Chiesa dei Girolamini

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Coordinate: 40°51′06.78″N 14°15′30.2″E / 40.851884°N 14.25839°E40.851884; 14.25839

Chiesa dei Girolamini
Napoli - Chiesa dei Girolamini.jpg
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Campania Campania
Località Napoli
Religione Cristiana Cattolica di rito romano
Titolare Natività di Maria Santissima e a tutti i santi[1]
Diocesi Arcidiocesi di Napoli
Consacrazione 1658
Architetto Giovanni Antonio Dosio, Dionisio Nencioni di Bartolomeo, Dionisio Lazzari, Ferdinando Fuga
Stile architettonico Barocco
Inizio costruzione ultimo decennio del XVI secolo
Completamento 1639
Sito web Sito ufficiale

La chiesa dei Girolamini (o Gerolomini, o di San Filippo Neri[1]) è una chiesa monumentale di Napoli ubicata nel largo omonimo, con impianto architettonico di tipo basilicale e intitolata alla Natività di Maria Santissima e a tutti i santi.

La sua decorazione in oro, marmi e madreperla le valsero il titolo di Domus aurea. Il suo interno presenta una concentrazione di opere di grande qualità di artisti sia napoletani che di estrazione toscana, emiliana e romana che la rendono, assieme all'annesso convento, uno dei più importanti complessi monumentali della città.[2]

L'intero edificio consta al suo interno, oltre che dalla chiesa, anche di una prestigiosa quadreria (prima pubblica di Napoli)[3], di una ricca biblioteca (la più antica biblioteca pubblica di Napoli e seconda in Italia)[4], di due chiostri monumentali e infine dell'oratorio dell'Assunta (detto anche "degli artisti").

Il complesso monumentale è stato dichiarato monumento nazionale nel 1866 con le leggi eversive del patrimonio ecclesiastico.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il complesso di San Filippo Neri nacque nel 1586, quando si insediarono in città i religiosi conosciuti con il nome di Girolamini in quanto residenti a quel tempo nella chiesa di San Girolamo della Carità di Roma. I seguaci di san Filippo erano inoltre noti anche con il nome di "Oratoriani", per via del fatto che essi erano membri della Congregazione dell'Oratorio fondata dal santo toscano.

Le Tavole dei Comandamenti in ebraico

Inizialmente il complesso era costituito da una chiesa, di dimensioni ridotte rispetto all'attuale, e un annesso convento ottenuto dall'adattamento di palazzo Seripando, che sorgeva di fronte al Duomo, acquistato con le donazioni della Curia arcivescovile e della nobiltà napoletana al costo di 5.800 ducati circa. In seguito, nel 1592, i lavori di demolizione che interessarono anche alcune chiesette e proprietà delle famiglie Seripando e Filomarino, consentirono sotto la supervisione di Domenico Fontana la realizzazione del largo dei Girolamini e dunque l'edificazione dell'odierna chiesa, alla cui facciata, progettata da Ferdinando Fuga,[2] vi lavorarono anche Dionisio Lazzari, Cosimo Fanzago e Giuseppe Sanmartino. La chiesa venne così eretta negli anni novanta del XVI secolo su progetto del fiorentino Giovanni Antonio Dosio in forme architettoniche di ispirazione brunelleschiana, mentre dopo la sua morte la stessa fu continuata da Dionisio Nencioni di Bartolomeo, anch'egli di Firenze, fino all'ultimazione nel 1619.[2] Allo stesso periodo risale l'ampliamento dell'adiacente convento, al quale si aggiunsero i due chiostri monumentali

Il complesso fu notevolmente arricchito di opere d'arte nel corso del Seicento e del Settecento, prevalentemente di autori tardo-manieristi di scuola romana, quali il Pomarancio e Federico Zuccari, napoletana, come il senese Marco dal Pino, o i napoletani Fabrizio Santafede, Giovanni Bernardo Azzolino, fino a Belisario Corenzio, e inoltre di esponenti del barocco romano, bolognese e ancora napoletano, come Guido Reni, Pietro da Cortona, Ludovico Mazzanti, Francesco Gessi, Luca Giordano, Giacomo del Pò, Nicola Malinconico e Francesco Solimena. Negli stessi secoli lavorarono alle cappelle laterali e più in generale alle decorazioni interne della chiesa gli scultori Pietro Bernini, Jacopo Lazzari e del Sanmartino.

