Fontane di Napoli

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Le fontane di Napoli sono parte integrante della storia cittadina da circa 2800 anni, arricchendo ulteriormente (assieme alle edicole sacre ma soprattutto alle scale, vero e proprio elemento distintivo della città[1]) il panorama dell'urbanistica partenopea.

« E tutte le fontane di Napoli sono lagrime: quella di Monteoliveto è formata dalle lagrime di una pia monachella che pianse senza fine sulla Passione di Gesù; quella dei Serpi sono le lagrime di Belloccia, una serva fedele innamorata del suo signore; quella degli Specchi è fatta delle lagrime di Corbussone, cuoco di palazzo e folle di amore per la regina cui cucinava gli intingoli; quella del Leone è il pianto di un principe napoletano, cui unico e buon amico era rimasto un leone che gli morì miseramente; e quella di fontana Medina sono le lagrime di Nettuno, innamorato di una bella statua cui non arrivò a dar vita. »

(Matilde Serao, Leggende napoletane[2])

L'approvvigionamento[modifica | modifica wikitesto]

Il problema di condurre le acque in città: gli acquedotti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Regi Lagni.
Una delle numerose cisterne greche del sottosuolo di Napoli

Il più antico acquedotto napoletano è quello della Bolla e ha fornito l'acqua alla città per più di duemila anni[3]. Esso iniziava il suo percorso dalle colline nell'entroterra campano (piana di Volla, da cui è derivato il nome) fino ad arrivare nella zona di Stadera. L'acqua veniva poi distribuita inizialmente nelle seguenti zone: Loreto, Mercato, Dogana, Annunziata e Cappella Vecchia.

L'antichità di questa struttura è testimoniata anche da vari fatti storici, come quello che vide Belisario nel 537 d.C.[4] intento a cacciare i Goti dalla città. Per assoggettarsi Napoli, il generale cominciò l'assedio tagliando l'acquedotto Claudio (poi distrutto nel corso dei secoli). Tuttavia, la popolazione non soffrì una reale mancanza di acqua, proprio per la presenza dell'acquedotto in oggetto. In quell'occasione la struttura dimostrò di essere più che sufficiente alle esigenze cittadine.

In epoca moderna, con la crescita demografica[5], la peste del 1528 e la nuova disposizione urbanistica, il viceré Don Pedro de Toledo decise di espandere ulteriormente l'acquedotto della Bolla. I lavori furono affidati all'ingegnere Antonio Lettieri. Quest'ultimo pensò oltremodo anche di far rivivere una parte dell'acquedotto Claudio. Con queste nuove disposizioni anche le zone di Palazzo Reale, Vicaria, Tribunali, Foria, Santa Lucia e Toledo non ebbero più problemi di approvvigionamento idrico.

Tali nuove disposizioni non furono però effettivamente sufficienti, in quanto la città soffriva già del fenomeno dell'urbanesimo. Il terremoto del 1626 e i vari danni ad esso collegati fecero sì che si facesse ancora più insostenibile l'ormai mediocre approvvigionamento idrico. Per far fronte a tali problematiche, si convogliò verso Napoli l'acqua del fiume Faenza ad Airola, vicino a Sant'Agata de' Goti. I lavori furono diretti dall'Ingegnere Alessandro Ciminiello, a spese di Cesare Carmignano, da cui l'acquedotto prese il nome[6]. Grazie a questi nuovi lavori la città poté alimentare diverse fontane e mulini. Oltremodo questa struttura andava unendosi con l'acquedotto della Bolla, potendo così alimentare anche la zona della Villa Reale.

Le zone collinari della città, tuttavia, non furono raggiunte da un acquedotto, almeno fino alla costruzione di quello del Serino (XIX secolo). Queste zone, per sopperire a tale manchevolezza, usarono delle cisterne che raccoglievano l'acqua piovana.

L'acquedotto del Serino venne costruito sotto Umberto I di Savoia e utilizzava appunto le sorgenti del Serino. Venne costruito nel periodo del Risanamento e convogliava le acque raccogliendole in due grandi serbatoi locati, uno a Capodimonte e all'altro allo Scudillo. Per l'inaugurazione di questo acquedotto venne costruita una grande fontana circolare posta al centro di piazza del Plebiscito.

