Musei di Napoli

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Napoli.

Napoli è una delle capitali mondiali dell'arte. La sua complessa storia, svoltasi nell'arco di tre millenni, l'ha vista più volte protagonista sia in ambito italiano che europeo: grazie all'elevato prestigio che assunse, riuscì ad accogliere un numero rilevante di personalità di cultura e di arte che consentirono, già nel XVI secolo, di portare alla nascita importanti complessi museali. Ai giorni nostri, costituiscono delle preziose testimonianze del passato e contribuiscono a fare della città di Napoli, una delle principali mete artistiche e culturali d'Europa.

Spiccano su tutti i musei cittadini, essendo anche tra i più importanti in Italia, il museo nazionale di Capodimonte, il museo archeologico nazionale, il museo di San Martino ed il palazzo Reale.

La città continua ad essere, tutt'oggi, fucina di arte: una prova di ciò ci è data dalla Linea 1 della metropolitana, le cui stazioni sono delle vere e proprie gallerie d'arte contemporanea.

Di seguito un elenco dei principali musei, molti dei quali rientranti nel centro storico di Napoli. Non fanno parte della lista gli edifici e le mostre gratuite come quelle di palazzo Venezia o quelle dell'arte presepiale napoletana, o ancora, le cappelle, le sale e gli ambienti non "autonomi" che, seppur visitabili solo dietro acquisto di un biglietto d'ingresso, sono comunque compresi in edifici o complessi superiori. Sono questi i casi della sala del tesoro della chiesa di san Domenico Maggiore, della basilica di Santa Restituta all'interno del duomo, ecc.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

All'aperto[modifica | modifica wikitesto]

Archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Museo archeologico nazionale

Il museo si trova in piazza museo, di fronte alla galleria Principe di Napoli, nel cinquecentesco palazzo del real museo voluto da Carlo III di Borbone per ospitarvi la collezione farnese, prima sita nella reggia di Capodimonte. È ritenuto uno dei più importanti musei archeologici al mondo, vantando il più ricco e pregevole patrimonio di opere d'arte e manufatti di interesse archeologico in Italia.[1][2] I nuclei principali che costituiscono il museo sono: la Collezione Farnese (costituita da reperti provenienti da Roma e dintorni); le collezioni pompeiane (reperti provenienti da Pompei, Ercolano, Stabiae, Boscoreale ed altri siti antichi dell'area vesuviana, facenti parte soprattutto delle collezioni borboniche); la collezione egizia, più antica e terza per importanza come collezione di manufatti egizi in Italia; infine reperti provenienti da scavi effettuati nell'area di competenza della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Napoli e Caserta (sezione Preistorica, Cumana, Pithecusae, Neapolis, ecc.) di cui il Museo fa parte.

Museo dell'Opera di San Lorenzo Maggiore

Il museo ha sede in piazza San Gaetano, all'interno dell'omonima basilica. Si tratta di un polo museale che permette di ammirare gli antichi ambienti del convento (sala Capitolare, sala Sisto V ed il chiostro), un sito archeologico posto sotto l'edificio religioso e le collezioni settecentesche appartenute al convento stesso (abiti, pitture, arredi ecc. etc). Il sito archeologico risale all'epoca greca, quando in quel luogo sorgeva l'agorà, e più nello specifico, quando quell'area della piazza era destina alle attività commerciali.

Si trova nel complesso di santa Chiara, nei pressi di piazza del Gesù Nuovo. Il museo espone resti archeologici rilevati nel sottosuolo della basilica ed oggetti sacri appartenuti al monastero. L'accesso al museo dell'Opera si trova all'interno del chiostro delle Clarisse, uno dei più belli della città grazie alle maioliche decorative eseguite da Domenico Antonio Vaccaro nella prima metà del XVIII secolo.

