Amedeo Modigliani

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« La vita è un dono, dei pochi ai molti, di coloro che sanno e che hanno a coloro che non sanno e che non hanno. »
(Amedeo Modigliani, dedica apposta sul ritratto della modella Lunia Czechowska)
Amedeo Modigliani nel suo studio

Amedeo Clemente Modigliani, noto anche con i soprannomi di Modì[1] e Dedo[2] (Livorno, 12 luglio 1884Parigi, 24 gennaio 1920), è stato un pittore e scultore italiano, celebre per i suoi ritratti femminili caratterizzati da volti stilizzati e colli affusolati. Affetto da tubercolosi, morì all'età di trentacinque anni. È sepolto nel cimitero parigino Père Lachaise.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia e adolescenza[modifica | modifica wikitesto]

La casa natale di Modigliani a Livorno

Modigliani nacque a Livorno il 12 luglio del 1884, ultimogenito di quattro figli (i fratelli erano Giuseppe Emanuele, Margherita e Umberto), da padre italiano originario di Roma, Flaminio Modigliani, e da madre francese originaria di Marsiglia, Eugénie Garsin, ambedue ebrei sefarditi, sebbene atei. Quando venne alla luce, la famiglia stava attraversando un grave dissesto economico poiché l'impresa del padre, costituita da alcune società agricole e minerarie in Sardegna, era in bancarotta. Anche la situazione finanziaria dei Garsin era tutt'altro che rosea.

Fu soprattutto l'intraprendenza della madre a impedire il tracollo economico della famiglia grazie ai ricavi provenienti dalla scuola materna ed elementare da lei fondata, dalle lezioni private e dall'attività di traduttrice e critica letteraria. Inoltre, si preoccupò personalmente dell'istruzione dei figli e in particolare di Amedeo che, essendo quello più fragile, era forse il suo preferito.

Fin dall'adolescenza Amedeo fu infatti afflitto da problemi di salute: dapprima una febbre tifoide, contratta all'età di 14 anni, quindi l'esordio della tubercolosi due anni dopo, una forma così grave da costringere il giovane Amedeo ad abbandonare gli studi e ad effettuare alcuni soggiorni a Capri, dai quali trasse un discreto giovamento. La famiglia di Modigliani soffriva di una storia di depressione, che colpì anche lui e alcuni dei suoi fratelli, che condivisero la sua stessa natura testarda e indipendente. Nel 1898 il fratello maggiore, Giuseppe Emanuele, futuro deputato del Partito Socialista Italiano, venne condannato a sei mesi di carcere.

Costretto spesso in casa per via della salute assai cagionevole (cadde più volte malato di polmonite, che infine si convertirà in tubercolosi), Modigliani sin da piccolo mostrò una grande passione per il disegno, riempiendo pagine e pagine di schizzi e ritratti tra lo stupore dei parenti che comunque non gli poterono concedere la possibilità di iscriversi a qualche corso adatto al suo livello; durante un violento attacco della malattia, riuscì a strappare alla madre la promessa di poter andare a lavorare nello studio di Guglielmo Micheli, uno dei migliori allievi del grande Giovanni Fattori e uno dei pittori più in vista di Livorno, da cui apprenderà le prime nozioni pittoriche, e dove conoscerà, nel 1898, lo stesso Fattori. Modigliani sarà così influenzato dal movimento dei Macchiaioli, in particolare dal Fattori stesso e da Silvestro Lega.

Il trasferimento a Parigi e l'esordio artistico[modifica | modifica wikitesto]

Modigliani e il Futurismo
Marinetti

Gino Severini che viveva anch'egli a Parigi nei primi anni del Novecento racconta che quando venne in contatto con Filippo Tommaso Marinetti per decidere se aderire o meno al Futurismo chiese un suggerimento anche a Modigliani, che egli avrebbe voluto nel gruppo, ma il pittore declinò l'offerta perché come scrisse nella sua autobiografia:

« Queste manifestazioni non gli andavano, il complementarismo congenito lo fece ridere, e con ragione, perciò invece di aderire mi sconsigliò di mettermi in quelle storie; ma io avevo troppa affezione fraterna per Boccioni, inoltre ero, e sono sempre stato pronto ad accettare l'avventura […] »
(Gino Severini, Vita di un pittore)
La sua casa a Venezia.

Nel 1902 Amedeo Modigliani s'iscrisse alla "Scuola libera di Nudo" di Firenze e un anno dopo si spostò a Venezia, dove frequentò l'Istituto per le Belle Arti di Venezia. Nel 1906 Modigliani si trasferì a Parigi, che all'epoca era il punto focale dell'avanguardia. Sistematosi a Le Bateau-Lavoir, una comune per artisti squattrinati di Montmartre, fu ben presto occupato dalla pittura, inizialmente influenzato dal lavoro di Henri de Toulouse-Lautrec, finché Paul Cézanne cambiò le sue idee.

Modigliani sviluppò uno stile unico, l'originalità di un genio creativo, che era contemporaneo del movimento artistico dei cubisti, ma di cui non fece mai parte. Modigliani è famoso per il suo lavoro rapido: si dice che completasse un ritratto in una o due sedute. Una volta terminati, non ritoccava mai i suoi dipinti. Eppure, tutti coloro che avevano posato per lui dissero che essere ritratti da Modigliani era come "farsi spogliare l'anima". Modigliani si era inizialmente pensato come scultore più che come pittore e iniziò a scolpire seriamente dopo che Paul Guillaume, un giovane e ambizioso mercante d'arte, s'interessò al suo lavoro sulla scultura negra, a Parigi lo presentò a Constantin Brâncuși e poco dopo a Picasso.

Chaïm Soutine ritratto da Modigliani nel 1916

Questi caratteri appaiono antichi, quasi egizi, piatti e vagamente ricordanti una maschera, con distintivi occhi a mandorla, bocche increspate, nasi storti e colli allungati. Anche una serie di sculture di Modigliani venne esposta al Salone d'autunno del 1912. A causa delle polveri generate dalla scultura, la sua tubercolosi peggiorava; abbandonò quindi la scultura, prima quella della pietra calcarea e poi anche quella del legno, e si concentrò unicamente sulla pittura.

I ritratti[modifica | modifica wikitesto]

Tra le personalità ritratte da Modigliani si ricordano il pittore Chaim Soutine, suo amico e anche lui forte bevitore, Beatrice Hastings, una scrittrice e giornalista inglese alla quale rimase legato sentimentalmente per due anni, e molti colleghi artisti che frequentavano in quel tempo Montparnasse, come Moise Kisling, Pablo Picasso, Diego Rivera, Juan Gris, Max Jacob; e i giovani scrittori Blaise Cendrars e Jean Cocteau.