Ancora oggi sono visibili, sia nel sottosuolo di Napoli che in superficie, vari esempi di questi acquedotti, dei veri e propri complessi sistemi idraulici che per secoli hanno accompagnato la storia della città.

Resti dell'acquedotto di epoca claudia (ponti rossi)

Infine, restando in tema di opere idrauliche, è da menzionare anche la notevole rete di canali costruiti in epoca spagnola ed ampliati notevolmente sotto i Borbone nel XIX secolo. Tra i primi architetti intervenuti vi fu Domenico Fontana. Furono costruiti per combattere le piene del fiume Clanio che da secoli rendevano scarsamente popolata la zona. I Borbone intensificarono la loro costruzione, anche per permettere alla stessa Napoli di crescere verso nord. Oggi sono ritenuti dei veri e propri capolavori d'ingegneria idraulica.[7]

Le "sorgenti di quartiere": le acque sorgive di Napoli[modifica | modifica wikitesto]

L'approvvigionamento d'acqua proveniva dagli acquedotti oppure da acque sorgive sparse in varie zone della città.

Per la sua leggerezza e freschezza, ma soprattutto per le sue abbondanti riserve d'acqua, la sorgente del convento di San Pietro Martire fu tra le più celebri acque sorgive della città. Venne largamente utilizzata nel XVI secolo, anche da importanti figure storiche come Carlo V che prima di lasciare Napoli fece rifornire le sue galee proprio dell'acqua di questo convento.

A Napoli quasi ogni rione era provvisto di almeno un'acqua sorgiva, di conseguenza numerose altre sono passate alla storia, solo per citarne altre: a Santa Lucia vi erano due acque sorgive, ma quella che ha lasciato maggiori testimonianze di sé è la sorgente naturale che fuoriusciva dal Monte Echia[8]. Altre due erano site nella zona della Basilica di San Paolo Maggiore e nel quartiere aristocratico di Chiaia, sempre nella zona di Santa Lucia ma sulla scogliera del Castel dell'Ovo (un'acqua sorgiva molto amata ed usata dai Borbone).

Cenni storici sulle fontane[modifica | modifica wikitesto]

Periodo greco-romano[modifica | modifica wikitesto]

Fontana dell'Aquaquilia (scomparsa)

Le fontane e le stesse acque sorgive della Napoli antica entrarono a far parte della vita del popolo già nel periodo della Magna Grecia. Oltre che per l'aspetto utile, furono protagoniste di divinizzazioni e/o costituirono dei veri e propri punti di riferimento, dunque anche per quanto riguarda alcuni aspetti socio-religiosi, nonché esoterici; da quanto pervenuto nessuna fontana greca della città è sopravvissuta sino ad oggi.

In epoca romana la città si arricchì ulteriormente di queste strutture idriche. Tra le poche sopravvissute ricordiamo quella sita all'interno della Villa Imperiale di Pausilypon[9]: essa, lunga circa 26 metri, era in origine abbellita da marmi.

Dall'età medievale al XVIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel medioevo anche a Napoli nacquero raffinate fontane che, esattamente come accadeva in epoca antica, aggiungevano all'aspetto utilitario, ulteriori funzioni di decoro e arredo urbano. In questo periodo la città, che era diventata la più popolosa d'Europa con Parigi[10], necessitò di nuove risorse idriche, specie di fontane: un problema che si pose in maniera più forte in età moderna.

Nella prima metà del Cinquecento vi fu un vero e proprio boom di fontane: Napoli stava superando i 200.000 abitanti e il popolo assetato chiese a gran voce più acqua. Alcune fontane pubbliche vennero costruite addossate a mura, chiese, palazzi o altri edifici, onde evitare che il popolo intralciasse piazze e slarghi o per consuete leggi emanate (vedi ad esempio la fontana del Capone). Ricordiamo inoltre che alcune fontane della città furono costruite anche per motivi celebrativi, a rappresentanza di un determinato periodo storico o a raffigurazione di un sovrano.[11]

Le varie dinastie al potere spesso promossero le costruzioni di varie strutture idriche, anche al fine di aggraziarsi il consenso popolare; non di rado usarono far dono ai cittadini di nuove e magnifiche fontane, a simboleggiare la loro generosità o il loro potere[12]. Ciò accadde soprattutto fino al XVIII secolo. Con tale procedura, come è testimoniato da antiche mappe e/o documenti, Napoli si ritrovò con uno spropositato numero di fontane, in vari punti della città.

