Giuramento antimodernista

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Il giuramento antimodernista fu introdotto da papa Pio X (motu proprio Sacrorum Antistitum) inizialmente col nome di giuramento della fede il 1º settembre 1910 in risposta al modernismo teologico che già da alcuni decenni cominciava a prendere piede all'interno della Chiesa cattolica e che già era stato condannato dal papa nel 1907 nel decreto Lamentabili Sane Exitu e poi nell'enciclica Pascendi Dominici gregis. Tale giuramento, redatto in lingua latina, fu imposto a tutti i membri del clero con compiti di ministero, magistero o di giurisdizione ecclesiastica e a quanti aspiravano a diventare parte del clero.

Il giuramento obbligava i modernisti, come spiega Civiltà Cattolica, a riconoscere l'errore e convertirsi, o almeno, di gettare la maschera e scoprirsi {...} riconducendoli ad una sincera adesione e ad una professione schietta delle dottrine della fede . Personaggi come Ernesto Buonaiuti tuttavia, nonostante la scomunica, continuarono a proclamarsi figli ubbidienti della Chiesa.

Lo stesso giuramento era obbligatorio per tutti coloro che ricevevano gradi accademici nelle università pontificie e persino nelle università che rilasciavano titoli di studio riconosciuti dallo stato, come l'Università Cattolica del Sacro Cuore. Papa Pio XI aveva esonerato professori e alunni da tale obbligo,[1] che fu tuttavia ripristinato da Pio XII. Il giuramento fu abolito dopo la chiusura del Concilio Vaticano II, in quanto il Concilio non se ne occupò, da papa Paolo VI nel 1966, ma già qualche anno prima l'Università Cattolica aveva sostituito il giuramento antimodernista con la recita del Credo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Judith Schepers, Tra fede e obbedienza. Osservazioni sull'interpretazione curiale del giuramento antimodernista, in C. Arnold, G. Vian (eds.), La condanna del modernismo. Documenti, interpretazioni, conseguenze, Roma, Viella, 2010.

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