Ludwig Feuerbach

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« Siamo situati all'interno della natura; e dovrebbe essere posto fuori di essa il nostro inizio, la nostra origine? Viviamo nella natura, con la natura, della natura e dovremmo tuttavia non essere derivati da essa? Quale contraddizione! »
(Ludwig Feuerbach, Essenza della religione)
Ludwig Feuerbach, incisione di August Weger

Ludwig Andreas Feuerbach (Landshut, 28 luglio 1804Rechenberg, 13 settembre 1872) è stato un filosofo tedesco tra i più influenti critici della religione ed esponente della sinistra hegeliana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ludwig Feuerbach nacque il 28 luglio 1804 a Landshut, in Baviera, nella numerosa famiglia protestante di Paul Johann Anselm Ritter von Feuerbach (17751833), giurista eminente e professore di diritto a Jena e a Kiel che, con la scomparsa dalla scena politica europea di Napoleone, mise da parte i suoi trascorsi progressisti e nel 1814 fu nominato presidente della Corte di Appello di Bamberga e nel 1817 di quella di Ansbach. Non approvò mai la scelta di Ludwig di dedicarsi alla filosofia, a differenza della madre, Eva Wilhelmine Tröster (1774-1852), che vantava ascendenti nobili, imparentati con il duca Ernesto Augusto I di Sassonia-Weimar ed era seconda cugina del granduca Carlo Augusto di Sassonia-Weimar-Eisenach.

Dei quattro fratelli di Ludwig, Joseph Anselm (17981851) diventerà archeologo e sarà padre dell'importante pittore, amante degli ideali classici e dell'Italia, Anselm Feuerbach, Edward (18031843) seguirà le orme del padre, ottenendo la cattedra di diritto a Erlangen, Karl (18001834) coltiverà gli studi matematici con successo, tanto da scoprire il teorema che porta il suo nome, mentre il fratello minore Friedrich Heinrich (18061880), studente di indologia e sanscrito con Friedrich Rückert, Christian Lassen e August Wilhelm Schlegel, diventerà un valido filologo. Delle tre sorelle, Leonore ed Elisa condussero una vita anonima, mentre Helene studiò e insegnò musica in Inghilterra e in Francia per poi trasferirsi definitivamente in Italia, dove rimase fino alla morte.

In un ambiente familiare che privilegiava lo studio ma anche la fede e l'osservanza religiosa, Ludwig, dopo aver concluso, il 7 settembre 1822, il ginnasio ad Ansbach, fu incoraggiato dal professore di teologia, l'hegeliano Carl Daub, a frequentare nel 1823 la facoltà di teologia di Heidelberg ma Feuerbach si rese subito conto che quella disciplina - e le lezioni condotte dal teologo Heinrich Paulus - non concordava con le esigenze del suo spirito. Attratto dal successo delle lezioni che Hegel teneva a Berlino, s'iscrisse nel 1824 in quella Università, seguendovi i corsi di logica, di metafisica e di filosofia della religione tenuti da Hegel: «Bastò che per un semestre seguissi le sue lezioni e la mia testa e il mio cuore furono rimessi sulla loro via; io seppi ciò che dovevo e volevo: non teologia, ma filosofia! Non vaneggiare e fantasticare, ma imparare! Non credere, ma pensare!».[1]

Abbandonata così la teologia, nell'aprile del 1825 s'iscrisse alla facoltà di filosofia e l'anno dopo, per la necessità di contenere le spese del suo mantenimento, proseguì gli studi in Baviera, a Erlangen, nella cui Università, nel giugno del 1828, ottenne la laurea, discutendo la tesi, di stretta ortodossia hegeliana, De ratione, una, universali, infinita: la ragione è una sola, universale ed infinita e in essa si risolve la coscienza del singolo. Egli invia la dissertazione a Hegel, accompagnata da una lettera nella quale espone la sua convinzione della necessità che la filosofia, intesa come un idealismo panteistico, prenda il posto della religione, i cui concetti - compreso quello di Dio - e la cui visione del mondo sono ormai inadeguati: è già l'intento a cui dedicherà tutta la sua vita.