Facciata di notte

Il primo incisivo restauro la chiesa lo subisce nel corso della prima metà dell'Ottocento, con il rifacimento della tribuna e della cupola.

Restaurata ancora una volta dopo la seconda guerra mondiale, perché danneggiata da un bombardamento, la chiesa è stata sottoposta a ulteriori e frequenti interventi di manutenzione e recupero nel corso di tutta la seconda metà del Novecento.

Dopo una chiusura durata oltre trent'anni[5] la chiesa è stata riaperta al pubblico nel settembre 2009. Nel maggio 2011 avviene la presentazione del restauro di dipinti in deposito da diversi anni: si tratta di quattro tele di Luca Giordano (San Gennaro nella fornace, San Carlo Borromeo e San Filippo Neri, San Carlo Borromeo bacia le mani a San Filippo Neri e San Nicola di Bari ed i fanciulli salvati dal tino) e tre di Guido Reni (Gesù incontra San Giovanni Battista, San Francesco in estasi e la Fuga in Egitto).[6] Successivamente vengono mostrati al pubblico altre due tele di Luca Giordano, interessate da recenti lavori di restauro: San Canuto Re e una Madonna col Bambino. Nel novembre dello stesso anno il complesso dei Girolamini apre per la prima volta al pubblico le porte del convento; viene inaugurata una mostra di disegni e stampe del XVIII e XIX secolo recuperate dall'archivio oratoriano e viene aperta la storica sala della biblioteca detta Sala del Camino.

Nel giugno 2013, grazie al lavoro dello staff del conservatore ad interim Umberto Bile, sono restituiti alla chiesa, dopo 34 anni di permanenza al museo di Capodimonte, i due Angeli reggi fiaccola di Giuseppe Sanmartino ed un dipinto degli Angeli che reggono la mitra di Luca Giordano, fino ad allora al museo diocesano di Napoli. Sempre a partire dal 2013, il complesso religioso è entrato a far parte del circuito museale dei Girolamini rimanendo così stabilmente aperto al pubblico, sia per la visita culturale che per le funzioni religiose, queste che si svolgono prevalentemente nell'oratorio dell'Assunta.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La facciata principale della chiesa è su largo dei Girolamini, lungo via dei Tribunali.

Il prospetto su largo Girolamini è impaginato su due ordini delimitati da una trabeazione: nel registro inferiore, articolato per mezzo di lesene scanalate, si aprono tre portali, di cui quello centrale è il maggiore; il gruppo scultoreo sovrastante il portale centrale, opera di Giuseppe Sanmartino, raffigura Mosè ed Aronne con le tavole dei comandamenti in ebraico sorrette da angeli.[2]

La parte superiore della facciata è alleggerita mediante un finestrone rettangolare sormontato da un timpano triangolare, oltre il quale svetta un coronamento costituito da un timpano arcuato e spezzato, al centro del quale si innalza un setto decorato con l'immagine della Madonna col Bambino, sormontato da un ulteriore timpano arcuato. Sulla trabeazione, in corrispondenza dei campanili, sono poste le statue di Pietro e Paolo iniziate da Cosimo Fanzago e ultimate ancora dal Sanmartino.[2]

La cupola fu eretta a metà del XVII secolo da Dionisio Lazzari, poi demolita e ricostruita nel corso dell'Ottocento. Il Lazzari realizzò anche la facciata, che fu rifatta in marmi bianchi e bardiglio nel 1780 su disegni di Ferdinando Fuga; ai lati è delimitata da due campanili gemelli dotati di orologi (uno solare e uno di sei ore).