Il museo, ubicato alle spalle di piazza del Plebiscito, espone pezzi (circa 6000) archeologici risalenti al periodo della Magna Grecia o all'epoca egizia, donati nel corso della storia da principi, musei o da privati, quest'ultimo è il caso di Filippo Palizzi, a cui è intitolato il museo stesso. Vi sono poi presenti in loco anche alcuni dipinti del Palizzi, alcune ceramiche aragonesi, ed una scultura bronzea di Vincenzo Gemito risalente alla seconda metà del XIX secolo, lo Zio prete.

La Stazione Neapolis espone tutti i reperti archeologici rinvenuti durante gli scavi della metropolitana di Napoli. Il nucleo principale è composto da pezzi della città greca; non mancano reperti di epoca romana, bizantina, medievale e di quello spagnolo del XV secolo fino al XVII secolo.

Il piccolo museo è ubicato all'interno dell'istituto scolastico Francesco Denza di Napoli, sulla collina di Posillipo. Il Museo che sino al decennio scorso era a Firenze nello storico Istituto Collegio "Alla Querce" dell'Ordine ecclesiastico dei barnabiti, è stato trasferito, per esigenze di tutela e valorizzazione, nell'Istituto napoletano lo scorso luglio (2014). Al suo interno custodisce una rara Collezione di reperti archeologici adunata nella metà dell'Ottocento da p. Leopoldo De Feis, barnabita e docente di materie classiche presso l'istituto fiorentino. Nella collezione si individuano due nuclei principali: l'uno di reperti provenienti da Orvieto, databili tra il VII -III sec.a.C.; l'altro di reperti provenienti da Montesarchio datati tra il IV-III sec. a.C. don a time dalla famiglia D'Avalos. Un sarcofago antropomorfo di terracotta, etrusco-ellenistico, e nuclei di minore entità sono visibili nel nuovo allestimento del Museo.

Artistici[modifica | modifica wikitesto]

Arti visive e plastiche[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Reale

La reggia napoletana si trova in piazza del Plebiscito, di fronte alla basilica di San Francesco di Paola. Sorta nel 1600 per volontà di Fernando Ruiz de Castro, il complesso fu opera di Ferdinando Fuga pur ricevendo nei secoli successivi importanti rimaneggiamenti eseguiti tra gli altri anche da Luigi Vanvitelli. La facciata principale è caratterizzata da otto nicchie nelle quali collocate altrettante otto sculture ottocentesche rappresentanti tutti i re di Napoli. Il palazzo monumentale è visitabile ed ammirabile sia come edificio storico, ospitando oggetti, arredi, arazzi, ed ambienti risalenti al periodo spagnolo e borbonico, che come galleria, avendo importanti tele, tra le quali alcune di Luca Giordano, Andrea Vaccaro, Mattia Preti, Bartolomeo Schedoni, del Guercino, nonché affreschi del Corenzio e di Massimo Stanzione. Nell'ala ovest del palazzo vi è la biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III; sul lato posteriore, invece, vi sono collocate le sculture dei Palafrenieri.

Il complesso fu fondato agli inizi del Seicento in piazza Riario Sforza ed ospitò sin dalla sua costituzione importanti tele del seicento napoletano come quella delle Sette opere di misericordia di Caravaggio. Nel corso dei secoli la quadreria, posta al piano superiore rispetto alla chiesa, si è arricchita di diverse altre opere acquisite o donate all'istituto, come la prestigiosa donazione di Francesco De Mura che lasciò nel convento la sua intera collezione.

Si trova in via Toledo e custodisce un piccolo nucleo di dipinti appartenenti al banco di Napoli. Tra questi vi sono il Largo di Palazzo di Gaspare Vanvitelli e l'ultimo dipinto di Caravaggio, il Martirio di Sant'Orsola. Oltre alle pitture, è possibile ammirare anche alcuni ambienti del monumentale edificio con le relative decorazioni ed affreschi.

