Esegesi biblica

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
La Bibbia di Gutenberg, la prima Bibbia stampata

L'esegesi biblica è lo studio e l'indagine dei testi biblici. Si chiede quando e dove un particolare testo ha avuto origine; come, perché, da chi, per chi e in quali circostanze sia stato prodotto; quali fonti siano state usate nella sua composizione e il messaggio che doveva convogliare. Si interessa anche del testo stesso, studiando il significato delle parole e il modo in cui sono state usate, la sua conservazione, la sua storia e la sua integrità. L'esegesi biblica si appoggia ad un vasto campo di discipline, tra cui archeologia, antropologia, folklore, linguistica, studi delle tradizioni orali, studi storici e religiosi.

Esegesi ed ermeneutica[modifica | modifica wikitesto]

Gli studi biblici generalmente sono distinti in due rami:

Il modo in cui la Bibbia veniva letta e studiata nel Medioevo è chiarito dal celebre distico di Agostino di Dacia: “Littera gesta docet, quid credas allegoria,/ Moralis quid agas, quo tendas anagogia”.[1] Il senso letterale spiega le informazioni storiche, linguistiche e geografiche e ne scioglie i punti oscuri, l’allegoria approfondisce quello in cui si crede, leggendo l’Antico Testamento alla luce del Nuovo, il senso morale (o tropologico) indica come ci si debba comportare, quello anagogico è relativo alle realtà eterne, nascoste alla vista degli uomini[2]. La dottrina del quadruplice senso scritturale servì come norma per la predicazione e fu soprattutto la base per la costituzione della scienza sacra medievale[3]: gli esegeti che si accostavano al commento del testo Sacro ricorrevano ai quattro sensi, poiché tutta la dottrina poteva essere raccolta e sistematicamente spiegata mediante essi, ritenuti un dono di Dio. Tutto ciò può essere più semplicemente ridotto ai due sensi fondamentali, quello letterale, che è il punto di partenza necessario per l’intelaiatura degli altri sensi scritturali, e quello allegorico. Quest’ultimo nasce già alla fine del I e all’inizio del II secolo d. C. nel fervente clima culturale della città di Alessandria d'Egitto grazie a Filone e a Origene: a lui si deve l’aver inteso l’Antico testamento come prefigurazione del Nuovo[4] : grazie al senso tipologico i cristiani sono in grado di rintracciare finalità messianiche negli scritti dell’Antico Testamento[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il testo è riportato da Niccolò di Lira, Postilla in Gal., 4, 3.
  2. ^ Cfr. Paolo Chiesa, La letteratura latina del medioevo. Un profilo storico, Roma 2017, p. 27.
  3. ^ Per l’accostamento tra esegesi scritturale e scienza si veda H. De Lubac, Esegesi medievale – I quattro sensi della scrittura, vol. 1, a cura di Elio Guerriero, Milano, Jaca Book 1986, pp. 74-75.
  4. ^ Beryl Smalley, Lo studio della Bibbia nel Medioevo, a cura di Gian Luca Potestà, Bologna 2008, pp. 67-68.
  5. ^ Guy Lobrichon, "L’esegesi biblica" in Lo spazio letterario del Medioevo. 1. Il Medioevo latino, a cura di Guglielmo Cavallo, Claudio Leonardi, Enrico Menestò, La produzione del testo, vol, I, tomo II, Roma 1992, pp. 359-360.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]