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Scorcio della navata centrale

L'interno presenta una pianta a croce latina suddivisa in tre navate per mezzo di dodici colonne di granito dell'Isola del Giglio (sei per lato).[2] Con i suoi 68 metri di lunghezza e i 28 metri di larghezza è tra i più vasti edifici di culto napoletani.

Sulla controfacciata c'è un affresco di Luca Giordano raffigurante la Cacciata dei mercanti dal tempio del 1684;[2] ai lati, sulle porte di accesso ai campanili, ci sono gli affreschi datati 1736 di Ludovico Mazzanti che rappresentano La cacciata di Eliodoro (a sinistra)[7] e La punizione di Ozia (a destra).

Il soffitto a cassettoni, gravemente danneggiato dai bombardamenti del 1943 venne decorato nel 1627 dai napoletani Marcantonio Ferrara, Nicola Montella e da Giovanni Iacopo De Simone con La Gloria di San Filippo e La Madonna della Vallicella. La navata è affrescata lungo le arcate con immagini di santi, eseguiti nel 1681 da Giovan Battista Beinaschi.[2]

La cupola conserva frammenti di un ciclo di affreschi facenti parte della ricostruzione del 1845, eseguiti da Camillo Guerra con scene del Paradiso. Di Ludovico Mazzanti si sono invece conservati nei peducci una serie di Evangelisti, affrescati nel 1735-40, mentre le arcate del transetto vedono gli affreschi su Abramo, Melchisedech, Mosè e Davide databili 1727-30 di Francesco Solimena.[2]

L'altare maggiore e la zona absidale

Il presbiterio è cinto da una balaustra marmorea e nell'abside, a pianta rettangolare, è collocato sul fondo il dipinto di Giovanni Bernardino Azzolino (secondo altri Luigi Rodriguez) raffigurante la Madonna della Vallicella e tutti i santi con ai lati le due grandi tele di Belisario Corenzio raffiguranti la Cattura di Cristo e la Crocifissione del 1615 ca..[2] Intorno all'altare sono collocate le statue lignee scolpite da Giuseppe Picano, allievo di Giuseppe Sanmartino, raffiguranti San Pietro, Sant'Andrea, San Giovanni e San Giacomo, tutte del 1780 circa; i bozzetti delle prime due si trovano al Metropolitan di New York. Ai lati della balaustra sono collocati due Angeli reggi fiaccola del 1787 scolpiti in marmo bianco di Carrara da Giuseppe Sanmartino.[8] L'altare è ottocentesco, l'originale seicentesco opera di Dionisio Lazzari è ora collocato nella chiesa di Sant'Agata a Sant'Agata sui Due Golfi, vicino Sorrento. La tribuna è invece caratterizzata da un'opera attribuita a Luca Cambiaso su Angeli che portano i simboli della Passione, da un dipinto sul Compianto sul Cristo morto del 1603 di Giovanni Bernardo Azzolino, da un frammento di un dipinto su Angeli che portano i simboli della Passione del 1680 ca. di Luca Giordano e da una Flagellazione databile 1605-1610 di ignoto autore.

Tra la navata centrale e quella a sinistra, lungo il colonnato, è visibile una lapide in memoria di Giambattista Vico sepolto, secondo le antiche guide di Napoli, nell'ipogeo sotto la cappella di Sant'Agnese. Proprio al filosofo napoletano, che donò le prime edizioni di tutte le sue opere al convento, è dedicata una sala dell'annessa biblioteca, mai aperta al pubblico, quest'ultima custode di circa 200.000 manoscritti, di cui circa 6.500 riguardano composizioni ed opere musicali dal XVI al XIX secolo[9].

Navate laterali[modifica | modifica wikitesto]

Le cappelle laterali sono undici, sei al lato sinistro (cornu Evangelii) e cinque a destra (cornu Epistulae), tutte decorate quasi omogeneamente, da artisti di estrazione toscana, emiliana e napoletana.