Cappella Sansevero

Si trova tra il decumano inferiore e quello maggiore, nei pressi di piazza San Domenico Maggiore. La cappella, voluta dal duca Giovan Francesco de Sangro alla fine del XVI secolo, vicina al palazzo di famiglia, attira su di sé numerose leggende macrabe relative agli esperimenti ed alla vita privata del successore Raimondo di Sangro VII principe di Sansevero. Quest'ultimo arricchì nel XVIII secolo la cappella con numerose opere che rendono la stessa un vero e proprio gioiello d'arte della città partenopea, ricca di sculture settecentesche e di cicli d'affreschi. Tra le principali opere marmoree si ricordano il Cristo Velato del Sanmartino, la Pudicizia Velata del Corradini ed il Disingano di Francesco Queirolo. Al piano inferiore, invece, sono collocate le Macchine anatomiche, presunte tracce di esperimenti su umani eseguiti da Raimondo di Sangro.

Il museo, aperto nel 2006, espone opere di arte contemporanea raccolte dal 1949 ad oggi e che hanno per oggetto la religione. Il museo è ubicato nel chiostro di San Ferdinando di Santa Maria la Nova.

Museo nazionale di Capodimonte

Si trova all'interno del bosco omonimo e costituisce una delle principali gallerie d'arte d'Italia. La reggia fu voluta da Carlo di Borbone nel 1737 e fu di fatto la prima residenza reale edificata dalla famiglia borbonica. L'intento era quello di ospitare le sculture archeologiche della collezione farnese, poi trasferite al palazzo del real museo. Nel corso degli anni, il palazzo si è arricchito di un numero inestimabile di pitture donate alla città, ereditate o acquisite, risalenti ad un periodo che va dal XIV secolo fino a quello contemporaneo. Sono ivi presenti opere del Masaccio, Caravaggio, Jusepe de Ribera, Tiziano, Correggio, Giordano, Parmigianino, Guido Reni, Lanfranco, El Greco, Solimena, Mattia Preti, Giovanni Bellini, Botticelli, Mantegna, Caracciolo, Simone Martini e tanti altri ancora. La reggia non ospita solo tele, ma è anche appartamento storico, offrendo così arredi, sculture ed ambienti, come il Salottino di porcellana di Maria Amalia di Sassonia.

Museo civico di Castel Nuovo

Il museo è situato all'interno del Maschio Angioino, ed è costituito dalle sale del castello stesso e dai suoi primi due livelli, nei quali sono esposte le opere pittoriche ed alcune sculture di Francesco Laurana, Vincenzo Gemito, Francesco Jerace e Domenico Gagini. Tra le tele esposte, al primo piano vi sono collocate pitture del XV, XVI e XVII secolo di Andrea Malinconico, Luca Giordano, Mattia Preti, Battistello Caracciolo e Francesco Solimena. Nel secondo piano vi sono esposte tele dell'Ottocento e Novecento, prevalentemente a contenuto storico, come l'Ingresso di Garibaldi a Napoli il 7 settembre 1860.

Annessa all'omonima chiesa, la quadreria nacque solo nel XX secolo a seguito di una riorganizzazione delle opere pittoriche donate nel corso della storia all'istituto. Sono qui custodite opere prevalentemente di scuola napoletana, come quelle di Luca Giordano, Battistello Caracciolo, Francesco Solimena, Massimo Stanzione e Jusepe de Ribera. La quadreria conserva anche due importanti opere di Guido Reni. La chiesa dei Girolamini e la Quadreria sono parte del complesso monumentale dei Girolamini dichiarato Monumento Nazionale del 1866.

Museo Napoli Novecento 1910-1980 (in Castel Sant'Elmo)
Museo di san Martino (in Certosa di san Martino)

Si tratta di un museo storico che testimonia lo sviluppo artistico di Napoli del XX secolo. Ubicato all'interno del Castel Sant'Elmo, in largo San Martino, le opere esposte riguardano sculture, pitture e grafica, quasi esclusivamente realizzate da artisti napoletani.

