Chiese di Napoli

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« La cosa che ci è sembrata più straordinaria, a Napoli, è il numero e la magnificenza delle sue chiese: posso dirvi, senza esagerare, che ciò oltrepassa l'immaginabile. »

(Maximilien Misson, Nouveau Voyage d'Italie.[1])

Per chiese di Napoli si intendono qui prevalentemente quelle strutture di interesse storico ed artistico sorte in un arco di tempo che parte dal periodo paleocristiano sino ad arrivare alla prima metà del XIX secolo. Secondo la storiografia e le fonti più accreditate, sono circa mezzo migliaio e costituiscono un patrimonio ricco di storia artistica, architettonica, civile e spirituale, formatosi nell'arco di diciassette secoli: Napoli infatti è detta la città delle cinquecento cupole.[2]

Tuttavia, altre fonti ritengono che il loro numero travalichi di molto quello sopracitato (soprattutto se, oltre a quelle più rilevanti, si aggiungono le altre strutture di culto del grande cimitero di Poggioreale, delle quali, non di rado, mancano allo stato censimenti o adeguate informazioni conoscitive).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'abside paleocristiana della basilica di San Giovanni Maggiore

Le prime chiese cristiane, a Napoli, risalgono a poco dopo l'editto di tolleranza costantiniano di Milano del 313.

In città si trovano differenti tipi di tracce paleocristiane: le più diffuse sono quelle i cui resti absidali, affreschi e quant'altro sono locati negli ipogei delle ben più recenti chiese barocche, oppure quelle in cui l'architettura paleocristiana si è fusa con le successive correnti architettoniche - artistiche (un mescolamento che ha dato vita a delle vere e proprie chiese "ibride"). Tuttavia, esempi di chiese paleocristiane pressoché integre sono riscontrabili in alcune catacombe.

Tra le più antiche chiese paleocristiane vi è la basilica di San Pietro ad Aram; l'edificio, seppur rifatto secondo altri stilemi possiede ancora marcate origini paleocristiane, come testimoniato soprattutto dai suoi grandi sotterranei che hanno conservato rigorosamente arte ed architettura paleocristiana. Molto simile al caso precedente è la chiesa di San Giorgio Maggiore che possiede al suo interno, un raro esempio di abside antica completa[3]. Infine vi è la basilica di San Giovanni Maggiore che conserva nell'abside i resti di un preesistente tempio pagano e che già a partire dal VI secolo, fu assieme a quella di San Giorgio Maggiore una dei maggiori luoghi di culto della città.[4]

Abside con deambulatorio in gotico francese della basilica di San Lorenzo Maggiore

Pochi frammenti sono rimasti delle chiese altomedievali e romaniche. Per quanto riguarda le chiese gotiche, ricordiamo la basilica di Santa Chiara che con il suo elegante gotico provenzale e la sua navata lunga circa 130 metri (compreso il Coro) ed alta circa 45, costituisce la maggiore opera gotica cittadina: al suo interno vi sono vari monumenti sepolcrali di varie dinastie o famiglie nobiliari dell'epoca, oltre ad altri riferimenti artistici e/o architettonici. Altro punto di riferimento è la chiesa di San Domenico Maggiore eretta secondo i classici canoni del gotico; venne rimaneggiata nel Rinascimento e durante il periodo barocco. Altro esempio gotico è San Pietro a Majella, la cui struttura ha conservato l'aspetto spoglio originario, ad eccezione del soffitto barocco. La chiesa di San Lorenzo Maggiore rappresenta invece una pregevole mescolanza in stile gotico francese con quello francescano; anch'essa subì poi dei ritocchi barocchi.

Il Rinascimento si impose grazie alla presenza di Alfonso d'Aragona, che trasformò Napoli in una delle principali città rinascimentali del tempo[5]. In realtà i legami artistici e culturali con Firenze avevano già prodotto un parziale mutamento nel contesto architettonico della città; lo dimostra soprattutto la chiesa del Gesù Nuovo che con la sua classica facciata a punta di diamante, rispecchia i primi esempi e/o elementi rinascimentali della città. Altro esempio rilevante di questo periodo è Sant'Anna dei Lombardi che attraverso le sue grandi cappelle a pianta centrale fa intuire chiaramente come sia stata influenzata dalle analoghe costruzioni fiorentine. Con l'avvento del manierismo, infine, il Rinascimento a Napoli fu in piena caduta ma ciò nonostante, l'ultimo cinquantennio produsse la notevole chiesa rinascimentale di Santa Maria la Nova.

