Scuola musicale napoletana

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« Napoli è la capitale musicale d'Europa, che vale a dire, del mondo intero »
(Charles de Brosses, Lettres familières écrites d’Italie en 1739 et 1740,)

Il termine Scuola musicale napoletana o Opera napoletana identifica una specifica scuola di musica sviluppatasi nell'area della città di Napoli lungo un arco di oltre cinque secoli, dalla prima metà del Cinquecento fino al primo Novecento.

Tale scuola, probabilmente la più longeva tra quelle italiane, si consolida ed assume un ruolo di riferimento accademico in tutto il mondo in epoca barocca, nel XVIII secolo, quando la stessa ha il merito di aver fatto nascere la cosiddetta opera comica e opera buffa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Scuola Musicale Napoletana, non nasce all'improvviso e non è una fortuita coincidenza o una astrazione storiografica. Παρθενόπης (Parthenópês), colonia greca, risente l’influsso culturale di Atene.

In Città, erano presenti teatri coperti e scoperti in cui risuonavano i drammi in musica di Alessi, Filemone di Siracusa, ma la colta Città, trovandosi in una splendida posizione geografica, attirava artisti più che famosi da tutto il Mediterraneo. È nell'Italia Meridionale, a Crotone con Laso di Ermione e Pitagora di Samo, che si avvia uno studio sistematico dei fondamenti della musica; note le esibizioni napoletane di Nerone che prima di esibirsi a Roma attendeva il giudizio del pubblico partenopeo, ma anche l’Imperatore Claudio, venne a Napoli per far rappresentare una sua commedia dedicata al fratello Germanico.

Alla corte di Carlo d’Angiò nel 1275, fu rappresentato “Le jeu de Robin et Marion” di Adam de la Halle, primo esempio di opera in musica. In seguito, anche Roberto d’Angiò si mostrò amante della musica ed ebbe come maestro Roberto Marchetti.

La prima scuola musicale in Italia, ma forse in Europa, fu istituita a Napoli da Ferdinando I di Aragona, che coinvolse i maggiori musicisti dell’epoca, tra cui Johannes Vaerwer detto Tinctoris, dal 1474 “cappellano e musico del re di Sicilia”, come si definisce egli stesso, e precettore di sua figlia Beatrice. È proprio a Beatrice che il Tinctoris dedica il primo dizionario di termini musicali della storia che nel 1478 è dato alle stampe a Napoli. In quel periodo, scrive Liber de natura et proprietate tonorum, oltre ad altri undici trattati teorici e numerosa musica. Numerosi sono i documenti in cui si evince l’interesse per la musica di Ferdinando I di Aragona, che oltre ad inviare il Tinctoris in Francia per “reclutare cantori”, offriva generosi stipendi ai musici che prestavano servizio presso la sua Cappella Reale. Ritroviamo a Napoli in questa Accademia Musicale Bernhard Hykaert, Guglielmo Guarnier, Franchino Gaffurio che dal 1475 al 1478 ricoprirà la carica di Maestro di Cappella di Palazzo Reale.

Sono date alle stampe in Napoli per la prima volta il già citato Terminorum Musicae Diffinitorum del Tinctoris e nel 1480 Theoricum opus harmonicae discipline del Gaffurio. In questo periodo furono tradotte a Napoli per la prima volta in latino le opere dei trattatisti musicali greci quali Aristosseno di Taranto autore dei fondamentali Elementa harmonica ed Elementa rhytmica, Aristide Quintiliano, autore di un De musica, fondamentale per l'approfondita trattazione della materia e “Institutio oratoria" in cui l’autore mette in parallelo l’arte retorica, con la composizione musicale, che è in grado di suscitare emozioni, prodromo di quella che sarà la teoria degli affetti nella Scuola Musicale Napoletana del Settecento.