È uno dei più importanti musei di Napoli, situato sulla collina del Vomero adiacente al castel Sant'Elmo ed all'interno dell'omonima certosa. Il museo dispone di una elevata diversificazione, offrendo testimonianze storiche della vecchia capitale del regno delle Due Sicilie e dei due precedenti regni di Napoli e Sicilia (Stemmi, imbarcazioni e carrozze reali); arti visive (pitture e sculture); porcellane di Capodimonte e storici presepi napoletani. Se le sculture esposte appartengono prevalentemente a Pietro Bernini, le pitture si dividono in due nuclei: uno in cui sono esposti dipinti del periodo borbonico, con ritratti della famiglia reale o con scene di vita reale, come l'Inaugurazione della ferrovia Napoli–Portici di Salvatore Fergola, o la Punizione dei ladri al tempo di Masaniello di Micco Spadaro; l'altro in cui è esposta l'arte di Jusepe de Ribera, come la Pietà, o di Luca Giordano, con le Nozze di Cana, o di Artemisia Gentileschi con l'Artemisia Gentileschi, nonché altri dipinti del De Mura, Caracciolo e diversi esponenti della scuola di Posillipo. Merita ultima notazione la quattrocentesca Tavola Strozzi, la più antica rappresentazione topografica di Napoli.

Museo civico Gaetano Filangieri

Il museo si trova su via Duomo, nel rinascimentale palazzo Como. La raccolta di opere si deve a Gaetano Filangieri iunior che lasciò nel palazzo tutta la sua collezione di pitture, molte delle quali perse durante l'ultimo conflitto mondiale. Il museo non è solo di pittura, ma offre anche testimonianze artistiche riguardanti maioliche, porcellane, vetri, medaglie, armature ecc. Il nucleo pittorico vede tele di Bernardino Luini, Francesco Solimena, Luca Giordano, Jusepe de Ribera e Mattia Preti. Nel museo vi è anche la biblioteca con manoscritti che vanno dal XIII secolo fino al XIX.

Si trova nello storico palazzo Carafa di Roccella, in via dei Mille. Il museo PAN ospita opere di arte contemporanea in tutte le sue forme: pittura, scultura, fotografia, grafica, fumetto, design, videoarte, cinema ecc. ecc.

Il Museo d'arte contemporanea Donnaregina (MADRE) è ubicato nello storico palazzo Donnaregina e nell'adiacente chiesa omonima trecentesca, nel largo donnaregina. Il museo ospita prevalentemente opere di arte contemporanea, tra le quali quelle di Andy Warhol, Alberto Burri, Domenico Paladino, Jannis Kounellis e altri ancora.

Museo diocesano

Ubicato nel largo donnaregina, il museo si trova all'interno della seicentesca chiesa di Santa Maria Donnaregina Nuova. Lo stesso comprende sia l'edificio religioso, con le sue cappelle e navate caratterizzate da cicli di affreschi di Stanzione e Solimena e opere in marmo di Giovan Domenico Vinaccia, che il primo piano del monastero, nel quale sono esposte tele di Luca Giordano, Francesco Solimena, Massimo Stanzione, Aniello Falcone e Andrea Vaccaro.

Il Museo dell'Opera Pia Purgatorio ad Arco si trova all'interno dell'omonima chiesa di Napoli e mostra diversi reperti religiosi che testimoniano e documentano l'intensa attività liturgica che per diversi secoli (dal XVII al XIX) ha caratterizzato l'istituzione. Sono inoltre presenti anche alcuni dipinti della scuola napoletana.

La raccolta si trova all'interno dell'istituto accademico universitario. Essa espone dipinti che vanno dal XVI al XX secolo ed una raccolta di 206 tra disegni ed acquerelli, realizzati da maestri e allievi dell'Accademia. Vi sono, infine, anche una sezione dedicata alla scultura e una sezione video.

Si trova in piazza Trieste e Trento, all'interno del monumentale palazzo del Cardinale Zapata. Il museo espone collezioni appartenute a Giuseppe Caravita principe di Sirignano e proprio a questi è intitolato il polo. Oltre alle opere artistiche, sia pittoriche che scultoree, risalenti al periodo napoletano che va dal XIX secolo alla seconda metà del XX, è possibile ammirare in loco anche diversi ambienti e diverse sale ottocentesche.