Qualche settimana dopo la laurea, ottenne anche la libera docenza in filosofia, tenendo lezioni in quella Università, a partire dal 1829, sulla filosofia di Cartesio e di Spinoza, sulla logica e sulla metafisica, nelle quali egli accentua la contrapposizione tra finito e infinito, tra natura e spirito, attenuando la funzione della soluzione dialettica degli opposti, essenziale nel sistema hegeliano. La pubblicazione, avvenuta anonima nel 1830, dei suoi Gedanken über Tod und Unsterblichkeit (Pensieri sulla morte e l'immortalità), che negano l'immortalità dell'anima individuale e affermano che l'individuo - pura apparenza - con la morte si dissolve nell'autentica ed eterna realtà dello spirito infinito, si scontrò con il clima politico di reazione alle Rivoluzioni del 1830 dei governi tedeschi che vedevano anche nelle espressioni di pensiero non concordanti con l'ortodossia religiosa un pericoloso attentato all'«ordine» e all'autorità: il libro venne sequestrato e, riconosciuto l'autore, Feuerbach fu costretto a interrompere il suo corso universitario.

Pubblicò ancora la Geschichte der neuern Philosophie von Bacon von Verulam bis Benedict Spinoza (Storia della filosofia moderna da Bacone a Spinoza (1833)), l'Abelardo ed Eloisa (1834), la Darstellung, Entwickelung und Kritik der Leibnitzschen Philosophie (Esposizione, sviluppo e critica della filosofia di Leibniz) nel 1837 e un saggio su Pierre Bayle nel 1838. Nell'occasione del suo breve ritorno all'insegnamento nel 1835, scrisse le Lezioni sulla storia della filosofia moderna,[2] lasciate manoscritte; dopo alcuni vani tentativi di essere nominato professore straordinario a Erlangen, dal 1836 Feuerbach non insegnerà più.

Ludwig Feuerbach

Il contenuto degli scritti di questo periodo è omogeneo: Feuerbach intende rilevare come già dal Rinascimento sia avvenuta una progressiva emancipazione della filosofia, e in generale della cultura, dalla teologia e dalla religione cristiana, sia a motivo della visione sostanzialmente negativa che queste ultime hanno della natura e dell'uomo, sia a causa del rinato interesse per lo studio della natura e dell'atteggiamento generalmente positivo nei confronti della libera attività umana. Nell'attività scientifica si realizza tra lo spirito e la natura una feconda unità, nella quale appare difficile la possibilità di una conciliazione tra la filosofia e la religione, come dimostra il fallimento della filosofia di Leibniz di giungere all'unità di ragione e fede e la contraddizione, riconosciuta dallo stesso Bayle, esistente tra i principi della ragione e i postulati della teologia, che lo portarono a proclamare la necessità della tolleranza religiosa e dell'indipendenza della morale dalla teologia.

Sposò nel 1837 la benestante Bertha Löw, comproprietaria di una piccola fabbrica di porcellane a Bruckberg, dove Feuerbach si ritirò nella confortevole quiete del castello di proprietà della moglie, circondato da un parco vastissimo: qui, oltre a iniziare studi di botanica, zoologia e geologia, continuò a sviluppare le sue teorie e a mantenere contatti epistolari con l'ambiente progressista germanico, in particolare collaborando agli Hallische Jahrbücher für deutsche Wissenschaft und Kunst (Annali di Halle per la scienza e l'arte tedesca), rivista della sinistra hegeliana diretta da Arnold Ruge e Theodore Echtermeyer, che propugnava la necessità di introdurre in Germania riforme liberali, liberandola dall'oppressiva alleanza di trono e altare, alla quale la corrente filosofica della destra hegeliana forniva gli strumenti di giustificazione culturale: nel 1839 Feuerbach vi pubblicò la sua Critica della filosofia hegeliana.