Le fontane sono state anche "vittime" delle vicende storiche della città: spesso infatti capitava che vari ex regnanti, prima di lasciare la città perché soppiantati da un nuovo regnante o da una dinastia avversa, distruggessero o sfregiassero fontane o altre strutture idriche (un sorta di punizione inferta al "popolo traditore"). Altre ancora vennero invece razziate e portate nei luoghi d'origine.

Dal Risanamento alla prima metà del XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Piazza del Plebiscito con una rielaborazione della fontana del Serino, anch'essa poi smantellata nel 1985

Nel corso del tempo vari progetti che prevedevano la costruzione di ulteriori fontane rimasero sulla carta, mentre alcune che già adornavano la città vennero ulteriormente spostate e/o modificate. Le fontane considerate inopportune, invece, ebbero vita breve (come nel caso della fontana del Serino del 1885 installata in Piazza del Plebiscito, di cui oggi non vi è più alcuna traccia). Quest'ultimo periodo, passato alla storia come Risanamento, fu caratterizzato da svariate demolizioni prevalentemente per motivi igienico-funzionali che coinvolsero soprattutto i quartieri storici. Nella Napoli di fine Ottocento le autorità, speranzose di risolvere i numerosi problemi che affliggevano i quartieri popolari della città, applicarono le nuove concezioni urbane che sventrarono interi rioni popolari, distruggendo anche varie opere storiche.

Vero e proprio caso emblematico fu la distruzione di quel gruppo di strutture idriche che facevano bella mostra fuori dal centro, nelle immediate vicinanze del Cimitero di Poggioreale, di cui oggi ne è sopravvissuta soltanto una traccia, conservata nel Chiostro di Sant'Eligio Maggiore.

Infine, il fascismo che in Napoli vide il punto di partenza ideale per una politica coloniale, comportò la costruzione della Mostra d'Oltremare: un vasto complesso composto da numerosi edifici di vario genere e da numerose fontane.

Oggi, nonostante le vicissitudini patite e la mancanza di un adeguato piano di restauro e tutela di tali strutture, il numero delle fontane di Napoli è ancora considerevole; sono più di centocinquanta solo le fontane storiche della città (escluse le fontanelle e comprese anche quelle private site in chiostri, palazzi, ecc.) e sono racchiudibili in due categorie: quelle monumentali e quelle ornamentali. Altre fontane pubbliche sarebbero oltremodo rinchiuse nei depositi comunali del Chiatamone, in attesa di restauro e di visibilità.

Fontane monumentali[modifica | modifica wikitesto]

Le fontane monumentali di Napoli sono solitamente di grandi-medie dimensioni, ad eccezione dell'enorme fontana dell'Esedra (un'opera di epoca fascista del 1938); con un'estensione di 900 [13] è senza dubbio la più imponente e monumentale fontana napoletana, ispirata alla settecentesca fontana della Reggia di Caserta[14].

Le fontane monumentali sono state realizzate grossomodo in un arco di tempo che va dal periodo medievale alla prima metà del XX secolo, tranne la fontana del Carciofo (1956).

La magnificenza scultorea di molte di queste è dovuta non solo ad artisti di livello (Bernini, Domenico Fontana, Michelangelo Naccherino, ecc.) ma, in alcuni casi, anche a sapienti scultori di ignote botteghe napoletane.

Di seguito, site nelle zone più disparate della città (dalle piazze ai parchi delle regge cittadine), vengono elencate le fontane più monumentali di Napoli:

Altre

  • Fontana dei Papiri
  • Fontana delle Sirene (la grande statua della sirena è esposta nel museo archeologico)
  • Fontana di Arata (ingresso del complesso delle terme di Agnano)

Fontane ornamentali[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene anche le fontane monumentali della città rivestino un ruolo ornamentale, quelle che rientrano per antonomasia in questa categoria sono prevalentemente le fontane di medie-piccole dimensioni. Anch'esse sono situate nei posti più disparati della città e costruite da rilevanti artisti, specie quelle più antiche.

