Vai al contenuto

Fontane di Napoli

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Le fontane di Napoli sono parte integrante della storia cittadina dall'età classica, arricchendo ulteriormente (assieme alle edicole sacre ma soprattutto alle scale, vero e proprio elemento distintivo della città[1]) il panorama dell'urbanistica e dell'architettura partenopea.

«E tutte le fontane di Napoli sono lagrime: quella di Monteoliveto è formata dalle lagrime di una pia monachella che pianse senza fine sulla Passione di Gesù; quella dei Serpi sono le lagrime di Belloccia, una serva fedele innamorata del suo signore; quella degli Specchi è fatta delle lagrime di Corbussone, cuoco di palazzo e folle di amore per la regina cui cucinava gli intingoli; quella del Leone è il pianto di un principe napoletano, cui unico e buon amico era rimasto un leone che gli morì miseramente; e quella di fontana Medina sono le lagrime di Nettuno, innamorato di una bella statua cui non arrivò a dar vita.»

L'approvvigionamento

[modifica | modifica wikitesto]

Il problema di condurre le acque in città: gli acquedotti

[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: Acquedotto greco-romano, Acquedotto romano del Serino e Regi Lagni.
Cisterna e pozzo dell'acquedotto della Bolla

L’acquedotto più antico di Napoli è quello della Bolla, che ha fornito acqua alla città per oltre duemila anni[3]. Il suo percorso iniziava dalle colline nell'entroterra casertano, attraversando la pianura conosciuta come Bolla o Volla, da cui prende il nome, per arrivare nella zona di Stadera. L’acqua veniva distribuita inizialmente nelle seguenti aree: Loreto, Mercato, Dogana, Annunziata e Cappella Vecchia.

L'antichità di questa struttura è testimoniata anche da eventi storici significativi, come quello del 537 d.C., quando il generale Belisario cercò di scacciare i Goti dalla città.[4] Per conquistare Napoli, Belisario iniziò l’assedio interrompendo l’acquedotto Claudio, che poi venne distrutto nel corso dei secoli. Tuttavia, la popolazione non soffrì la carenza di acqua grazie alla presenza dell’acquedotto della Bolla, che dimostrò di essere sufficiente a soddisfare le esigenze idriche della città in quel periodo.

In epoca moderna, con la crescita demografica[5], la peste del 1528 e la nuova organizzazione urbana, il viceré Don Pedro de Toledo decise di ampliare l’acquedotto della Bolla. I lavori furono affidati all’ingegnere Antonio Lettieri, che pensò anche di ripristinare una parte dell’acquedotto Claudio. Con queste modifiche, anche le zone di Palazzo Reale, Vicaria, Tribunali, Foria, Santa Lucia e Toledo ottennero un adeguato approvvigionamento idrico.

Tuttavia, tali miglioramenti non si rivelarono sufficienti a soddisfare le crescenti necessità della città, che già soffriva del fenomeno dell'urbanesimo.[6] Il terremoto del 1626 e i danni ad esso legati resero ancora più precario l’approvvigionamento idrico, costringendo a un ulteriore intervento. Per far fronte a questa carenza, fu deciso di convogliare verso Napoli l’acqua del fiume Faenza, proveniente da Airola, vicino a Sant'Agata de' Goti. I lavori furono diretti dall’ingegnere Alessandro Ciminelli e finanziati dal nobile Cesare Carmignano, da cui l’acquedotto prese il nome[7]. Grazie a questi lavori, la città poté alimentare numerose fontane e mulini. Inoltre, l’acquedotto del Carmignano si univa a quello della Bolla, permettendo di estendere l'approvvigionamento idrico anche alla zona della Villa Reale.

Le zone collinari della città non furono raggiunte da un acquedotto fino alla costruzione di quello del Serino nel XIX secolo. In attesa, queste aree utilizzarono cisterne per raccogliere l'acqua piovana.

L’acquedotto del Serino fu costruito durante il regno di Umberto I di Savoia e sfruttava le acque provenienti dalle sorgenti del Serino. Fu realizzato durante il Risanamento, e l'acqua veniva raccolta in due grandi serbatoi, uno a Capodimonte e l'altro allo Scudillo. Per celebrare l’inaugurazione di questo acquedotto, fu costruita una grande fontana circolare nel cuore di piazza del Plebiscito.

Oggi sono ancora visibili numerosi resti di questi acquedotti, sia nel sottosuolo che in superficie, come testimonianza di ingegneria idraulica che ha accompagnato la storia della città per secoli.