Quest’Accademia fu molto importante per lo sviluppo della musica in Italia ma soprattutto determinò le basi della nascente Scuola Musicale Napoletana.Nel percorso che ci separa dal periodo aureo della musica a Napoli, basta citare la presenza in Città di Orlando di Lasso, Pomponio Nenna, Jean de Macque, Stefano Felis, Diego Ortiz, Francisco de Salinas, Giovanni Domenico del Giovane da Nola, Gian Leonardo dell’Arpa e la copiosa mole di musica scritta, addirittura con un’inedita forma la “Villanella” o Canzone Napolitana”, per spiegare la portata di quello che avverrà. In questo periodo si riscontrano a Napoli rappresentazioni di “Commedie in musica”ad opera dell’Accademia dei Sereni a cui parteciparono i massimi esponenti della musica presenti in città.Per avvalorare ancora di più l’utilizzo speculativo del fenomeno musica, fatto dalla nascente Scuola Musicale Napoletana, parliamo ancora della pubblicazione di numerosi trattati - tra cui quelli di Luigi Dentice che pubblicò nel 1552 in Napoli Due dialoghi sulla musica oltre a La cura dei mali colla musica, Scipione Cerreto, che nel 1601 pubblicò in Napoli La prattica musica vocale, et strumentale in cui è citato Fabrizio Gaetano tra gli eminenti organisti napoletani, Fabio Colonna, che nel 1618 diede alla luce in Napoli tre libri Sulla sambuca lìncea overo dell’istromento musico perfettoin cui si descrive uno strumento a cinquanta corde il Pentecontachordon, una spinetta con una tastiera a cinque ordini di tasti, Pietro Cerone autore del trattato Le regole più necessarie per l’introduttione del canto fermo stampato a Napoli nel 1609 - ma soprattutto dell’attività a Napoli di un genio della musica: Carlo Gesualdo da Venosa e della sua Camerata di cui faceva parte Giovanni Leonardo Primavera, Scipione Dentice, Giovanni Maria Trabaci Giovanni Maria Sabino maestro di Francesco Provenzale presso il Conservatorio della Pietà dei Turchini.Nella seconda metà del Cinquecento, la commedia dell’arte a Napoli si fonde con la musica. Successivamente, con l’arrivo e la permanenza a Napoli dei Febi Armonici, si consolida la commedia musicale in tutte le sue forme che sarà imitata ed esportata in tutta Europa nei successivi due secoli. E in questo clima culturale che negli immediati anni a venire Napoli si impone come capitale della musica strumentale con la presenza attiva in Città di Gaspar Sanz e Domenico Scarlatti.Napoli: questo fervore culturale, questa gioiosa partecipazione alla musica, l’esistenza di luoghi preposti allo studio della stessa, l’introito derivante dalle prestazioni artistiche degli “angiulilli” favoriscono il potenziamento dell’istruzione musicale dei Conservatori. I “gestori” dei Conservatori, avevano scoperto che gli introiti derivanti dalle prestazioni artistiche degli allievi, che “sonorizzavano” cerimonie religiose di tutti i tipi, feste e ricorrenze, sommati al generoso e costante sostegno dei benefattori, davano allo stesso la possibilità di migliorare la qualità dell’ospitalità. Così potenziarono l’insegnamento della musica coinvolgendo Maestri di chiara fama, che favorirono inoltre la possibilità di accesso anche ad allievi non indigenti, che per frequentare il Conservatorio, dovevano pagare una retta. I Conservatori sono quindi il luogo fisico della nascita della Scuola Musicale Napoletana. [1]

Cinquecento: i conservatori[modifica | modifica wikitesto]

La storia della scuola napoletana ruota attorno alla creazione, in tempi successivi, di quattro conservatori nella capitale del Regno di Napoli, sorti tutti nella seconda metà del XVI secolo e che tutti hanno assunto un ruolo di grande miniera per la vita musicale locale. In ordine cronologico di fondazione, i conservatori sono:

Inizialmente questi istituti avevano lo scopo di accogliere i bambini orfani e/o poveri non solo della città di Napoli ma di tutto il regno. Successivamente, al finire del secolo XVII, tra le materie insegnate fu introdotta anche la musica e ci si accorse ben presto che grazie alla presenza straordinaria di insegnanti del calibro di Francesco Durante, si riuscirono ad ottenere risultati inaspettati e di grande qualità.

Gli insegnamenti erano specializzati in canto (essenzialmente di natura musicale ecclesiastica) composizione, armonia, arpa, corno, violino e clavicembalo. I primi studenti erano gli orfani presi dalle strade napoletane. Successivamente, raggiunta una certa fama e prestigio, divennero delle vere e proprie scuole di musica con l'ammissione anche di studenti esterni provenienti dai ceti non poveri, dunque dietro pagamento di una retta.

Sotto la guida di Durante, nacquero alcuni tra i più rilevanti compositori del XVII secolo, quali Giovanni Battista Pergolesi, Niccolò Jommelli, Tommaso Traetta, Niccolò Piccinni, Pietro Alessandro Guglielmi, Giovanni Paisiello, Antonio Sacchini.