Museo nazionale della ceramica Duca di Martina

Custodisce opere della cosiddetta "arte minore", vedendo prevalere maioliche seicentesche e opere di porcellana di scuola Capodimonte. Il museo è ospitato all'interno della villa Floridiana, situata quest'ultima al Vomero e voluta da Ferdinando IV di Borbone nel 1815 per la duchessa di Floridia, nonché sua moglie, Lucia Migliaccio. la collezione di porcellana presente fu donata alla città nel 1911 dai nipoti del legittimo proprietario Placido de Sangro. I suddetti pezzi risalgono alla seconda metà dell'Ottocento, quando gli stessi iniziarono ad essere collezionati dal de Sangro. Nel museo è possibile ammirare anche le sale con gli affreschi o gli arredi storici della famiglia borbonica. Sono ivi presenti anche porcellane cinesi di epoca Ming (1368 - 1644), Qing (1644 - 1911) e Giapponesi Kakiemon ed Imari.

Museo Diego Aragona Pignatelli Cortés

Il museo si trova nella riviera di Chiaia ed è rappresentato sostanzialmente dalla ottocentesca villa voluta da Ferdinand Richard Edward Dalberg-Acton. Di stile neoclassico, nell'edificio sono ammirabili sale, arredi, dipinti decorazioni e stucchi.

Nelle scuderie di Villa Pignatelli è ospitato il museo delle Carrozze. Pezzo principale del museo è la raccolta di trentaquattro carrozze e calessi di produzione italiana, inglese e francese.

L'ingresso si trova accanto al duomo di Napoli e alla reale cappella del Tesoro di san Gennaro. Il museo espone nient'altro che le sfarzose donazioni, risalenti sin dal XIV secolo, fatte nei secoli al santo patrono della città. Secondo gli esperti il tesoro di san Gennaro sarebbe addirittura più ricco di quello della corona d'Inghilterra della regina Elisabetta II e degli zar di Russia.[3][4] Durante il percorso sono visibili anche pitture di Stanzione, Giordano e Aniello Falcone.

Arti performative[modifica | modifica wikitesto]

Musicali[modifica | modifica wikitesto]
Museo del conservatorio di san Pietro a Majella

Il museo del conservatorio di san Pietro a Majella sorge lungo il decumano maggiore ed è forse il museo più importante al mondo per la materia che tratta.[5] La raccolta di strumenti che ospita nel polo museale, infatti, è di inestimabile valore per numerosità ed importanza. Il museo nasce a seguito della prestigiosa storia che il conservatorio vanta, quando Napoli era una delle principali città sul panorama musicale europeo. Si diplomarono qui illustri compositori e musicisti, come Ruggero Leoncavallo, Vincenzo Bellini, Domenico Cimarosa, Domenico Scarlatti, Saverio Mercadante, Francesco Cilea, Giovanni Paisiello e tanti altri ancora. I reperti storici acquisiti nel corso della cinquecentesca vita del conservatorio ha portato oggi alla costituzione di un museo che espone numerosi ritratti di compositori eseguiti da Filippo Palizzi e Domenico Morelli; importanti strumenti musicali come l'arpa di Stradivari e Sébastien Érard, nonché i pianoforti di Saverio Mercadante, Giovanni Paisiello e Domenico Cimarosa; numerosi autografi e libretti di opere; infine, busti e sculture di Francesco Jerace, come il Beethoven ammirabile nel chiostro grande del complesso.

Museo MEMUS del real teatro san Carlo

Il museo prevede una visita iniziale con percorsi fuori l'"itinerario classico", utilizzando lo storico accesso che Carlo di Borbone volle dall'adiacente residenza reale. Infatti proprio dalla reggia inizia il tracciato, visitando storici ambienti non visibili né se si accede al palazzo reale, né al san Carlo come spettatore. Il real teatro ospita dal 1º ottobre 2011[6] anche il MEMUS (acronimo di "memoria" e "museo"), nel quale si espongono opere d'arte (quadri, fotografie, strumenti musicali, costumi, documenti d'epoca, un archivio musicale audio ed anche uno delle immagini video) che ripercorrono la storia del più antico teatro d'opera in Europa[7] e dell'opera italiana in generale.