Un altro pittore suo grande amico, nonostante le liti frequenti, per i problemi di alcolismo fu Maurice Utrillo. Dalle "teste", Modigliani passò ai ritratti con la figura completa svolta a spirale e ai nudi disegnati con una linea ondulata, che costituiscono le sue opere più tipiche. Amedeo amava anche ritrarre la sua compagna, Jeanne Hébuterne che si gettò dalla finestra il giorno dopo la morte di Modì.

I nudi e l'incontro con Jeanne Hébuterne[modifica | modifica wikitesto]

Grande nudo disteso di Modigliani

Il 3 dicembre 1917 si tenne alla Gallerie Berthe Weil la prima mostra personale di Modigliani. Il capo della polizia di Parigi rimase scandalizzato per l'immoralità dei nudi di Modigliani in vetrina, e lo costrinse a chiudere la mostra a poche ore dalla sua apertura. La sua pittura apparve diversa da tutto ciò che si faceva allora, ovvero un "ritorno all'ordine". Qualcosa di comune egli aveva coi due pittori russi Pascin e Soutine, anche per l'accensione tonale che, insieme alla ricerca di una materia sempre più vellutata, caratterizza l'opera degli ultimi anni del pittore.

Quello stesso anno, Modigliani ricevette una lettera da una ex-amante, Simone Thiroux, una ragazza franco-canadese, che lo informò di essere di ritorno in Canada e di aver dato alla luce un figlio, avuto da lui. Modigliani non riconobbe mai il bambino come suo, mentre trovò il grande, vero amore, in Jeanne Hébuterne, una pittrice in erba, con la quale si trasferì in Provenza, dopo che lei era rimasta incinta: il 29 novembre 1918 ella diede alla luce una bambina, che venne anch'essa battezzata Jeanne.

La tomba di Amedeo Modigliani e Jeanne Hébuterne al cimitero di Père Lachaise.

Mentre era a Nizza, Léopold Zborowski si prodigò per aiutare lui, Tsuguharu Foujita e altri artisti, cercando di vendere i loro lavori ai ricchi turisti. Modigliani riuscì a vendere solo qualche quadro e per pochi franchi ciascuno. Nonostante ciò, fu proprio questo il periodo in cui egli produsse la gran parte dei dipinti, che sarebbero diventati i suoi più popolari e di maggior valore. I finanziamenti che Modigliani riceveva svanivano rapidamente in droghe e alcool.

Il rapporto di Modigliani con droghe, alcool ed altri eccessi viene spesso amplificato da antichi pregiudizi ormai difficili da rimuovere. Ci sono testimonianze su questa sua tendenza, sicuramente attendibili, ma che convergono inevitabilmente sul cliché di maudit senza preoccuparsi di cercare altre ragioni. Modigliani non era il solo, in un ambiente come Montparnasse a cavallo della prima guerra mondiale, a fare uso di alcool e hashish, anzi, si può dire che quelle tendenze erano comuni ai più, quello che colpiva, negli eccessi di Modigliani era la loro platealità al punto da fare esclamare a Picasso un giorno: "Si direbbe che Modigliani non possa prendere una sbornia che al  crocicchio di Montparnasse". Due altre testimonianze spostano il problema sulla compatibilità di tale eccessi con il carattere ed il portamento umano di Modigliani, de Vlaeminck: “Ho ben conosciuto Modigliani; ‘ho conosciuto affamato, l’ho visto ubriaco e l’ho visto abbastanza ricco. Mai l’ho visto mancare di grandezza …Mai ho sorpreso in lui il minimo sentimento basso… Ora che tutto è imbellettato e azzimato, ora che si crede di poter sorpassare la vita, dove tutto è super, da supertassa a surrealismo, alcune parole perdono il loro vero senso . lo non so più usare le parole arte, artista. Ma supponiamo per un istante che questa parola riprenda il suo colore, il suo senso, il suo sesso … Allora Modigliani era un grande artista“. E poi Severini: «Modigliani non era un vizioso, un ubriacone volgare, un decadente; l’assenzio, se lo prendeva talvolta in doppia dose, era malgrado tutto un “mezzo”, e non un “fine”; quell’eccitazione che ne ricavava era utilizzata per vedere sempre più in profondità dentro di sé; era del resto cosa usuale in tutti gli artisti di quell’epoca; quanto all’ hashish, ne aveva, è vero, sempre un pochino, nel taschino del gilet, ma non ne faceva uso che raramente, soltanto in casi eccezionali, quando aveva bisogno di quella serenità araba che dava la droga, quando tutto andava male intorno a lui e non aveva fiducia nemmeno in se stesso. Dove sono quegli abusi di cui si è fatta tanta letteratura? E dopo tutto, che credono i borghesi, che si faccia un quadro nello stesso stato di spirito con cui s’infinocchia un cliente? Quanta gente è più volgare senza bere un dito di vino, che non lo fosse Modigliani dopo aver preso due o tre absinthes! Del resto non bisogna credere che Modigliani avesse bisogno di eccitanti per essere brillante, vivo, vivo e pieno d’interesse in qualunque momento della sua vita. Se a Montparnasse tutti gli volevano bene, non è mica per quello che lui era eccezionalmente, quando aveva bevuto, alla sera, qualche absinthe, ma per quel che lui dimostrava di essere usualmente nei suoi rapporti quotidiani coi camerati, e in ogni momento del giorno. »

Nel maggio del 1919 fece ritorno a Parigi dove, assieme a Jeanne e alla loro figlia, affittò un appartamento in Rue de la Grande Chaumière. Mentre vivevano lì, sia Jeanne che Modigliani dipinsero ritratti l'uno dell'altra e di tutti e due assieme. Anche se Modigliani continuò a dipingere, in quel periodo il suo stile di vita era giunto a richiedere il conto, e la salute si stava deteriorando rapidamente. La breve vita di Modigliani precipitava nella tragedia e la tubercolosi lo spegneva all'Hôpital de la Charité.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

« Un bel dopopranzo nel principio di autunno (1919) sedevo con mia moglie alla terrazza della Closerie des Lilas quando al largo di quel carrefour, e diretto verso il boulevard Montparnasse, vedremo passare Modigliani. Lo chiamai e venne subito da noi, ma non volle sedersi perché aveva un appuntamento lì vicino. Ci scambiamo le ultime notizie personali e io mi rallegrai molto con lui dell'aria di prosperità e di salute che aveva. Era vestito di un completo di velluto grigio chiaro a righe, quasi nuovo; aveva un bellissimo foulard al collo, e si era fatto rimettere due denti incisivi che gli mancavano. «Si vede che sei sposato» gli dissi «e che Noix de coco[3] non ti lascia andare trasandato: sei contento?»; «Je suis très heureux [sono molto contento]» mi disse serio serio «e anche gli affari vanno». Ci stringemmo la mano, partì. Fu l'ultimo nostro incontro. »
(Gino Severini, Vita di un pittore)

Una mattina del gennaio 1920 l'inquilino del piano sottostante controllò l'abitazione e trovò Modigliani delirante nel letto, attorniato da numerose scatolette di sardine aperte e bottiglie vuote, mentre si aggrappava a Jeanne, che era quasi al nono mese della seconda gravidanza. Venne convocato un dottore, ma c'era ormai poco da fare, poiché Modigliani era in preda a una meningite tubercolotica.

