Scale di Napoli

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Le scale della Pedamentina
Pedamentina: una delle decine di rampe
Le scale del Moiariello
Scorcio della via gradinata di Sant'Antonio ai Monti

« Scale mobili sotto la luna, diagonali e passaggi segreti, un cammino che esiste da sempre, il tesoro della città antica »

(Edoardo Bennato, "La città obliqua")

Le scale di Napoli sono oltre 200 [1] e costituiscono dei complessi sistemi urbanistici caratterizzati da vie gradinate che congiungono varie zone della città. La storia di queste rampe è riconducibile perlopiù alle espansioni extra moenia del XVI secolo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le scale di Napoli sono degli antichi percorsi pedonali che congiungono le colline con il centro e la costa. I più antichi percorsi gradinati della città, il più delle volte, sono nati grazie all'interramento di torrenti o sorgenti, che un tempo scorrevano appena fuori la città.

Queste strade furono innalzate anche per collegare facilmente le varie emergenze monumentali, soprattutto religiose: monasteri, ritiri, chiese, ecc. o soprattutto, per esigenze urbanistiche.

Risultano tutt'oggi oggetto di studio e sono considerati dei veri e propri capolavori urbanistici.

Le scale e le espansioni fuori le mura[modifica | modifica wikitesto]

Le prime espansioni che hanno interessato le colline limitrofe risalgono al XVI secolo; in questo periodo il viceré Don Pedro Álvarez de Toledo, oltre a creare una vasta zona esclusivamente per le guarnigioni spagnole (oggi corrispondente alla zona di Montecalvario), decise di espandere la città verso la collina del Vomero. Per collegare la città bassa e la nascente città alta vennero attuati dei congiungimenti urbanistici caratterizzati da vie gradinate. Le prime realizzazioni di questo tipo furono i Gradoni di Chiaia e le Rampe Brancaccio.

Oltremodo in tal secolo l'ingrandimento della città incluse anche vaste zone fuori la porta di Chiaia, mentre tra la fine del XVI secolo e l'inizio del XVII secolo, anche i casali esterni alle mura subirono una grossa evoluzione: come ad esempio quello dell'Arenella che fu direttamente collegato a Via Salvator Rosa (in questo periodo, detta "strada dell'Infrascata"). Da quest'ultima strada, di sua volta, venne fatto in modo che molte rampe si congiungessero al Vomero.

Dall'altra parte della città il quartiere Chiaia, simbolo delle nuove espansioni ad ovest, fu letteralmente destinato allo svago della nobiltà partenopea e la più nota via gradinata del rione furono i gradoni di Chiaia (fu menzionata anche in brani musicali e dipinta in tele); tecnicamente ebbe il compito di agevolare la salita sulla Collina delle Mortelle. Più tardi questi gradoni vennero interrati, assumendo un aspetto di un'unica salita ripida. Tuttavia nel luglio 2011 le istituzioni hanno deciso di ridare alla città una parte delle antiche gradinate di Chiaia[2].

Fuori Porta di Chiaia ci fu un'espansione ottocentesca che inglobò, entro il Corso Vittorio Emanuele, le Rampe Brancaccio; queste assunsero invece il compito di collegare le Mortelle con la zona adiacente, e si congiunsero anche con le scale del Petraio.

Infine, ulteriori rampe vennero costruite e consolidate nei secoli avvenire, fino al XX secolo; ne sono un esempio quelle della zona dei Miracoli, della Salita Miradois, ecc.

Scale: un quadro generale[modifica | modifica wikitesto]

Le scale del Petraio: verso il mare
Scalone monumentale di Capodimonte
Le scale del Petraio, scorcio di una rampa minore

Molte sono le scale scomparse e ricordate solo dai libri di storia o da antiche tele con vedute di Napoli; furono interrate e/o trasformate in semplici discese per dar maggior viabilità alle carrozze e, in un secondo momento, anche alle auto. Comunque sia, oltre a quelle più vaste e storicamente rilevanti, numerosissime altre sono tutt'oggi esistenti costituendo oggi come allora, un tipico elemento caratterizzante l'urbanistica di Napoli.

