Astorre III Manfredi

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Astorre III Manfredi
Astorgio III Manfredi.jpg
Astorre III
* dipinto di Leonardo Scaletti *
(Pinacoteca comunale di Faenza)
Signore di Faenza
In carica 1488 - 1501
Nascita Faenza, 20 gennaio 1485
Morte Roma, 9 giugno 1502
Dinastia Manfredi-1.jpg Manfredi
Padre Galeotto Manfredi
Madre Francesca Bentivoglio
Religione cattolicesimo

Astorre III Manfredi (Faenza, 20 gennaio 1485Roma, 9 giugno 1502) fu signore di Faenza dal 1488 sino al 1501.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo dei Manfredi a Faenza
Supposto ritratto di Cesare Borgia

Meglio conosciuto come Astorgio, era figlio di Galeotto Manfredi, signore di Faenza, e di Francesca Bentivoglio, figlia di Giovanni II, gonfaloniere di Bologna, e di Ginevra Sforza. Subentrò al padre nella signoria di Faenza alla morte di questi, nel 1488, all'età di soli tre anni, per volontà dei sudditi che contravvennero alle disposizioni testamentarie di Galeotto che aveva indicato invece come suo successore il nipote Ottaviano, figlio di Carlo II.[1]

Francesca ebbe il bambino all'età di diciassette anni: il consorte, però, aveva una relazione, con prole, con Cassandra Pavoni, situazione da lei non accettata che la costrinse, nel 1487, a ritornare, con il piccolo Astorre, a Bologna dai genitori. Il 31 maggio 1488 alcuni sicari assoldati dai Bentivoglio assassinarono Galeotto e il piccolo Manfredi prese il posto del genitore sotto la tutela del Consiglio degli anziani: la madre dovette lasciare la città.[2]

Quando era appena decenne, venne concluso il contratto di matrimonio tra Astorre e Bianca Riario, figlia di Caterina Sforza, signora di Imola e Forlì: le nozze non furono celebrate, ma l'accordo rinsaldò l'alleanza tra i Manfredi e gli Sforza.

Il giovane Astorre, noto per la sua singolare avvenenza,[3] intanto, indebolite le ambizioni di Caterina Sforza su Faenza, veniva istruito nelle arti militari dal tutore Niccolò Castagnino che si rivolse alla repubblica di Venezia affinché proteggesse la signoria. Nel palazzo dei Manfredi (ora in piazza del popolo) i fratellastri Giovanni Evangelista e Francesco vivevano e collaboravano con il ragazzo, mentre il canonico del duomo, Sebastiano Zaccaria, curava la formazione culturale. Tutto sembrava andar bene e i faentini attendevano fiduciosi la maggiore età del signore, convinti che avrebbe governato con saggezza.[4]

Con la caduta del duca di Milano Ludovico il Moro, tuttavia, le vicende precipitarono: nell'autunno del 1500, Cesare Borgia, figlio naturale del papa Alessandro VI, pose sotto assedio Faenza che resistette, prima di cedere nell'aprile del 1501. Astorre venne fatto prigioniero e inviato a Roma insieme a Giovanni Evangelista: furono rinchiusi per circa un anno a Castel Sant'Angelo, seppure con un trattamento apparentemente consono al loro rango. Venne assassinato, poco più che diciassettenne, l'anno seguente, in quanto ritenuto personaggio troppo scomodo e perché si pensava che stesse tramando per ritornare a Faenza e spodestare il Valentino. Il cadavere e quello del fratello saranno rinvenuti nel Tevere.[5]

Lo scrittore e politico Francesco Guicciardini fu l'unico ad affermare come l'attraente Astorre avrebbe subito da "qualcuno" esecrabili nefandezze, perpetrate proprio per la sua leggiadria fisica. Nonostante l'autorevolezza della fonte, i futuri storici tacquero su questo triste episodio o lo smentirono.[6]

Astorre fu l'undicesimo e penultimo rappresentante della dinastia manfrediana che aveva retto le sorti di Faenza dal 1313. L'ultimo sarà, dall'agosto al 18 novembre 1503, il fratellastro Francesco che aveva preferito non seguire il Borgia: governò brevemente con il nome di Astorgio IV.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Renzi, p. 180
  2. ^ Renzi, p. 182
  3. ^ Monello, p. 95
  4. ^ Renzi, p. 194
  5. ^ Zama, p. 320
  6. ^ Monello, pp. 89-91
  7. ^ Donati, p.66

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Eric Russell Chamberlin, Ascesa e tramonto dei Borgia, Club degli Editori, Milano 1976.
  • Guglielmo Donati, La fine della signoria dei Manfredi in Faenza, Paravia, Torino 1938.
  • Gigi Monello, Il Principe e il suo sicario. Come Cesare Borgia tolse dal mondo Astorre Manfredi. Con note sparse sopra la mente di un tiranno, Scepsi & Mattana, Cagliari 2014.
  • Fausto Renzi, I Manfredi signori di Faenza e Imola, Il Ponte Vecchio, Cesena 2010.
  • Piero Zama, I Manfredi, Lega, Faenza 1969.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Signore di Faenza Successore
Galeotto 14881501 Cesare Borgia