La cupola del Domenichino e di Lanfranco

Le chiese monumentali di Napoli si presentano per lo più sotto una veste barocca. La loro pittura, soprattutto quella del XVII secolo, è stata influenzata direttamente o indirettamente da Caravaggio[6]; dal 1610 e nei decenni avvenire a Napoli si costruirono numerose chiese barocche, spesso ornate con ricche decorazioni marmoree o a stucco (confrontabili con gli interni berniniani). Ma i risultati più notevoli si ebbero tuttavia nel XVIII secolo, con Ferdinando Sanfelice. La certosa di San Martino, tra i maggiori complessi monumentali e religiosi di Napoli, costituisce in assoluto uno dei maggiori esempi di questa corrente. Un altro importante esempio barocco della città e non, è la reale cappella del Tesoro di san Gennaro della cattedrale di Napoli: uno dei gioielli universali dell'arte, ricca di marmi, affreschi, dipinti e altre opere d'arte dei migliori artisti dell'epoca è sicuramente uno dei monumenti più importanti del barocco napoletano seicentesco, per l'insieme di decorazioni che videro la partecipazione di artisti di eccezionale levatura ed essenzialmente di scuola emiliana (per quanto riguarda la pittura) e napoletana (per sculture, decorazioni ed architettura).

Tra le più "recenti" chiese monumentali della città vi sono quelle partorite dal neoclassicismo; esse possono dividersi in due categorie distinte, ovvero: nella prima appartengono le chiese che sono ancora vicine al tardo barocco, conservando ancora un'impronta tipica di quest'ultimo periodo, mentre nella seconda tipologia appartengono le chiese caratterizzate da interni e/o da facciate severe, che preludono al neoclassico puro. Il maggior esempio di questo periodo, nonché la più importante chiesa neoclassica italiana, è la basilica di San Francesco di Paola[7] realizzata da Pietro Bianchi, il quale mostrò nella realizzazione della nuova chiesa grandi qualità ingegneristiche, attestate dalla solidità dell'opera e dall'intelligenza delle soluzioni tecniche[8].

Edifici di culto nel centro storico[modifica | modifica wikitesto]

Le seguenti architetture religiose (la certosa, le basiliche e le chiese "maggiori") sono tutte situate nel centro storico ad eccezione della basilica di Santa Maria della Neve di Ponticelli e della chiesa di San Giuseppe Maggiore dei Falegnami (Poggioreale).

Così come altre chiese della città, anche molte basiliche e chiese maggiori rappresentano il cuore di un ben più vasto disegno monumentale.

In particolare, sono descritti anche dei complessi religiosi privi di chiese o cappelle: sia quelli che meritano una descrizione specifica poiché, pur rappresentando interessanti strutture monumentali, risultano poco conosciuti; sia quelli propriamente "orfani" di luoghi di preghiera, ma, che ad ogni modo, rappresentano anch'essi importanti testimonianze del costruito storico-religioso di Napoli. Inoltre, costituiscono una voce a sé, anche quelle strutture religiose che hanno spiccate differenze storiche, dalle chiese ivi annesse.

Cattedrale[modifica | modifica wikitesto]

Certosa[modifica | modifica wikitesto]

Basiliche[modifica | modifica wikitesto]

L'attribuzione del titolo di basilica è basata su dati forniti dall'arcidiocesi di Napoli.