Ricoverato all'Hôpital de la Charité, in preda al delirio e circondato dagli amici più stretti e dalla straziata Jeanne, morì all'alba del 24 gennaio 1920. Alla morte di Modigliani ci fu un grande funerale, cui parteciparono tutti i membri delle comunità artistiche di Montmartre e Montparnasse. André Salmon, amico di Modigliani comunicò la notizia della morte ad André Warnod tramite una lettera:

« Mio caro Warnod,
voglia annunciare la morte del nostro povero amico, il pittore Amedeo Modigliani di cui conosce l'opera. È morto ieri all'ospedale Charité, a trentacinque anni, gli faremo dei bellissimi funerali.
Ci si riunirà questo martedì, 27 gennaio, alle 14,30 al Charité. Inumazione al Père-Lachaise. Era fratello di Modigliani, il deputato socialista italiano.
Grazie e mi stia bene. »
(André Salmon[4])

Jeanne Hébuterne, che era stata portata nella casa dei suoi genitori ed era incinta del secondo figlio, all'indomani della morte di Amedeo si gettò da una finestra al quinto piano. Modigliani venne sepolto nel cimitero di Père Lachaise nel primo pomeriggio del 27 gennaio. Jeanne Hébuterne fu tumulata il giorno dopo al cimitero parigino di Bagneux, vicino a Parigi, e fu solo nel 1930 che la sua amareggiata famiglia (che l'aveva fatta seppellire furtivamente per evitare ulteriori "scandali") concesse che le sue spoglie venissero messe a riposare accanto a quelle di Modigliani.

Su Le Figaro André Warnod scrisse: «Furono magnifiche esequie, a cui presenziarono Montparnasse e Montmartre: pittori, scultori, poeti e modelli. Il loro straordinario corteo scortava il carro funebre coperto di fiori. Al suo passaggio, a tutti gli incroci, gli agenti della polizia si mettevano sull'attenti e facevano il saluto militare. Modigliani salutato proprio da coloro che l'avevano tanto spesso ingiuriato! Che rivincita!»[4]. Mentre Lunia Czechowska, con la quale Modigliani aveva avuto un rapporto in passato scrisse di lui: «Il pomeriggio andai a trovare un'amica svedese che sapeva dell'amicizia che mi legava a Modigliani e fu lei ad informarmi della sua morte. Il miei amici non mi avevano avvertita immediatamente e non avevano più avuto il coraggio di farlo dopo. Così venni a sapere che Jeanne era stata così sgomentata dalla morte di Modigliani, che si era gettata dal quinto piano. Né sua figlia, né il piccolo che aspettava avevano potuto darle la forza di vivere. L'ultima dimora di Modigliani fu assicurata da Kisling, amico leale e fedele; Jeanne Léger fece di tutto perché Jeanne Hébuterne riposasse accanto a colui che amava»[4].

Fu Moïse Kisling, il quale aveva raccolto una colletta tra amici, artisti e modelle, a saldare la fattura di 1340 franchi per le "esequie e trasporti funebri".[4] La loro figlia di soli 20 mesi, Jeanne Modigliani, venne affidata, in seguito alla morte dei genitori, alla nonna paterna Eugènie Garsin, che continuava a vivere a Livorno. Nel gennaio del 2011 sull'Osservatore Romano, in un articolo di Sandro Barbagallo, è emersa la vera storia del figlio illegittimo del pittore avuto dalla relazione con Simone Thiroux. Nato nel 1917 e morto nel 2004, si chiamava Gerald Thiroux Villette, divenne sacerdote e per tutta la vita è stato parroco della piccola chiesa di Milly-la-Forêt (Île-de-France)[5].

La fortuna postuma[modifica | modifica wikitesto]

La concezione della sua pittura basata sul disegno lineare, la purezza arcaica della sua scultura e la vita romantica e tribolata di miseria e malanni fanno di Modigliani una personalità eccezionale nel quadro dell'arte moderna, isolata dalle correnti del gusto contemporaneo (cubismo, futurismo, dadaismo e surrealismo) pur lavorando nel loro stesso periodo. Oggi, Modigliani è universalmente considerato come uno dei più grandi artisti del XX secolo e le sue opere sono esposte nei più grandi musei del mondo.

Le sue sculture raramente cambiano di mano, e i pochi dipinti che vengono venduti dai proprietari possono raccogliere anche più di 15 milioni di Euro. Il 14 giugno del 2010 viene venduta all'asta a Parigi da Christie's una delle sue sculture, Tete de Caryatide, per la cifra record di 43,18 milioni di euro[6], mentre per quanto riguarda le tele il suo record personale è stato battuto il 2 novembre 2010 a New York da Sotheby's con il nudo La Belle Romaine per la cifra record di 68,96 milioni di dollari (compresi diritti d'asta)[7]. Una "testa" del grande autore livornese è stata venduta all'asta il 4 novembre 2014 presso Sotheby's a New York per la cifra record di 70,725 milioni di dollari.[8]

Alcune lettere di Modigliani[modifica | modifica wikitesto]

Di Modigliani si conserva un lungo carteggio con amici e parenti con cui è possibile ricostruire le varie vicende di vita:

« Caro amico,
La bacio come avrei voluto se avessi potuto il giorno della sua partenza. Sto facendo bisboccia con Survage al Coq d'Or. Ho venduto tutti i quadri. Mi invii presto il denaro. Lo champagne scorre a fiumi. Auguriamo a lei ed alla famiglia i migliori auguri di buon anno. Ressurrectio vitae. Hic incipit vita nova. In novo anno!
Modigliani »
(Modigliani a Zborowski 1º gennaio 1919[4])

Oltre alle lettere scrisse alcune poesie, spesso accompagnate da uno schizzo su cui riportava le proprie emozioni.

Il ritrovamento delle sculture di Modigliani[modifica | modifica wikitesto]

Una scultura di Modigliani del 1911

I tre falsi[modifica | modifica wikitesto]

In occasione di una mostra promossa nel 1984 dal Museo progressivo di arte moderna di Livorno (oggi scomparso, ma all'epoca ospitato nei locali di Villa Maria) per il centenario della nascita e dedicata alle sue sculture, su pressione dei fratelli Vera e Dario Durbè si decise di verificare se la diceria, secondo la quale l'artista avrebbe gettato nel Fosso Reale delle sue sculture, fosse vera. In effetti nel 1909 Modigliani, tornato temporaneamente a Livorno, aveva scolpito sculture che aveva mostrato poi presso il Caffè Bardi ad amici artisti, i quali lo avrebbero deriso consigliandogli di gettarle nel fosso. Cosa che l'artista, in uno scatto d'ira, avrebbe fatto di getto.