Epoca barocca[modifica | modifica wikitesto]

L'Opera nacque a Napoli intorno alla metà del Seicento, coincidendo con l'apertura di due importanti teatri d'Opera cittadini: il teatro dei Fiorentini (1618) ed il San Bartolomeo, aperto nel 1654.

Se si deve dare un nome al fondatore dell'Opera napoletana, questi fu senza dubbio Francesco Provenzale, autore di numerose opere, molte delle quali andate purtroppo perdute. Fu un compositore austero che si distinse anche come insegnante in uno dei conservatori di Napoli. La fine del XVII secolo e l'inizio del XVIII fu il periodo del più alto rappresentante della scuola napoletana nonché uno dei più importanti musicisti dell'epoca: Alessandro Scarlatti. Nato a Palermo, probabilmente allievo del Carissimi e del Provenzale, dopo aver debuttato con la sua prima opera a Roma e dopo un viaggio in diverse città in Italia, si stabilì a Napoli dove rimase fino al la sua morte. Alessandro Scarlatti, padre di Domenico Scarlatti, famoso clavicembalista, è uno dei compositori più prolifici che siano esistiti; ha scritto più di 100 opere, circa 20 oratori, più di 400 cantate, 200 messe, mottetti e numerose composizioni strumentali. Tra le sue migliori opere vi sono: La Rosaura, Tutto il male non vien per nuocere, Il trionfo dell'onore, Griselda, Attilio Regolo, Il Tigrane, Gli equivoci del sembiante, La Laodicea e Berenice. A Scarlatti sono dovute innumerevoli innovazioni in campo operistico:

  • l'acquisizione nei melodrammi della forma tripartita (o scarlattiana);
  • l'introduzione del recitativo accompagnato (ossia accompagnato dall'intera orchestra o da più strumenti[2]);
  • l'introduzione nelle arie dello schema aria col da capo;
  • l'utilizzo dei concertati per terminare ogni atto.

Alessandro Scarlatti, che intanto divenne maestro della cappella reale di Napoli, raggiunse ben presto una certa fama che si diffuse in tutta Europa. La sua figura fu talmente importante da influenzare molti compositori che l'hanno seguito.

Gli elementi introdotti da Scarlatti, caratterizzeranno l'opera seria dei secoli a seguire. Napoli diventa così un fattore essenziale nell'istruzione musicale. Diviene una tappa fondamentale per i giovani compositori europei (tra i quali anche Händel e Gluck) in cerca di perfezionamenti tecnici, fama e denaro.

Successivamente, l'Opera napoletana entra in un periodo di intenso sviluppo che la caratterizzerà per tutto il resto del XVIII secolo. La forte cultura musicale ed operistica a Napoli, darà luogo nel 1737 ad uno dei teatri più importanti d'Europa, il Real teatro di San Carlo. La costruzione di questo edificio, sarà simbolo del livello qualitativo che la città ha raggiunto, divenendo di conseguenza il palcoscenico di tutti i più grandi compositori dell'epoca. In questo periodo e fino a metà Ottocento, Napoli, con 300.000 abitanti, la più grande città della penisola, si impose come uno dei massimi centri operistici europei, divenendo col tempo la principale scuola musicale italiana. La qualità e la quantità della musica prodotta a Napoli durante il periodo del Classicismo è testimoniata anche da una lettera del 23 febbraio del 1778 che il padre di Wolfgang Amadeus Mozart, Leopold, scrisse al figlio:[3]

« Adesso la questione è solo: dove posso avere più speranza di emergere? forse in Italia, dove solo a Napoli ci sono sicuramente 300 Maestri [...] o a Parigi, dove circa due o tre persone scrivono per il teatro e gli altri compositori si possono contare sulle punte delle dita? »

La nascita del San Pietro a Majella[modifica | modifica wikitesto]

Intanto i conservatori musicali continuano nel tempo a fornire altri maestri dell'Opera e della composizione.

Nel 1794, il Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo viene soppresso e alla fine del Settecento i tre Conservatori laici cominciarono ad inglobarsi; nel 1805 il Conservatorio della Pietà dei Turchini si fonde con quello di Santa Maria di Loreto a Capuana - già fusione di Santa Maria di Loreto e Sant’Onofrio a Capuana avvenuta nel 1797 - per confluire nel 1807 prima nel Reale Collegio di Musica con sede nel Convento di San Sebastiano, attuale convitto Vittorio Emanuele II, luogo di studio tra gli altri di Saverio Mercadante e Vincenzo Bellini, e poi nel 1862 presso l’attuale sede, ex convento dei Padri Celestini di San Pietro a Majella, oggi Conservatorio Statale di Musica, ultima tappa della politica di accorpamento dei suddetti conservatori e nacque così il conservatorio di San Pietro a Majella. Questo istituto, nel quale si formarono altri importanti esponenti della composizione e dell'Opera, si è reso motivo di continuità con gli antichi conservatori. Infatti passarono di qui: Francesco Cilea, Ruggero Leoncavallo e tanti altri ancora.