Opere della navata sinistra:[7]

  • Cappella di San Giorgio e San Pantaleone: San Cosma (Giovanni Battista Beinaschi); Angelo Custode (attribuito a Cesare Fracanzano); San Giorgio e san Pantaleone (Gaetano Gandolfi); busti reliquiari ligeni su San Flaviano e San Giusto (Aniello Stellato); San Damiano (Giovanni Battista Beinaschi); San Domenico Soriano con la Madonna, santi, Maria Maddalena e Marta (attribuito a Cesare Fracanzano).
  • Cappella di Santa Maria della Neve e Sant'Anna (concessa a Giovan Vincenzo Sebastiano): Angeli (Francesco Di Maria); San Sebastiano (Mathias Stomer); affresco su Santa Maria della Neve (scuola di Polidoro da Caravaggio); Eterno padre con sant'Anna, e san Gioacchino (Giuseppe Marullo); busti reliquiari lignei su San Vito e San Giulio (Aniello Stellato); Sant'Anna svegliata dall'Angelo (Francesco Di Maria).
  • Cappella di San Carlo Borromeo: San Carlo Borromeo bacia le mani a San Filippo neri (fine XVII secolo, Luca Giordano); San Carlo Borromeo e San Filippo Neri in preghiera (fine XVII secolo, Luca Giordano); Re San Canuto (fine XVII secolo, Luca Giordano); San Filippo Neri incontra San Carlo Borromeo sul cantiere di Santa Maria della Vallicella in Roma (Luca Giordano); Madonna con Bambino (Luca Giordano); Gloria di San Filippo Neri (statua in legno e cartapesta, Giovanni Antonio Colicci).
  • Cappella di Sant'Agnese: San Nicola da Bari salva tre fanciulli da un tino (fine XVII secolo, Luca Giordano); Sant'Agnese (Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio); Angeli reggi mitra (Luca Giordano); Angeli reggi ampolle (Luca Giordano); San Gennaro (Luca Giordano); San Francesco di Sales (Luca Giordano); statua in legno e cartapesta raffigurante San Gennaro (creata appositamente per le riprese del film di Dino Risi Operazione San Gennaro).
  • Cappella di San Francesco d'Assisi: San Francesco in estasi (1622, Guido Reni); Angeli (Giovanni Maria Morandi); San Pietro d'Alcantara (Giovanni Maria Morandi); Crocifisso ligneo (Ignoto campano metà sec. XIII); Sant'Antonio da Padova (Giovanni Maria Morandi).
  • Cappella di San Francesco di Sales: Santa Francesca di Chantal (scuola di Fabrizio Santafede); Incontro tra i santi Francesco di Sales e Francesca di Chantal (Francesco De Mura); Madonna con gli apostoli Pietro e Paolo (Paolo De Matteis); San Vito busto reliquiario ligneo (Ignoto napoletano metà sec. XVII); San Francesco di Sales (scuola di Fabrizio Santafede); Incontro tra i santi Filippo e Francesco di Sales (Francesco De Mura).
Vista della navata destra verso la controfacciata

Opere della navata destra:[2]

  • Cappella di Sant'Alessio: Cattura dei Santi Pietro e Paolo (scuola di Marco Pino); Sant'Alessio Morente (Pietro da Cortona); Vergine con San Giuseppe e Sant'Antonio da Padova (ignoto napoletano inizi sec. XVII); Arcangelo Raffaele (Pietro del Po).
  • Cappella di San Giuseppe: San Casimiro re di Polonia (Giacomo del Po); Sacra Famiglia con Eterno Padre (Fabrizio Santafede); Arcangelo Gabriele (Pietro del Po); San Odoardo re (Nicola Malinconico).
  • Cappella di San Girolamo: Vergine con santa Caterina e san Girolamo (copia dal Correggio); San Girolamo e l'Angelo (Francesco Gessi); San Francesco di Paola (Fabrizio Santafede); Apparizione  della Vergine col Bambino a san Gaetano (scuola di Andrea Vaccaro); San Pietro (ignoto lombardo sec. XVI).
  • Cappella dell'Epifania (disegnata da Jacopo Lazzari): Epifania (Belisario Corenzio); Martirio di santa Cordula (Giovan Antonio D'Amato); San Paolo (ignoto lombardo sec. XVI); Martirio di sant'Orsola (Giovan Antonio D'Amato).
  • Cappella di Santa Maria Maddalena dei Pazzi: decorazioni di Francesco Gizio nel 1694; San Michele Arcangelo (Giacomo del Po); Santa Maria Maddalena dei Pazzi (Luca Giordano); Sant'Antonio Abate (Giacomo del Po).