Dragando il canale nei pressi della zona di piazza Cavour, dove si trovava il Caffè Bardi, vennero effettivamente ritrovate tre teste, scolpite in uno stile che a prima vista richiamava quello del Modigliani di quegli anni. I critici d'arte si divisero: da una parte Federico Zeri che negò subito l'attribuzione e dall'altra Dario e Vera Durbè, conservatrice dei musei civici livornesi, ed ancora Giulio Carlo Argan e Cesare Brandi attribuirono le teste con certezza a Modigliani[9][10]. Un mese dopo il ritrovamento, quattro studenti universitari livornesi si presentano alla redazione del settimanale Panorama dichiarando la burla e presentando come prova della falsificazione una fotografia che li ritrae nell'atto di scolpire una delle teste, ricevendo, come compenso per lo scoop, dieci milioni di lire[11].

La cosiddetta "testa numero 2" era opera loro, realizzata per burla con banali attrezzi prima di essere gettata nottetempo nel Fosso Reale e come prova mostrarono una fotografia che li ritraeva con la scultura. Di fronte alle perplessità suscitate, tre di loro furono invitati a creare in diretta un nuovo falso, durante uno Speciale TG1, al fine di dimostrare coi fatti la loro capacità di realizzarlo in "così poco tempo" (come riteneva invece impossibile Vera Durbè, la quale fino alla morte si riterrà convinta, almeno apparentemente, dell'originalità delle tre teste).

Successivamente, anche a seguito dell'invito rivolto in televisione da Federico Zeri, anche l'autore delle altre due "teste" uscì dall'anonimato; si trattava di Angelo Froglia[12] (Livorno 1955-1997), un pittore livornese lavoratore portuale per necessità, il quale dichiarò che la sua non voleva essere una burla, ma che si trattava di «...un'operazione estetico-artistica - per verificare - fino a che punto la gente, i critici, i mass-media creano dei miti».

Ad avvalorare la posizione del Froglia vi era un suo filmato durante il quale scolpiva le due teste. Froglia, mentre scolpiva le pietre, realizzò anche il film Peitho e Apate... della persuasione e dell'inganno (Cerchez Modi), che suscitò l'interesse della critica al Torino Film Festival del 1984. Il Froglia successivamente dichiarerà di esser stato aiutato, nel gettare le teste nei fossi, da altre due persone: un pescatore con la barca e un dipendente del comune che fece scivolare in acqua le pietre.[13].

Nel 2011 il regista Giovanni Donfrancesco ha realizzato il film documentario Le vere false teste di Modigliani[14][15] che ricostruisce la vicenda. La disputa tra storici d'arte a proposito della originalità o meno delle teste e la prova dell'erroneo giudizio di taluni di essi, in particolare viene menzionato Giulio Carlo Argan, rappresenta uno degli episodi maggiormente citati nei "luoghi comuni" nei confronti dei critici d'arte.

Ancora oggi il discusso e controverso catalogo pubblicato in poche ore dopo la scoperta delle teste e presentato in esclusiva durante la mostra dedicata a Modigliani a Livorno voluta da Vera Durbè è in vendita come rarità presso l'editore Books & Company. Battezzato subito come il catalogo della "beffa di Modì" è diventato una rarità per amatori e costituisce una testimonianza molto concreta sulla labilità e le distorsioni che colpiscono spesso il giudizio della cultura ufficiale quando questa soccombe al sensazionalismo della novità a tutti i costi od al fremito dell'esclusiva editoriale.[16].

Nel 2014 il cantautore pugliese Caparezza dedica una canzone alla vicenda nel suo album Museica.

Le ultime tre sculture ritrovate[modifica | modifica wikitesto]

Sette anni dopo, nel 1991, un certo Piero Carboni, carrozziere di Livorno, asserì di possedere tre autentiche sculture di Modigliani. Egli le aveva custodite nella propria officina senza darvi importanza, dicendo di averle recuperate dalla casa dello zio Roberto Simoncini durante la seconda guerra mondiale. La ricostruzione questa volta sembra possedere elementi di verità in quanto Modigliani nel 1909 aveva affittato una casa nelle vicinanze della casa dello zio del Carboni detto "il Solicchio" e rappresentato probabilmente da Modigliani in un suo dipinto[17].

Inoltre amici del "Solicchio" ricordano quelle sculture viste a casa e lasciate da un pittore partito per Parigi, che sarebbe diventato successivamente famoso. Le tre sculture rappresentano, anche questa volta, tre teste e sono già state battezzate: La bellezza, La saggezza e La scheggiata dal critico d'arte Carlo Pepi, al quale Piero Carboni le mostrò per primo, fiducioso della competenza dimostrata da quest'ultimo in occasione dei tre falsi del 1984. In quella circostanza infatti, Carlo Pepi era stato fra i primi ad accorgersi della contraffazione e non aveva esitato a definire "porcherie" le tre sculture ripescate quel giorno.

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

Gennaio 1872

Matrimonio di Flaminio Modigliani con Eugenia Garsin.

Dicembre 1872

Nascita di Giuseppe Emanuele, detto Mené.

1873

Fallisce il banco Garsin a Marsiglia, Tunisi e Londra. Resiste Livorno.

1875

Laura Garsin, sorella di Eugenia, si trasferisce in casa Modigliani.

1878

Nascita di Umberto.

1879

Laura lascia la casa ed arriva Gabriella, altra sorella di Eugenia. Olimpia Modigliani sposa Lumbroso e la famiglia si impegna a pagare la dote. Chiusura delle miniere sarde (Grugua) e bergamasche dei Modigliani. Reclamo della dote da parte dei Lumbroso.

1884

Fallimento dei Modigliani. Flaminio è esposto. Salvano il salvabile grazie a Eugenia incinta accumulando tutto sul suo letto.

12 luglio 1884

Ore 9:30 Nascita di Amedeo, detto Dedo, in Via Roma 38.

1886

Trasferimento in Via delle Ville oggi Via Gambini. Il nonno Isacco Garsin, uomo colto ed illuminato, si trasferisce in casa Modigliani.

1889

Mené si iscrive in Giurisprudenza a Pisa (finanziato da Amedeo Garsin fratello di Eugenia).

1891

Umberto si iscrive in Ingegneria a Liegi (finanziato da Amedeo Garsin).

1892

Eugenia insegna francese e letteratura, traduce testi e recensisce libri.

Ottobre 1894

Dedo si iscrive nel liceo F. D. Guerrazzi di Livorno dopo aver studiato in casa con la madre, assistito dal nonno.

