Proclo

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Proclo Licio Diadoco (in gr. ant.: Πρόκλoς ὁ Διάδoχoς, in lat.: Proclus Lycius Diadochus; Costantinopoli, 8 febbraio 412Atene, 17 aprile 485) è stato un filosofo bizantino, scolarca dell'Accademia di Atene. Ebbe il merito di sistematizzare e di portare ai più alti livelli speculativi il neoplatonismo.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato da famiglia benestante originaria della Licia, il padre era un avvocato che per motivi di lavoro si recava a Costantinopoli nell'allora capitale dell'Impero romano d'Oriente. Proclo studiò grammatica a Xanto e poi retorica con Leonade, grammatica con Orione, filosofia, retorica latina, diritto romano e matematica ad Alessandria d'Egitto, per essere avviato alla professione di avvocato.

Rientrato a Costantinopoli seguì le orme del padre, consolidando per qualche tempo una buona fama come uomo di legge. Tuttavia preferì continuare ad occuparsi di filosofia, prima ritornando ad Alessandria, dove studiò filosofia aristotelica con Olimpiodoro il Vecchio e matematica con Erone di Alessandria, poi nel 431 recandosi ad Atene, il centro culturale dell'epoca. Proclo studiò con Siriano di Atene, figlio di Filosseno, che vista la sua intelligenza lo fece conoscere a Plutarco di Atene, capo dell'Accademia di Atene, fondata da Platone. Per due anni visse con Plutarco, che lo trattò come un figlio. Morto questi, la direzione dell'Accademia passò a Siriano, che divenne maestro di Proclo. Nel 437 improvvisamente Siriano morì, e Proclo gli succedette come diadoco dell'Accademia all'età di 25 anni. Proclo visse ad Atene per quasi tutta la sua vita, eccetto un anno di esilio al quale fu costretto per la sua attività politico-filosofica, mal tollerata dal partito cristiano.

Di Proclo si dice che mangiasse e bevesse assai poco, osservando il digiuno l'ultimo giorno del mese, e che la notte fosse uso vegliare in preghiera; osservava i giorni nefasti degli egiziani, celebrava i noviluni e, ogni anno, si recava a visitare le tombe degli eroi attivi e dei filosofi, offrendo sacrifici espiatori per le anime dei defunti. Scrisse molti inni dedicandoli agli dei greci ma anche a divinità di altri popoli.

Morì il 17 aprile del 485 e venne sepolto ad Atene nei pressi del monte Licabetto, accanto a Siriano.

Epitaffio[modifica | modifica sorgente]

Questo è l'epitaffio che Proclo, volle scrivere sulla sua tomba:

Io, Proclo, fui Licio di stirpe, e Siriano mi formò qui per succedergli nell’insegnamento. Questa tomba comune accolse il corpo d’entrambi; oh, se un solo luogo ricevesse anche le anime!

Pensiero[modifica | modifica sorgente]

Egli, rispettoso delle tradizioni, afferma che in certe saggezze del passato sono depositate tracce della verità, per cui esse possono costituire un punto di riferimento per l'autentica ricerca filosofica. Platone risulta essere un saggio ispirato al quale tributare quasi un culto; l'interprete dei suoi scritti, ovvero il filosofo, diviene il garante della trasmissione della rivelazione espressa nelle sue opere. Proclo non pone nulla sopra all'Uno che è semplicità assoluta e incircoscrivibile, come tale superiore ad ogni limitazione formale ed esente da dualità (metafisica della non-dualità). Egli sviluppa una teologia in cui le ipostasi sono ancora più numerose che nel pensiero di Giamblico. Proclo esprime quindi la dottrina delle enadi divine: all'interno dell'Uno sussistono una serie di unità derivate direttamente dall'Uno e che mediano tra esso e le realtà inferiori. Per Proclo gli dei sono provvidenziali per il semplice fatto di esistere non perché agiscano intenzionalmente. Il potere divino opera a tutti i livelli della realtà, anche in quello della materia che dunque non può essere identificata con il male.

