Museo di storia naturale sezione di mineralogia e litologia

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Museo di storia naturale, Sezione di mineralogia e litologia
Museo di mineralogia 02.JPG
Ingresso del museo
Ubicazione
Stato  Italia
LocalitàFirenze
Indirizzovia La Pira 4
Coordinate43°46′40.15″N 11°15′38.14″E / 43.77782°N 11.260595°E43.77782; 11.260595
Caratteristiche
TipoMineralogia, litologia
Sito web

Il Museo di mineralogia e litologia di Firenze si trova in via Giorgio La Pira ed è una delle sei sezioni del Museo di Storia Naturale di Firenze. Attualmente la sezione di mineralogia è chiusa al pubblico; una porzione importante delle collezioni è visitabile presso la sezione di zoologia "La Specola", nel nuovo allestimento "Mineraliter. Pietre mirabili tra Medici e Natura".

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il primo nucleo delle collezioni mineralogiche fiorentine risale alle raccolte medicee, che erano conservate nella “Galleria”, ovvero gli Uffizi. Tale raccolta, separata dalle collezioni d'arte al tempo di Pietro Leopoldo, fu ampliata dallo studioso Giovanni Targioni Tozzetti nella metà del XVIII secolo, che raccolse circa 5.000 campioni. Le sue raccolte sono elencate anche in un prezioso catalogo illustrato dell'epoca.

L'istituzione ebbe « la sua prima sede nel Museo di Fisica e Storia naturale (la Specola) istituito da Pietro Leopoldo di Lorena nel 1775 ».[1]

Dopo l'Unità d'Italia il complesso della Specola «venne smembrato; i materiali mineralogici e litologici vennero trasferiti nella sede di via Lamarmora 4, e costituiti in museo autonomo nel 1915. Il Museo è stato trasferito nella sede attuale nel 1965[1]

Collezioni[modifica | modifica wikitesto]

Trasparenze su campioni di agata e altri minerali

Allestito in una sala vicino al dipartimento di Mineralogia, una serie di moderne vetrine espongono didatticamente i vari aspetti del mondo minerale e del relativo studio, e numerosi esempi dei più importanti e spettacolari gruppi di pietre. Gli esemplari esposti sono solo una piccola parte dei 45.000 conservati, fra i quali compaiono pietre raccolte in tutto il mondo, con speciale riguardo alla raccolta di minerali dell'Isola d'Elba (un vero paradiso mineralogico, dal quale provengono 6.000 esemplari), «composta attorno al 1910 dal direttore del Museo Federico Millosevich, riunendo ai materiali già esistenti dell'antico Museo di via Romana, la collezione del capitano Raffaello Foresi [...] e la raccolta dello scienziato e fotografo Giorgio Roster[1]

Molto interessante è la collezione di cristalli naturali, dalle forme più curiose e disparate. Spiccano un topazio di 151 kg, il secondo più grande del mondo, proveniente dal Brasile, le enormi pegmatiti, un ortoclasio di 600 kg e un'acquamarina di 98 kg e un quarzo affumicato di 180 kg.

Un cristallo di berillo variante acquamarina di 98 kg, dal Brasile

Dalla Sardegna provengono le belle covellite e le azzurrite, mentre della collezione dell'Isola d'Elba sono le tormaline, l'ematite e le pietre iridescenti di limonite.

La collezione medicea comprende coppe, tazze, cofanetti, sigilli, tabacchiere finemente lavorate in diaspro, calcedonio e giada, fra le quali una coppa pregiata in diaspro reca incisa la sigla Laur-Med di Lorenzo il Magnifico. Notevole è anche il vaso a navicella in quarzo ialino traslucido, proveniente dalla Tribuna degli Uffizi, e la coppa di lapislazzulo con la sagoma di una conchiglia decorata da animali marini, menzionato dal Vasari.

Fra le pietre preziose figurano quarzi, zirconi, granati e smeraldi, tagliati, oltre ad alcuni diamanti grezzi.

Non è vasta come le altre collezioni, ma altrettanto significativa, la raccolta di meteoriti comprende campioni dei corpi celesti caduti nel senese il 16 giugno 1794 (meteorite "Siena") e sul Monte Milone presso Macerata l'8 maggio 1846 (meteorite "Monte Milone").

Le sezioni del Museo di Storia Naturale di Firenze[modifica | modifica wikitesto]

Le altre sezioni del Museo di Storia Naturale di Firenze sono:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Amedeo Benedetti – Bruno Benedetti, Gli archivi della Scienza. Musei e Biblioteche della Scienza e della Tecnologia in Italia, Genova, Erga, 2003, p. 255.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Amedeo Benedetti e Bruno Benedetti, Gli archivi della Scienza. Musei e Biblioteche della Scienza e della Tecnologia in Italia, Genova, Erga, 2003, pp. 255–256.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]