Transetto[modifica | modifica wikitesto]

Il transetto si compone di quattro cappelle: nelle pareti frontali sono due cappelloni costituiti da grandi altari, altre due cappelle invece costituiscono l'abside delle navati laterali essendo disposte accanto all'abside, lungo la parete presbiteriale.

Transetto sinistro - cappellone della Natività

Nel transetto sinistro sono:

  • il cappellone della Natività, nella parete di fondo, fu costruito nel 1601-05 da Dionisio Nencioni di Bartolomeo su progetto di Giovanni Antonio Dosio, a sua volta incaricato da Caterina Ruffo. La grande cappella presenta sculture in marmo di Pietro Bernini su Santa Caterina d'Alessandria, San Simone, San Mattia, Santa Caterina da Siena, San Bartolomeo e San Giacomo (databili 1606 ca.). Di Jacopo Lazzari è invece l'altare con balaustra mentre le tele sono di Fabrizio Santafede, che sulla fascia superiore vede collocato l'Annuncio ai pastori del 1606, e di Cristoforo Roncalli, detto il Pomarancio, che eseguì nel 1606 la pala d'altare della Natività.[7]
  • la cappella di San Filippo Neri, lungo la parete presbiteriale, disegnata da Jacopo Lazzari e ospitante una scultura in marmo di Ottaviano Lazzari sulla Madonna e sul Cristo del XVII secolo, un notevole altare con decorazioni plastiche architettoniche datato 1647 di Dionisio Lazzari con la pala d'altare eseguita da Giovan Battista Salvi (detto il Sassoferrato) sulla Vergine appare a San Filippo (copia da Guido Reni del 1647) e con affreschi di Francesco Solimena sul Paradiso e Santi Carlo Borromeo, Ignazio, Felice da Cantalice, Pio V, la Vergine appare a San Filippo in punto di morte, la Colomba dello Spirito Santo, ed il Cristo appare a San Filippo Neri, datati 1724-30.

Nel transetto destro sono:

  • il cappellone dei Santi Martiri, sul frontale, è costruito nel 1647 circa interamente in legno, a imitazione di quello della Natività del transetto sinistro.[2] Dietro la tela d'altare di Giuseppe Piscopo raffigurante tutti i Santi martiri, e i pannelli laterali, erano custoditi i reliquiari lignei opera di Aniello Stellato di cui rimangono oggi nove esemplari. La tela sul timpano è invece di Federico Zuccari e ritrae la Madonna della Vallicella (1605 ca.).[2]
  • la cappella dell'Immacolata, a destra dell'abside, decorata da sculture marmoree di Michelangelo Naccherino del San Giovannino e Gesù bambino, mentre Cesare Fracanzano eseguì l'Immacolata, databile 1645 circa, e Giuseppe Simonelli invece il ciclo di affreschi sul Trionfo di Giuditta, Profeti e Santi, del 1700-05.

Sacrestia[modifica | modifica wikitesto]

La sacrestia, in linea d'aria alle spalle dell'abside, è raggiungibile da due porte poste sulle cappelle presbiteriali del transetto.

