Castello Visconteo (Pavia)

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Castello Visconteo di Pavia
Castello Visconteo (Pavia).JPG
Veduta laterale del Castello Visconteo
Ubicazione
StatoVisconteo
Stato attualeItalia Italia
RegioneLombardia
CittàPavia
Coordinate45°11′24.49″N 9°09′30.36″E / 45.190136°N 9.158433°E45.190136; 9.158433Coordinate: 45°11′24.49″N 9°09′30.36″E / 45.190136°N 9.158433°E45.190136; 9.158433
Mappa di localizzazione: Italia
Castello Visconteo (Pavia)
Informazioni generali
TipoCastello fortificato
StileCastello fortificato con elementi gotici
Costruzione1360-1366
CostruttoreBernardo da Venezia (?)
Materialemattoni a vista
Proprietario attualeMusei Civici di Pavia
VisitabileSi
Sito webCastello Visconteo - Pavia
Informazioni militari
UtilizzatoreGaleazzo II Visconti, Signore di Pavia
Funzione strategicaFortificazione della cittadella
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Castello Visconteo, Facciata

Il castello Visconteo di Pavia fu costruito nel 1360 da Galeazzo II Visconti. I Visconti vollero anche disegnare un grandioso parco di caccia, che si estendeva originariamente per una decina di chilometri, fino alla Certosa di Pavia; oggi parte del territorio del parco è ancora presente, ma non più collegato al castello, e chiamato Parco della Vernavola.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione di una "cittadella" fortificata a ovest del nuovo edificio, sull'area limitrofa a S. Pietro in Ciel d’Oro, permise di sviluppare gli aspetti residenziali anziché quelli militari: in effetti, più che una fortezza, il Castello di Pavia fu soprattutto la splendida sede di una corte raffinata, come è ancora possibile intuire dalle grandi bifore esterne, dall'aereo loggiato del cortile e dagli affreschi delle sale interne, elementi che rispecchiano il gusto del gotico internazionale. Nella seconda metà del XIV e nel XV secolo il maniero fu un importante centro di produzione artistica. Di particolare bellezza il decoro con imprese viscontee sul cielo stellato della "Sala Azzurra", le figure del Cristo morto e dei Santi nell'originaria cappella a piano terreno, i motivi a tappezzeria e le immagini muliebri su sfondo di rose.

Galeazzo II conquistò Pavia nel 1359[1] dopo un lungo assedio, appena presa la città il signore decise, forse per dissapori con il fratello Bernabò, di spostare la sua corte da Milano a Pavia, antica capitale del regno Longobardo prima e poi del regno Italico fino al 1024, riallacciando simbolicamente il suo potere a quello delle antiche monarchie[2]. Nel 1360, dopo aver fatto demolire le abitazioni e le chiese che si trovavano nell’area prescelta per il castello, prese via il cantiere. I lavori, probabilmente coordinati da Bernardo da Venezia, che a Pavia progettò anche la chiesa del Carmine, procedettero in modo spedito, anche perché Galeazzo II impose ai suoi sudditi di inviare lavoratori e maestranze, a titolo d’esempio la comunità di Novara dovette mandare muratori, mentre i piacentini furono costretti a scavare il fossato. In soli 5 anni l’edificio fu ultimato, tanto che nel 1366 il signore scrisse ai Gonzaga chiedendogli l’invio di pittori per affrescare il castello. Il complesso, pur mantenendo le forme del castello, era in realtà un sontuoso palazzo, ricco di sale, come quelle del lato nord (purtroppo distrutte dai francesi nel 1527) affrescate da Pisaniello con animali “fatti d’oro”, mentre altre sale, oltre a ospitare il signore e la sua corte, erano destinate alla cappella, alla biblioteca e all’armeria, tanto che nel Quattrocento, Pier Candido Decembrio, umanista e segretario di Filippo Maria Visconti, definì il castello di Pavia: «dimora che non ha eguali in Italia[3]».