Resti dell'acquedotto di epoca augustea (lungo ben 140 km, costruito per risolvere principalmente il problema di approvvigionamento idrico di Puteoli, Neapolis e Cuma) e la sorgente di acqua sulfurea del Chiatamone in una foto della metà del XX secolo

Infine, merita menzione la rete di canali, lunga 56 km, costruita in epoca spagnola e ampliata sotto i Borbone nel XIX secolo. Tra i primi architetti coinvolti in questi lavori figurò Domenico Fontana. Questi canali furono realizzati per contrastare le piene del fiume Clanio, che da secoli ostacolavano lo sviluppo della zona, e per favorire l’espansione di Napoli verso nord. Oggi, questi canali sono considerati dei veri e propri capolavori di ingegneria idraulica.[8]

Le "sorgenti di quartiere": le acque sorgive di Napoli

[modifica | modifica wikitesto]

L'approvvigionamento idrico a Napoli derivava sia dagli acquedotti che dalle acque sorgive, distribuite in varie zone della città.

Tra le sorgenti più celebri, quella del convento di San Pietro Martire si distingueva per la sua leggerezza, freschezza e abbondanza di acqua. Questa sorgente alimentava le ormai scomparse fontane del Tre Cannoli ed era molto apprezzata, non solo dalla popolazione, ma anche da importanti figure storiche, come Carlo V. Prima di lasciare Napoli, infatti, l’imperatore fece rifornire le sue galee con l'acqua proveniente proprio da questo convento.[9]

Quasi ogni rione di Napoli era provvisto di almeno una sorgente d'acqua, e molte di queste sono passate alla storia. Ad esempio, a Santa Lucia, vi erano due acque sorgive, ma quella che ha lasciato le testimonianze più significative è quella che fuoriusciva dal Monte Echia[10]. Altre sorgenti erano situate nei pressi della basilica di San Paolo Maggiore e nel quartiere aristocratico di Chiaia, nonché sulla scogliera del Castel dell'Ovo, zona di Santa Lucia, dove si trovava un’acqua sorgiva particolarmente apprezzata e utilizzata dai Borbone.

Periodo greco-romano

[modifica | modifica wikitesto]
Fontana di epoca romana al centro dei resti del teatro della villa Imperiale di Pausilypon

Le fontane e le acque sorgive della Napoli antica divennero parte integrante della vita del popolo già durante il periodo della Magna Grecia. Oltre alla loro utilità pratica, furono anche oggetto di divinizzazioni e divennero punti di riferimento, con una forte rilevanza anche sotto il profilo socio-religioso ed esoterico. Purtroppo, nessuna fontana greca della città è giunta fino a noi.

In epoca romana, la città si arricchì ulteriormente di strutture idriche. Tra le poche fontane che sono sopravvissute, ricordiamo quella all'interno della villa Imperiale di Pausilypon[11] e quella dell'edificio romano del I secolo d.C. a Carminiello ai Mannesi.

Dall'età medievale al XVIII secolo

[modifica | modifica wikitesto]
Il distrutto fontanone di Medinacoeli

Nel medioevo, anche a Napoli sorsero raffinate fontane che, come nel periodo antico, univano a una funzione utilitaria anche un'importante funzione decorativa e di arredo urbano. In questo periodo, la città, che era probabilmente la più popolosa d'Occidente[12], necessitava di nuove risorse idriche, in particolare fontane, un problema che si sarebbe accentuato in età moderna.

Durante la prima metà del Cinquecento, Napoli visse un vero e proprio "boom" di fontane: la popolazione aveva superato i 200 000 abitanti e la domanda di acqua era sempre più urgente. Alcune fontane pubbliche vennero costruite contro muri, chiese, palazzi e altri edifici per evitare che il popolo ostacolasse il traffico nelle piazze o per rispettare le leggi municipali (come nel caso della fontana del Capone). Altre fontane furono erette a scopo celebrativo, come simbolo di un determinato periodo storico o per onorare un sovrano[13].

Le varie dinastie al potere promuovevano la costruzione di fontane per guadagnarsi il favore popolare, regalando ai cittadini nuove e magnifiche fontane come simbolo della loro generosità e del loro potere[14]. Questo accadde soprattutto fino al XVIII secolo. Come attestato da antiche mappe e documenti, Napoli si ritrovò con un numero impressionante di fontane in vari punti della città.

Le fontane, tuttavia, furono anche "vittime" delle vicende storiche della città. Infatti, accadeva spesso che i sovrani, prima di lasciare Napoli a causa di un cambio di dinastia o per una rivolta popolare, distruggessero o danneggiassero fontane o altre strutture idriche come una sorta di "punizione" verso il "popolo traditore". Altri monumenti vennero addirittura razziati e portati via, come nel caso della pregevole fontana della Venere giacente[15].