Innovazioni della scuola napoletana: l'Opera comica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Opera comica.
La serva padrona del Pergolesi (1733) andata in scena per la prima assoluta al San Bartolomeo di Napoli.

Tra le più importanti introduzioni che si sono avute con la scuola napoletana, vi è quella dell'Opera comica. Questa, divenne nel corso del Settecento un genere a sé stante, non assumendo più il ruolo di "intermezzo" dell'opera seria. Anzi, l'opera comica, fatta di storie popolari, divertenti, dal lieto fine e con personaggi burleschi, si pone in realtà in netta contrapposizione all'opera seria.

Seppure lo stile inizia a svilupparsi già a partire dai primi anni del XVIII secolo, più precisamente con La Cilia (1707) di Michelangelo Faggioli su libretto di Francesco Antonio Tullio, considerata la prima opera comica in assoluto, sarà solo con Il trionfo dell'onore di Alessandro Scarlatti del 1718 (prima opera comica dello Scarlatti) che il genere prenderà coscienza di sé. A partire dalla metà dello stesso secolo, con opere quali La serva padrona del Pergolesi (1733), che si affermò come modello base dell'opera buffa, La Cecchina del Piccinni (1759), Il matrimonio segreto del Cimarosa (1792), e quindi con le grandi opere comiche di Mozart e, più tardi, di Rossini, il nuovo genere raggiungerà la definitiva consacrazione in campo operistico.

Fra il 1750 e il 1800, lo stile comico, che comprendeva fino alla fine del Settecento l'intermezzo, l'opera buffa, il dramma giocoso e semiserio, divenne il genere di rappresentazione teatrale più diffuso in Italia, raccogliendo consensi anche in Europa.

Esponenti[modifica | modifica wikitesto]

Per secoli la scuola napoletana attrasse musicisti da tutta Italia ed Europa. Gli importanti conservatori cittadini furono inoltre importanti strumenti di sviluppo della musica operistica locale determinando nei secoli il cambio generazionale che ha potuto permettere alla città di mantenere un livello qualitativo particolarmente elevato per circa quattro secoli.

Tra i partenopei che più di tutti hanno dato il contributo alla scuola si annoverano il campano Domenico Cimarosa, Nicola Antonio Zingarelli, Domenico Scarlatti, Francesco Provenzale, Francesco Durante, Francesco Feo, Nicola Porpora, Niccolò Jommelli, Gaetano Greco e tanti altri ancora.

Altri grandi compositori sono annoverati fra i maestri indiscussi di quello che è stato più di un fenomeno culturale europeo destinato a generare un semplice genere musicale. Fra questi maestri ci furono: Gioachino Rossini, pesarese di nascita e cittadino del mondo (avrebbe chiuso la sua vita in una località alle porte di Parigi, pur lasciando la sua città natale quale erede universale della sua immensa fortuna), gli altri marchigiani Giovan Battista Pergolesi e Nicola Vaccaj, il ligure Pasquale Anfossi, il toscano Antonio Sacchini, il calabrese Leonardo Vinci, il siciliano Andrea Perrucci e i pugliesi Tommaso Traetta, Niccolò Piccinni e Leonardo Leo.

I fasti dell'epoca barocca avrebbero dato vita anche ad una lunga generazione di castrati in grado di maravigliare con l'uso della propria voce il pubblico di corte. Si ricorda tra i tanti Carlo Broschi, detto Farinelli, che proprio a Napoli, con Porpora studiò canto; Nicolò Grimaldi e Gaetano Majorano.

Tra i librettisti invece spiccano il Metastasio, che a Napoli trovò formazione, Salvadore Cammarano, il più importante del periodo romantico, Andrea Leone Tottola e Vincenzo Torelli.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Enzo Amato, La musica del Sole, Napoli, Controcorrente, 2012.
  2. ^ Fino ad allora invece l'accompagnamento avveniva col solo clavicembalo (recitativo secco).
  3. ^ Scialò

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]