Di seguito sono elencate e descritte alcune vie gradinate cittadine, di grandi e medie dimensioni:

Salita della Pedamentina[modifica | modifica wikitesto]

La Pedamentina è un complesso sistema di discese gradinate; con i suoi 414 scalini collega la Certosa di San Martino al Corso Vittorio Emanuele. Questa strada fu iniziata nel XIV secolo dagli architetti Tino di Camaino e Francesco de Vito ma assunse l'aspetto attuale soltanto in seguito; storicamente fu anche usata come mezzo di offesa: più volte venne dotata di sistemi di difesa contro chi intendeva assediare Castel Sant'Elmo.

Oggi rappresenta un'importante testimonianza storica ed urbanistica; la Pedamentina è inoltre interessante anche da un punto di vista paesaggistico, in quanto costeggia gli orti e i giardini della vicina Certosa, oltre ad offrire pregevoli vedute sulla Baia di Napoli.

Rampe del Petraio[modifica | modifica wikitesto]

Le Rampe del Petraio prendono il loro nome dalla natura estremamente pietrosa del territorio su cui sono sorte; al pari di molte altre rampe storiche della città, anche queste affondano le loro radici tra il XVI-XVII secolo. Furono costruite per collegare il Vomero al "nuovo" quartiere di Chiaia, simbolo delle espansioni fuori le mura. Le rampe partono dal Corso Vittorio Emanuele, nei pressi del Complesso monastico di Suor Orsola Benincasa e giungono nei pressi della Certosa di San Martino (via Caccavello) per poi continuare a diramarsi verso la meta finale, ergo la zona collinare.

Calata San Francesco[modifica | modifica wikitesto]

La calata San Francesco è una via gradinata del Vomero che inizia da via Belvedere e termina in via Torquato Tasso, dopo continua fino al Corso Vittorio Emanuele col nome di Salita Tasso; anticamente concludeva il suo percorso molto più in basso: raggiungeva infatti la zona costiera, includendo anche via Arco Mirelli, prima che questa venisse trasformata in una semplice discesa.

Questa lunga scalinata era già presente nel 1775, come testimoniato dall'antica Mappa del Duca di Noja. In origine faceva parte di un piccolo borgo fuori porta, chiamato Casale del Vomero ed era composto perlopiù da case di famiglie nobiliari e cascine rurali.

Il suo vecchio nome (La grande via che discende a Chiaia) venne soppiantato da quello attuale, perché raggiungeva il Complesso di San Francesco degli Scarioni all'Arco Mirelli.

Salita Cacciottoli[modifica | modifica wikitesto]

La salita Cacciottoli viene già citata da Carlo Celano il quale ricorda che l'attuale nome deriva da una villa sorta nel luogo, ad opera della famiglia Cacciuttoli (XVII secolo). Il percorso in questione ha avuto un ruolo urbanistico molto simile a quello assunto dalle Scale della Pedamentina, ovvero quello di collegare la Certosa di San Martino al centro storico della città. La strada è caratterizzata perlopiù da vie gradinate molto ripide, presumibilmente per ovvie ragioni tecniche da parte dei progettisti. La scalinata passa anche sotto il ponte di via Girolamo Santacroce e sotto il ponte di Corso Vittorio Emanuele, entrambi costruiti in epoca posteriore.

Scale di Sant'Antonio ai Monti[modifica | modifica wikitesto]

La via gradinata in questione è il prolungamento di quella dei Cacciottoli. Il percorso si estende nel quartiere di Montecalvario e collega il Corso Vittorio Emanuele con Montesanto.

Le sue origini risalgono al XVII secolo e la sua denominazione trae origine da un'antica chiesa presente in questi luoghi (Sant'Antonio ai Monti del 1607). Le scalinate vennero erette per motivi urbanistici ed assunsero anche una veste monumentale, in quanto si diramavano con un andamento ripido e sinuoso e si svilupparono tra due cortine di edifici.

Altre scale importanti[modifica | modifica wikitesto]

  • Scala di Montesanto
  • Gradini Paradiso
  • Pendino Santa Barbara
  • Calata Santi Cosma e Damiano
  • Salita Villanova
  • Salita Moiariello
  • Gradini Capodimonte
  • Scala San Pasquale
  • Gradini Francesco D'Andrea
  • Scalinata di via Alessandro Telesino

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gabriella Guida, Napoli in salita e in discesa, Percorso alla scoperta delle scale di Napoli, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2000 ISBN 88-7421-056-6

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