Dal Risanamento alla prima metà del XX secolo

[modifica | modifica wikitesto]
La fontana dell'Aquaquilia, una delle fontane demolite durante il periodo del Risanamento
Fontana del Serino a piazza del Plebiscito nel 1985

Nel corso del tempo, alcuni progetti che prevedevano la costruzione di nuove fontane rimasero solo sulla carta, mentre quelle già esistenti vennero spostate o modificate. Alcune fontane, considerate inopportune, vennero abbattute, come nel caso della fontana del Serino del 1885, installata in piazza del Plebiscito, di cui una parte fu poi spostata a Teano. Questo periodo, noto come Risanamento, fu caratterizzato da numerose demolizioni per motivi igienico-funzionali, che coinvolsero soprattutto i quartieri storici. Le autorità speravano di risolvere i problemi igienico-sanitari che affliggevano i quartieri popolari della città, applicando nuove concezioni urbanistiche che distrussero interi rioni, portando alla demolizione di molte opere storiche.

Un caso emblematico fu la distruzione di numerose strutture idriche situate nei pressi del Cimitero di Poggioreale, di cui oggi ne sopravvive solo una traccia, conservata nel chiostro di Sant'Eligio Maggiore.

Con il fascismo, Napoli divenne il punto di partenza ideale per una politica coloniale[16], e fu costruita la Mostra d'Oltremare, un grande complesso che comprendeva numerosi edifici e fontane.

Oggi, nonostante i danni subiti e la mancanza di un piano di restauro adeguato, il numero delle fontane storiche di Napoli è ancora considerevole. Si contano oltre centocinquanta fontane storiche (escluse le fontanelle e quelle private in chiostri e palazzi), suddivise in due categorie: quelle monumentali e quelle ornamentali. Altre fontane pubbliche sono conservate nei depositi comunali di Chiatamone, in attesa di restauro e di visibilità.

Fontane monumentali

[modifica | modifica wikitesto]

Le fontane monumentali di Napoli sono generalmente di dimensioni grandi o medie, fatta eccezione per l'imponente Fontana dell'Esedra (un'opera risalente all'epoca fascista del 1938), che si estende su una superficie di 900 m²[17], rendendola senza dubbio la più grande e monumentale fontana della città. Essa si ispira alla fontana della Reggia di Caserta[18]. A tal proposito, va considerato che anche quest'ultima fontana, quella della Reggia di Caserta, potrebbe essere inclusa tra le fontane monumentali napoletane, poiché il Palazzo Reale di Caserta, come altre architetture del periodo costruite al di fuori delle mura cittadine, facevano parte di un vasto progetto di riqualificazione urbanistica illuminista voluto dalla capitale[19][20].

Le fontane monumentali furono realizzate nell'arco di un periodo che va dall'età moderna alla prima metà del XX secolo, eccetto la Fontana del Carciofo (del 1956).

La magnificenza scultorea di molte di queste fontane è dovuta non solo al talento di grandi artisti come Bernini, Domenico Fontana, Michelangelo Naccherino, e altri, ma anche al lavoro di sapienti scultori di botteghe napoletane meno conosciute.

Di seguito vengono presentate alcune delle fontane più grandi, significative e preziose di Napoli, distribuite in diverse zone della città, dai parchi delle residenze reali alle piazze storiche.

Fontana del Belvedere

Altre

  • Fontana dei Papiri
  • Fontana delle Sirene (reggia di Portici, nell'omonimo comune confinante con Napoli, opera del fiammingo Giuseppe Canart. La grande statua della sirena è oggi esposta nel MANN)

Fontane ornamentali

[modifica | modifica wikitesto]

Le fontane ornamentali sono anch'esse situate nei posti più disparati della città e costruite da rilevanti artisti, specie quelle più antiche.

