Ville di Napoli

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Villa Elisa (via Posillipo 45)

Le ville di Napoli sono varie centinaia e si intendono qui le dimore signorili costruite in un arco di tempo che parte dal Rinascimento aragonese, sino ad arrivare ai giorni nostri, passando per il Secolo dei Lumi, l'Ottocento e la Belle Époque.

Esse, costruite entro il perimetro della città storica o nelle sue immediate adiacenze, costituiscono un inestimabile patrimonio di stili architettonici, arte e cultura. Per le ville dei dintorni e della campagna vedere ville della Campania.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

La rara bellezza del golfo di Napoli[1][2], celebrata e famosa in tutto il mondo[3], sin dall'antichità è stata scelta per la costruzione di innumerevoli, ricchi e vasti impianti di ville. I primi a costruire in maniera corposa le proprie ricche dimore lungo la costa napoletana furono i patrizi romani, che la soprannominarono città degli otia. Oggi le loro rovine sono riscontrabili prevalentemente lungo la costa di Posillipo.

In seguito, col Rinascimento aragonese e soprattutto nel periodo vicereale e borbonico, i maggiori esponenti della nobiltà fecero a gara nel farsi costruire importanti e lussuose dimore nella capitale e nei suoi immediati dintorni, come dimostrano le ville vesuviane del Miglio d'oro. Furono disposti a pagare anche cifre esorbitanti ed esigendo solo i migliori architetti ed artisti presenti sul mercato.

La Napoli borghese ottocentesca, che ormai andava spogliandosi di quei vizi e di quei lussi tipici dell'aristocrazia del secolo precedente, riuscì solo faticosamente a rievocare i vecchi fasti architettonici. Fu un periodo relativamente poco significativo per le ville napoletane, poiché non va dimenticato che fece pur sempre, anche se in maniera del tutto inconsapevole, da padre a quelle singolari bizzarrie dell'eclettismo e del Liberty napoletano scatenatesi poi nei primi decenni del XX secolo.

Infine le terribili speculazioni edilizie, che caratterizzarono soprattutto gli anni cinquanta del Novecento, minacciarono e distrussero vari impianti di ville, in varie zone della città, soprattutto al Vomero e a Posillipo; mentre quelle sopravvissute alle demolizioni persero in parte il pregio di essere completamente immerse nel verde.

Oggi il loro numero è comunque particolarmente elevato e rappresentano un elemento aggiuntivo al patrimonio naturalistico e paesaggistico della città. Alcune di esse sono dunque scomparse e presenti soltanto in vecchie cartine o raffigurazioni della città, mentre altre ancora sono state mutilate degli ampi spazi verdi. Infine vi sono poi le ville che versano in cattivo stato di conservazione ed urgono di un restauro conservativo.

Di seguito una lista orientativa di questa tipologia di strutture.

Le ville rinascimentali nella Napoli aragonese e nel Cinquecento[modifica | modifica wikitesto]

Villa Lucia da via Palizzi
Villa La Decina (in cattivo stato di conservazione)

Posillipo: i fasti del Seicento e dell'Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

Il regno borbonico e le grandi ville patrizie del Vomero[modifica | modifica wikitesto]

Le ville dei Camaldoli e dell'Arenella[modifica | modifica wikitesto]

Le ville di Chiaia[modifica | modifica wikitesto]

A corona dei siti reali di Portici e di Capodimonte[modifica | modifica wikitesto]

Verso Portici: San Giovanni a Teduccio e Barra[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ville vesuviane del Miglio d'oro.
Villa d'Elboeuf a Portici (in cattivo stato di conservazione)
Villa Pappone
Villa Pansini
Villa in viale Virgilio n.14
Villa Santo Strato

Capodimonte, Colli Aminei e Ponti Rossi[modifica | modifica wikitesto]

L'Ottocento e il Novecento: l'eclettismo, il liberty e il razionalismo[modifica | modifica wikitesto]

Altre ville[modifica | modifica wikitesto]

  • Villa Majo
  • Villa Presenzano al Corso Vittorio Emanuele
  • Villa Capasso in via Aniello Falcone n.438
  • Villa storica in viale Virgilio n.14 (Posillipo)
  • Villa Santo Strato (meglio nota come Villa Marechiaro) - in via Santo Strato a Posillipo (di fianco a Villa Laudiero n.17)
  • Villa di Donato in Piazza Sant'Eframo Vecchio
  • Villa Alvito in viale Calascione 16
  • Villino Wenner (nel giardino del Palazzo Carafa di Noja in via Monte di Dio 61-66)

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Yvonne Carbonaro, Le ville di Napoli, Tascabili Economici Newton, Newton e Compton Ed. 1999 Roma, ISBN 88-8289-179-8
  • Yvonne Carbonaro, Luigi Cosenza, Le Ville di Napoli, Venti secoli di architettura e di arte, dalle colline del Vomero e Capodimonte fino alla splendida fascia costiera e alle magnifiche isole, Newton e Compton, 2008 Roma, ISBN 978-88-541-1261-2

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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