A causa della censura, la direzione della rivista dovette però trasferirsi nel 1840 a Dresda, in Sassonia, da dove fu costretta ancora a emigrare nel 1843 in Svizzera, assumendo il nuovo titolo di Deutsche Jahrbücher (Annali tedeschi), e poi a Parigi nel 1844, con la testata di Deutsch-Französische Jahrbücher (Annali franco-tedeschi) e la direzione affidata a Ruge e Karl Marx; tuttavia Feuerbach smise di scrivere per la rivista fin dal giugno 1843, rifiutando la proposta di collaborazione che il filosofo di Treviri gli inviò per lettere nell'ottobre dello stesso anno[3].

Nel 1839 nacque la prima figlia Leonore e nel 1841 la seconda, Mathilde, che vivrà però solo tre anni. Feuerbach pubblicò in quell'anno Das Wesen des Christentums (L'essenza del cristianesimo), libro che ebbe un clamoroso successo e fece di lui, per alcuni anni, non solo il leader della sinistra hegeliana, ma il punto di riferimento del movimento radicale politico tedesco. Nei due anni successivi Feuerbach, pubblicando le Vorläufige Thesen zur Reform der Philosophie (Tesi preliminari sulla riforma della filosofia, 1842) e i Grundsätze der Philosophie der Zukunft (Principi della filosofia dell'avvenire, 1843), sostenne la fine della filosofia tradizionale fondata sulla metafisica e la necessità di fondarne una che da quella prescindesse. Nel 1845 con Das Wesen der Religion (L'essenza delle religioni) ritornò sulle tesi della sua Essenza del cristianesimo.

Nel 1848, quando la Rivoluzione si espandeva dalla Francia alla Germania, in Austria e in Italia, partecipò al Congresso democratico di Francoforte come osservatore legato alla sinistra democratica e venne invitato dagli studenti liberali di Heidelberg a dare lezioni pubbliche, con una esortazione ingenuamente retorica ma sincera: «Nobile pensatore, tu che nei tempi dell'asservimento del sapere non tradisti mai né la ragione né la scienza, giacché prendesti sempre come criterio la realtà tu che con fatica e pazienza, tra le urla di scherno dei superbi Farisei, traesti dagli strati profondi della natura l'oro della verità, nobile spirito, è ormai giunta l'ora della tua attività. L'aurora della verità comincia a illuminare con i suoi raggi un mondo di libertà».[4]

Targa commemorativa a Norimberga

Egli tenne lezione dal dicembre nel Municipio della città, avendo l'Università negato la disponibilità dei suoi locali. Quel corso fu raccolto in volume e pubblicato nel 1851 con il titolo di Vorlesungen über das Wesen des Religion (Lezioni sull'essenza della religione). Con la reazione dei sovrani e il fallimento delle prospettive di liberalizzazione delle istituzioni tedesche, Feuerbach tornò a Bruckberg nel marzo del 1849, quasi rinunciando a suoi stessi interessi filosofici e privilegiando lo studio della geologia; solo nel 1857 scrisse la Theogonie, ancora una ripresa della sua concezione della religione.

Una relazione con Johanna Kapp, figlia dell'amico filosofo Christian, provocò una burrasca familiare, mentre il fallimento della fabbrica di porcellane significò la perdita di tutte le proprietà della moglie e costrinse Feuerbach a trasferirsi con la famiglia, nel 1861, nel borgo di Rechenberg, vicino a Norimberga, in condizioni di estrema povertà, alla quale cercarono di porre qualche rimedio gli amici e il Partito socialdemocratico dei lavoratori, al quale aveva aderito. Dopo un primo ictus superato felicemente nel 1867, un secondo ictus subito nel 1870 lo paralizzò. Morì dopo due anni di sofferenze il 13 settembre 1872 e fu sepolto a Norimberga, avendo avuto grandiosi funerali ai quali parteciparono migliaia di operai.

La filosofia di Feuerbach[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio Feuerbach si colloca nel solco della filosofia hegeliana, anche se già pone l'accento su elementi che lo allontaneranno da Hegel. Così, nei "Pensieri sulla morte e l'immortalità", egli afferma con forza la connessione tra l'individualità e la sensibilità, propria di un corpo legato allo spazio e al tempo, e su questa base giunge a negare "l'immortalità" individuale. Progressivamente egli matura la convinzione che la filosofia migliore abbraccia tutti coloro che si sono impegnati nella lotta per la libertà di pensiero, da Bruno a Spinoza a Fichte, e non ha il suo compimento in Hegel (come gli hegeliani ortodossi pensavano).