Qui sotto vengono illustrate alcune delle fontane ornamentali della città:

  • La fontana del Leone (XVIII secolo) fu voluta da Ferdinando IV di Borbone sul sito dove scorreva un'acqua molto fresca, tanto da essere richiesta anche dalla famiglia reale quando passava del tempo nella zona di Mergellina. La fontana ha una forma semicircolare e si raggiungono i gettanti attraverso una rampa di scale.
  • Il cortile delle carrozze era lo slargo dove venivano accolte tutte le carrozze in arrivo al Palazzo Reale. La fontana del Cortile delle Carrozze è una delle fontane presenti nei cortili della residenza reale. Seppur venne quasi sempre usata come abbeveratoio per cavalli, acquisì comunque un notevole fascino donatogli dalla statua proveniente dalla fontana dei Quattro del Molo.
  • La fontana del Capone risale al XV secolo ed è opera di Giovanni da Nola. Essa faceva parte del piano di rinnovamento dei servizi pubblici emanato da Don Pedro de Toledo. È caratterizzata da un mascherone in marmo bianco e da una vasca semicircolare il cui fondo è composto da lastre di pietra bianca e grigia.
  • La fontana degli Incanti fu costruita nel XVI secolo in piazza di Porto (o del Mercato di Porto), dove attualmente si apre piazza Bovio; la sua storia cominciò quando il viceré Pedro Álvarez de Toledo volle realizzare una struttura idrica per l'approvvigionamento degli abitati del luogo. Fu disegnata da Giovanni da Nola ma al rifacimento di alcune parti andate distrutte partecipò anche lo scultore Annibale Caccavello, che scolpì la statua di Venere.
  • La fontana al Capo Posillipo fu costruita molto probabilmente tra il XIV e il XV secolo. La sua conformazione è tipicamente a edicola, in piperno, con lesene doriche e nicchia al centro. In origine vi si trovava una testa di leone che fungeva da gettante.
  • Le fontane della rotonda Armando Diaz furono inaugurate il 24 maggio 1936 e fanno parte del complesso monumentale dedicato al Duca della Vittoria Armando Diaz. Entrambe sono composte da due grosse vasche circolari racchiuse all'interno di una ringhiera caratterizzata da elementi acquatici, probabilmente delfini, ed intervallata da muretti in pietra.

Altre (elenco incompleto)

Fontane e pozzali in palazzi minori, chiostri e ville

[modifica | modifica wikitesto]

Le strutture idriche in oggetto sono meno conosciute, ma molto più numerose rispetto ad altre fontane ornamentali della città.

Esse sono state realizzate anche da artisti del calibro di Luigi Vanvitelli o Antonio Niccolini.

Generalmente, per quanto riguarda questa tipologia di fontane, solo alcune di esse hanno un nome o una storia conosciuta nel dettaglio, mentre molte altre sono talmente sconosciute da non comparire nemmeno in molti libri specificamente dedicati alle fontane di Napoli o in quelli che trattano anche questo argomento (è il caso della fontana di via Chiatamone sopra illustrata).

Infine, testimoni di pregevoli forme architettoniche, anche i pozzali della città meritano attenzione; in città ve ne sono di varie forme, dimensioni e stili. Solo per citarne alcuni: i pozzali nei chiostri dei Girolamini, alimentati dall'acquedotto della Bolla, quelli di San Lorenzo Maggiore, Santa Teresa degli Scalzi, San Paolo Maggiore, ecc.

Altri (elenco incompleto):

Fontana di palazzo in viale Gramsci 17
Una fontanella Leonina

Numerosissime sono le piccole fontanelle; esse, di metallo o ghisa, e perlopiù di forma cilindrica, si trovano solitamente nei parchi della città. Alcune sono caratterizzate da teste leonine poste più o meno alla sommità del cilindro. All'inizio del XXI secolo le opere di riqualificazione urbana hanno ulteriormente incrementato il loro numero.

Le nuove fontane (dalla seconda metà del XX secolo fino ai giorni odierni)

[modifica | modifica wikitesto]

Nel secondo dopoguerra vennero costruite altre fontane. Sono degli anni cinquanta gli esempi più rilevanti di questo periodo, la monumentale fontana del Carciofo già citata precedentemente e le fontane di piazza Municipio (sia le quattro tazze dirimpettaie a Palazzo San Giacomo, sia la fontana rettangolare locata nei giardinetti di fronte al teatro Mercadante, oggi rimosse per i lavori della stazione della metropolitana).

Altre rilevanti costruzioni di fontane si ebbero poi negli anni novanta, con la realizzazione del Centro direzionale ad opera di Kenzō Tange. La più imponente di queste è la fontana di piazza Salerno.

