Cecilia Gallerani

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Cecilia Gallerani
Leonardo da Vinci - Lady with an Ermine.jpg
Leonardo da Vinci, Dama con l'ermellino, nella quale si riconosce la figura di Cecilia Gallerani (Narodowe Muzeum, Cracovia.)
Nobildonna
Stemma
Nascita Milano, 1473
Morte San Giovanni in Croce, 1536
Sepoltura San Giovanni in Croce
Luogo di sepoltura Chiesa Parrocchiale di San Zavedro
Dinastia Gallerani
Padre Fazio Gallerani
Madre Margherita de' Busti
Consorte Ludovico Carminati
Figli Cesare, da Ludovico il Moro

4 figli da Ludovico Brambilla

Cecilia Gallerani (Milano, 1473San Giovanni in Croce, 1536) era di nobile famiglia e fu una delle amanti di Ludovico Sforza "il Moro"; feudataria di Saronno e moglie del conte Ludovico Carminati de' Brambilla, detto "il Bergamino", feudatario del castello di San Giovanni in Croce.

San Giovanni in Croce, Chiesa di San Zavedro

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlia di Fazio Gallerani e Margherita de' Busti, è celebre per aver posato per Leonardo da Vinci per il famoso dipinto La dama con l'ermellino (1488).

Di origini senesi, la famiglia Gallerani approdò a Milano agli inizi del Quattrocento quando il nonno di Cecilia, Sigerio Gallerani, giurista di partito ghibellino a Siena, si vide costretto a rifugiarsi nella capitale viscontea a causa della prevalsa guelfa. Qui iniziò la carriera di funzionario pubblico che il figlio Bartolomeo, zio di Cecilia, seguì a partire dal 1450 e che aprì le porte a Fazio, padre di Cecilia, come referendario della duchessa ormai vedova Bianca Maria nel 1467. I ruoli ricoperti dai Gallerani presso la corte ducale permisero alla famiglia di mantenere un tenore di vita elevato e crearsi un cospicuo patrimonio terriero in Brianza; essendo però forestieri, essi non vennero annoverati fra le liste dei nobili milanesi dell'epoca.

Dalla dimora sotto la parrocchia di Santa Maria Beltrade, nel 1437 il nonno trasferì l'intera famiglia in quella che sarebbe rimasta la casa di famiglia nei pressi di porta Comasina sotto la parrocchia di San Simpliciano, luogo in cui nel 1473 nacque Cecilia, penultima di sette fratelli e una sorella.

All'età di sessantasei anni il padre di Cecilia morì e per la famiglia si presentò un periodo economicamente difficoltoso, quindi l'istruzione di Cecilia venne probabilmente curata dalla madre che, figlia di studiosi, incoraggiò quel talento che verrà poi lodato dai letterati dell'epoca.

Nel 1482, quando Leonardo arriva a Milano, al servizio di Ludovico il Moro, Cecilia ha nove anni.

Nel 1483 Cecilia ha dieci anni, e la sua famiglia stipula un accordo matrimoniale fra lei e Stefano Visconti, per evitarle la vita monastica, allora normale consuetudine per le figlie femmine che non si sposavano. L'accordo verrà poi annullato nel 1487 a causa dell'impossibilità delle due famiglie di far fronte alle doti pattuite.

Nel 1489 la firma di Cecilia appare in una petizione depositata a corte nella quale lei e i fratelli, vista la situazione economica poco stabile, chiedono di tornare proprietari delle terre del padre confiscate anni addietro e di cui sono eredi. Questo documento è fondamentale per ricostruire l'evento principale che conduce il suo volto ai giorni nostri grazie al quadro di Leonardo: l'incontro con Ludovico il Moro; infatti, oltre alla firma di Cecilia e dei fratelli, vi sono registrate le loro dimore ma Cecilia non risulta domiciliata come i fratelli presso la casa di famiglia, bensì sotto la Parrocchia del Monastero Nuovo.

Cecilia a sedici anni (1488) è ancora nubile, e il fatto che viva indipendentemente nella città milanese senza vedersi costretta a rifugiarsi in un convento per proseguire gli studi denota già la presenza del Duca. Ad avvalorare questa tesi vi è la datazione del dipinto di Leonardo, il quale riceve la commissione da parte del Moro nello stesso anno.