A nord del castello si apriva il grande parco Visconteo[4], iniziato da Galeazzo II e terminato dal figlio Gian Galeazzo, una vasta area, circondata da mura e torri, che inglobò non solo l’antica strada romana che collegava Pavia a Milano, ma anche un tratto della Vernavola e destinato alle cacce del signore. All’interno del parco, che con Gian Galeazzo raggiunse l’estensione di 22 Km², si trovava il castello di Mirabello[5], sede del capitano del parco, boschi (soprattutto di querce, olmi e castagni) aree agricole ed era popolato da una ricchissima fauna, tanto che ancora in età sforzesca si contarono più di 5.000 caprioli. A completamento del complesso, nel 1396, Gian Galeazzo fondò, nell’estremità settentrionale del parco, la Certosa, che nelle intenzioni del prima duca di Milano doveva divenire il pantheon della dinastia e dove fu sepolto. Nel Cinquecento, con la caduta della dinastia sforzesca e l’arrivo dei francesi prima e degli spagnoli poi, il parco, all’interno del quale fu combattuta la famosa battaglia del 1525, venne progressivamente abbandonato ed eroso, tanto che solo piccola parte dell’originario manto boschivo si conserva nell’attuale parco della Vernavola. Il castello era inoltre collegato a Milano da un canale navigabile, l’attuale Navigliaccio, fatto scavare da Galeazzo II a partire dal 1359. Il castello fu sede della corte di Galeazzo II, di Gian Galeazzo e, fino al 1413, di Filippo Maria, in seguito la corte ducale tornò a Milano, ma molto spesso i signori di Milano tornarono a Pavia per le cacce, per ricevere ambasciatori e ospiti di rango e nel castello pavese rimasero sia la biblioteca ducale che l’armeria[6].

Il 17 gennaio 1491, nella cappella ducale del castello, Ludovico il Moro sposò Beatrice d'Este, figlia di Ercole I d'Este, duca di Ferrara. Nello stesso anno Ludovico il Moro fece trasferire nel castello pavese Gian Galeazzo Maria Sforza e la moglie Isabella d'Aragona, che qui vissero fino al 1495, anno della sospetta morte di Gian Galeazzo Maria, e dove crearono una corte brillante. All'interno sud-ovest del castello era conservata la grande biblioteca privata dei duchi di Milano, che, nel 1499, raccoglieva oltre 900 codici miniati. La biblioteca fu trasportata nel 1500 in Francia dal re Luigi XII; nella Bibliothèque nationale de France si conservano ancora circa 400 di quei volumi, mentre altri finirono in biblioteche italiane, europee e negli Stati Uniti[7][8].

Il castello fu teatro della celebre battaglia che si combatté nel Parco nel 1525, mutilato nel lato nord dalle artiglierie francesi nel 1527 durante il sacco della città e successivamente adibito a caserma; tale rimase fino agli anni '20 del Novecento.

Tra il XVI ed il XVII secolo, all'interno del castello fu creata una fonderia per realizzare cannoni, uno di questi pezzi da fuoco è conservato a Lisbona e risale al 1572[9]. In età napoleonica fu riaperta e ingrandita la fonderia ed il castello divenne l'arsenale d'artiglieria del Regno Italico, funzione che mantenne fino al 1814, quando la fonderia venne definitivamente chiusa[10].

Il Castello di Pavia è stato acquistato dal Comune, restaurato negli anni '20 e '30 del XX secolo e, a partire dal secondo dopoguerra, è divenuto sede dei Musei Civici e ospita la civica Pinacoteca Malaspina.