Tuttavia, anche negli ultimi anni, gli interventi di riordino e nuovo arredo urbano hanno donato alla città nuove fontane, solo per illustrarne alcune:

Altre (elenco incompleto)

  • Fontane di Secondigliano
  • Fontana della Lava dei Vergini (situata in via Vergini)
  • Fontana Itaca (in via Alessandro Scarlatti)
  • Fontana dell'ARIN (situata lungo via Argine, presso la sede dell'azienda idrica municipale)
  • Fontana della Sirena (Stazione Centrale)[28].
  1. Espresso.repubblica, Napoli segreta, le scale delle meraviglie, su espresso.repubblica.it.
  2. Intratext, La leggenda dell'amore, su intratext.com.
  3. Educazionesostenibile.it. URL consultato il 16 agosto 2017 (archiviato dall'url originale il 16 agosto 2017).
  4. Treccani, Napoli, su intratext.com.
  5. Books.google, Cerimoniale del viceregno spagnolo e austriaco di Napoli 1650 - 1717 p.88, su books.google.it.
  6. Books.google, Storia dell'Europa moderna: secoli XVI-XIX p.157, su books.google.it.
  7. Acquedotto del Carmignano, su xoomer.virgilio.it.
  8. Books.google, Real Masseria - La Bufalaria p.18, su books.google.it.
  9. Books.google, Historia della citta e Regno di Napoli, su books.google.it.
  10. Books.google, Topografia universale della città di Napoli in Campagna Felice p.282, su books.google.it.
  11. Villa Imperiale di Pausylipon p.156, su academia.edu.
  12. Books.google, La città europea: origini, sviluppo e crisi della civiltà urbana in età moderna e contemporanea p.123, su books.google.it.
  13. Bibliotecauniversitarianapoli.beniculturali, Fontana di Monteoliveto o di Carlo II, su bibliotecauniversitarianapoli.beniculturali.it.
  14. Danpiz, Le fontane di Napoli, su danpiz.net.
  15. Vesuvioweb, Le fontana dei Quattro fiumi a Napoli p.4 (PDF), su vesuvioweb.com.
  16. Gabriele Fergola, L’ECONOMIA NAPOLETANA TRA LE DUE GUERRE, su isses.it, Istituto di Studi Storici Economici e Sociali. URL consultato il 21 marzo 2020.
  17. Mostra d'Oltremare - sito ufficiale, su mostradoltremare.it. URL consultato il 2 settembre 2012 (archiviato dall'url originale il 14 giugno 2012).
  18. Books.google, Historic fountains p.32, su books.google.it.
  19. Books.google, Urbanistica napoletana del Settecento, su books.google.it.
  20. Storico, Le delizie napoletane-la visione politica di Carlo III di Borbone, su storico.org.
  21. Mostradoltremare La fontana dell'Esedra, su mostradoltremare.it.
  22. Repubblica, Da Sofia a Totò, le location celebri, su ricerca.repubblica.it.
  23. (EN) Veronica Ronza, Trovati dopo 40 anni i leoni "degli incanti": erano nei sotterranei del Maschio Angioino, su Vesuvio Live, 16 aprile 2024. URL consultato il 17 aprile 2024.
  24. Napoli.repubblica, Rose, fontane e marmi: riecco i giardini pensili del palazzo reale, su napoli.repubblica.it.
  25. Ilvaporetto, La fontana bombardata, su ilvaporetto.com. URL consultato il 18 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 3 aprile 2019).
  26. Bibliotecauniversitarianapoli, La fontana dei Serpi, su bibliotecauniversitarianapoli.beniculturali.it.
  27. Napoli.repubblica, Napoli, Museo Archeologico riecco il “Giardino della Fontana”, su napoli.repubblica.it.
  28. charmenapoli.it, https://www.charmenapoli.it/cultura/sirena-partenope-storia-leggenda-napoli-fontana-obelisco-chiesa-lapide/attachment/la-sirena-della-stazione-centrale-di-napoli-2/#google_vignette.
  • Aurelio De Rose, Le fontane di Napoli, Ed. Newton&Compton Roma Prima Ed. 1994, Tascabili Economici Newton, 1994.
  • F. De Filippis, Piazze e fontane di Napoli, Napoli 1979
  • F. Ferrajoli, Palazzi e fontane nelle piazze di Napoli, Napoli 1973
  • L. Gasperini, Le fontane di Napoli, Napoli 1978

Voci correlate

[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
  • Le Fontane di Napoli e l'acqua sorgiva, su napoliontheroad.it. URL consultato il 4 gennaio 2008 (archiviato dall'url originale il 28 agosto 2007).
  • Il degrado delle fontane di Napoli[collegamento interrotto], su napoli.repubblica.it.
  • Degrado di alcune fontane della città, su corrieredelmezzogiorno.corriere.it. URL consultato il 9 febbraio 2010 (archiviato dall'url originale il 12 febbraio 2010).
  • Video sulle fontane di Napoli, su aeroportomalpensa.it. URL consultato il 24 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 23 marzo 2010).