1895

Mené si laurea a Pisa, è diventato attivista socialista.

4-mag-1898

Arresto di Mené per attività sediziosa.

Agosto 1898

Dedo si ammala di tifo ed in stato soporoso afferma di voler diventare pittore.

Dicembre 1898

Dedo guarito dal tifo viene iscritto nella scuola di Guglielmo Micheli, allievo di Giovanni Fattori, in Via delle Siepi a Livorno.

1900

Lascia la scuola di Micheli e continua a studiare privatamente. Accompagna il padre in Sardegna dove dipinge il Ritratto di Norma Medea Taci. Frequenta uno studio a Livorno con alcuni compagni tra i quali Oscar Ghiglia e Gastone Razzaguta nel quale, secondo Margherita, contrae la TBC.

1900

Prime manifestazioni dell'infezione tubercolare.

1899-1901

Attribuiti quattro dipinti Buttero al tavolo (1899), Ritratto di uomo coi baffi (1900), Ritratto di Norma Medea Taci (1900), Giovanotto seduto (1901). Frequenta il caffè Bardi di Livorno.

1901

Parte con la madre per un viaggio terapeutico visitando Napoli, Torre del Greco, Amalfi, Capri e Roma durante in quale si riprende dalla crisi tubercolare e studia l'antichità classica.

7 maggio 1901

Si iscrive alla Scuola Libera di Nudo di Firenze e studia allo stesso tempo il Rinascimento fiorentino.

1903

Si trasferisce a Venezia dove frequenta la Scuola delle Belle Arti. Risiede in San Barnaba e sperimenta la vita dei quartieri più poveri della città, dove consuma alcool e hashish, ma anche il Caffé Florian. Conosce Boccioni e Mauroner.

1905

Muore Amedeo Garsin forse suicida e probabilmente gli lascia una piccola eredità con la quale decide di trasferirsi a Parigi.

Gennaio 1906

Arriva a Parigi ed alloggia in un albergo vicino a Le Madeleine. Si iscrive all'Accademia Colarossi in Rue de la Grande-Chaumiere. Frequenta Ludwig Meidner. E' soprannominato Modì.

Novembre 1906

Si trasferisce all'hotel Bouscarat in Place du Tertre a Montmartre.

Dicembre 1906

Espone nella Galleria di Laura Wylda all'angolo tra Boulevard Saint-Germain e Rue Saints-Péres. Disegna su carta e poi, attraverso una carta copiativa semplifica le linee purificando i contorni. Dopo la mostra conosce Anselmo Bucci, che lo va a trovare nel suo albergo, e Gino Severini.

Primavera 1907

Per difficoltà economiche lascia rocambolescamente l'hotel Bouscarat e si trasferisce nello studio che ha affittato nei pressi di Place Jean-Baptiste Clément, nel complesso noto come Maquis.

Frequenta il Lapin Agile all'angolo tra Rue Saint-Vincent e Rue de Saules. Conosce Rosalie Tobia e frequenta la sua crémerie in Rue Campagne Première (Montparnasse). Spesso, non possedendo denaro, Modì paga con disegni così come fanno Picasso, Utrillo ed altri. Un affresco di Modigliani su una parete viene coperto con la calce da Luigi, figlio di Rosalie, per ordine della madre. Sfrutta alternativamente vari ristoranti ed alberghetti che regolarmente non paga.

Paul Alexadre affitta la grande casa in Rue du Delta al numero 7 (Boulevard de , ai piedi di Montmartre) e la mette a disposizione degli artisti sconosciuti che vi trovano un tetto ed un pasto gratuiti. E' frequentata dallo scultora Costantin Brancusi, dai pittori Pablo  Picasso, Rapahel Drouart ed Henri Doucet.

Giugno 1907

Inizia a dedicarsi alla scultura. Non usa modelli in creta ma scolpisce direttamente la pietra. Ottiene blocchi di pietra dai muratori e se li porta a casa con una carriola.

Ottobre 1907

Espone nel Salon d'Automne  sette opere nessuna delle quali viene venduta.

Novembre 1907

Visita lo studio di Picasso, nel Bateau-Lavoir (Place Emile Goudeau Montmartre), e vede le Demoiselles d'Avignon che rappresenta l'atto di nascita del cubismo. “Picasso è sempre dieci anni avanti a noi tutti” commenta.

Dicembre 1907

Arriva nella casa di Rue du Delta accompagnato da Doucet. Realizza il ritratto di Jean-Baptiste Alexandre, padre di Paul.

Gennaio 1909

Paul Alexandre parte per Vienna ed affida Modì alle cure del fratello Jean. Frequentano mostre e girovagano per la città ma non riesce a far sì che Modì si impegni seriamente nel lavoro. Si rifiuta ad esempio di disegnare vignette per il giornale Assiette au Berre. Scrive a Ghiglia che considera suo solo dovere “salvare il suo sogno”. Jean commissiona il ritratto suo e della fidanzata, la baronessa Marguerite de Hasse de Villers.

Aprile 1909

Si trasferisce nella Cité Falguière (Rue Falguière, Montparnasse) vicino all'atelier di Brancusi. Esegue  ritratti di Maurice Drouard, Joseph Levi, il Nudo seduto, il Mendicante di Livorno, ed altri.

Paul Alexanre torna a Parigi. Come già Gauguin, Matisse e Picasso, si dedica allo studio dell'arte africana affascinato dal processo di semplificazione delle linee. Realizza statue con teste allungate, volti triangolari, naso prominente, labbra sporgenti, fronte, bassa, occhi distanti, capelli intrecciati, orecchie appena suggerite, lunghi colli sui quali la testa sembra essere in equilibrio e sguardo assente.

Giugno 1909

I suoi amici lo trovano svenuto nel suo studio e fanno una colletta per rimandarlo a Livorno dove ritrova i suoi amici e frequenta il bar Bardi. Utilizza lo studio di Gino Romiti fino a quando ne trova uno per sé e realizza una o più teste che, deriso dai suoi amici, secondo quanto racconta Bruno Miniati, getta nel fosso reale. L'episodio darà adito alla realizzazione dei falsi del 1984. Dipinge Il mendicante.

Settembre 1909

Torna a Parigi.

Fine 1909

Si dedica quasi esclusivamente alla scultura utilizzando la pietra d'Euville, che ottiene nei cantieri di lavoro portandosela a casa con una carriola, o il legno, che prende dalle traversine della ferroviarie della stazione in costruzione. Realizza molte teste ed una figura intera alta .

Giugno 1910

Incontra Anna Gorenko, detta Achmatova, che torna in Russia prima della fine dell'anno. Dipinge Il ritratto di Josè Pacheco.

Novembre 1910

Espone al Salon d'Automne con buon successo di critica ma non vende nulla.

