Barberini

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Stemma della famiglia Barberini
Coat of arms of the House of Barberini.svg

La famiglia Barberini fu una influente famiglia principesca e papale italiana originaria della Toscana, originaria di Firenze, nota sin dalla prima metà dell'XI secolo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia portava l'originario nome "Tafani" e si riteneva originaria di Barberino Val d'Elsa; a Firenze, la loro residenza era Palazzo Tafani da Barberino. Vista la denominazione poco signorile, con l'ascesa delle fortune familiare il loro nome fu mutato in "Barberini" (dal nome del paese d'origine) e sul loro stemma i tafani furono sostituiti da api.

L'apice della loro potenza fu raggiunto nel 1623, con l'ascesa al soglio pontificio di Maffeo Barberini, papa Urbano VIII, che, nello stile dell'epoca, agevolò la carriera militare del fratello Antonio, creò cardinali due nipoti e nominò principe di Palestrina un altro nipote, Taddeo Barberini, che fu anche nominato comandante dell'esercito pontificio. Durante la prima guerra di Castro le sue truppe furono sbaragliate da quelle di Odoardo I Farnese. Urbano VIII promosse anche l'opera intitolata I Documenti d'Amore di Francesco da Barberino, così da nobilitare con le belle lettere la propria dinastia.

Dopo la morte di Urbano, nel 1644, il suo successore, papa Innocenzo X, fu ostile nei confronti della famiglia, così Taddeo scappò a Parigi, dove morì nel 1647. A lui succedette il figlio Carlo, che rinunciò e si fece cardinale. Al posto di Carlo subentrò il fratello Maffeo, Alla morte di Maffeo (1685) succede Urbano. Alla morte di Urbano (1722) si estinse la linea maschile dei Barberini. La figlia di Urbano, Cornelia, sposò nel 1728 il principe Giulio Cesare Colonna di Sciarra che aggiunse il cognome Barberini al proprio. Dall'unione nacquero due linee, quella primogenita dei Barberini Colonna di Sciarra principi di Carbognano e quella secondogenita dei Barberini Colonna principi di Palestrina. Alla morte del principe Enrico Barberini-Colonna nel 1889 il nome passò al marchese Luigi Sacchetti, marito di Maria Barberini, figlia di Enrico, che ebbe riconosciuto anche il titolo di principe di Palestrina e il diritto a succedere nel cognome Barberini.

Il Palazzo Barberini e la loro biblioteca a Roma sono il segno tangibile della loro passata potenza. Nel XVII secolo i Barberini sono stati fra i maggiori mecenati nella Roma barocca, finanziando opere di emblematica importanza per l'architettura di tutti i tempi, come la chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza di Francesco Borromini. Il modo in cui, però, riutilizzarono le opere dell'antichità in maniera egregia per i loro scopi è all'origine del detto "Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini" (Ciò che non fecero i barbari fu fatto dai Barberini).

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