Per la critica della filosofia hegeliana[modifica | modifica wikitesto]

In questo scritto del 1839 egli afferma che non è possibile considerare come assoluto un singolo sistema, neppure quello hegeliano, anche riconoscendo la sua logica, universalità e ricchezza. Se questo avvenisse significherebbe arrestare il tempo e portare gli uomini a rinunciare alla libera ricerca. A questa conclusione Feuerbach perviene partendo dal presupposto hegeliano che ogni filosofia è il proprio tempo espresso in concetti, ma applicandolo alla stessa filosofia hegeliana. Se il tempo non si arresta anche la filosofia hegeliana non può non essere una filosofia particolare e determinata: anch'essa infatti non rappresenta un inizio assoluto privo di presupposti, ma è sorta in un'epoca determinata e, in quanto ne è l'espressione, anch'essa parte da presupposti legati a tale epoca.

L'epoca futura non potrà non rendersi conto di questo fatto, cosicché anche la filosofia hegeliana apparirà allora una filosofia del passato. In qualche modo l'unica filosofia che inizia senza presupposti è quella che pone totale libertà di pensiero e che è capace di mettere in dubbio anche se stessa. La filosofia, in quanto libertà che vuole costruirsi da sé e non soltanto come erede della tradizione, deve dunque procedere oltre Hegel, che non critica mai la realtà di fatto, ma si preoccupa soltanto di comprenderla nella sua razionalità e quindi giustificarla. Il compito del libero uomo pensante consiste invece nell'anticipare con la ragione gli effetti necessari e inevitabili del tempo. Attraverso la negazione del presente si costituisce la forza per creare qualcosa di nuovo. «Io alla religione ho dedicato tutta la mia vita» dirà Feuerbach; partendo dalla riflessione sul Cristianesimo, Feuerbach giunge a comprendere che la filosofia di Hegel è in realtà teologia filosofica.

Essenza del cristianesimo[modifica | modifica wikitesto]

Tesi provvisorie per la riforma della filosofia, Princìpi della filosofia dell'avvenire[modifica | modifica wikitesto]

Essenza della religione, Teogonia[modifica | modifica wikitesto]

Il mistero del sacrificio o l'uomo è ciò che mangia[modifica | modifica wikitesto]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

  • Das Wesen des Christentums (Essenza del cristianesimo), Lipsia 1841, 4. ed. 1883
  • Grundsätze der Philosophie der Zukunft (Principi della filosofia dell'avvenire), Lipsia 1843
  • Das Wesen der Religion (Essenza della religione), Lipsia 1846
  • Theogonie nach den Quellen des classischen hebräischen und christlichen Althertums (Teogonia secondo le fonti dell'antichità classica, ebraica e cristiana), Lipsia 1857

Opere minori[modifica | modifica wikitesto]

  • Gedanken über Tod und Unsterblichkeit, Norimberga 1830; 3. ed., Lipsia 1876
  • Abälard und Heloise, Ansbach 1833; 3. ed., Lipsia 1877
  • (DE) Geschichte der neuern Philosophie von Bacon von Verulam bis Benedict Spinoza, Ansbach, C. Brügel, 1833. URL consultato il 5 febbraio 2012.
  • Darstellung der Geschichte der neuern Philosophie, Ansbach 1833-1837, 2 volumi.
  • Kritiken auf dem Gebiet der Philosophie, Ansbach 1835
  • Pierre Bayle nach seinen für die Geschichte der Philosophie und der Menschheit interessantesten Momenten, Ansbach 1838
  • Über Philosophie und Christentum, Ansbach 1839
  • Zur Kritik der Hegelschen Philosophie (Per la critica della filosofia hegeliana), 1839
  • Das Wesen des Glaubens im Sinn Luthers, Lipsia 1844, 2. ed. 1855
  • Vorlesungen über das Wesen der Religion, stampato per la prima volta nel 1851
  • Gottheit, Freiheit und Unsterblichkeit vom Standpunkt der Anthropologie, Lipsia 1866
  • Le opere complete di Feuerbach sono apparse in 10 volumi, a Lipsia tra il 1846 e 1866.
  • La sua corrispondenza - Ludwig Feuerbach in seinem Briefwechsel und Nachlass sowie in seiner philosophischen Charakterentwicklung - è stata pubblicata da Karl Grün a Lipsia nel 1874.

Traduzioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

  • La morte e l'immortalità, Carabba, 1916.
  • Principi della filosofia dell'avvenire, a cura di Norberto Bobbio, Torino, Einaudi, 1971.
  • Spiritualismo e Materialismo, Bari, Laterza, I ed. 1972.
  • Scritti filosofici, Bari, Laterza, 1976.
  • Filosofia e cristianesimo. L'essenza della fede secondo Lutero, LAS, 1981.
  • La morte e l'immortalità, Casa del libro, 1991.
  • Etica e Felicità, Guerini e associati, 1992.
  • Rime sulla morte, Milano, Mimesis, 1993.
  • La filosofia dell'avvenire, Bari, Laterza, 1994.
  • Versi sulla morte, Fahrenheit 451, 1995.
  • Pensieri sulla morte e sull'immortalità, Editori riuniti, 1997.
  • L'immortalità, Milano, Mimesis, 2000.
  • Essenza della religione, a cura di Carlo Ascheri e Carlo Cesa, Bari, Laterza, 2003.
  • Abelardo e Eloisa, Clinamen, 2006.
  • Pierre Bayle, Napoli, La città del sole, 2008.
  • Teogonia secondo le fonti dell'antichità classica, ebraica e cristiana, a cura di Andrea Cardillo, Roma-Bari, Laterza 2010.
  • Critica dell'«Anti-Hegel», a cura di D. Dell'Ombra, trad. di A. Seiffarth e S. Micheletti, Villaggio Maori Edizioni 2015.
  • Fondamenti della filosofia dell'avvenire, a cura di Edoardo Schinco, Firenze, Editrice Clinamen 2016.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ludwig Feuerbach in seinem Briefwechsel, I, Leipzig 1874, p. 387.
  2. ^ Scoperte nel secolo scorso insieme a diversi altri manoscritti di Feuerbach.
  3. ^ Hosea Jaffe, Marx e il colonialismo, Jaca Book, Milano, 1976, p. 27
  4. ^ In «L'essenza del Cristianesimo, prefazione di Antonio Banfi», Milano 1960, p. 6.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ugo Perone, Teologia ed esperienza religiosa in Feuerbach, Milano, 1972.
  • Ugo Perone, Invito al pensiero di Feuerbach, Mursia, Milano, 1992.
  • Giuseppe Severino, Origine e figure del processo teogonico in Feuerbach, Milano, 1972.
  • Cornelio Fabro, Il neoumanesimo ateo di Feuerbach, in Studi Cattolici, 1973.
  • Ferruccio Andolfi, Feuerbach e la religione dell'avvenire, 1973.
  • Ferruccio Andolfi, Il cuore e l'animo. Saggi su Feuerbach, Guida, Napoli, 2012.
  • Alfred Schmidt, Il materialismo antropologico di Ludwig Feuerbach, Bari, De Donato, 1975.
  • Claudio Cesa, Introduzione a Feuerbach, Bari, Laterza, I ed., 1978.
  • Claudio Cesa, Il giovane Feuerbach, Laterza, Bari, 1963.
  • Andrea Cardillo, Desiderio e destino. Uomini, dei ed eroi nella Teogonia di Ludwig Feuerbach, Guida, Napoli, 2010.
  • Francesco Tomasoni L. Feuerbach e la natura non umana. Ricostruzione genetica dell'Essenza della religione con pubblicazione degli inediti, LaNuova Italia, Firenze, 1986.
  • Francesco Tomasoni, Ludwig Feuerbach. Biografia intellettuale, Morcellania, 2011.
  • Giuseppina Prejanò, Ludwig Feuerbach. Antropologia ed etica. Una ricostruzione, Aracne, Roma, 2016.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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