Maggio 1911

Anna Achmatova torna a Parigi, frequentano i giardini del Lussembrugo, discutono di poesia, recitano, hanno probabilmente una storia che si interrompe nel luglio seguente quando lei torna definitivamente in Russia. Nei suoi diari pubblicati negli anni 60 imputerà a Modigliani tutte le sventure della sua vita (rivoluzione d'ottobre). Forse avevano preso in considerazione l'ipotesi che si fermasse a Parigi con lui?

Settembre 1911

Va a Fécamp a trovare la zia Laura che è lì per un periodo di vacanza. Muore di TBC la madre di Paul Alexandre e Jean viene trovato affetto dalla stessa malattia.

Marzo 1913

Torna a Livorno. Suo fratello Umberto gli ha pagato il viaggio mentre Paul Alexandre si preoccupa di mettere al sicuro le sue cose. E' rasato a zero ed al caffè Bardi  viene scambiato per un evaso. È stato ricoverato per progressione della TBC.

Giugno 1913

Due teste scolpite sono vendute ad Augustus John.

Il Comune di Parigi reclama il possesso dell'edificio di Rue du Delta che viene pertanto sgombrato.

Luglio 1913

Torna a Parigi.

Settembre 11-13

Si dedica alla realizzazione delle cariatidi delle quali resta solo un esemplare. Forse teorizza con Brancusi la realizzazione di un Tempio della Bellezza riprendendo un'idea già discussa in Rue du Delta.

Luglio 1913

Paul Alexandre acquista un nuovo edificio in Place Dancourt (Montparnasse) e Modì si interessa di sistemarlo esponendo le sue “sculture rosse” a tutt'oggi non identificate. Frequenta i bar di Montparnasse, La Rotonde e il Dome (Incrocio tra Boulevard du Montparnasse e Boulevard Raspail).

Estate 1913

Esegue molti ritratti a disegno nel caffè che poi da via in cambio di pochi spiccioli, spesso un bicchiere di pernod.

Settembre 1913

Esegue il ritratto ad olio di Jean Cocteau che lo paga 5 franchi ma non lo ritira mai adducendo il fatto che era troppo grande e costoso da trasportare. In verità lo trova “diabolico”. Lo prende Moise Kisling che poi lo passa al gestore de La Rotonde per il pagamento delle consumazioni in sospeso. Passato di mano in mano viene infine venduto per 3.000.000 di franchi e Cocteau si lamenterà del fatto che gliene rimaneva solo una fotografia.

Ottobre 1913

Lascia la Cité Falguière e si trasferisce in Rue Raspail 216. Incontra Chaim Soutine che dimora a La Ruche (Passage de Dantzig 2) che lo scultore Alfred Boucher ha realizzato per dare a prezzo di costo uno studio agli artisti in bolletta.

Novembre 1913

Espone le sue teste al Salon d'Automne ma non vengono vendute né notate.

1914

Si manifestano clinicamente i segni della TBC. Sputa sangue, sviene più volte ed è soccorso dai suoi amici che andavano a trovarlo per caso.

Estate 1914

Incontra Beatrice Hastings, Beà, al caffè e presto inizia ad avere una relazione con lei. E' scrittrice, critica letteraria, femminista, socialista ed anticonformista. Modì la ritrae molte volte.

Settembre 1914

Al caffè conosce Ossip Zadkine scultore russo di Smolensk.  Abbandona definitivamente la scultura forse per la polvere di marmo che gli nuoce, forse perché faticosa o semplicemente perché non invitato alla Armory Show, mostra tenuta negli USA,  nella quale erano rappresentati moltissimi artisti europei. Secondo Zadkine “lo scultore che era in Modigliani poco a poco stava morendo”. In un cortile vide abbandonate le teste ed una statua intera. Se ne sono salvate 27 e l'ultima è stata battuta da Christie's per 52.8 milioni di dollari.

Novembre 1914

Parigi, con l'entrata della Francia nella I Guerra Mondiale subisce la vicinanza del fronte. I viveri scarseggiano, si diffondono le mense dove mangiare a prezzo di costo. Beà e Modì frequentano la mensa di Marie Vassilieff.

Il gallerista Guillaume Chéron, con galleria in Rue de Boétie, lo mette sotto contratto per dieci franchi al giorno più colori, pennelli e tele.

1915

Realizza l'autoritratto come artista di strada (da Picasso, Famiglia di Saltimbanchi) ed il ritratto di Pablo Picasso sotto il quale scrive Savoir forse ironicamente.

Modì rompe con Cheron e nel frattempo ha conosciuto Max Jacob che lo fa incontrare con Paul Guillaume che diventa il suo nuovo agente. Sul suo ritratto dipinto nello stesso 1915 scrive la “Novo piloto”.

Intensifica l'abuso di alcool e droghe forse per mascherare i sintomi della TBC che lo avrebbero fatto isolare dai suoi conoscenti

Esegue molti ritratti di artisti tra cui lo stesso Jacob e poi Indenbaum, Soutine, Lipchitz  con la moglie e le amiche Lunia Czechowska e Hanka Zborowska moglie di Léopold Zborowski, detto Zbo, suo ultimo agente.

1916

Vive con Beà. I ritratti femminili assumono definitivamente il collo allungato sottolineato dalle scollature profonde. I ritratti maschili mostrano invece il collo coperto da colli di camicia, foulard, maglioni a collo alto. Forse anche questo un tentativo di mascherare i linfonodi ingranditi dalla TBC.

Beà inizia una nuova relazione con Alfredo Pina, scultore italiano allievo di Rodin.

Fine del 1916

Conosce Jeanne Hébuterne.

Febbraio-Marzo 17

Apollinaire torna dalla guerra ferito alla testa ed è premiato con d'Honneur. organizza una festa per lui nella quale ci sono Pina e è invitato a non andare ma si presenta lo stesso. Affronta Pina che, secondo alcune versioni, avrebbe sparato. Esiste un disegno della Vassilieff che illustra la scena con Picasso, Matisse, Jacob ed altri che assistono alla scena ed Apollinaire coronato d'alloro. La relazione con Beà si chiude burrascosamente.

17 maggio 1917

Inizia la relazione con Jeanne nell'Hotel Dieu.

Luglio 1917

Jeanne va a vivere con Modì in qualche alberghetto squallido tra quelli che lui frequenta. Tiene la relazione segreta per un anno tornando a dormire a casa tutte le sere.  Resta incinta nell'autunno dello stesso anno.

Si trasferiscono nello studio di Rue de 14, sempre a Montparnasse.

Dicembre 1917

Espone nella Galleria di Berthe Weill, Rue Tarbout 50. I nudi esposti gli valgono l'intervento delle forza pubblica che lo cita per oscenità.

Torna a dipingere ritratti. Nei nudi copre o maschera le parti intime forse sperando di arrivare ad un compromesso con la morale pubblica.