Chiese "maggiori"[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo "maggiore" di molti edifici di culto sopracitati, non fa riferimento a nessun titolo concesso dalle autorità ecclesiastiche, ma può far riferimento approssimativamente a:

  • può riferirsi alla semplice denominazione del luogo di culto, come ad esempio nel caso della chiesa di San Giuseppe Maggiore. Tuttavia, il nome principale della struttura è "San Diego all'Ospedaletto": la seconda denominazione le è stata attribuita in ricordo di un precedente luogo di culto andato distrutto in epoca fascista;
  • può far riferimento a quelle chiese napoletane che durante il periodo del Ducato erano ufficialmente "battezzate" maggiori; infatti, in quell'epoca, a Napoli c'erano delle chiese maggiori, denominate tali, perché costituivano i principali edifici di culto della città: dunque questo toponimo si è conservato fino ai giorni odierni (vedi ad esempio la chiesa di San Giorgio Maggiore);
  • può indicare una chiesa di maggior levatura religiosa, storica, ecc. come ad esempio nel caso della chiesa della Trinità Maggiore o della chiesa Maggiore (meglio conosciuta, "dei Girolamini"). Di quest'ultima in particolare, si riscontrano poche fonti che la riportano con tale denominazione e sembrerebbe che facciano riferimento esclusivamente alle sue dimensioni e per distinguerla dall'oratorio dell'Assunta (altro tempio del complesso monumentale).

Tuttavia, vi sono anche varie basiliche riconosciute dall'arcidiocesi che, oltre al principale titolo onorifico di basilica, si servono anche di questo superlativo: come nel caso della basilica di Santa Maria del Carmine Maggiore. Ad ogni modo, col termine "maggiore" non necessariamente si indica una condizione oggettiva dell'edificio rispetto ad altri "minori", i cui questi ultimi, in diversi casi, raggiungono una rilevanza storico-artistica-culturale ben più ampia di chiese o basiliche maggiori (vedasi i casi di Sant'Anna dei Lombardi, di Sant'Angelo a Nilo, di Santa Caterina a Formiello eccetera).

Cappelle[modifica | modifica wikitesto]

Chiese nel centro storico[modifica | modifica wikitesto]

Complessi religiosi[modifica | modifica wikitesto]

Oratori[modifica | modifica wikitesto]

Sacrestie[modifica | modifica wikitesto]

Edifici di culto fuori dal centro storico (non esaustiva)[modifica | modifica wikitesto]

Edicole sacre[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Edicole sacre di Napoli.

Chiostri[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiostri di Napoli.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Ce qui nous a paru le plus extraordinaire à Naples, c'est le nombre et la magnificence de ses églises ; je puis vous dire sans exagérer que cela surpasse l'immagination": Maximilien Misson, Voyage d'Italie, Edition augmentée de remarques nouvelles et intéressantes, Amsterdam, Clousier, 1743, tome 2, p. 90 (testo originale testo in italiano).
  2. ^ Enzo Striano, Il resto di Niente, Loffredo ed., Salerno 1996 ISBN 88-8096-422-4
  3. ^ Chiesa di San Giorgio Maggiore a Napoli, su it.viaggi.yahoo.com. URL consultato il 28 gennaio 2008.
  4. ^ AA. VV., La basilica di San Giovanni Maggiore, Guida alla chiesa a cura della curia arcivescovile di Napoli - Fondazione Ordine Ingegneri Napoli (2012)
  5. ^ De Rosa Enrico, Alfonso I d'Aragona, il re che ha fatto il Rinascimento a Napoli, D'Auria M. editore 2007, ISBN 97888 70922806
  6. ^ Napoli barocca Archiviato il 5 novembre 2008 in Internet Archive.
  7. ^ R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'Ottocento, Martellago (Venezia), Electa, 2001, p. 292.
  8. ^ Alenapoli Tour: San Francesco Di Paola Archiviato il 17 maggio 2008 in Internet Archive.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vincenzo Regina, Le chiese di Napoli. Viaggio indimenticabile attraverso la storia artistica, architettonica, letteraria, civile e spiriturale della Napoli sacra, Newton e Compton editore, Napoli 2004.
  • Francesco Domenico Moccia e Dante Caporali, NapoliGuida-Tra Luoghi e Monumenti della città storica, Clean, 2001
  • Napoli sacra. Guida alle chiese della città, coordinamento scientifico di Nicola Spinosa; a cura di Gemma Cautela, Leonardo Di Mauro, Renato Ruotolo, Napoli 1993-1997, 15 fascicoli.
  • Gennaro Aspreno Galante, Guida sacra della città di Napoli, 1872 (ristampa Solemar Edizioni, Mugnano di Napoli, 2007).
  • Maria Caputi, Napoli rivelata. Gli spazi sacri del centro antico, D'Auria M. Editore, 1994 Codice EAN 9788870920970

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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