Militari, di guerra o di protezione civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Museo della Guerra (nel sito archeologico del sottosuolo di Napoli)
  • Museo dei vigili del fuoco, nella storica caserma di via del Sole. Il corpo fu fondato a Napoli nel 1833 per volontà di Ferdinando II di Borbone.[8]

Scientifici[modifica | modifica wikitesto]

Scienze naturali[modifica | modifica wikitesto]

Il museo scientifico si trova a Bagnoli. L'ala museale dell'istituto scientifico è quella del "Science Center", nella quale si possono sperimentare direttamente diversi fenomeni scientifici.

Osservatori astronomici[modifica | modifica wikitesto]
L'edificio monumentale dell'Osservatorio Astronomico di Capodimonte
MuSA - Museo degli Strumenti Astronomici

Il museo si trova all'interno dell'Osservatorio Astronomico di Capodimonte ed è l'unico museo astronomico statale dell'Italia centro-meridionale aperto al pubblico. Inaugurato il 17 novembre 2012 con gli auspici del Presidente della Repubblica, il MuSA può contare su una superficie espositiva di circa 400 m² e integra nel percorso di visita oltre gli strumenti antichi anche una selezione dei preziosi volumi antichi tra cui la prima edizione del testo di Copernico e il volume dell'astronomo napoletano Francesco Fontana. Il MuSA, raccontando lo sviluppo e le ricerche scientifiche dell'astronomia napoletana espone degli oggetti che rivestono un ruolo di assoluto valore storico, scientifico e tecnologico. Il museo espone circa cento oggetti che rappresentano la strumentazione astronomica utilizzata a Napoli per tutto l'Ottocento e nei primi decenni del Novecento, fatta di teodoliti, cerchi meridiani, fotometri, spettrografi, cannocchiali altazimutali, strumenti di calcolo, orologi a pendolo, strumenti dei passaggi e tanti altri ancora.[9]. Tra questi si possono ammirare il più grande telescopio di inizio Ottocento realizzato da Reichenbach e Fraunhofer nel 1814 e il telescopio rifrattore di Merz, il primo telescopio finanziato dal nuovo stato italiano unitario, arrivato a Napoli nel 1863. Una parte importante della collezione è rappresentata dai Cinquecenteschi oggetti della Collezione Farnese, trasportata da Parma a Napoli da Carlo di Borbone, che dall'inizio dell'Ottocento sono patrimonio dell'Osservatorio: il globo celeste e l'orologio astronomico. Il MuSA si completa con il padiglione del cerchio meridiano di Repsold, unico in Italia ad aver conservato l'impianto originario, il padiglione dello strumento dei passaggi] di Bamberg, ma anche con le architetture monumentali dei suoi edifici, con le amenità del suo parco e la bellezza delle vedute.

Parchi zoologici e giardini botanici[modifica | modifica wikitesto]

L'orto botanico di Napoli, voluto all'inizio del XIX secolo, è un ambiente naturale ricreato artificialmente che si estende per 12 ettari ed ospita circa 9000 specie vegetali e quasi 25000 esemplari. Il complesso offre anche la possibilità di visionare busti marmorei raffiguranti illustri personalità legate alla botanica ed un castello risalente al XVI secolo che ospita al suo interno il museo di paleobotanica e di etnobotanica.

Giardino zoologico aperto negli anni Quaranta del Novecento e che recentemente è stato oggetto di interventi di restauro ed ammodernamento per renderlo adeguato agli standard attuali.

Marittimi o oceanografici[modifica | modifica wikitesto]
Stazione zoologica Anton Dohrn

Il polo si trova all'interno della villa comunale e comprende sia l'acquario della città (il più antico d'Italia), che l'erbario, la collezione zoologica, l'archivio storico e l'annessa biblioteca. L'acquario è di ridotte dimensioni, ospitando trenta vasche contenenti essenzialmente specie marine del golfo di Napoli. L'edificio presenta al primo piano, nella grande sala della biblioteca, che conta oltre 90.000 volumi ed una preziosa collezione di primi testi scientifici, pregevoli affreschi nei soffitti di Hans von Marées rappresentanti la Vita di pescatori napoletani. Il palazzo fu costruito nel 1872 ed è intitolato a Anton Dohrn, che fu anche il fondatore dell'istituto.

