Biblioteca dei Girolamini

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Biblioteca dei Girolamini
ChiostriGirolamini4.jpg
Chiostri dei Girolamini
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Campania Campania
Città Napoli
Indirizzo Via Duomo, 142
Caratteristiche
Tipo Biblioteca pubblica statale
ISIL IT-NA0075
Numero opere 159.700 unità tra volumi ed opuscoli, tra i quali 137 stampati musicali, 5.000 edizioni del Cinquecento, 120 incunabili, 10.000 edizioni rare e di pregio, 485 periodici
Apertura 1586
Sito web

La biblioteca dei Girolamini (o anche biblioteca statale oratoriana del monumento nazionale dei Girolamini) è un'istituzione culturale statale della città di Napoli.

Dotata di un'importantissima raccolta libraria, nonché di un importantissimo archivio musicale operistico, la biblioteca, essendo stata aperta al pubblico nel 1586, è la più antica di Napoli[1] e seconda in Italia dopo quella Malatestiana di Cesena.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Aperta al pubblico nel 1586[1], la biblioteca è specializzata in filosofia, teologia cristiana, chiesa cristiana in Europa, storia della Chiesa, musica sacra e storia d'Europa[1]. Da un punto di vista architettonico, fa parte del complesso della chiesa dei Girolamini.

L'edificio che la ospita fu ridisegnato nel Settecento da Arcangelo Guglielmelli, la cui opera fu terminata dal figlio nel 1727. Ospita affreschi di Pietro Bardellino (fine XVIII secolo).

Il suo status attuale, di biblioteca statale, tiene fede a una sua antica condizione che fu, fin dal seicento[2], quello di biblioteca destinata alla frequentazione pubblica[2]. È nota, peraltro, l'assidua frequentazione che gli dedicava Giambattista Vico[1].

Verso la fine degli anni settanta, Gerardo Marotta ottenne dallo stato l'autorizzazione a collocare nella biblioteca i libri e alcune attività dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici[3], ma il progetto non andò in porto a causa del terremoto del 1980, che determinò anche l'utilizzo dei locali come ricovero temporaneo per sfollati[3]. Da allora è iniziata un'epoca di abbandono che si è protratta per decenni[3].

Stato recente[modifica | modifica wikitesto]

L'istituzione è da tempo chiusa al pubblico, e versa in stato di degrado[3]. La precarietà della custodia, secondo una stima del suo conservatore, padre Sandro Marsano, avrebbe portato negli anni alla sparizione di centinaia di volumi[4].

Direttore della biblioteca, dal 2011, è divenuto Marino Massimo De Caro, la cui nomina, da parte del ministro per i beni culturali, Lorenzo Ornaghi, ha suscitato alcune perplessità[3] (il De Caro era stato nominato consulente del Ministero dei Beni Culturali dal ministro Giancarlo Galan in data 15 aprile 2011[3]). Dopo una serie di articoli di denuncia firmati dallo storico dell'arte Tomaso Montanari, dell'Università Federico II, il professor Francesco Caglioti si fa promotore di una raccolta di firme, tra esponenti della cultura, al fine di sollecitarne la rimozione da parte del ministero[5][6].

Strascichi giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Il timbro della biblioteca su un pentagramma

A seguito di questi eventi, il 19 aprile 2012, giorno di un'apertura straordinaria della Biblioteca Vico, l'intero complesso bibliotecario viene posto sotto sequestro dai carabinieri e viene indagato il direttore De Caro, il quale si autosospende dall'incarico[4]. Le indagini portano al ritrovamento, in provincia di Verona, di un deposito contenente 240 volumi trafugati dalla biblioteca[5]. Le indagini acquisiscono le prove che molti altri volumi hanno già preso la strada della vendita all'estero, compresi i nomi di alcuni acquirenti, residenti in Inghilterra, Giappone e Stati Uniti[5]. Per questi ultimi, sono state avviate le procedure di recupero del materiale venduto illegalmente[5].

Le indagini portano all'arresto del direttore De Caro, del conservatore della biblioteca padre Sandro Marsano[7], e a indagini nei confronti del senatore Marcello Dell'Utri[8] e della sua collaboratrice Maria Grazia Cerone[9]. Marcello Dell'Utri sarebbe entrato in possesso di almeno 14 volumi sottratti alla biblioteca, tutti di inestimabile valore (tra gli altri, una copia di “Utopia”, di Thomas More del 1518; una del “De rebus gestis” di Gian Battista Vico; la “Legatura Canevari”). Di questi, Dell'Utri ne ha restituiti solo 5, in sede di interrogatorio a Napoli. È stato provato il legame fra De Caro e Dell'Utri. In una telefonata agli atti del processo, del 29 marzo 2012, Dell'Utri dice "Massimo, fai il prezzo" e De Caro: "Io la prossima settimana sono da solo nel convento, tutto il convento per me, se vuole dottore... da solo! Ho le chiavi perché i padri vanno via". De Caro, reo confesso, è stato infine condannato in via definitiva dalla Cassazione alla pena detentiva di sette anni e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici[10][11], ed è in detenzione domiciliare.

Un secondo processo in corso a Napoli, per devastazione e saccheggio, poiché, a differenza del primo processo fatto con il rito abbreviato, si sta svolgendo con rito ordinario e quindi con un dibattimento in aula, sta facendo luce su altri aspetti. Sembra che i fratelli Berardi, i bibliotecari che hanno denunciato De Caro, non abbiano mai denunciato il furto di altri 1500 volumi della Biblioteca, rubati negli anni precedenti alla nomina di De Caro a direttore. Un audio, presentato in aula, ha dimostrato che i fratelli Berardi hanno sempre tenuto nascosto ai precedenti direttori questo fatto gravissimo, la cui omessa denuncia costituisce grave violazione del regolamento della biblioteca. [senza fonte]

Patrimonio librario[modifica | modifica wikitesto]

La biblioteca dei Girolamini custodisce circa 159.700 titoli, prevalentemente antichi[2], tra cui 94 incunaboli[1], 5.000 cinquecentine[1], numerosi manoscritti, di cui circa 6.500 riguardanti composizioni e opere musicali dal XVI al XIX secolo[12].

Il patrimonio comprende anche il ricchissimo fondo librario della collezione privata di Giuseppe Valletta (18.000 volumi circa, con edizioni rare del XVI e XVII: classici della letteratura greca e latina, storia e filosofia), un'acquisizione che i padri oratoriani portarono a termine su consiglio di Giambattista Vico[1]. Proprio al filosofo napoletano, che donò le prime edizioni di tutte le sue opere al convento, è dedicata una sala del complesso bibliotecario: la Giambattista Vico. Questo ambiente è potenzialmente fruibile al pubblico grazie ai lavori di catalogazione digitale e restauro dei libri eseguiti nel 2012. Tuttavia, il giorno prima della sua apertura al pubblico, l'intera biblioteca dei Girolamini (inclusa la sala Vico), vengono posti sotto sequestro dai carabinieri[4].

Altri pregevoli fondi librari conservati al suo interno sono il Fondo Agostino Gervasio (archeologia, numismatica, bibliografia, letteratura classica), il Fondo Filippino (storia della Chiesa, sacre scritture, teologia) e il Fondo Valeri (940 volumi sulla storia di Napoli e dell'Italia meridionale).

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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