SacrestiaGirolamini16.jpg SacrestiaGirolamini17.jpg
Pavimento e soffitto della sacrestia

Nella volta, notevole è un affresco seicentesco raffigurante San Filippo Neri in gloria (740×400 cm) opera di Giovan Battista Beinaschi,[7] secondo i più recenti studi, mentre la guida secentesca del Celano (1692) lo assegna a Luca Giordano.

Di particolare pregio anche il pavimento a commesso marmoreo e gli armadi in noce che recano lo stemma del cardinale Vincenzo Maria Orsini di Gravina, papa col nome di Benedetto XIII.

Le porte dorate della sala e l'altare sulla parete frontale sono databili al XVIII secolo; questa è decorata nella cupoletta e nella volta da affreschi del 1750 di Leonardo Olivieri, mentre la tela che la decora è una copia dell'Incontro di Cristo con San Giovanni Battista di Guido Reni, il cui originale è oggi in quadreria.[7]

La sacrestia ha ospitato fino ad epoche recenti l'antica raccolta d'arte dei padri oratoriani; i quadri erano anche collocati nella sala attigua che conduce alla chiesa attraverso il cappellone dei Martiri, nel transetto destro.

Fino al 1907 era presente in loco anche il Sant'Antonio Abate (1517-1518 circa) del Correggio, poi spostato in quell'anno al museo nazionale di Capodimonte.[10]

Cripta[modifica | modifica wikitesto]

Sempre dietro l'altare maggiore, al di sotto della sacrestia, si sviluppa la cripta della chiesa.

Questa è costituita da due stanze: la prima serviva come sepoltura nella terra dei padri oratoriani, la seconda è custode di centinaia di ossa. Inoltre il luogo è caratterizzato da un affresco raffigurante San Filippo, la cui base è accompagnata da un altarino in marmo. In base ad una antica tradizione i teschi erano oggetti di culto, tant'è che vi si trovano ancora bigliettini di richieste fatte dai credenti, esattamente come accadeva nel ben più vasto cimitero delle Fontanelle. Secondo un'altra leggenda, il luogo fungeva addirittura come ulteriore laboratorio di studio del principe Raimondo di Sangro.

I sotterranei sono stati chiusi nel 1979 e riaprono solo in via eccezionale.

Convento[modifica | modifica wikitesto]

Il convento dei Girolamini, o anche Casa dei Padri dell'Oratorio,[7] si sviluppa adiacente alla chiesa, la cui facciata principale col relativo ingresso insiste di fronte al duomo di Napoli, al civico 144 di via Duomo. Il convento fu edificato nello stesso periodo in cui furono avviati i lavori alla chiesa, sul preesistente palazzo Seripando che occupava quello spazio.

La facciata risale al Settecento e consta di due ingressi:[7] quello di sinistra, dopo un ampio scalone e passando anche per il settecentesco oratorio dell'Assunta, piccola cappella conventuale utilizzata tutt'oggi per le funzioni religiose, conduce direttamente alla navata di destra della chiesa; quello di destra invece, conduce all'interno degli spazi conventuali che partono dai chiostri, su cui si affaccia anche la storica biblioteca vichiana, la più antica raccolta aperta al pubblico della città ospitata tra l'altro in sale di grande pregio artistico,[4] fino poi a raggiungere le sale del piano superiore nelle quali è ospitata la quadreria dei Girolamini.

Chiostro degli Aranci

I chiostri dei Girolamini sono due:

  • il chiostro piccolo, a pianta quadrata, è detto Maiolicato e venne realizzato su progetto del Dosio sullo spazio occupato dal vecchio palazzo Seripando. Il corpo di fabbrica è sorretto da quattro colonne per lato, mentre agli angoli ci sono pilasti in piperno con due semicolonne; la pavimentazione in maioliche è di fine ottocento. Al centro c'è un pozzo tardo-cinquecentesco;
  • il secondo, più grande, è detto degli Aranci, proprio per le coltivazioni di agrumi. Fu eretto negli anni trenta del Seicento sui disegni di Dionisio Nencioni di Bartolomeo e di Dionisio Lazzari. La struttura del corpo di fabbrica è sorretta da possenti pilastri ed i giardini sono ad una quota più bassa rispetto agli ambulacri con cui sono collegati tramite due scale con ringhiera in ferro battuto.

