Crantore (filosofo)

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Crantore (in greco: Κράντωρ); Soli, metà IV secolo a.C. – 276 a.C.) è stato un filosofo greco antico. [1] appartenente all'Accademia di Atene.

Vita[modifica | modifica sorgente]

Crantore si trasferì ad Atene per studiare filosofia[2]. Lì divenne allievo di Senocrate e amico di Polemone, oltre che uno dei più notevoli esponenti dell'Accademia antica.

Morì prima di Polemone e Cratete di Atene e pare che l'idropisia sia stata la causa della sua morte[3]. Lasciò tutto il suo patrimonio ad Arcesilao[4]

Opere[modifica | modifica sorgente]

Le sue opere sono molto numerose. Diogene Laerzio riporta che il filosofo scrisse libri di memorie[2], dei quali oggi sono conservati solo frammenti. Tali opere sono principalmente relative a soggetti morali; ecco perché Orazio[5] lo classifica come un filosofo morale. Lo stesso Orazio parla di lui in un modo che dimostra come le opere di Crantore fossero molto conosciute e lette nella Roma del tempo. L'opera di Crantore che si impose maggiormente all'attenzione dei lettori romani dell'epoca è Sul dolore (in greco Περὶ Πένθους, tradotto in latino con De Luctu), indirizzata all'amico Ippocle per la scomparsa del figlio di quest'ultimo. Sembra che dal Dolore di Crantore Cicerone abbia tratto quasi tutto il terzo libro delle sue Tusculanae disputationes. Il filosofo Panezio lo definì un capolavoro da imparare a memoria, parola per parola[6]. Di quest'opera alcuni estratti sono presenti nel trattato di Plutarco, giunto fino a noi, sulla consolazione indirizzato ad Apollonio.

Crantore prestò molta attenzione alle questioni etiche, tanto che stabilì una vera e propria gerarchia di bene, al primo posto della quale vi è la virtù, al secondo la salute, al terzo il piacere e al quarto la ricchezza. Fu inoltre il primo dei seguaci di Platone a scrivere commenti sulle opere del proprio maestro.

Il filosofo si dedicò anche alla poesia e Diogene Laerzio ci riporta che, dopo aver posto il sigillo su una raccolta di sue poesie, le depose nel tempio di Atena della sua città natale, Soli. È questo il motivo per cui il poeta Teeteto[7], in un epitaffio da lui composto relativo a Crantore, lo definisce "amico della Muse". Sappiamo anche che i poeti preferiti del filosofo erano Omero ed Euripide[8]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Crantore è citato da Giacomo Leopardi nel suo Zibaldone[9] come esempio di saggezza naturale antica non più utile ai dolori morali del giovane moderno.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Tiziano Dorandi, Chapter 2: Chronology, in Algra et al., The Cambridge History of Hellenistic Philosophy, 1999, Cambridge, pag. 48
  2. ^ a b Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, IV 24
  3. ^ Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, IV 27
  4. ^ Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, IV 25
  5. ^ Orazio, Ep. I, 2. 4
  6. ^ Cicerone, Academica, II 44
  7. ^ Teeteto nell'Enciclopedia Treccani
  8. ^ Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, IV
  9. ^ Pag. 302 del ms.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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