Qui sotto vengono descritte ed illustrate alcune tra le più famose fontane ornamentali della città.

  • La fontana del Leone (XVIII secolo) fu voluta da Ferdinando IV di Borbone, perché in questo sito scorreva un'acqua molto fresca, tanto da essere richiesta anche dalla famiglia reale; soprattutto quando passava del tempo nella zona di Mergellina. La fontana ha una forma semicircolare, si raggiungono i gettanti attraverso una rampa di scale.
  • Il Cortile delle Carrozze era lo slargo dove venivano accolte tutte le carrozze in arrivo al Palazzo Reale. La fontana del Cortile delle Carrozze è una delle fontane presenti nei cortili della residenza reale. Seppur venne quasi sempre usata come abbeveratoio per cavalli, acquisì comunque un notevole fascino donatogli dai pregevoli marmi utilizzati.
  • La fontana del Capone risale al XV secolo ed è opera di Giovanni da Nola. Essa, faceva parte del piano di rinnovamento dei servizi pubblici emanato da Don Pedro de Toledo. È caratterizzata da un mascherone in marmo bianco e da una vasca semicircolare il cui fondo è composto da lastre di pietra bianca e grigia.
  • La fontana degli Incanti fu costruita nel XVI secolo in piazza di Porto (o del Mercato di Porto), dove attualmente si apre piazza Bovio; la sua storia cominciò quando il viceré Pedro Álvarez de Toledo volle realizzare una struttura idrica per l'approvvigionamento degli abitati del luogo. Fu disegnata da Giovanni da Nola, ma al rifacimento di alcune parti andate distrutte partecipò anche lo scultore Annibale Caccavello che scolpì la statua di Venere.
  • La fontana al Capo Posillipo fu costruita, molto probabilmente, tra il XIV e il XV secolo. La sua conformazione è tipicamente a edicola, in piperno, con lesene doriche e nicchia al centro. In origine vi si trovava una testa di leone che fungeva da gettante.

Altre (elenco incompleto)

Fontane e pozzali in palazzi minori, chiostri e ville[modifica | modifica wikitesto]

Le strutture idriche in oggetto sono meno conosciute ma molto più numerose rispetto ad altre fontane ornamentali della città.

Pietro Bernini fu uno dei maggiori produttori di fontane di questo tipo; creò soprattutto numerose fontane da giardino per le ricche famiglie nobiliari dell'epoca. Tuttavia, a causa di dispersioni documentarie, rimane difficoltoso individuare con precisione quali e quante fontane sono state create da suddetto artista.

Generalmente, per quanto riguarda questa tipologia di strutture idriche, solo di alcune vi si conosce il nome o la storia per intero; mentre molte altre, sono talmente sconosciute che non compaiono neanche in molti libri prettamente sulle fontane di Napoli o in libri riguardanti anche quest'argomento: è il caso della fontana di via del Chiatamone sopra illustrata.

Infine, testimoni di pregevoli forme architettoniche, anche i pozzali della città meritano attenzione; in città ve ne sono di varie forme, dimensioni e stili, solo per citarne alcuni: i pozzali nei chiostri dei Girolamini alimentati dall'acquedotto della Bolla, quelli di San Lorenzo Maggiore, Santa Teresa degli Scalzi, San Paolo Maggiore, ecc.

Altri (elenco incompleto):

