Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco

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Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco
Napoli - Purgatorio ad Arco 1030822-3.JPG
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Campania Campania
Località Napoli
Religione Cristiana Cattolica di rito romano
Titolare Maria
Diocesi Arcidiocesi di Napoli
Consacrazione 1638
Stile architettonico barocco
Completamento 1616

Coordinate: 40°51′02.06″N 14°15′20.52″E / 40.850571°N 14.2557°E40.850571; 14.2557

La chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, o più semplicemente del Purgatorio ad Arco, è una chiesa barocca[1] situata su via dei Tribunali, nel centro antico di Napoli.

Le sale che si succedono alle spalle dall'abside così come la chiesa sotterranea con l'adiacente ipogeo costituiscono il museo dell'Opera Pia Purgatorio ad Arco.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa fu eretta nel 1616 su un progetto di Giovanni Cola di Franco e di Giovan Giacomo Di Conforto su commissione di diverse famiglie nobili napoletane e con l'obiettivo di realizzare un luogo di sepoltura per le persone povere della città, senza famiglia e senza casa.

Tra le famiglie committenti spicca quella dei Mastrilli, che con i fratelli Geronimo e Francesco furono i principali contributori all'erezione della chiesa che, al tempo, si occupava di scarcerare i poveri per debiti di affitti, di seppellire i morti, vestire i bisognosi ed altro. Vanno comunque ricordati altre famiglie che contribuirono alla nascita dell'istituzione, come i Muscettola, Alfonso Brancaccio, Fabrizio Caracciolo di Brienza, Diomede e Marcantonio Carafa ed infine Antonio Carmignano.

Uno dei tre teschi posti all'esterno

Il toponimo "ad Arco" deriva dalla presenza sul decumano maggiore, nel crocevia con via Nilo e via Atri, di un torrione di epoca romana (da alcuni ritenuto altomedievale), la cosiddetta torre d'Arco, aperto ai quattro lati da altrettanti fornici tramite i quali era garantito il passaggio. Al di sotto del torrione aveva sede il seggio d'Arco, suddivisione minore del sedile di Nilo. La torre dava il nome in età altomedievale ad una zona della città presso il decumano maggiore detta regio de arcu cabredato.

Giulio Cesare Capaccio ritenne erroneamente che non fosse la torre a dare il nome alla zona, ma il fatto che in essa fosse presente la sede degli arconti, i magistrati della polis greca. Questa deduzione nacque dall'errata lettura di una lapide latina ritrovata nei paraggi.[2]

Particolare di un elemento decorativo della facciata

La demolizione della struttura viene tradizionalmente datata ai tempi di don Pedro di Toledo, il quale la ordinò per ampliare la strada e migliorare la viabilità per la nuova sede del tribunale, il castel Capuano, da lui istituita. Tuttavia alcuni storici come Bartolommeo Capasso[3] e Riccardo Filangieri di Candida Gonzaga[4] riportano la data del 1564 (dopo la morte di don Pedro), riprendendo quanto affermato da Giovanni Antonio Summonte, che ne riporta anche il giorno, il 6 aprile 1564, nonché il motivo per cui fu abbattuta: <<dare ariosità al vicino palazzo della marchesa del Vasto>>. Il Capaccio, che asserisce comunque che la torre fu abbattuta "ai suoi tempi", invece riferisce che fu la falsa credenza che in essa dimorassero degli spiriti a determinarne la demolizione.

Ultimati i lavori di costruzione, la chiesa superiore venne consacrata nel 1638 ed aperta al culto, mentre quella inferiore fu completata intorno al Settecento per poi essere destinata a sepoltura delle anime pezzentelle (anime povere) riconfermato tale diritto anche da Isabella Mastrilli (1682-1761) che nel 1742 istituì lo ius sepolturae (diritto di sepoltura) in chiesa.

Le chiese furono aperte ai fedeli fino al terremoto dell'Irpinia del 1980, allorché fu poi compromessa la stabilità della chiesa del piano inferiore e dunque chiuse entrambe. Dopo alcuni lavori di restauro, fu riaperta al culto nel 1992 seppur con la sconsacrazione di quella inferiore.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa superiore[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio presenta sulla facciata motivi decorativi con teschi ed ossa nei fregi, sul portale e nelle nicchie laterali. Il portale e il tondo sovrastante con il bassorilievo della Madonna con le Anime del Purgatorio risalgono agli inizi del Settecento e sono attribuiti a Cosimo Fanzago.[1]

La zona absidale

L'interno si presenta a navata unica con un ridotto transetto e cappelle laterali.

