con ISBN 88-8419-158-0.
  • Giorgio Agamben, Aby Warburg e la scienza senza nome, in "aut aut", n. 199-200, gennaio-aprile 1984, pp. 51-66; poi in La potenza del pensiero, Neri Pozza, Vicenza, 2005
  • Marco Bertozzi (a cura di), Aby Warburg e le metamorfosi degli antichi dèi, Franco Cosimo Panini Editore, Modena 2002
  • Björn Biester / Dieter Wuttke, Aby M. Warburg-Bibliographie 1996 bis 2005: mit Annotationen und mit Nachträgen zur Bibliographie 1866 bis 1995. Koerner, Baden-Baden 2007, ISBN 978-3-87320-713-4
  • Saverio Campanini, Melencolia II: i rapporti tra Gershom Scholem e l'Istituto Warburg. Un'indagine di storia delle fonti e dei tipi, in «Schifanoia» 48-49 (2015), pp. 45-61.[1]
  • Monica Centanni (a cura di), Warburg e il pensiero vivente, Dueville 2022, ISBN 9791259970633, include i contributi di: Giorgio Pasquali, Mario Praz, Gertrud Bing, Arsenio Frugoni, Giorgio Agamben, Guglielmo Bilancioni, Alessandro Dal Lago, Gianni Carchia, Salvatore Settis, Kurt W. Forster, Maurizio Ghelardi.
  • Claudia Cieri Via, Introduzione a Aby Warburg, Laterza, Bari, 2011.
  • Claudia Cieri Via (a cura di), Aby Warburg e la cultura italiana, Mondadori Università, Milano, 2009.
  • Silvia De Laude, Continuità e variazione. Studi su Ernst Robert Curtius e Aby Warburg , Imprint Libri, Napoli, 2005.
  • Georges Didi-Huberman, L'immagine insepolta. Aby Warburg, la memoria dei fantasmi e la storia dell'arte, Bollati Boringhieri, Torino, 2006.
  • Silvia Ferretti, Il demone della memoria. Simbolo e tempo storico in Warburg, Cassirer, Panofsky, Marietti, Casale Monferrato, 1984.
  • Kurt Forster, Aby Warburgs Kulturwissenschaft: Ein Blick in die Abgründe der Bilder, Matthes & Seitz Verlag, Berlino, 2018.
  • Thomas Gilbhard, Warburg more bibliographico, in: Nouvelles de la République des Lettres, 2008/2.
  • Carlo Ginzburg, Da A. Warburg a E. H. Gombrich. Note su un problema di metodo in Miti emblemi spie. Morfologia e storia, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1986, n.ed. 2000.
  • Ernst Gombrich, Aby Warburg. An intellectual Biography, Londra 1970 (trad. italiana Aby Warburg. Una biografia intellettuale, trad. Alessandro Dal Lago e Pier Aldo Rovatti, Milano, Feltrinelli, 1983-2003; con uno scritto di Katia Mazzucco, Milano, Abscondita, 2018, ISBN 978-88-841-6442-1.
  • Marie-Anne Lescourret, Aby Warburg ou la tentation du regard, Hazan, Parigi, 2014.
  • Giancarlo Magnano San Lio, Ninfe ed ellissi. Frammenti di storia della cultura tra Dilthey, Usener, Warburg e Cassirer, Liguori Editore, Napoli, 2014.
  • Anne-Marie Meyer, Aby Warburg in His Early Correspondence, in «American Scholar», 57, 1988, pp. 445 e segg.
  • Anne-Marie Meyer, Concerning Warburg's ‘Costumi teatrali’ and Angelo Solerti, in «Journal of the Warburg and Courtauld Institutes», L, 1987, pp. 171 e segg.
  • Mario Praz, Recensione a Aby Warburg, Gesammelte Schriften, Teubner, Leipzig-Berlin 1932, “Pan” II, 1934, 624-626, edizione digitale in "Engramma"
  • Davide Stimilli (a cura di), Aby Warburg. La dialettica dell'immagine (numero speciale dedicato a Warburg della rivista "aut aut" n. 321-322, maggio-agosto 2004).
  • Fabio Tononi, “Aby Warburg, Edgar Wind, and the Concept of Kulturwissenschaft: Reflections on Imagery, Symbols, and Expression”, The Edgar Wind Journal, Vol. 2 (2022), pp. 38–74.
  • Fabio Tononi, “Aby Warburg and Edgar Wind on the Biology of Images: Empathy, Collective Memory and the Engram”, in Edgar Wind: Art and Embodiment, ed. by Jaynie Anderson, Bernardino Branca and Fabio Tononi (Oxford: Peter Lang, 2024), pp. 47–72.
  • Dieter Wuttke, Aby-M.-Warburg-Bibliographie 1866 bis 1995. Werk und Wirkung; mit Annotationen. Koerner, Baden-Baden 1998, ISBN 3-87320-163-1.
  • Giulia Zanon, Una storia dell'Atlante Mnemosyne di Aby Warburg, collana Engramma saggi, Ronzani editore, 2025, ISBN 979-12-5997-246-0. URL consultato il 1º aprile 2026.
  • "La Rivista di Engramma", sezione Mnemosyne Atlas e sezione Aby Warburg e Mnemosyne

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