Medicina[modifica | modifica wikitesto]

Storia naturale[modifica | modifica wikitesto]

Musei universitari[modifica | modifica wikitesto]
Museo di mineralogia, paleontologia, antropologia e zoologia

Possedendo una storica struttura universitaria, con la Federico II che è la più antica ad essere stata fondata con un provvedimento statale e la più antica università laica del mondo[10][11][12], a Napoli vi si sono formati nel tempo sei musei universitari che, tenendo conto della materia che trattano, spesso risultano essere i più importanti al mondo. Quest'ultimo è il caso del museo di anatomia umana della Seconda Università degli studi di Napoli[13][14]. Sette sono i musei universitari (sei della Federico II ed uno della SUN) presenti in città. Questi sono, in ordine alfabetico:

Inoltre, bisogna ricordare che la Seconda Università possiede anche collezioni di farmacologia e odontoiatria.

Storici[modifica | modifica wikitesto]

Storia e cultura locale[modifica | modifica wikitesto]

Tecnologici[modifica | modifica wikitesto]

Ubicato nella periferia orientale della città, al confine con Portici, il museo di Pietrarsa sorge esattamente nell'area dove vi era la fabbrica di locomotive a vapore voluta da Ferdinando II di Borbone nel 1845. Il museo è formato da sette padiglioni nei quali sono esposti un importante numero di locomotive storiche, che vanno da quelle a vapore, a quelle elettriche trifase, poi locomotive a corrente continua, locomotori diesel, elettromotrici, fino ad automotrici e carrozze passeggeri. Merita nota il Treno Reale, convoglio di undici vagoni, costruito nel 1929 per le nozze di Umberto II di Savoia con Maria José del Belgio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ AA.VV., Napoli e dintorni, Milano, Touring Editore, 2005, ISBN non esistente.
  2. ^ MANN.it, su museoarcheologiconazionale.campaniabeniculturali.it. URL consultato il 31 ottobre 2011 (archiviato dall'url originale il 12 giugno 2012).
  3. ^ Il tesoro di san Gennaro, su ilnord.com. URL consultato il 1º novembre 2011.
  4. ^ San Gennaro batte Elisabetta II, su scribd.com. URL consultato il 1º novembre 2011.
  5. ^ Napoliinternos.it, su napolinternos.it. URL consultato il 4 settembre 2011.
  6. ^ teatroSanCarlo.it. URL consultato il 1º novembre 2011.
  7. ^ F. Mancini, Il teatro San Carlo 1737-1987, Electa 1991
  8. ^ https://www.vesuviolive.it/ultime-notizie/205517-inaugurato-a-napoli-il-museo-dei-vigili-del-fuoco-tributo-ai-pompieri-eroi/
  9. ^ "L'Osservatorio astronomico di Capodimonte e il suo museo storico", pubbl. su "Le Scienze (Scientific American)".
  10. ^ Ovidio Capitani, Storia d'Italia, vol. 4, Torino, UTET, 1981, p. 122. URL consultato il 4 gennaio 2015.
  11. ^ Cenni storici, su unina.it. URL consultato il 15 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 28 settembre 2011).
  12. ^ Norbert Kamp, Federico II di Svevia, in Federiciana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 15 maggio 2011.
  13. ^ Guida ai Musei Italiani di Anatomia, Editore - Società Italiana di Anatomia
  14. ^ Museo di Anatomia di Napoli - sito ufficiale, su museoanatomico-napoli.it. URL consultato il 17 novembre 2011.
  15. ^ Il museo è in progettazione
  16. ^ Articolo su Corriere del Mezzogiorno, su corrieredelmezzogiorno.corriere.it. URL consultato il 17 dicembre 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Liccardo, Storia, arte, segreti, leggende, curiosità, Newton & Compton Editori

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]