Il suo lavoro può essere diviso in due parti. La prima è condensata nei commentari sul pensiero platonico, il primo dei quali scritto all'età di ventotto anni. Molti di questi commenti sono giunti fino ad oggi sia pure incompleti. Riguardano, in particolare, i dialoghi di Platone sulla Repubblica, il Timeo, l'Alcibiade I, il Cratilo e il Parmenide. In essi il filosofo analizza e riafferma il pensiero di Platone, molte volte a quel tempo assai male interpretato.

La seconda parte dell'attività filosofica di Proclo è di contenuto teologico e si condensa nell'Elementatio Theologica e nei sei libri che compongono la Theologia Platonica.

Uomo di grande cultura, Proclo non poteva non rimanere affascinato dalla scienza, e in particolare dall'astronomia: scrisse infatti l'Hypotyposis, introduzione alle teorie astronomiche di Ipparco e Tolomeo in cui descrive la teoria matematica dei pianeti basata sulla teoria degli epicicli e sugli eccentrici.

Scrisse anche un Commento al primo libro degli 'Elementi' di Euclide, frutto del suo insegnamento all'Accademia di Atene, che è per noi una fonte essenziale sulla storia della matematica greca.

Successori e discepoli[modifica | modifica sorgente]

Proclo ebbe molti discepoli che continuarono la sua scuola. Marino di Neapoli, a cui venne dedicato il Commentarius in Platonis rempublicam e che gli succedette nella carica di diadoco; poi la scuola passò a Isidoro e da lui Zenodoto, e da questi, infine, a Damascio.

Altri propagatori del pensiero di Proclo furono i fratelli Ammonio ed Eliodoro, Asclepiodoto il Grande, a cui venne dedicato il Commentarius in Platonis Parmenidem e Agapio di Atene che fu professore di Giovanni Lydus a Filadelfia.

Altri discepoli di Proclo furono: Severiano, Teodoro (ingegnere), Pamprepio, Rufino (uomo politico ateniese), Marcellino (generale romano che ebbe un principato in Dalmazia ed Epiro), Antemio (console nel 455 e imperatore d'Occidente dal 467 al 472), Flavio Illustrio Puseo (console romano e prefetto del pretorio) e Flavio Messio Febo Severo (console e prefetto di Roma).

Opere di Proclo in lingua italiana[modifica | modifica sorgente]

  • M. Timpanaro Cardini. Commento al I libro degli «Elementi» di Euclide, Pisa, Giardini, 1978.
  • M. Losacco (a cura di). Elementi di teologia, Il Basilisco, Genova, 1983.
  • Chiara Faraggiana (a cura di). I Manuali, Rusconi, Milano, 1985.
  • Michele Abbate (a cura di). Commento alla Repubblica di Platone, Bompiani, Milano, 2004. (testo greco a fronte).
  • Francesco Paparella (a cura di). Tria opuscula. Provvidenza, Libertà, Male, Bompiani, Milano, 2004. (testo greco a fronte).
  • Michele Abbate (a cura di). Teologia platonica, Bompiani, Milano, 2005. (testo greco a fronte).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Cambiano, Giuseppe, Storia della filosofia antica, Laterza, 2005.
  • O'Meara, Dominic, Platonopolis: Platonic Political Philosophy in Late Antiquity, Oxford University Press, 2003, ISBN 0-19-925758-2, p. 21.
  • Scotti Muth, Nicoletta, Proclo, negli ultimi quarant'anni. Bibliografia ragionata delle letteratura primaria e secondaria riguardante il pensiero procliano e i suoi influssi storici (anni 1949-1992), Milano, Vita e pensiero, ISBN 88-343-0548-5.
  • Beierwaltes, Werner, Proclo. I fondamenti della sua metafisica, Vita e Pensiero, 1988.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 102369543 LCCN: n79007198