Il presbiterio e l'abside sono decorati su disegno di Dionisio Lazzari e sono databili al 1669.[5] Dietro l'altare settecentesco, preceduto da una balaustra rivestita in marmo colorato, vi è la pala d'altare con la Madonna delle Anime Purganti di Massimo Stanzione eseguita nel 1638-1642.[5] La stessa tela, di chiaro stampo caravaggesco, vede al di sotto di essa la grande scultura del Teschio alato del Lazzari, mentre al di sopra è la tela di Sant'Anna che offre la Vergine bambina al Padre Eterno del 1670 di Giacomo Farelli.[5] Nella parete absidale di sinistra è infine il monumentale sepolcro di Giulio Mastrilli, opera iniziata dal Andrea Vaccaro e terminata dello scultore Andrea Falcone[5] nel 1672, il quale si occupò di eseguire la statua inginocchiata del Mastrilli.

Nelle cappelle laterali, quattro a lato, si conservano opere di scultura lignea di ignoti maestri e pitture di artisti del Seicento napoletano:[5]

  • I cappella di sinistra: San Michele Arcangelo abbatte il demonio (1650) di Girolamo De Magistro;
  • III cappella di sinistra: la pala d'altare della Morte di san Giuseppe (1650-1651) di Andrea Vaccaro;
  • I cappella di destra: la Morte di sant'Alessio (1661) di un giovane Luca Giordano.

Chiesa inferiore[modifica | modifica wikitesto]

Da una scala posta subito a sinistra dopo l'ingresso in chiesa si giunge a un'altra chiesa, costruita in linea d'aria al di sotto di quella del Purgatorio, infatti le dimensioni sono le medesime, con lo scopo di dare alle anime povere (cosiddette pezzentelle) lì sepoltura.[5]

Il pavimento della chiesa inferiore è stato realizzato dai fratelli Giuseppe e Donato Massa, già noti per aver eseguito le maioliche del chiostro delle Clarisse in Santa Chiara, mentre l'altare in piperno risale al XVIII secolo.

Lungo le pareti sono collocate alcune cappelle votive, mentre al centro del pavimento è una grande tomba anonima. Nell'angolo a sinistra della chiesa un corridoio decorato con teschi dà accesso alla tomba di Giulio Mastrilli, nonché ad un secondo ambiente sotterraneo, che fungeva da ipogeo, con teschi e spazi destinati alla sepoltura di corpi umani. Uno di questi teschi richiama il ricordo dell'anima di Lucia, morta in un naufragio insieme al suo sposo: a questa figura vengono chiese tutt'oggi grazie e intercessioni e vengono offerti fiori e foto dei familiari come ex voto.

Museo dell'Opera[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Museo dell'Opera Pia Purgatorio ad Arco.

Gli ambienti interni, sacrestia ed oratorio dell'Immacolata, tutti alle spalle della abside della chiesa ospitano il museo dell'Opera Pia Purgatorio ad Arco, nel quale sono esposti oggetti liturgici, paramenti, calici, libri, suppellettili delle celebrazioni ed altre testimonianze che vanno dal Seicento all'Ottocento.

Fa parte del circuito museale anche l'ipogeo sotterraneo della chiesa.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Touring Club, p. 196
  2. ^ Giulio Cesare Capaccio, Historia neapolitana, libro I, Napoli, 1607
  3. ^ Bartolommeo Capasso, La torre di Arco e la casa del Pontano in Napoli, in Strenna Giannini, anno IV, Napoli, 1892
  4. ^ Riccardo Filangieri di Candida Gonzaga, Il tempietto di Gioviano Pontano, in Atti dell'Accademia Pontaniana, LVI, serie II, XXXI, 1926
  5. ^ a b c d e f Touring Club, p. 197

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vincenzo Regina, Le chiese di Napoli. Viaggio indimenticabile attraverso la storia artistica, architettonica, letteraria, civile e spirituale della Napoli sacra, Newton e Compton editore, Napoli 2004.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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