  • Fontana nei pressi della chiesa di Santa Maria del Faro a Posillipo (probabilmente nei giardini di una villa storica, di forma circolare e stemmi intorno)
  • Fontana di palazzo in via San Nicandro al rione Sanità (civico 27?): piccola vasca rettangolare in piperno e bocca di leone
  • Fontane del palazzo del Museo Archeologico
  • Fontana dell'acquario di Napoli
  • Fontana della Conchiglia di palazzo d'Avalos del Vasto
  • Fontane del chiostro dei Santi Marcellino e Festo
  • Fontana del chiostro di Sant'Antonio a Posillipo
  • Fontana del palazzo dell'Ammiragliato (di Michelangelo Naccherino)
  • Fontana-pozzale degli Obelischi in Santa Maria Regina Coeli
  • Fontane del complesso di Santa Chiara
  • Fontana nel chiostro di San Pietro Martire
  • Fontana nel giardino della Facoltà di Scienze Politiche (complesso di San Marcellino)
  • Le Due fontane (nel palazzo dei principi di Monaco)
  • Pozzale nel chiostro di Santa Maria della Stella
  • Fontana del chiostro grande (Certosa di San Martino)
  • Fontane all'interno della fabbrica della Torre (Capodimonte)
  • Fontana dell'Annunziata (complesso religioso)
  • Fontana della Pigna all'Annunziata (complesso ospedaliero)
  • Fontana all'interno dell'Orto Botanico
  • Fontana di palazzo Melofioccolo (in vico Melofioccolo, alcuni resti)
  • Fontana di palazzo in via Santa Caterina da Siena n. 79
  • Fontana di palazzo in piazza Cavour 68
  • Fontana di palazzo Cirella
  • Fontana del palazzo del Maggiordomo (Molosiglio - Darsena)
  • Fontanelle nel chiostro di Santa Maria della Sanità
  • Fontanelle edificio storico-residenziale Piazza Amedeo
  • Fontana edificio storico-residenziale viale Gramsci n. 22
  • Fontana edificio storico-residenziale viale Gramsci n. 17
  • Fontane del complesso termale di Agnano
  • Fontana di palazzo Cellammare
  • Fontana di palazzo Ruffo di Castelcicala
  • Fontana di Villa Pignatelli
  • Fontana del casino della Regina (Capodimonte)
  • Fontana del complesso di Santa Maria ai Monti (Ponti Rossi)
  • Fontane di Villa Floridiana
  • Fontana della Fruttiera (giardino della fruttiera di basso, Capodimonte)
  • Fontane di Villa Lucia (opera di Antonio Niccolini)
  • Fontana circolare all'interno del complesso degli Incurabili
  • Fontana circolare all'interno del complesso di Sant'Andrea delle Dame
  • Fontana/e di Villa Bisignano
  • Fontana di Villa Giulia
  • Fontana/e di Villa Pignatelli di Monteleone
  • Fontana a via dei Griffi all'interno di un palazzo di fronte alla chiesa di Santa Barbara dei Marinai
Fontanella Leonina

Fontanelle[modifica | modifica wikitesto]

Numerosissime sono le piccole fontanelle; esse, di metallo o ghisa e perlopiù di forma cilindrica, si trovano solitamente nei parchi della città. Alcune sono caratterizzate da teste leonine poste più o meno alla sommità del cilindro. All'inizio del XXI secolo, le opere di riqualificazione urbana hanno ulteriormente incrementato il loro numero.

Le nuove fontane (dalla seconda metà del XX secolo fino ai giorni odierni)[modifica | modifica wikitesto]

Nel secondo dopoguerra vennero costruite altre fontane. Sono degli anni cinquanta gli esempi più rilevanti di questo periodo, la monumentale fontana del Carciofo già citata precedentemente e le fontane di piazza Municipio (sia le quattro tazze dirimpettaie a Palazzo San Giacomo, sia la fontana rettangolare locata nei giardinetti di fronte al teatro Mercadante, oggi rimosse per i lavori della stazione della metropolitana).

Altre rilevanti costruzioni di fontane si ebbero poi negli anni novanta, con la realizzazione del Centro direzionale ad opera di Kenzo Tange. La più imponente di queste è la fontana di piazza Salerno.

Tuttavia, anche negli ultimi anni gli interventi di riordino e nuovo arredo urbano hanno donato alla città nuove fontane, solo per illustrarne alcune:

Altre (elenco incompleto)

  • Fontane di Secondigliano
  • Fontana della Lava dei Vergini (situata in via Vergini)
  • Fontana Itaca (in via Alessandro Scarlatti)
  • Fontana dell'ARIN (situata lungo via Argine, presso la sede dell'azienda idrica municipale)

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Aurelio De Rose, Le fontane di Napoli, Ed. Newton&Compton Roma Prima Ed. 1994, Tascabili Economici Newton, 1994.
  • F. De Filippis, Piazze e fontane di Napoli, Napoli 1979
  • F. Ferrajoli, Palazzi e fontane nelle piazze di Napoli, Napoli 1973
  • L. Gasperini, Le fontane di Napoli, Napoli 1978

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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