È databile intorno al 1490 la presenza ufficiale di Cecilia alla corte, notizia divulgata dall'ambasciatore estense Jacopo Trotti poco dopo il matrimonio di Gian Galeazzo Sforza con Isabella d'Aragona; in una lettera al duca Estense il Trotti dichiara:

«si dice che il male del signor Ludovico è causato dal troppo coito di una sua puta che prese presso di sé, molto bella, parecchi di fa, la quale gli va dietro dappertutto, e le vuole tutto il suo ben e gliene fa ogni dimostrazione»

(Jacopo Trotti, stralcio di lettera riportato da Daniela Pizzagalli in "La Dama con l'ermellino")

il termine "puta" utilizzato per i bambini denota così l'età della Gallerani che a quel tempo ha sedici anni.

Mentre posava per il dipinto, Cecilia ebbe modo di apprezzare Leonardo e di comprenderne le straordinarie doti. Lo invitò a riunioni di studiosi e di intellettuali di Milano, in cui si discuteva di filosofia e di varia cultura. Cecilia stessa presiedeva alcune di queste riunioni.

La contessa Gallerani era una donna molto colta, parlava correntemente il latino e faceva del canto e della scrittura i suoi principali interessi. Cecilia ebbe un figlio da Ludovico il Moro, Cesare. Dopo essere rimasta presso gli Sforza anche dopo il matrimonio del Moro con Beatrice d'Este, alla nascita del figlioletto fu allontanata dalla corte dallo stesso Ludovico ricevendo in dono diversi immobili e beni. Tra questi, il Palazzo Carmagnola, dove grazie a lei verrà istituito uno dei primi circoli letterari e nasceranno la moda della conversazione e dei giochi di società.

Rifugiatasi per due anni da Isabella d'Este a Mantova, tornò a Milano con gli Sforza alla morte di Beatrice d'Este. Al 27 luglio 1492 risalgono le sue nozze con il conte Ludovico Carminati "il Bergamino". Presso la residenza del Bergamino, l'attuale Villa Medici del Vascello in San Giovanni in Croce (Cremona), Cecilia tenne numerosi incontri con artisti, poeti e letterati, trasformando il castello del marito in un luogo ospitale, aperto a personalità di alta levatura culturale.

Cecilia morì a sessantatré anni e fu sepolta probabilmente nella cappella della famiglia Carminati, all'interno dell'antica Chiesa Parrocchiale di San Zavedro, presso San Giovanni in Croce.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Il celebre ritratto La dama con l'ermellino di Leonardo era stato commissionato all'artista dal duca Lodovico il Moro pensando inizialmente di farne un dono per il re d'Ungheria, Mattia Corvino. Ma una volta che il dipinto fu terminato, esso piacque talmente sia al duca che a Cecilia, che il Moro non pensò più di mandarlo in regalo al re straniero ma se lo tenne per sé lasciandolo esposto nei suoi appartamenti.[1]
  • Il figlio naturale di Ludovico il Moro e di Cecilia Gallerani, Cesare Sforza, è probabilmente raffigurato nella sontuosa Pala Sforzesca, opera di Anonimo (1494-1495), conservata alla Accademia di Brera. Il fanciullo è rappresentato di profilo, inginocchiato in preghiera, alla destra del duca suo padre.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ cfr. Silvia Alberti de Mazzeri, Leonardo. L'uomo e il suo tempo. Rusconi, Milano, 1983; pp. 63-64.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesca Belotti, Gian Luca Margheriti, Milano segreta, Newton Compton 2008.
  • Daniela Pizzagalli, La dama con l'ermellino. Vita e passioni di Cecilia Gallerani nella Milano di Ludovico il Moro. Rizzoli, 1999.
  • Danio Asinari, Antonella Pizzamiglio, I tesori di Cecilia, Artestudioarte, [2014].
  • Cecilia Gallerani, una donna nel Rinascimento. Atti del Convegno, 14 maggio 2016, Cremona. Testi di Gian Carlo Corada, Danio Asinari, Beatrice Tanzi, Riccardo Groppali, Fulvio Stumpo. Inner Wheel Club di Cremona, 2016.

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