Inizio 1918

Simone Thiroux asserisce di avere avuto un figlio da Modì, Serge, di cui tuttavia si rifiuta di prendersi cura accampando il fatto che lei aveva avuto altri amanti e che in ogni caso non era in grado di badare al piccolo.

E incerto se Beà abbia o meno avuto un figlio da lui.

Zadkine incontra Modì e lo descrive emaciato. Leopold Zborowski diviene agente di Modigliani contemporaneamente a Guillaume.

Marzo 1918

I Tedeschi puntano su Parigi , i cannoni a lunga gittata che colpiscono da oltre di distanza, il che rende la vita più precaria.

Scoppi in Europa , pandemia influenzale arrivata con i soldati americani.

Francis Carco chiede di acquistare un nudo di Modì ma Leopold glielo regala adducendo il fatto che ha capito lui “lo ama”. Continua a spingere le opere di Modigliani anche se i più gli ridono in faccia. Predice loro che verrà un tempo in cui si morderanno le mani.

Jonas Netter e Roger Dutilleul, mercanti d'arte, si interessano ai suoi dipinti. Esegue il ritratto di Jonas Dutilleul.

23 marzo 1918

Jeanne parte con sua madre, che si è resa conto del suo stato, per il sud della Francia. Forse spera di partorire nell'anonimato e dare in affidamento il figlio illegittimo.

Giugno 1918

Con Zborowski, sua moglie Hanka, Soutine e Foujita, Modì parte per Nizza.

Luglio 1918

A Nizza lavora per Survage che lo mette sotto contratto al ritmo di tre dipinti al mese che tuttavia spesso non consegna.

Settembre 1918

Va a  vivere con Jeanne in Rue Messena a Nizza.

Ottobre 1918

Si trasferisce nell'hotel Tash in Rue de France.

29 settembre 1918

Si trasferisce con Jeanne e sua madre in Avenue de la California

29 novembre 1918

Nasce Jeanne ed è registrata dopo tre giorni col cognome della madre.

André Hebuterne, fratello di Jeanne, scopre il parto e la minaccia di abbandono da parte della sua famiglia.

Dicembre 1918

Modì è felice e scrive a sua madre “La bambina sta bene ed anch'io! Non mi stupisce che, essendo tu stata tanto madre, ti senta nonna anche al di fuori delle sanzioni legittime”.

1919

Rassegnata ad averlo perso ed al mancato riconoscimento del figlio, Simone Thiroux scrive a Modì implorando meno indifferenza e meno odio ma non esiste risposta nota.

Aprile 1919

Passa a pieno sotto le gestione di Zborowski. Ottiene, oltre al pagamento dell'affitto dello studio e del materiale, uno stipendio di 15 franchi giornalieri. Nel contratto si chiedeva inoltre che Zborowski si interessi anche della commercializzazione delle opere di Soutine. Zborowski gli mette a disposizione una sala del suo appartamento nella quale Modì dipingerà tutti i suoi nudi dal momento che il suo studio non era abbastanza accogliente.

31 maggio 1919

Modì torna a Parigi.

Fine giugno 1919

Jeanne torna a Parigi, La bambina è affidata alle cure di Lunia Czechowska. Jeanne è di nuovo incinta. Modì pensa ad una vita normale con la sua nuova famiglia. Scrive “Mi impegno a sposarla (Jeanne) appena arrivano i documenti (da Livorno)”.

Dipinge molti ritratti fra cui con il vestito azzurro.

Agosto 1919

Espone alla Mansard Gallery di Londra dei fratelli Sitwell. La critica è entusiasta. Sul Burlington Magazine scrivono “La non comune sensibilità di Modigliani per il carattere si esprime attraverso la estrema semplificazione del colore e dei contorni, e attraverso le distorsioni più stupefacenti”.

Lo scrittore Arnold Bennett scrive: “Sono disposto a dire che le quattro figure di Modigliani sembrano presentare una somiglianza sospetta con dei capolavori!”-

Modì si è ammalato e non può andare a Londra.

Guillaume, che è proprietario della maggior parte delle tele esposte, sospende le vendite intuendo che l'eventuale morte del pittore porterebbe ad una lievitazione del loro valore.

Inverno 1919

Si manifestano i sintomi della meningite tubercolare. Incontra Marie Vassileff che lo descrive così “Era così cambiato che non credevo ai miei occhi. Aveva perso i denti, i capelli erano incollati alla testa, lisci. Tutta la sua bellezza se n'era andata. “È finita, Marie!” mi disse”.

Continua tuttavia a lavorare e dipinge la famiglia di Zborowski compresa la domestica Paulette Jourdain che diventerà amante di Léopold e gli darà un figlio che sarà allevato da lui e sua moglie Hanka, sterile, e che poi sarà lei stessa gallerista ed erediterà la galleria di Zbo.

Dipinge il ritratto di Thora Klinckowstorm incontrata nel caffè de ritratto scrive:

La vita è un dono

dei pochi ai molti

di quelli che sanno ed hanno

a quelli che non sanno e non hanno.

Si dedica alla grande serie dei nudi che dipinge in casa di Zborowski.

Dipinge il suo autoritratto.

15 gennaio 1920

Entra in coma per progressione della meningite tubercolare. Sta dipingendo il ritratto di Mario Vorvogli sul quale scrive “Hic incipit vita nova”.

24 gennaio 1920

Muore alle 20 :45 nell'oggi scomparso Hopital de in Rue Saint-Pères, 37.

Suo fratello Mené viene avvertito da Zborowski e, non potendo presenziare, dà mandato perché venga sepolto “come un principe”.

25 gennaio 1920

Alle 3 del mattino Jeanne si suicida gettandosi dalla finestra della sua camera, al sesto piano della casa di Rue Amyot. La salma è sistemata nello studio di Rue de la Grande Chaumière 14.

26 gennaio 1920

Modigliani è sepolto nel cimitero di Pére Lachais.

27 gennaio 1920

Jeanne è sepolta nel cimitero di Bagneux.