Castello Visconteo, Facciata
Alcune delle finestre

All'interno del castello vengono organizzate diverse mostre e, durante l'estate, anche concerti all'interno della corte.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Come molti altri castelli viscontei, quello di Pavia ha un impianto quadrato (di 142 metri per lato) con torri d’angolo quadrate e suddivisione dei corpi di fabbrica in campate quadrate. Purtroppo, come dicevamo, la parte settentrionale del castello venne distrutta dalle artiglierie francesi durante l’assedio del 1527, e al suo posto ora si un tratto della cinta muraria bastionata fatta realizzare dagli spagnoli a metà Cinquecento. Il castello è difeso da un profondo fossato, un tempo allagato, e si conservano 3 degli originari accessi, originariamente dotati di ponti levatoi. La costruzione è in muratori di mattoni a vista, arricchiti da numerose bifore, aperte su ogni lato, mentre la struttura, dotata di grandi cantine, si eleva su 2 piani fuori da terra. Internamente il castello è dotato di un grande portico sorretto da colonne in pietra al piano terreno, mentre il primo piano è provvisto di un’elegante loggiato formato da grandi quadrifore, alcune delle quali, fatte sostituire in bifore da Gian Galeazzo[11].

I musei civici[modifica | modifica wikitesto]

Dal secondo dopoguerra il castello ospita anche i Musei civici di Pavia. Questi spazi espositivi sono suddivisi in base al periodo storico legato ai reperti esposti. I musei ospitati nel castello sono il "museo archeologico e sala longobarda", il "museo romanico e rinascimentale", la Pinacoteca Malaspina, il "museo del '600 del '700", la "quadreria dell''800", il "museo del Risorgimento" e il "museo di arte moderna e gipsoteca".

Il museo del Risorgimento[modifica | modifica wikitesto]

Castello Visconte, cortile

In particolare, il Museo Pavese del Risorgimento è stato fondato nel 1885 grazie soprattutto alle donazioni di privati[12]. Le esposizioni di questo museo comprendono oggetti di varia natura, documenti, libri e fotografie. La datazione dei cimeli parte dal Regno Lombardo-Veneto alla prima guerra mondiale con particolar attenzione ai reperti legati al territorio. È anche presente una sezione dedicata a Giuseppe Garibaldi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Come i Visconti asediaro Pavia". Assedi e operazioni militari intorno a Pavia dal 1356 al 1359, su academia.edu.
  2. ^ Non iam capitanei, sed reges nominarentur: progetti regi e rivendicazioni politiche nei rituali funerari dei Visconti (XIV secolo), su academia.edu.
  3. ^ Castello Visconteo - complesso, su lombardiabeniculturali.it.
  4. ^ Il Parco Visconteo, su certosatourism.it.
  5. ^ Insediamenti, castelli e colture nella campagna pavese prima del Parco Visconteo, su academia.edu.
  6. ^ Castello Visconteo - complesso, su lombardiabeniculturali.it.
  7. ^ (EN) Maria Grazia Albertini, NOTE SULLA BIBLIOTECA DEI VISCONTI E DEGLI SFORZA NEL CASTELLO DI PAVIA. URL consultato il 6 marzo 2019.
  8. ^ La Biblioteca Visconteo Sforzesca, su collezioni.museicivici.pavia.it. URL consultato il 6 marzo 2019.
  9. ^ (EN) Renato Gianni Ridella, 27. RG Ridella, Cannone Pavia, 2016.pdf (PDF). URL consultato il 2 marzo 2019.
  10. ^ La Scuola teorico-pratica di Artiglieria di Pavia, su win.storiain.net. URL consultato il 2 marzo 2019.
  11. ^ Castello Visconteo - complesso, su lombardiabeniculturali.it.
  12. ^ Busico, pp. 198-199.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Magenta, I Visconti e gli Sforza nel castello di Pavia e le loro attinenze con la Certosa e la storia cittadina, Milano, U. Hoepli, 1883.
  • Carlo Calzecchi Onesti, Il castello visconteo di Pavia, Pavia, l'Istituto di architettura militare, Museo del genio, 1934.
  • Donata Vicini, Il castello visconteo di Paviae i suoi musei, Logos international, in collaborazione con il Comune di Pavia, Assessorato alla cultura, 1984.
  • Una delle sale affrescate
    Augusta Busico, Il tricolore: il simbolo la storia, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per l'informazione e l'editoria, 2005.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]