Quadreria[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Quadreria dei Girolamini.

Il convento ospita al primo piano la quadreria dei Girolamini, nella quale sono esposte importanti opere di scuola napoletana, come quelle di Battistello Caracciolo, Massimo Stanzione, Francesco Solimena, di un govane Jusepe de Ribera e Luca Giordano, ma anche di altre scuole dell'Italia centrale, su tutte quella romana, bolognese e toscana,[11] con opere di artisti quali Guido Reni, Federico Zuccari, il Sermoneta, Francesco Vanni, Francesco Curradi e Francesco Gessi.

La quadreria è frutto di donazioni fatte da privati, già dalla fondazione del complesso, e da opere provenienti direttamente dalle raccolte dei padri oratoriani.

Aperta al pubblico negli anni venti del XVII secolo, si tratta della prima quadreria pubblica della città.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Touring Club, p. 205
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m Touring Club, p. 206
  3. ^ a b AA.VV., La quadreria dei Girolamini, Elio De Rosa Editore 1995 (ISBN non disponibile)
  4. ^ a b Biblioteca statale oratoriana del monumento nazionale dei Girolamini - Napoli
  5. ^ Articolo su blogarcheologia.it. URL consultato il 24 giugno 2012.
  6. ^ Articolo su Il mattino. URL consultato il 24 giugno 2012.
  7. ^ a b c d e f g Touring Club, p. 207
  8. ^ Articolo Video su "Il Mattino" di Napoli. URL consultato il 20 giugno 2013.
  9. ^ Musica sacra dell'Oratorio dei Gerolamini. URL consultato l'11 gennaio 2012.
  10. ^ Correggio-art-home. URL consultato il 30 agosto 2015.
  11. ^ Touring Club, p. 208

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vincenzo Regina, Le chiese di Napoli. Viaggio indimenticabile attraverso la storia artistica, architettonica, letteraria, civile e spirituale della Napoli sacra, Newton e Compton editore, Napoli 2004.
  • Luigi Catalani, Le chiese di Napoli. Descrizione storica ed artistica dell'architetto Luigi Catalani, Vol. I, Tipografia fu Migliaccio, Napoli 1845.
  • Achille della Ragione, Finalmente riapre la chiesa dei Girolamini, Napoli 2009.
  • Ministero per i Beni culturali e Ambientali Bollettino d'Arte n° 71 Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma 1992
  • D'Engenio, Napoli Sacra, 1623
  • Carlo de Lellis Supplimento a Napoli sacra di Cesare d' Engenio Caracciolo. Napoli 1654
  • Luigi Scaramuccia, Le finezze de pennelli italiani, 1674
  • Sarnelli Guida de forestieri Napoli 1688
  • Celano, Delle Notitie del bello, dell'antico, e del curioso della Città di Napoli 1692
  • Domenico Antonio Parrino, Guida de' forestieri, 1751
  • Giuseppe Sigismondo Descrizione Della Città Di Napoli E Suoi Borghi, Volume 1 Napoli 1788
  • Giuseppe Ma. Galanti Nuova guida per Napoli, e suoi contorni 1845 
  • Vincenzo Corsi, Principali edificii della città di Napoli, 1850
  • Luigi d' Afflitto Guida per i curiosi e per i viaggiatori che vengono alla città di Napoli, Volume 1 1854
  • Achille de Lauzières Descrizione della città di Napoli e delle sue vicinanze divisa in XXX giornate, Volume 2 1855 
  • Camillo Napoleone Sasso Storia dei monumenti di Napoli e degli architetti che gli edificavano 1856
  • Chiarini Notizie del bello dell'antico e del curioso della Città di Napoli 1870
  • Ceva Grimaldi, Memorie storiche della Città di Napoli, 1911

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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