Febbraio 1927

La salma di Jeanne è traslata al Pére Lachais accanto a Modigliani.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Ritratti di Jeanne Hébuterne[modifica | modifica wikitesto]

Altri ritratti[modifica | modifica wikitesto]

Nudi[modifica | modifica wikitesto]

Paesaggi[modifica | modifica wikitesto]

Omaggi[modifica | modifica wikitesto]

Omaggi musicali[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Quintetto di Livorno di Andrea Pellegrini, gruppo jazz con Tino Tracanna (sax), Nino Pellegrini (contrabbasso), Riccardo Jenna / Cristian Calcagnile (batteria), ha realizzato una suite ispirata a Modigliani (Il Notaio di Nizza, Modigliani, Le Mani di Jeanne, Il Tratto di Modì, Al Lapin Agile ecc.) presentata ad es. al Festival Jazz di Montescudaio (prod. Provincia di Pisa, Comune di Montescudaio, Ass. Cult. Minerva) nel 2003 e a Fauglia presso il Museo Kienerk (prod. Comune di Fauglia, Fondazione Laviosa, Museo Giorgio Kienerk) nel 2011.
  • I brani Il talento di Modigliani e Parigi de laMalareputazione, contenuti nell'album Panico (2013).
  • Dancing Barefoot è una canzone di Patti Smith scritta insieme a Ivan Kral e pubblicata nell'album del 1979 Wave. Come si legge nelle note di copertina, il brano è stato dedicato a quelle donne che sono come l'amante di Amedeo Modigliani, Jeanne Hébuterne.
  • Il cantautore italiano Caparezza basa la canzone "Teste di Modì" (nell'album Museica) sul caso del ritrovamento delle "teste" di Modigliani.
  • Cd Modigliani - Il tratto, l'Africa e perdersi (Erasmo Edizioni - Il Poderino) di Andrea Pellegrini con Quintetto di Livorno, Tino Tracanna. Allegato al libro di Andrea Pellegrini, Mirabolanti avventure di un jazzista, Livorno, Erasmo, 2014, ISBN 978-88-98598-13-7.
  • Dargen D'Amico (cantautore - rapper) nel suo album "D'io", del 2015, ha intitolato la dodicesima traccia "Modigliani". Chiave di lettura dell'intero brano di natura introspettiva del D'Amico, è proprio il titolo. Il pezzo può essere compreso solo grazie alla conoscenza del pittore e della sua vita, fatta, si dice, di eccessi e di sregolatezze e al ritrovamento, con successivo clamore mediatico, dei tre falsi scultorei. Il video della canzone inizia con l'artista che si siede su una poltrona e vede se stesso, o meglio la sua ombra, recitare uno spettacolo di cui lui stesso è spettatore. La canzone è un inno alla felicità raggiunta, all'introspezione di se stessi nel momento stesso in cui ci si rende conto che ciò che di bello si sta vivendo sta per finire e che è frutto di una messa in scena, proprio come la notorietà e l'importanza degli autori delle tre sculture.

Omaggi cinematografici[modifica | modifica wikitesto]

Omaggi letterari[modifica | modifica wikitesto]

  • Jeanne Modigliani e Christian Parisot, Modigliani, mio padre, marzo 2009. ISBN 88-8416-210-6
  • Blaise Cendrars, Bourlinger, Racconto autobiografico. In alcune pagine Cendrars narra l'incontro e la sbronza con l'amico Modigliani. 1948.
  • Corrado Augias, Modigliani, l'ultimo romantico
  • A.J. Cronin, La bellezza non svanirà (il pittore livornese, unico personaggio storico della vicenda, gioca un ruolo secondario).

Modigliani ed il cinema[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Sono moltissimi gli aneddoti su Modigliani, in gran parte "causati" dalla sua dipendenza dall'alcool (non avendo molti soldi per mangiare, preferiva bere «...in questo modo mi tengo caldo», soleva dire).

  • A Nizza, avrebbe ritratto la sua Bambina con vestito celeste pieno di rabbia perché la piccola - una cameriera - invece di portargli la bottiglia di vino richiestale, gli diede una bottiglia di latte.
  • A seguito di un'animata discussione-bevuta con Utrillo su chi fosse tra i due il miglior pittore, dalle bottiglie gli artisti passarono presto alle mani e finirono con l'addormentarsi per strada abbracciati l'un l'altro, venendo anche derubati dei pochi spiccioli che avevano in tasca.
  • Le litigate pubbliche con Jeanne Hébuterne divennero proverbiali tra gli habitué dei locali di Montparnasse, tanto che parecchi si rifiutavano di farli entrare.
  • L'artista, in cambio di una bevuta, più volte disegnò ritratti a matita che regalava agli avventori dei bar, firmando: Modigliani "dessins à boire" (it. Modigliani "disegni da bere").
  • Renoir raccontò del suo ultimo incontro con Modì che, contestando la pittura di Renoir e quindi le forme pittoriche di alcune modelle ritratte dal maestro («Non mi piacciono quelle natiche!») se ne andò sbattendo la porta.

Amedeo Modigliani nei musei[modifica | modifica wikitesto]

Musei in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Musei all'estero[modifica | modifica wikitesto]

USA

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il soprannome Modì, affibbiatogli in Francia, è' l'italianizzazione del vocabolo francese maudit, traducibile in "maledetto", che per assonanza è identico alle prime quattro lettere che compongono il suo cognome.
  2. ^ Chiamato così dalla sua famiglia e dai suoi amici più intimi, è il diminutivo toscano del nome "Amedeo".
  3. ^ Noix de coco (noce di cocco) era il nome con cui veniva soprannominata Jeanne Hébuterne
  4. ^ a b c d e f Christian Parisot, Modigliani, la vita le opere, Edizioni Carte Segrete, ISBN 88-96490-91-X. pp. 170-171
  5. ^ Il figlio segreto di Modigliani che si fece prete: l’Osservatore romano ricorda…, Blitzquotidiano.it, 13 gennaio 2011
  6. ^ Record d'asta per una scultura. URL consultato il 18 settembre 2013.
  7. ^ Record d'asta per una tela. URL consultato il 18 settembre 2013.
  8. ^ Modigliani e Giacometti da record all’asta da Sotheby’s. URL consultato il 5 giugno 2015.
  9. ^ InStoria - Il ritrovamento delle Teste di Modigliani
  10. ^ - Falsi Modigliani. La storia della beffa di Livorno
  11. ^ - Falsi Modigliani. La storia della beffa di Livorno
  12. ^ Alice Barontini, Alla ricerca di Modi - Angelo Froglia e la performance che mise in crisi la critica, Edizioni Polistampa, 2010 - ISBN 978-88-596-0739-7
  13. ^ A tal proposito si può guardare il video: * La storia siamo noi
  14. ^ Le Vere False Teste di Modigliani, recensione su www.cinemaitaliano.info
  15. ^ Le vere false teste di Modigliani (Italia / Francia 2011), regia di Giovanni Donfrancesco. Prod. Altara Films / Les Films du Poisson / ARTE France in ass. con YLE, SVT, SF, DR, SBS Australia, con il supporto di Regione Toscana, CNC, Procirep, Media
  16. ^ Guarda il catalogo Due pietre ritrovate di Amedeo Modigliani che ricostruisce la vicenda
  17. ^ http://www.oceansbridge.com Il dipinto del 1909 eseguito a Livorno
  18. ^ Modigliani, Ritratto di Hanka Zborovska
  19. ^ (di: Davide Salemme)
  20. ^ Guida d'Italia - Calabria: dal Pollino all'Aspromonte le spiagge dei due mari le città, i borghi arroccati, Milano, Touring Club Editore, 2003. ISBN 88-365-1256-9

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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