Museo d'arte contemporanea Donnaregina

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Madre - Museo d'arte contemporanea Donnaregina, Napoli
Installazione di Giovanna Bianco e Pino Valente nel cortile interno del Museo Madre di Napoli (2009).jpg
Installazione di G. Bianco e P. Valente nel cortile interno del Museo Madre (2009)
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàNapoli
Indirizzovia Luigi Settembrini, 79
Caratteristiche
TipoArte contemporanea
Apertura11 giugno 2005
Visitatori64 033[1] (2016)
Sito web

Coordinate: 40°51′17.5″N 14°15′31.21″E / 40.85486°N 14.25867°E40.85486; 14.25867

Il Museo d'arte contemporanea Donnaregina (MADRE) è ubicato nello storico Palazzo Donnaregina, in via Luigi Settembrini a Napoli.

Il museo ha una superficie complessiva di 7.200 m2 di cui 2660 m2 sono destinati alle aree espositive, è dotato di una libreria dedicata, una biblioteca, di laboratori didattici, un auditorium, un ristorante e una caffetteria.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La nascita del Museo MADRE è stata pianificata in base al “Patto per l'Arte Contemporanea” sottoscritto nel 2003 dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, le Regioni, le Province Autonome di Trento e Bolzano, le Province, i Comuni e le Comunità Montane con il fine di:

« dare impulso alla promozione dell’arte contemporanea e incrementare il patrimonio pubblico in questo settore »

(Bollettino ufficiale Regione Campania[3])

Tale patto ha permesso alla Regione Campania di costituire nel 2004, come socio unico, la Fondazione Donnaregina senza scopo di lucro con lo scopo di:

« promuovere, diffondere e favorire la fruizione e la preservazione delle opere di arte visiva contemporanea [...] istituire, promuovere e gestire musei, centri d’arte e di cultura nel territorio della Regione Campania [...] »

(Bollettino ufficiale Regione Campania[3])

L'anno successivo la Giunta Regionale Campana ha quindi acquistato il Palazzo Donnaregina per adibirlo a primo museo regionale per l'arte contemporanea.

L'edificio si sviluppa su strutture settecentesche e ottocentesche intorno a due cortili e sovrasta un tratto di cinta muraria del V-IV a.C. visibile sotto il pavimento della biglietteria.[4]

Inaugurato (parzialmente) l'11 giugno 2005, il museo è stato finito completamente nel 2007 e sono stati ampliati gli spazi di esposizione ad opera dell'architetto portoghese Alvaro Siza.

Per quattro anni il museo ha ospitato mostre e retrospettive sotto la direzione di Eduardo Cicelyn e Mauro Codognato. Non sono mancate polemiche relative alla loro gestione, tra cui quella condotta dal gallerista napoletano Guido Cabib sulle colonne del portale Exibart, per i finanziamenti stanziati dalla Regione per la mostra Barock, ospitata nel museo dal 13 dicembre 2009 al 5 aprile 2010[5].

A marzo 2010, le elezioni regionali hanno visto un avvicendamento dei partiti politici, così la giunta fino a quel momento guidata da Antonio Bassolino (PD) è stata sostituita da una guidata da Stefano Caldoro (PDL). Il 16 febbraio 2011 il Consiglio di Amministrazione del MADRE si è dimesso[6] e poco dopo alcune delle istituzioni e alcuni artisti che avevano concesso in prestito le opere ne hanno chiesto la restituzione[7].

Il nuovo consiglio di amministrazione della Fondazione annovera come presidente Pierpaolo Forte e come membri Laura Cherubini e Antonio Blandini. Nel comitato scientifico della Fondazione figurano Bice Curiger, Johanna Burton, Andrea Bellini, Gianfranco Maraniello e Chuz Martinez. Il direttore in carica dal 1º gennaio 2013 è Andrea Viliani, selezionato tramite un bando pubblico.

Collezione[modifica | modifica wikitesto]

In origine, la collezione permanente del MADRE era ospitata al secondo piano dell'edificio ed era formata da opere concesse in prestito a tempo indeterminato da collezioni nazionali ed internazionali (come la collezione Sonnabend di New York o la collezione Stein di Milano) o direttamente dagli artisti, come nel caso di Damien Hirst, Jannis Kounellis, Richard Long, Nino Longobardi, Giulio Paolini, Robert Rauschenberg e Jeff Wall.

La collezione ospitata dal 2006 al 2012 annoverava opere di: Carlo Alfano, Getulio Alviani, Carl Andre, Giovanni Anselmo, John Baldessari, Georg Baselitz, Bernd & Illa Becher, Joseph Beuys, Domenico Bianchi, Ashley Bickerton, Alighiero Boetti, Alberto Burri, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Hanne Darboven, Gino de Dominicis, Luciano Fabro, Dan Flavin, Lucio Fontana, Gilbert & George, Douglas Gordon, Andreas Gursky, Peter Halley, Damien Hirst, Donald Judd, Anish Kapoor, Anselm Kiefer, Yves Klein, Jeff Koons, Joseph Kosuth, Jannis Kounellis, Sol LeWitt, Roy Lichtenstein, Richard Long, Nino Longobardi, Piero Manzoni, Robert Mapplethorpe, Mario Merz, Marisa Merz, Robert Morris, Bruce Nauman, Claes Oldenburg, Luigi Ontani, Mimmo Paladino, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Gianni Pisani, Michelangelo Pistoletto, Robert Rauschenberg, Gerhard Richter, Thomas Ruff, Mario Schifano, Richard Serra, Julian Schnabel, Cindy Sherman, Haim Steinbach, Thomas Struth, Antoni Tapies, Ernesto Tatafiore, Cy Twombly, Bill Viola, Jeff Wall, Andy Warhol e Gilberto Zorio[8].

A causa dei rovesci finanziari e politici del museo, alcune opere sono state restituite ai proprietari. Dopo il cambiamento di gestione, che ha visto la ricostituzione del Cda della Fondazione e del comitato scientifico e la nomina del direttore Andrea Viliani, la collezione è stata ricostituita con opere di: Marisa Albanese, Domenico Bianchi, Francesco Clemente, Rebecca Horn, Sol LeWitt, Richard Long, Jeff Koons, Jannis Kounellis, Domenico Paladino, Giulio Paolini, Richard Serra e Arrigo Lora Totino.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dati visitatori 2016, su napoli.repubblica.it. URL consultato il 5 gennaio 2017.
  2. ^ Il museo, Museo MADRE. URL consultato il 5-11-2014.
  3. ^ a b Bollettino ufficiale n. 40 (PDF), Regione Campania, 4 settembre 2006. URL consultato il 5-11-2014.
  4. ^ AA.VV., Rapporto di attività 2007-2009 (PDF), Mondadori Electa, 2010. URL consultato il 5-11-2014.
  5. ^ Napoli, al Madre il Barock della discordia, su ilmattino.it. URL consultato il Visitato il 5 novembre 2014.
  6. ^ Madre nel caos, a Napoli lascia il Cda della Fondazione Donnaregina, su exibart.com. URL consultato il 5 novembre 2014.
  7. ^ Il Madre perde i suoi figli, su napoli.repubblica.it. URL consultato il Visitato il 5 novembre 2014.
  8. ^ Comunicato stampa di presentazione della collezione del Museo MADRE, su exibart.com. URL consultato il visitato il 5 novembre 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]