Belcanto

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – "Bel Canto" rimanda qui. Se stai cercando gruppo musicale norvegese, vedi Bel Canto (gruppo musicale).

È definita belcanto, bel canto o belcantismo una tecnica di canto virtuosistico caratterizzata dal passaggio omogeneo dalle note gravi alle acute, da agilità nell'ornamentazione e nel fraseggio e dalla concezione della voce umana come strumento.

Si tratta di un termine musicale di origine italiana, riferito in modo più generale all'arte e alla scienza della tecnica vocale, affermatosi nel tardo XVI secolo.

La diffusione della melodia composta per una sola voce (la monodia accompagnata del "recitar cantando") diede la possibilità anche ai compositori, oltreché ai cantanti, di curare maggiormente la disciplina del canto, che si concretizzò con la stesura di vari esercizi, chiamati solfeggi, atti ad allenare la voce ad una migliore esecuzione delle opere.[1]I compositori dell'epoca (ad esempio esponenti della scuola napoletana quali Nicola Porpora e Alessandro Scarlatti) favorirono questa tendenza creando melodie di particolare seducente eufonia.

Tale stile di canto è caratterizzato dalla perfetta uniformità della voce, da un eccellente legato, da un registro lievemente più alto, da un'incredibile agilità e flessibilità e da un timbro morbido. La maggiore enfasi posta sulla tecnica, rispetto al volume, ha fatto sì che sia stato a lungo associato ad un esercizio atto a dimostrare la bravura dell'esecutore.

Dal Seicento al Settecento[modifica | modifica wikitesto]

Fino a tutto il Settecento  impera il Belcanto, dolcissimo ricco e armonioso, splendidamente favorito dal cadenzato sillabare della nostra lingua. Contraddicendo quegli attuali scettici esterofili sedicenti esperti di musica leggera che ritengono l'Italiano una lingua penalizzante da un punto di vista metrico-espressivo-compositivo, il canto sillabico, o recitativo all'italiana, si sviluppa un po' dovunque. È caratterizzato da suoni chiari, morbidi, omogenei, di ritmo elegante e squisitezza formale. Si fa ampio ricorso al flautato e al falsetto che consentono di rendere piacevoli anche le note più alte. il ritmo respiratorio è regolare e coincide sempre e favorisce  pause e legati, i passaggi sono morbidi,   le aperture, le scale, i vocalizzi, i portamenti si dischiudono luminosi e vellutati. 

Si aspira alla bellezza ideale, salvifica e depurata dai drammi della realtà. La distinzione di ruoli e caratteri è del tutto trascurata. La supremazia vocale è prioritaria e sorvola e glissa sulla verosimiglianza scenica della vicenda rappresentata.  In due secoli (epoca barocca, illuminista e neoclassica), sia nell'Opera Buffa che in quella Seria si affermano i cantanti sopranisti o falsettisti naturali, altrimenti detti musici o voci bianche: quasi esclusivamente di estrazione clericale, castrati o evirati già in età prepuberale, grazie a questa terribile usanza acquisiscono timbri ricchissimi, estensioni abnormi, ampliando capacità e pienezza polmonare, dolcezza e duttilità espressiva, interpretando, con strabilianti virtuosismi, indistintamente personaggi idealizzati, esotici, mitologici, allegorici, senza predeterminate partiture maschili o femminili (il grande Farinelli com’è noto era un castrato).

Una leggenda storiografica[modifica | modifica wikitesto]

Rossini, Bellini e Donizetti sono generalmente indicati come i massimi esponenti di questo stile. In realtà gli spartiti di questi tre compositori non rispondono che in minima parte ai canoni estetici sopra descritti. D'altronde il termine belcanto - proposto per la prima volta da Vittoria Archilei alla fine del Cinquecento - fu utilizzato nell'accezione oggi corrente solo con l'avvento del romanticismo (primi decenni del XIX secolo), periodo a partire dal quale tutti gli operisti, da Bellini e Donizetti a seguire con Wagner, Verdi fino ai veristi Leoncavallo, Giordani, Mascagni e particolarmente Puccini, esigettero voci più tese, struggenti, drammatiche e robuste. Chi si oppose a questa nuova tendenza iniziò a lamentarsi della perdita di una tradizione ("Ahinoi, abbiamo perso il nostro bel canto"), attribuendola a Rossini.

Ma nelle opere di Rossini le disomogeneità timbriche sono al contrario uno degli ingredienti vocali più saporiti, basti pensare all'uso del falsettone nelle voci tenorili, che il compositore difese sempre a spada tratta. Ancora più impropria è l'attribuzione di uno stile "belcantistico" a Bellini e Donizetti, la cui vocalità sorprese il pubblico dell'epoca proprio per la sua potenza espressiva, tanto da porre in secondo piano sia l'aspetto puramente tecnico (ancora centrale in Rossini), sia la purezza del suono.

Il "belcanto" nel Novecento[modifica | modifica wikitesto]

I soprani Maria Callas, Joan Sutherland e Montserrat Caballé, e i tenori Jussi Bjoerling e Luciano Pavarotti sono tra i maggiori esponenti della tecnica di canto all'italiana nel periodo post-bellico: l'evidente differenza tra le rispettive voci e, in una certa misura dei rispettivi repertori, conferma che la tecnica di canto all'italiana non è qualcosa di limitabile storicisticamente alle origini belcantistiche, applicabile quindi solo a quegli autori che a torto o a ragione sono stati definiti, per l'appunto, belcantistici (dalla Camerata fiorentina fino a Rossini), ma ha un valore universale.

L'apparizione di tenori come Chris Merritt, Rockwell Blake e Francisco Araiza, negli ultimi decenni del Novecento, fu salutata come il segno della rinascita del tenore di bel canto. In realtà, questi artisti hanno messo in evidenza semplicemente una delle possibilità espressive della tecnica belcantistica, l'agilità, cioè quella caratteristica che meglio si adattava alle loro tendenze vocali. Oggi tra i tenori più famosi classificati in questa categoria ci sono Juan Diego Florez e William Matteuzzi.

Note[modifica | modifica wikitesto]


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alessandro Patalini, La scuola del respiro. Antologia commentata delle testimonianze sulla respirazione nel Belcanto, pp. XXIV+188, 2015, Zecchini Editore.
  • Antonio Juvarra, I segreti del belcanto. Storia delle tecniche e dei metodi vocali dal '700 ai nostri giorni, Curci, 2006
  • Mathilde Marchesi, Bel Canto: A Theoretical and Practical Vocal Method, Dover, 1970 - ISBN 0-486-22315-9
  • James A. Stark, Bel Canto, University of Toronto Press, 2003 - ISBN 0-8020-8614-4
  • Leonardo Ciampa, The Twilight of Belcanto, AuthorHouse, 2ª ed. 2005 - ISBN 1-4184-5956-9
  • Cornelius L. Reid, Bel Canto: Principles and Practices, Joseph Patelson Music House, 1950 - ISBN 0-915282-01-1
  • Nuova Enciclopedia della Musica (Garzanti, 1983)
  • Donata Bertoldi - Renzo Cresti: Per una nuova Storia della Musica - Dal Barocco al Romanticismo (Eximia Forma, 1994)
  • Franco Abbiati - Storia della musica (Garzanti, 1971)

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

musica classica Portale Musica classica: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di musica classica
  1. ^ «Dizionario di Musica», di Andrea Della Corte e Guido Maria Gatti, Paravia & C., Torino, 1956, voce "Bel canto", p. 61